PREMESSA
Rifondazione comunista considera il programma elettorale come un insieme di motivazioni ideali,
comportamenti politici e indicazioni concrete.Noi pensiamo di rappresentare un’area democratica
e di sinistra che si è formata in molti anni di attività politica e sociale rafforzandosi
in particolare con la nascita del movimento per la pace.Quello che affermiamo va perciò visto
come un “work in progress” (cantiere aperto) iniziato molti anni fa e soggetto a rivisitazioni
ed integrazioni, perché la realtà che ci circonda cambia. Il nostro scopo primario è cercare
di modificare la struttura sociale della nostra città non in modo estemporaneo, ma secondo
principi di democrazia e uguaglianza.Oggi l’umanità rischia di essere sommersa da
un’ondata di violenza, il nuovo secolo si è aperto all’insegna della guerra
e del terrorismo e le promesse della globalizzazione neoliberista di “magnifiche sorti progressive” per
l’umanità si sono rivelate illusorie.In questo scenario, prima di tutto, è minata
alla base la stessa idea di futuro e un profondo senso di insicurezza pervade la nostra ricca società.
La precarietà è diventata la condizione più comune e diffusa.
- È la precarietà della condizione lavorativa ed il pericolo costante di licenziamenti.
- È l’impossibilità per i giovani di progettarsi un futuro, di accedere ad
un mutuo e comprarsi una casa.
- È la quasi certezza di non potere percepire una pensione nella vecchiaia.
- È demolizione del servizio pubblico sanitario
- È recessione economica.
- È distruzione dell’ambiente.
- È paura dell’Altro e del Diverso.
Noi riteniamo che è qui, nella dimensione locale, nel cuore di una regione cosiddetta avanzata
che deve partire l’impegno per un’alternativa.

L’ATTUALE CONTESTO POLITICO
Il 3 e 4 aprile 2005 i cittadini di Seregno voteranno per il rinnovo del Consiglio Comunale di Seregno
e contemporaneamente per il rinnovo del Consiglio Regionale della Lombardia.
Nel caso delle regionali si tratta di contrastare il modello “formigoniano” per il quale “tutto
ciò che è privato è bello e tutto ciò che è pubblico è inefficiente”.
Dalla sanità ai trasporti, dalla scuola e istruzione alla gestione dei servizi sociali e
di pubblica utilità, alle politiche del lavoro, abbiamo così visto e registrato una
progressiva ed ormai ingombrante invadenza del privato e la conseguente mercificazione dei diritti
dei fondamentali dei cittadini, abbandonati sempre piu' a loro stessi.
Peraltro, la Giunta regionale, anche al di là dei suoi poteri, ha compiuto scelte significative,
tutte all'insegna del iper-liberismo, della privatizzazione e della “deregulation”, e
le ha imposte al Consiglio stesso:
- è stato varato un Piano socio sanitario che prelude alla privatizzazione di fatto degli
ospedali pubblici;
- le case di riposo sono state trasformate in fondazioni private e sottratte al controllo degli
Enti Locali;
- è stata varata una legislazione sui servizi pubblici locali che mira a una liberalizzazione
che va ben oltre i limiti fissati dalle direttive europee e dalla stessa legislazione nazionale;
- la legge sulla famiglia ha spostato l'onere dell'assistenza ai congiunti malati dai servizi
pubblici alle mura domestiche;
- il buono scuola per i rampolli delle famiglie ricche è stato finanziato a scapito del
diritto allo studio di tutti e di tutte.
Le scelte regionali, non bastassero quelle del governo centrale, hanno poi avuto ampie ricadute
a livello locale aumentando le difficoltà e sottraendo competenze ai comuni: altro che federalismo,
altro che decentramento!
A Seregno il tentativo di riconquista del governo della città da parte del centro – destra
si sposa con le difficoltà interne del centro – sinistra sempre più di centro
e meno di sinistra come peraltro dimostra il rifiuto di fare accordi elettorali con Rifondazione
Comunista per il timore di dover ridiscutere programmi e metodi di lavoro e per una vecchia, ma a
Seregno mai morta, pregiudiziale anticomunista.
Così il centro – sinistra seregnese crede di potersi garantire una sopravvivenza estraniandosi
dai processi politici provinciali, regionali e nazionali (che invece vedono una forte unità tra
tutte le forze di opposizione al centro – destra) e cercando di assomigliare il più possibile
alle forze politiche che dovrebbe invece cercare di contrastare a partire dal riferimento ad un modello
diverso di società.
Ma, quando la maggioranza teorizza la separazione tra la politica e l’amministrazione, questo
ha come conseguenza il “decisionismo” di chi amministra, il progressivo depauperamento
degli ambiti di discussione democratica, il distacco dai problemi concreti della popolazione ed il
degrado dei comportamenti delle forze politiche.
Questo atteggiamento non è stato indolore: ha diminuito il livello della partecipazione popolare
ed è anche stato causa di scelte negative prima fra tutte la costruzione del futuro palazzo
comunale.
A noi sembra inoltre che il centro – sinistra abbia una visione statica della società seregnese
ritenendola immodificabile e dunque non cercando di modificare a sua volta la propria azione politica.
Nel 2003 si votò per l’estensione dell’art.18. Come è noto quel referendum,
che aveva l’appoggio del PRC, del PdCI, dei Verdi e dell’Italia dei valori e l’opposizione
di tutte le altre forze politiche comprese Margherita e DS, pur non passando ottenne comunque un
ottimo risultato. A Seregno ben 5.607 cittadini votarono SI, quasi tre volte la forza elettorale
dei partiti sostenitori ed ancora non si vedevano gli effetti della precarizzazione del lavoro.
Riteniamo dunque che ci siano ampie potenzialità per un cambiamento sociale, culturale e
amministrativo : a partire dal coraggio di puntare sul coinvolgimento dei cittadini nella progettazione
della città e del suo futuro.
È questo il senso del nostro impegno politico.
PER UN CONTROLLO DEMOCRATICO DELLE
POLITICHE DEGLI ENTI LOCALI E PER LO SVILUPPO DELLA PARTECIPAZIONE POPOLARE
La crisi della politica nell’era post-industriale e della globalizzazione, ci impone di ripensare
il rapporto tra cittadino-istituzione. Nell’ultimo decennio, nonostante le numerose leggi di
riforma, si è verificato un marcato allontanamento di fasce sempre più larghe di cittadini
dalle istituzioni, determinando un allentamento del tessuto democratico e un indebolimento della
capacità di risposta alle complesse questioni che la società contemporanea pone. Nonostante
il tentativo di alcune forze politiche, dei movimenti e di tante soggettività sociali, la
partecipazione, per molteplici ragioni, si è inaridita, indebolendo lo stesso reticolo democratico
e popolare che per alcuni decenni aveva permesso sviluppo, conquiste e riconoscimenti di importanti
diritti. La fase che molti comuni stanno vivendo è complessa, diversificata e in molti casi
stretta da spinte corporative e localistiche. Le grandi questioni insite nelle città, nei
territori e che interessano piccole e grandi comunità si discutono o si decidono fra gruppi
sempre più ristretti. Il coinvolgimento dei cittadini è ritenuto fatto residuale di
una cultura superata dai tempi e dalle esigenze che il mercato richiede.
Superare questa fase, ricostruire rapporti democratici fra cittadini e istituzioni magari a partire
dal bilancio, come ci insegna l’esperienza di Porto Alegre, è un obiettivo che Rifondazione
Comunista si pone e pone alle altre forze democratiche e di sinistra attraverso un percorso nel quale
il ritorno alla politica permetta l’apertura di una nuova stagione democratica, capace di costruire
una responsabile partecipazione sui problemi della società, contrastando anche le demagogiche
proposte di democrazia plebiscitaria, rilanciando i valori della democrazia rappresentativa nei quali
il cittadino assume un ruolo centrale.
L’elezione diretta dei “sindaci”, la concentrazione di potere nelle mani degli
esecutivi unitamente alle tendenze all’esautoramento dei compiti di indirizzo e di controllo
dei consigli, non solo ha ristretto gli spazi di partecipazione dei cittadini ma ha minato il basilare
principio costruito sul dialettico rapporto cittadino-istituzione. In questa realtà, un punto
qualificante della nostra presenza nelle amministrazioni locali è senz’altro il dispiegarsi
di iniziative tese a spezzare il concetto di “delega”.
Il tema della partecipazione dei cittadini alle scelte politiche è tra quelli
che riteniamo prioritari ed è anche quello che dovrebbe differenziare una forza politica di “sinistra” dalle
altre.
Per partecipazione intendiamo quindi:
- Costruire percorsi condivisi soprattutto su scelte di grande respiro che coinvolgano ampi settori
della popolazione (diritto alla casa, qualità dell'ambiente, difesa del verde, diritto alla
salute, diritto al lavoro, difesa dello stato sociale, garanzie ed assistenza per le fasce più deboli
come anziani e portatori di handicap.......),
- Riconoscere ai cittadini organizzati collettivamente il potere di confrontarsi con le istituzioni
pubbliche al fine di negoziare il contenuto dei progetti;
- Varare strumenti di partecipazione effettiva del cittadino come i comitati di quartiere le consulte,
responsabilizzando gli stessi in ambiti democraticamente formati al fine di prevenire e raffreddare
possibili i conflitti (non comitati spontanei, vedi Metalsinter, Metalfer, antenne ecc.).
- Governare con i cittadini e non per i cittadini.
In concreto proponiamo:
- Diffondere una cultura delle istituzioni democratiche incentrata sui valori della giustizia,
della solidarietà e della legalità, sulla condivisione delle regole e delle procedure.
Ciò sollecita il consolidarsi di una “cittadinanza attiva” capace di conciliare
la giusta rivendicazione dei diritti con la coscienza dei doveri. (rif. Proposte ACLI).
- La costituzione di un forum dei poteri democratici del quale dovranno far parte i consiglieri
comunali, il difensore civico, i rappresentanti degli organi di partecipazione e delle associazioni
operanti sul territorio con il compito di verificare il processo attuativo dello statuto nei suoi
principi e nelle sue finalità.
- L’articolazione di una carta della cittadinanza, attuativa dell’intangibilità di
diritti umani universali, riconosciuti ad ogni uomo ed ogni donna della comunità.
- Puntare alla concessione del voto amministrativo ai migranti residenti attraverso la modifica
degli Statuti comunali, seguendo i percorsi già tracciati dalle amministrazioni di Genova,
Venezia e altri. Vanno considerate ormai superate le scelte che privilegiano le Consulte e i Consiglieri
aggiunti perché non permettono se non in minima parte l’emergere della soggettività migrante,
non sono ben accette a tutti i migranti, presentano il rischio di una rappresentatività parziale
e spesso legata solo alle comunità più numerose e coese.
- Arrestare la tendenza alla delega e al disinteresse, rafforzare la partecipazione per costruire
una Comunità consapevole e protagonista che al bisogno possa e sappia disturbare “il
manovratore”.
- Affrontare la complessità del governo di una città con uno strumento così potente
come la partecipazione dei cittadini cambia la prospettiva di lavoro, non più conflitti
tra interessi corporativi, ma percorsi partecipati di programmazione e progetto.
- Partire sempre dalle necessità di tutti i giorni della gente comune.
- Istituire i Comitati di Quartiere, a seguito di regolari elezioni, con funzioni
consultive obbligatorie e propositive rispetto ai problemi del quartiere stesso.
- Consultare preventivamente i cittadini ed i soggetti interessati (anche attraverso referendum)
sulle questioni più importanti (Piani territoriali, Centro Storico, servizi sociali, opere
pubbliche di un certo impegno, ripartizione della spesa, ecc.). A questo proposito ci sembra opportuno
introdurre il metodo del “Bilancio partecipato” in occasione della stesura del Bilancio
comunale.
- La redazione, di uno specifico regolamento, nel quale si definiscono i criteri con i quali per
determinati atti è obbligatorio l’apertura di una fase di partecipazione;
- L'attuale periodicodel comune - “Seregno News” – è stato
da noi sostenuto all’epoca della sua nascita ma non ha attualmente le caratteristiche che
avremmo voluto. Sostanzialmente è un organo di propaganda dell'amministrazione con
uno spazio, una specie di ghetto, riservato ai soli partiti presenti in Consiglio Comunale. Bisogna
realizzare un periodico più vivace, che sia un effettivo strumento di informazione e partecipazione
della cittadinanza ed utilizzabile in modo democratico da associazioni, gruppi, partiti.
- Il sito internet del Comune ha compiuto dei notevoli miglioramenti di tipo grafico e contenutistico.
Si tratta ora di aprirlo alla collaborazione dei cittadini per migliorare il rapporto con l’Amministrazione
anche attraverso la realizzazione di un Forum di discussione in tempo reale sui
problemi locali. Per quanto riguarda la comunicazione bisognerà anche considerare le possibilità di trasmissioni
televisive locali anche usando le connessioni (via cavo o wireless) a banda larga. Ma,
anche in questo caso, è necessario assicurare l’accesso a tutti e non solo agli amministratori.
- Istituire ed eleggere direttamente il Difensore Civico, figura già prevista
dal nostro Statuto Comunale, per supportare il cittadino nei confronti della struttura comunale
ma non come sostituto della partecipazione.
- Per quanto riguarda la Provincia di Monza e Brianza bisognerà assicurarsi
che abbia le caratteristiche di partecipazione democratica affinché non si trasformi in
un organismo burocratico lontano dai bisogni dei cittadini. L’idea di una provincia
policentrica costituisce un primo passo necessario.
BISOGNI
- I cittadini di Seregno hanno innanzi tutto bisogno di acqua e di aria pulite e di un ambiente
sano nel quale vivere.
- Hanno bisogno di un ambiente vivibile, con un po' di verde e un po' di alberi, con qualche piazza
degna di questo nome, con il traffico ordinato e controllato.
- Hanno bisogno di una città stimolante sia per le opportunità di vita sociale che
per l'offerta di servizi alla persona, come quelli relativi all'istruzione, alla cultura, allo
sport, al tempo libero.
- Hanno bisogno di buoni servizi sia pubblici sia privati, dotati di qualità, accessibili
ai bambini e agli anziani, ai ricchi e ai poveri, ai ragazzi e agli adulti, alle donne e agli uomini.
- Hanno bisogno di difendere lo stato sociale e le conquiste sociali ottenute anche a livello locale
dagli attacchi di chi li vuole svendere e cancellare.
- Hanno bisogno di trasparenza, di vedere tutto quello che gli amministratori stanno facendo, di
essere informati di quello che essi decidono e soprattutto di verificare i risultati dell'attività comunale.
OBIETIVI
I valori fondamentali del nostro progetto amministrativo sono: partecipazione e solidarietà,
difesa dell'ambiente, buon andamento dell’amministrazione comunale, autonomia locale, la casa
come problema sociale, il lavoro, la scuola, la cultura.
AMBIENTE, TERRITORIO, NUOVA QUALITÀ DELLA
VITA
La questione ambientale è centrale per una scelta di sviluppo sostenibile.
“la soluzione dei problemi della vita a Seregno deve essere ricercata nella trasformazione
del modo di vivere e della struttura sociale, produttiva e urbanistica della nostra città”.Sui
problemi collegati all'ambiente, alla qualità della vita, al territorio c'è una grande
sensibilità popolare che proviene dalla consapevolezza dei guasti prodotti da un sistema economico
che considera solo il profitto e non anche l'impatto che esso ha sull’ambiente e la salute
della gente.
Per difesa dell'ambiente intendiamo una politica di controllo del territorio tesa
a evitare insediamenti eccessivi e incontrollati, speculazioni edilizie e la sparizione delle residue
aree verdi. Gli amministratori comunali e i responsabili tecnici dovranno cioè adottare il
punto di vista della difesa del territorio dalla speculazione immobiliare e dai poteri forti.
A tale proposito è opportuno far funzionare la Consulta dell'Ambiente istituita
negli anni passati ma che l'attuale amministrazione non ha mai voluto far funzionare (come le altre
consulte comunali, perché prive di poteri reali).
Occorre comprendere che le condizioni di vita e di lavoro vanno migliorate laddove si vive e lavora
e che quindi il problema dell'uso del territorio riguarda tutti i cittadini.
VERDE PUBBLICO, STRUTTURE SPORTIVE
- Attuazione di un piano dei servizi (servizi sociali, scuole, strutture per lo
sport ed il tempo libero, verde pubblico,...) che parta dalle esigenze della collettività e
non da quelle della speculazione edilizia.
- Messa in opera di tutte le iniziative (anche di costo modesto come aree verdi, giochi per bambini,
spazi per ritrovarsi) che permettano agli abitanti dei quartieri di sentirsi meno isolati. A questo
proposito si potrebbe pensare di operare o attraverso convenzioni con cooperative del verde o attraverso
forme di “volontariato organizzato” di quartiere (qualora sia in grado di occuparsi
- con attrezzature fornite dal comune - dei propri spazi pubblici e dia garanzie di continuità).
- La recente istituzione del PLIS (Parco Locale di Interesse Sovraccomunale) che comprende l’insieme
dei parchi urbani e di cintura è una cosa positiva ma pone problemi sia relativi alla gestione
(che deve comprendere diverse competenze: tecniche, politiche, amministrative e forme di partecipazione),
sia al raccordo coi comuni confinanti sia all’effettiva realizzazione, sia anche ai regolamenti
applicativi.
- Il parco del Meredo, zona strategica del PLIS, visto come congiunzione
ideale tra il parco delle Groane e quello della Valle del Lambro dovrebbe rientrare tra le priorità e
rapidamente piantumato.
- La zona a cavallo della Nuova Valassina è in gran parte compromessa da
interventi commerciali e industriali ed è sottoposta ad una forte pressione affinché si
trasformi in un mega centro commerciale come nei comuni vicini. Anche questa zona deve perciò rientrare
tra le priorità.
- Cura e manutenzione costante del parco Porada, di recente istituzione, creando
alcuni prati ad uso libero nella zona centrale e piantumando fittamente le aree più esterne
a ridosso delle zone edificate e dei percorsi stradali. Bisogna evitare che in questo parco si
sommino troppe funzioni.
- Censimento e catalogazione del patrimonio arboreo e tutela anche di essenze non pregiate ed istituzione
di un giardino botanico.
- La costruzione dei parchi deve avvenire evitando la “cementificazione” e mantenendo
un aspetto naturale: i “filari di piante a distanza regolare” non sempre sono la soluzione
migliore.
- Per quanto riguarda le strutture da destinare alla pratica sportiva non sono più necessarie
mega strutture ma è ora opportuno ricavare spazi sportivi nei quartieri periferici da lasciare
al libero utilizzo della popolazione.
URBANISTICA, VIABILITÀ
La variante generale del PRG attualmente in vigore è ormai uno strumento acquisito ed in
gran parte già attuato, rivelando i limiti che avevamo rimarcato in fase di approvazione e
per i quali non ha avuto il nostro consenso.
In sintesi:
- Il punto di partenza degli estensori del piano è stato la preoccupazione di non scontentare
l’interesse individuale dei proprietari delle aree ai quali è subordinata la possibilità,
anche progettuale, di realizzare le (poche) opere pubbliche previste che, per effetto delle nuove
leggi regionali, il comune si ritrova anche a dover pagare.
- La funzione del comune non è così quella di progettare un sistema organico di opere
e servizi per la Seregno del futuro ma più modestamente quella di progettare per conto dei
proprietari e realizzare (a spese della collettività) ciò che loro non possono fare
autonomamente e cioè strade, parcheggi e qualche inserto di verde con funzione cosmetica
(il verde piace anche ai ricchi!).
- Conseguentemente il nuovo PRG appare più come un mosaico di interventi specifici (ben
33 comparti di ristrutturazione) senza una visione urbanistica generale almeno come noi la intendiamo.
- C’è un eccessivo consumo del territorio, anche in zone che sarebbe stato meglio
salvaguardare, dovuto proprio alla volontà di non scontentare nessuno dei proprietari dei
suoli.
- Un vero assurdo urbanistico, perché contribuirà ad aumentare il traffico veicolare
verso il centro, è la decisione di costruire un parcheggio sotterraneo in Piazza Risorgimento
assieme ad un nuovo palazzo del comune.
Quest’ultima realizzazione ci ha visto contrari per diversi motivi:
- Dissentiamo sulla concezione accentratrice degli uffici pubblici perché introduce
elementi di eccessiva rigidità nell'organizzazione del lavoro in presenza di esigenze
diverse.
- Un unico palazzo comunale comporta da subito volumetrie elevatissime in pieno centro
storico ed è pure incerta la sua adeguatezza rispetto alle necessità future.
- Siamo per una struttura comunale policentrica e decentrata salvo gli uffici di rappresentanza
(Giunta, Gruppi consiliari, salone del Consiglio Comunale, Relazioni col pubblico,...) da ubicare
nel palazzo comunale storico con le integrazioni opportune.
- Non siamo favorevoli alla costruzione del parcheggio in Piazza Risorgimento perché alimenta
e non allontana il traffico veicolare e che si giustifica solo a causa della presenza del futuro
palazzo comunale.
- Ma in primo luogo avevamo chiesto di rendere partecipe la cittadinanza alla scelta della
soluzione più idonea anche presentando diverse possibilità.
- Il centro viene inoltre sovraccaricato di funzioni che sarebbe stato meglio decentrare: nuovo
palazzo comunale, sede dell’AMSP, mercato.
PROPOSTE
I punti essenziali della nostra proposta possono riassumersi:
- avere come punto di riferimento non la rendita fondiaria, ma la salvaguardia dell'ambiente e
i bisogni dei cittadini. Interventi elaborati in modo comprensibile e partecipato, coinvolgendo
i cittadini in maniera organizzata e con l'attivazione di strutture di trasparenza, quali appositi “uffici
aperti di piano” o analoghi strumenti di partecipazione;
- privilegiare interventi urbanistici finalizzati al recupero e alla valorizzazione che, in forma
integrata (arredo urbanistico, destinazione d’uso, spazi pubblicitari, servizi, infrastrutture)
tengano conto delle varie interdipendenze per un equilibrato rapporto tra attività residenziali,
commerciali e culturali;
- dotare di spazi e servizi necessari come il verde pubblico, parcheggi, centri di aggregazione
sociale, impianti sportivi e scolastici i diversi quartieri della città anche cercando accordi
con i comuni confinanti;
- ribadire il principio che la programmazione degli interventi nelle città costruite spetta
all’Ente Locale attraverso la piena riappropriazione del controllo, dell’indirizzo
e delle scelte urbanistiche;
- contrastare la politica dell’urbanistica “contrattata” e favorire invece la
politica urbanistica “concertata” secondo un metodo di lavoro che coinvolga non solo
la proprietà privata ma anche i rappresentanti di interessi diversi. Le esigenze di riqualificazione
urbana o di risanamento ambientale non possono essere subordinate all’approvazione di progetti
di cementificazione o dall’ampiezza e dall’altezza del grattacelo ”speculativo
da realizzarsi”.
- A Seregno ci sono centinaia di alloggi liberi e se ne sono costruiti altre migliaia, per chi?
In proporzione assai limitate sono state le realizzazioni a carattere economico e popolare.
- Per le aree dismesse va considerata prioritariamente la possibilità di
un loro uso sociale (mantenimento delle produzioni se compatibili con l’ambiente, aree verdi,
servizi sociali, …
- Per quanto riguarda l'edilizia economica e popolare si possono percorrere varie strade non privilegiandone
nessuna: acquisizione di superfici da destinare ad edilizia popolare ad affitto calmierato, acquisizione
di volumi in convenzione in aree di nuova edificazione, incentivazione delle ristrutturazioni di
stabili esistenti, …Naturalmente, per evitare trattative in nero o favoritismi, è necessario
che il comune e non la proprietà edilizia decida, tramite graduatorie, la specifica cooperativa
cui destinare l'immobile.
- Introdurre norme riguardanti l’edilizia ecocompatibile, a risparmio energetico, la bioedilizia.
- Incentivare le attività commerciali ed artigianali al servizio della residenza attraverso
convenzioni per affitti calmierati.
- Per quanto riguarda l’arredo urbano sono stati effettuati nel passato
interventi significativi anche se non sempre condivisibili per i costi, le tipologie e le priorità.
In questo ambito bisognerebbe evitare la realizzazione di opere che rendono la città troppo
simile ad altre e rischiano di uniformarne e/o falsarne le peculiarità. Bisogna anche progettare
tenendo conto dei dettagli che, spesso, fanno la differenza e delle necessità e non solo
dell’estetica: possibile che una città di 40.000 abitanti non abbia non diciamo i bagni
ma nemmeno dei servizi pubblici?
- Per il Centro Storico riteniamo necessaria un'estesa pedonalizzazione ma non
certo allo scopo di incrementare l'uso commerciale-terziario ma semmai per garantirne un uso sociale
e residenziale popolare.
- I futuri parcheggi devono essere costruiti ai lati del centro storico e gli eventuali parcheggi
centrali devono essere commisurati alle esigenze degli abitanti. A questi ultimi saranno concessi
permessi di sosta in aree riservate ed a costi contenuti.
- Il Centro Storico non dovrà essere considerato una specie di “oasi felice” ma
bisognerà assicurare le condizioni per uno sviluppo urbanistico equilibrato ed a misura
d'uomo anche al resto della città. Con ciò si otterrebbe anche il risultato di una
minore necessità di parcheggi per il centro.
- L’allargamento della rete di trasporto pubblico all'interno del Comune
e di collegamento tra i comuni unito a forme di dissuasione dell'uso del mezzo privato laddove è più conveniente
per la collettività l'uso del mezzo pubblico. Si può anche pensare all’acquisto
di autobus più piccoli, elettrici e più adatti a certi percorsi cittadini. Purtroppo
il recente passaggio in mani private della gestione dei trasporti pubblici non promette niente
di buono sia per i cittadini sia per i lavoratori.
- È necessario pubblicizzare meglio le linee di trasporto pubblico urbano ed extraurbano
nonché il servizio di trasporto scolastico.
- Mediante un’adeguata politica tariffaria è opportuno incoraggiare l’uso dei
mezzi pubblici, soprattutto negli orari in cui sono poco utilizzati.
- Istituzione di una rete integrata di piste ciclopedonali e di percorsi protetti
che interessi prioritariamente i percorsi di collegamento con le scuole.
- Naturalmente è anche necessaria un'opera di controllo rispetto all'uso come posteggio
delle piste ciclopedonali.
- Bisogna migliorare la segnaletica relativa alle piste ciclabili e curare la sicurezza delle intersezioni,
soprattutto con gli assi viari più trafficati.
- Bisogna anche istituire una serie di posteggi custoditi e non custoditi per le biciclette nei
luoghi più frequentati.
- Il progetto del Collegamento Pedemontano (ex Pedegronda), un'autostrada a sei corsie che deturperà il
territorio e servirà in minima parte ai bisogni di spostamento est - ovest locali è ormai
nella sua fase finale. Il costo è lievitato a 5,3 miliardi di euro per un percorso di un
centinaio di chilometri. Noi siamo sempre stati contrari a quest’opera e rimaniamo del parere
che meglio sarebbe investire soldi nel miglioramento della rete stradale locale e nella rete ferroviaria.
La speranza è che, visti i costi, la realizzazione effettiva risulti improbabile e dunque
si ritornerebbe ad alternative più ecocompatibili.
- Seregno è destinata a tornare ad essere quel nodo ferroviario importante che ne ha favorito
lo sviluppo negli anni passati. Tuttavia questo non deve avvenire consumando fette di territorio.
In particolare bisogna vigilare sulla zona del Meredo, che attualmente è destinata
a parco, visto che nel passato venne proposta come area di interscambio merci. Anche il progettato
raccordo ferroviario FS – Nord, se realizzato a cielo aperto e non in galleria, sarebbe da
osteggiare.
- Il collegamento ferroviario merci e passeggeri Malpensa - Saronno – Bergamo, in una prima
fase nel tratto Seregno – Malpensa, dovrà passare dalla fase di progettazione all’effettiva
realizzazione: troppe opere pubbliche hanno infatti ricevuto finanziamenti che poi non sono stati
impiegati. In effetti il trasporto su ferro può contribuire a decongestionare il traffico
merci su strada e questa linea, di costo 100 volte inferiore all'analogo percorso autostradale!, è parte
essenziale nella riorganizzazione dei trasporti lombardi anche in previsione di un aumento dei
trasporti su ferro da e verso l'Europa settentrionale.
- Il quadruplicamento della Chiasso – Milano rientra nel progetto di collegamento internazionale
Transalp ed è, in linea di principio, positivo. Va però rivisto il progetto esecutivo
in modo da evitare sconvolgimenti del territorio insopportabili rispetto ai benefici ottenuti.
In ogni caso questo progetto deve essere anche l’occasione per riprogettare in modo adeguato
l’insieme della zona stazione.
- Qualche anno or sono è stato presentato dall’ATM un progetto di Metrotramvia tra
Seregno e Milano. In linea di massima un buon progetto anche per i costi contenuti. Di questo tuttavia
non si sente più parlare mentre sarebbe interesse della nostra città che venisse
realizzato.
INQUINAMENTO, RIFIUTI
- Un controllo rigoroso e continuo delle lavorazioni nocive in modo tale da salvaguardare sia le
condizioni di salute dei lavoratori sia quelle della cittadinanza.
- Lo studio e l’attuazione di tutte le possibili soluzioni che consentano il risparmio energetico
e la riduzione dell'inquinamento. (impianti di cogenerazione, pannelli solari, autobus elettrici.)
- Per quanto riguarda la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti (e la loro tendenziale diminuzione)
ci riallacciamo alle proposte che il WWF di Seregno fece alcuni anno or sono e che riteniamo ancora
valide.
-
L’informazione
- potenziare e migliorare l’informazione sulla raccolta differenziata;
- istituire un numero verde;
- informare la cittadinanza sulla destinazione e sull’effettivo riciclo dei materiali
raccolti;
- informare la cittadinanza sui costi della raccolta, della selezione e dello smaltimento
dei rifiuti;
- comunicare alla popolazione in quali giorni festivi infrasettimanali viene sospeso
il servizio di raccolta;
I controlli
- controllare i sacchi
- controllare il territorio (discariche abusive,)
- ripulire il territorio, in particolare i parchi pubblici, dei rifiuti che tuttora li
ingombrano e che derivano dall’uso degli stessi come discariche incontrollate.
Migliorare il servizio
- ampliare gli orari di apertura della Piattaforma ecologica di Via Reggio
- istituire il servizio di ritiro a domicilio degli scarti verdi da giardino e degli
ingombranti (anche a pagamento)
Migliorare la qualità dei rifiuti raccolti
- continuare con la distribuzione gratuita dei sacchetti dell’umido la cui qualità lascia
al momento a desiderare;
- passare dal sacco “viola” multimateriale alla raccolta monomateriale
Ridurre la quantità di rifiuti
- incentivi economici per l’acquisto dei composter
- corsi per il compostaggio domestico
- campagna “vetro a rendere”
- riutilizzo di oggetti usati
La raccolta differenziata ha raggiunto ormai il 60% dei rifiuti raccolti a Seregno. Purtroppo
la quantità totale dei rifiuti prodotti è in costante aumento. Urge quindi
una campagna per la riduzione dei rifiuti. L’avvio di un nuovo corso di compostaggio
domestico, accompagnato da agevolazioni economiche per l’acquisto dei composter e
dalla riduzione della tassa rifiuti, ci sembra un impegno che la nostra amministrazione
non può mancare di prendere, anche sull’esempio di comuni vicini.
Contemporaneamente si possono attuare iniziative, anche in collaborazione con gli esercizi
commerciali, per la riduzione degli imballaggi “a perdere” e l’uso di
quelli riutilizzabili, a partire dalle bottiglie di vetro a rendere e dalle sporte in stoffa
invece degli shoppers.
Sull’argomento “riduzione rifiuti” si possono promuovere campagne educative
e concorsi nelle scuole.
Va proseguita la collaborazione con enti benefici che raccolgono indumenti e scarpe usate,
mentre altre iniziative si possono intraprendere per la raccolta al fine di un riutilizzo
di altri oggetti (giochi, libri, ecc.) sull’esempio di iniziative di successo già realizzate
in Italia ed all’estero si potrebbe dotare la piattaforma ecologica di via Reggio
di un piccolo magazzino dove depositare gli oggetti ancora realizzabili – eventualmente
effettuando le piccole riparazioni-, rendendoli disponibili ai cittadini interessati a
ritirarli per riutilizzarli, gratuitamente o dietro eventuale pagamento di piccole somme
di denaro. La gestione di tale sito potrebbe avvenire a cura di un’associazione di
volontariato che potrebbe utilizzare i proventi da essa derivanti per il proprio autosostentamento.
- Bisognerà consolidare ed aumentare la raccolta differenziata dei rifiuti (vetro,
carta, plastica, metalli, pile,...) in modo da permetterne il riciclaggio.
- Rimane l’opposizione ad impianti inquinanti (termodistruttori, termovalorizzatori,...) anche
perché non vanno nella direzione della diminuzione dei rifiuti visto che si alimentano
degli stessi.
- Siamo favorevoli alla gestione pubblica dei servizi essenziali in campo ecologico e dunque
vediamo di buon occhio il costituirsi di aziende completamente pubbliche che si occupino
del settore raccolta e smaltimento rifiuti.
- L’introduzione della tariffa rifiuti in luogo dell’attuale tassa rifiuti (Tarsu)
deve precedere meccanismi incentivanti per sostenere una seria politica della riduzione
dei rifiuti a monte. La tariffa deve essere proporzionata alla quantità dei rifiuti
prodotta da ciascuno e conferita mediante il controllo del peso e del volume (più rifiuti
uno produce, più deve pagare). Devono, inoltre, essere assicurate agevolazioni per le famiglie
numerose e per gli anziani in difficoltà economiche.
- Per quanto riguarda il problema dell'inquinamento dell'acqua è necessario
anzitutto provvedere all'abbassamento del livello dei nitrati (e degli altri inquinanti di cui
tutti si sono dimenticati) contenuti nella falda acquifera, all'istituzione, laddove possibile,
della doppia canalizzazione (uso potabile, uso domestico-industriale), al proseguimento del rifacimento
della fognatura del comune.
- Sull’inquinamento dell’aria (problema di scottante attualità)
purtroppo le competenze del comune sono deficitarie e limitate. L’entrata in vigore di norme
dell’Unione Europea tese a tutelare la nostra salute ha messo in evidenza un problema che
era presente da anni e che le nostre autorità hanno consapevolmente ignorato. Contemporaneamente
ha messo in luce l’inadeguatezza del mostro attuale governo regionale che non ha preso misure
tese a migliorare la situazione sul lungo periodo (se non in minima parte), ma ha puntato su provvedimenti
tampone, e solo quando ormai la situazione era del tutto compromessa.
Tuttavia anche a livello comunale qualcosa (e non di poco conto) si può fare:
- Incoraggiare in ogni modo possibile l’uso delle biciclette e del trasporto pubblico
(come già visto sopra);
- Pubblicizzare, anche tramite l’AEB, i vantaggi e gli incentivi esistenti per metodi
meno inquinanti per il riscaldamento, cioè la sostituzione del gasolio con il metano
o l’allacciamento alla rete di teleriscaldamento nelle zone raggiunte dal servizio;
- Incoraggiare la bioedilizia che comporta un minor dispendio energetico e quindi minor inquinamento.
ELETTROSMOG
Ogni volta che c'è stata una rivoluzione industriale si sono “scoperti”,
presto o a distanza di anni, i danni sanitari ed ambientali che si producevano in forme spesso
devastanti e drammatiche. Mai, o quasi, si è operato perché prima si considerassero
i rischi e si agisse di conseguenza. Questo perché ha prevalso la logica del
profitto, degli interessi, mascherata dietro l'idea dei progressi. È incredibile che alle
soglie del duemila si continui ancora così. Lo sviluppo delle tecnologie nel mondo delle
telecomunicazioni prevede, sempre più, l'utilizzo di campi elettromagnetici. Ebbene, invece
di porre prima ed in modo vincolante l'esigenza di sapere le conseguenze per la salute e l'ambiente
e di prevenirle si è proceduto secondo l'ideologia della liberalizzazione e della privatizzazione.
Una moltiplicazione, dunque, di installazioni che producono uno sviluppo impressionante delle
radiazioni nell'ambiente, nei luoghi di lavoro e nelle case senza che vi siano regole certe e
rispettate.
Purtroppo la legge del 2002 toglie di fatto ai comuni il potere di decidere la localizzazione
delle antenne in quanto equiparate alle opere di urbanizzazione primaria.
TUTELA DEGLI ANIMALI
Per molte persone la compagnia di un animale è irrinunciabile ed associata al proprio
benessere psico - fisico. Anche gli animali dunque fanno parte della popolazione seregnese e
devono godere anche loro di diritti primo fra i quali quello di non essere maltrattati.
È dunque necessaria una maggiore attenzione da parte dell'Amministrazione Comunale.
In questi anni abbiamo ottenuto l'emanazione di un'ordinanza di divieto di spettacoli con animali
su tutto il territorio comunale.
- Costituzione di un ufficio di Tutela degli Animali che si occuperà principalmente
di:
- Istituire l’anagrafe canina e felina.
- Incentivazioni all'uso della “paletta ecologica”.
- Convenzionarsi con un veterinario per effettuare il tatuaggio o l’inserimento
di microchip a cani e gatti.
- Costruzione di un canile autogestito con il fine di fornire una casa agli amici a quattro
zampe (cani e gatti) e di controllare la popolazione canina e felina tramite la sterilizzazione.
- La disponibilità di un veterinario convenzionato, magari presso il canile, potrebbe
venire incontro ai cittadini che si trovano in difficoltà finanziarie quando devono
assistere un animale ammalato.
- Impedire che sul territorio seregnese sia praticata la caccia.
BILANCIO ANNUALE DEL TERRITORIO
Infine il Comune dovrà dotarsi di uno strumento nuovo: un Bilancio Annuale del Territorio
e dell’Ambiente. Si tratta di un documento che ogni anno sarà predisposto dalla
Giunta comunale e portato in discussione in Consiglio Comunale, in cui si analizzano le caratteristiche
del territorio e le sue modificazioni nel tempo, non soltanto in relazione agli aspetti topografici
e naturalistici, ma anche ad attività che sul territorio si svolgono, quali consumo o
risparmio di energia, produzione e smaltimento rifiuti, ... Questo Bilancio potrà risultare
un potente strumento di analisi e programmazione a supporto degli strumenti tradizionali.
PER UNA CULTURA DELLA SOLIDARIETÀ
Per solidarietà intendiamo che tutti i cittadini devono dare alla comunità in
rapporto alle proprie capacità e alle proprie risorse, senza egoismi e chiusure sociali
o di gruppo.
- Il Comune dovrà dare di più a chi ha di meno.
- Il Comune non può mantenersi neutrale sulle questioni sociali.
- Il Comune è la casa di tutti, soprattutto di coloro che hanno di meno, meno risorse,
meno cultura, meno parola.
- Il Comune non è il luogo riservato solo ai cittadini più abbienti, a coloro
che hanno affari da combinare, a coloro che hanno già tutto, come oggi troppo spesso
succede.
La pratica della cultura della solidarietà rientra nella nostra identità ed è fondata
non su un pietistico e caritatevole aiuto ai “poveretti” e diseredati, ma sul concetto
fondamentale che ogni essere umano è uguale all'altro.
La nostra società è invece costruita attorno ad un archetipo che possiamo definire:
maschio, adulto di razza bianca, sano, produttore, consumatore.
Tanto più ci allontaniamo da questo paradigma tanto più l'organizzazione
della società è incapace di immaginare, di adattarsi, di ridefinirsi attorno ad
una comunità che invece è ben più articolata, più multiforme, multisessuata,
multigenerazionale, multirazziale, in sostanza ben più ricca.
Il modello che si basa su questo paradigma è fallito, non ha potuto e non può interpretare
la geografia di una società complessa ormai articolata (ma non governata) sulle diversità e
sulle esclusioni, sulle diverse modalità di sfruttamento, di integrazione-esclusione,
di contraddizioni bianco/nero, uomo/donna, giovane/vecchio, sano/malato, etero/omosessuale, dipendente
da alcol o nicotina piuttosto che da eroina o caffè.
IMMIGRAZIONE
L’immigrazione è uno dei temi sociali che permettono alle forze di destra di prosperare
mistificando e strumentalizzando un problema reale.
Seregno non è nelle condizioni di Milano o Torino, non ha estese periferie degradate
ma il problema dell’immigrazione è in costante espansione e non c’è dubbio
che anche la nostra città ne sarà toccata in modo crescente.
Non servono né prediche né generici richiami alla solidarietà: non si riuscirebbe
in questo modo a fermare l’ondata xenofoba. L’immigrazione è, infatti,
un problema economico-sociale connesso col mercato del lavoro.
Seregno è una città ricca ed è logico attendersi una crescita dell’immigrazione
che avverrà comunque: sia in modo legale che clandestino.
La stragrande maggioranza degli immigrati cerca un lavoro e molti, in questa situazione, cadono
nel circuito del lavoro nero o della delinquenza comune proprio a causa della situazione di clandestinità in
cui sono costretti.
Inutile e controproducente predisporre legislazioni repressive ed è invece necessario
programmare l’accoglienza.
Bisogna inoltre rendersi conto, a livello culturale, che la società futura sarà multietnica
e multiculturale.
Alcune prime proposte operative per l'integrazione degli immigrati extracomunitari e non:
- Un censimento che permetta poi la realizzazione di servizi (quali per esempio
una consulenza legale, un insegnamento linguistico, un punto di socializzazione e di incontro,
un dispensario medico) adeguati alla dimensione del problema.
- Per quanto riguarda l'abitazione siamo decisamente contrari alla creazione di
ghetti, ma vediamo come soluzione positiva l'utilizzo degli alloggi sfitti esistenti, o il recupero
di edifici dimessi per la realizzazione di abitazioni da assegnare a tutti coloro che non hanno
casa affinché nessuna persona resti senza casa e nessuna casa senza persona.
- Gli immigrati hanno diritto ad un lavoro dignitoso e tutelato secondo le norme
vigenti, e al diritto di esprimere il proprio voto alle elezioni amministrative.
- Al fine di realizzare un’autentica politica di integrazione nei confronti
delle persone extra-comunitarie è necessario, oltre che continuare a sostenere la valida
iniziativa della “Scuola di Italiano per Stranieri”, ricercare spazi di ritrovo
per le diverse etnie che sono presenti in Città, anche in collaborazione con le
realtà associative culturali e religiose. (rif. Proposte ACLI)
- È necessario favorire lo sviluppo culturale, sociale e religioso degli immigrati anche
attraverso interventi del comune riguardanti strutture e mezzi.
- È necessario favorire la partecipazione alle scelte amministrative anche attraverso forme
di rappresentanza istituzionale.
PORTATORI DI HANDICAP
L’integrazione nella vita sociale e produttiva dei portatori di handicap non deve essere solo
una questione di diritto costituzionale, ma deve diventare un problema di autodeterminazione e di
civiltà.
- La futura realizzazione del nuovo CSE non deve esaurire l’impegno verso i portatori di
handicap per quanto riguarda sia il loro inserimento nel mondo del lavoro sia per quanto riguarda
la possibilità di una dignitosa vita sociale.
- Bisogna evitare il rilascio delle concessioni edilizie a chi predispone progetti in cui siano
previste barriere architettoniche. Anche qui il buon esempio deve essere dato
dalla stessa amministrazione e deve interessare anzitutto gli edifici pubblici ed aperti al pubblici:
gli spazi urbani (giardini pubblici, marciapiedi, segnaletica, servizi igienici,...), gli edifici
residenziali pubblici (case comunali ed IACP) almeno per quanto riguarda le parti comuni ed istituendo
una riserva di posti per cittadini con difficoltà motorie ed anche i mezzi di trasporto
pubblico.
- Collaborazione e sostegno alle associazioni di volontariato (ad esempio Spazio
Aperto, Il Ritorno, ANFFAS, l'Aliante, ecc.) operanti nel territorio comunale, attraverso l'utilizzo
di strutture e l'accesso alla formazione.
- Promuovere iniziative di “telelavoro” per soggetti con compromissioni fisiche.
TOSSICODIPENDENZE
Figlia del nostro tempo, dove competizione ed isolamento sociale sono le basi dei comportamenti
più comuni, è la droga, sia essa dipendenza da sostanze stupefacenti o da alcolici.
Una vita sociale attiva, uno scambio affettivo, culturale e solidale tra le persone sarebbe la prima
medicina preventiva e la più efficace.
Inoltre dobbiamo essere portatori di un'ipotesi culturale diversa e
realmente antagonista a quella della mafia, dello spaccio di stupefacenti e delle relative connivenze,
poiché siamo convinti che le radici di questo problema affondano proprio in questo modello
culturale e sociale.
Il fenomeno dell’utilizzo delle sostanze stupefacenti è in continua evoluzione, e tende
a diventare sempre più complesso e veloce. Di sicuro diminuisce l’età media di
chi assume stupefacenti, come è da registrare il forte aumento dell’abuso di alcol tra
le fasce adolescenziali. Cambiano continuamente sia le abitudini e le modalità di consumo,
come del resto è in continua evoluzione il mercato delle sostanze. A Seregno vanno attivate
campagne di sensibilizzazione (coinvolgendo i media locali) volte a cambiare la percezione culturale
del fenomeno tra i cittadini, occorre proporre interventi alternativi alle fallimentari politiche
proibizioniste della tolleranza zero di cui il decreto legge Fini è l’esempio più evidente.
È necessario sviluppare percorsi di promozione della salute, comprendendo:
- politiche di informazione corretta sulle sostanze attraverso campagne specifiche e di carattere
partecipativo, a seconda sia dei luoghi (nelle scuole, autoscuole, fabbriche, locali notturni)
che del target (incontri con i genitori, popolazione immigrata, ).
- l'attivazione ed il potenziamento di strutture specifiche che consentano il
reinserimento sociale e lavorativo in cooperative sociali serie;
- prevenzione, generando percorsi di protagonismo giovanile nei territori, spazi
di socializzazione ed autogestione.
- “riduzione del danno”, cura e riabilitazione, consolidando ed ampliando le opzioni
che offre la rete dei servizi esistente.
Nel contempo occorre vigilare che i fondi per la lotta alla droga della 309, che confluiranno nella
328 (piani di zona) vengano effettivamente spesi a tale scopo, ed occorre altresì richiedere
che questi vengano aumentati.
DIRITTO ALLA SALUTE
Per quanto riguarda le strutture ospedaliere si dovrà operare in modo che i poli di Giussano
e Desio siano adeguatamente potenziati.
È necessario rafforzare il legame tra i Comuni dell'ASL al fine di coordinare i servizi sul
territorio, perché, così come temevamo, la centralizzazione e concentrazione
delle USL nella super azienda ASL ha di fatto allontanato allontanamento i centri decisionali.
dalle reali problematiche del territorio La loro trasformazione in aziende economiche inserite nella
logica del mercato e del profitto ha reso vana qualunque speranza di interventi nell’ambito
della prevenzione.
La sanità pubblica va riformata, non smantellata, ma la “controriforma sanitaria regionale” di
Formigoni ha distrutto la sanità pubblica e regalato le risorse.economiche dei cittadini ai
privati. Nella gestione dei servizi sanitari è prevalsa una logica meramente economica rispetto
ai reali bisogni di salute.
Per quanto riguarda il centro di riabilitazione di Seregno, di cui abbiamo visto
con favore l'istituzione, bisognerà operare affinché funzioni al meglio delle sue possibilità e
potenzialità.
Per tutte le strutture sanitarie infine è necessario un potenziamento in termini di personale
ed attrezzature in modo da abbassare i tempi di attesa, espandere i servizi ed aumentare la qualità.
La residenza per anziani, Fondazione Ronzoni Villa, è sicuramente una struttura importante
ma ancora una volta risponde solo alle esigenze degli anziani malati cronici non autosufficienti
che, grazie ancora a Formigoni, si troveranno a pesare sulla famiglia con rette da tre a sei milioni
al mese.
Particolare attenzione dovrà essere portata alla diffusissima prassi di chiedere contributi
ai parenti (o di far concorrere nella determinazione del reddito quello di parenti, anche non conviventi)
per i servizi assistenziali e sociosanitari prestati a persone con handicap intellettivo in situazione
di gravità e ultra sessantacinquenni colpite da patologie invalidanti e non autosufficienza
o dalla malattia di Alzheimer o da altre forme di demenza senile.
Due parole sul Consultorio Familiare: questo, che doveva essere uno strumento importante
di educazione sanitaria, e quindi di prevenzione, nel campo della sessualità, della procreazione
e della salute infantile, si limita all’aspetto medico del problema trascurando gli altri compiti
istituzionali. Senza esagerare possiamo affermare che ha perso man mano il suo significato originario
anche culturale per diventare uno dei tanti ambulatori sul territorio pur se efficiente.
Le cause sono da addebitare esclusivamente al potere politico che non ha mai attuato, anche per
motivi ideologici, quanto previsto dalla legge. Si dovrà dunque operare una netta inversione
di tendenza.
POLITICHE FAMILIARI DEI DIRITTI INDIVIDUALI E DELLE
UNIONI CIVILI
La nostra società si ricorda della famiglia soltanto quando deve delegare ad essa compiti
che non intende sostenere.
Così si inneggia alla donna casalinga che è costretta alla cura dei figli oppure dei
parenti non autosufficienti piccoli (poiché mancano o sono troppo costose le strutture pubbliche).
Inoltre non esiste più da tempo la famiglia patriarcale nella quale era possibile una certa
suddivisione di compiti. Il concetto stesso di famiglia è attualmente in crisi sia dal punto
di vista dei compiti relativi all'educazione dei figli che è perlopiù affidata, consciamente
o inconsciamente, alla società dei consumi e del libero mercato sia dal punto di vista delle
forme con cui si fonda una famiglia.
Pertanto il nostro punto di vista è quello che le persone vanno trattate partendo
dai loro diritti individuali siano esse facenti parte o meno di una famiglia nel senso tradizionale
del termine.
In questo contesto sosterremo, nel prossimo Consiglio Comunale, la necessità della costituzione
di un registro delle unioni civili.
L'unione civile è il rapporto fra due persone, di maggiore età, di sesso differente
o dello stesso sesso, legate da vincoli affettivi, di solidarietà e di reciproca assistenza,
morale e materiale, deve essere riconosciuta dalla legge ai fini della costituzione e della pubblica
registrazione, dello scioglimento, della disciplina dei rapporti fra le parti, anche in materia di
successione.
Il comune di Seregno, per il pieno sviluppo della persona umana e nell'ambito dei principi dell'ordinamento
giuridico, dovrà istituire un registro (Elenco)
delle unioni civili di persone, coabitanti da almeno un anno ed aventi dimora abituale nel comune
di Seregno, presso apposito ufficio comunale.
PER UNA GESTIONE AMMINISTRATIVA EFFICIENTE CHE
RILANCI IL RUOLO DELL’INTERVENTO PUBBLICO
Nel disegno di riforma della 142/90 si è evidenziata una progressiva tendenza a sostituire
il sistema partecipativo delle autonomie locali con un nuovo ceto tecnocratico che tende a farsi
ceto politico. Questa situazione trova una classe politica spesso culturalmente impreparata a misurarsi
con un sistema economico-sociale che tende sempre di più a valutare la riuscita delle scelte
politiche in termini di costi-benefici e rapidità delle decisioni.
È necessario innanzitutto contrastare la tendenza alla riduzione quantitativa e qualitativa
del personale comunale, lavorando nel contempo per un'effettiva autonomia gestionale dell' Ente da
parte delle strutture, sulla base ovviamente, degli indirizzi programmatici degli organi politici.
Senza tale autonomia è impossibile far crescere tali strutture e responsabilizzarle pienamente
sugli obiettivi da raggiungere e sui risultati da ottenere nell'interesse dei cittadini e degli utenti
dei servizi. Costituisce, infatti, per noi un'effettiva priorità, la costruzione di un'organizzazione
delle strutture dei servizi comunali in nome dell'efficienza, dell’effettiva ricomposizione
dei processi nel governo dell’erogazione dei servizi e nel controllo dei processi, assumendo
il valore della partecipazione nell’avvicinamento del Comune alla vita dei cittadini, del decentramento
della macchina comunale e anche delle decisioni della loro trasparenza.
In quest’ottica si rende necessario:
- la stipula dei contratti integrativi decentrati che assicurino al personale comunale una distribuzione
delle risorse del salario accessorio che sia diffusa e non clientelare, ma che tenga conto allo
stesso tempo della qualità delle prestazioni assicurate all'utenza dai singoli e dai servizi
in generale;
- il decentramento di alcuni servizi in modo equilibrato su tutto il tessuto urbano e territoriale;
- l'informatizzazione dei servizi attraverso un progetto di cablaggio della città e/o connessioni
wireless e la messa a disposizione, secondo un progetto da definire, delle strutture di comunicazione
alle associazioni seregnesi;
- a proposito di informatizzazione riteniamo che il Comune di Seregno:
- debba utilizzare, nella propria attività, programmi per elaboratore elettronico
dei quali possieda il codice sorgente;
- nella scelta dei programmi per elaboratore elettronico necessari alla propria attività,
privilegi programmi appartenenti alla categoria del software libero (licenze GPL)
o, in alternativa, programmi a codice sorgente aperto (Open Source). In
quest’ultimo caso il fornitore deve consentire la modificabilità del codice
sorgente, senza costi aggiuntivi per l’amministrazione. La disponibilità del
codice sorgente è posta in relazione anche alla opportunità per la pubblica
amministrazione di poter modificare i programmi per elaboratore in modo da poterli adattare
alle proprie esigenze.
- una dirigenza adeguata a far fronte alle esigenze dell’Ente, onde evitare il ricorso e
eccessive prestazioni professionali esterne.
AEB
Siamo molto contrari e dunque ci opporremo con ogni mezzo a qualsiasi tentativo di privatizzazione
dell’A.E.B. sia diretto, sia attraverso partecipazioni incrociate.
In questi anni l'AMSP è stata trasformata in Azienda Speciale e successivamente in una S.p.A.
l’AEB incrementando di molto l’estensione territoriale ed i servizi forniti. Già una
S.p.A. ha caratteristiche tali da rendere improbabile il controllo puntuale da parte dei Consigli
Comunali ma semmai dei soli azionisti (i Sindaci) e questo rende possibili operazioni finanziarie
ed industriali di cui si viene a sapere a cose fatte. Il pericolo sempre incombente è anche
una possibile privatizzazione di parti dell’AEB magari attraverso acquisizioni fatte con scambi
azionari.
Noi pensiamo che il Consiglio Comunale debba mantenere le funzioni di indirizzo e di controllo consentendo
all'assemblea consiliare di deliberare preventivamente, con vincolo di mandato alla rappresentanza
comunale in seno al C.d.A. della società, sugli atti fondamentali, sulle scelte di indirizzo
politico e di intervento sul territorio, sulla determinazione delle tariffe, sulla programmazione
e sull'attuazione dei piani di intervento, sull'acquisizione o la vendita di beni immobiliari.
Per quanto riguarda i servizi forniti è necessario ribadire il loro carattere sociale e dunque
ci deve essere una particolare attenzione alla qualità, alla quantità ed alle tariffe
degli stessi.
L’uso di certi servizi (es. piscine, spazi sportivi, trasporti,...) non deve essere, per il
costo, precluso a larga parte della cittadinanza.
Le farmacie dovrebbero essere gestite tramite una Azienda Speciale e dovrebbero dunque rimanere
di proprietà pubblica contrastando la tendenza alla vendita seguita da altri comuni.
Sarà anche necessario una maggiore attenzione, da parte del Consiglio Comunale, ad evitare
l'uso indiscriminato di appalti e subappalti ed a riprendere una politica delle assunzioni tale da
rilanciare il ruolo “produttivo” dell'AEB. Naturalmente è da contrastare con decisione
l’uso di personale precario.
AUTONOMIA LOCALE
Per autonomia locale intendiamo la difesa del ruolo e dei poteri dei Comuni,
da sempre limitati da una concezione centralistica e burocratica dello Stato. Ciò significa
innanzi tutto autonomia impositiva per i Comuni, meno dipendenza dal centro, meno leggi amministrative,
più aiuti e strumenti a disposizione delle comunità locali. In buona sostanza più libertà per
i Comuni.
C’è infatti tra la popolazione una forte domanda di autonomia dallo stato centralistico
visto come centro di corruzione e di dissipazione delle risorse.
A questa domanda si danno, da parte di molte forze politiche, risposte regressive e pericolosamente
reazionarie riassunte nella proposta del “federalismo” che altro non significa se non
il diritto alla secessione ed alla conseguente distruzione dello stato.
Perché vogliono distruggere lo stato unitario?
Per introdurre il liberismo selvaggio, distruggere lo stato sociale e con esso la possibilità di
una politica ridistributiva delle risorse al fine di perseguire obbiettivi di uguaglianza (sulla
scuola, la sanità, la previdenza,...).
Ecco perché il movimento operaio è sempre stato contrario al federalismo ma
favorevole ad uno stato unitario ed alle autonomie locali.
Dove è la differenza?
Questa consiste nel fatto che all’interno di un quadro legislativo unitario, dove si stabiliscono
le regole sulla cui base si amministra, si estenda al massimo la possibilità di autogoverno
delle comunità locali.
Con più chiarezza intendiamo per Autonomia degli Enti locali far corrispondere quanto
più possibile il livello decisionale (se di quartiere al quartiere, se comunale
al Comune...) al livello degli interessi coinvolti. Ciò presuppone la capacità di
distinguere il livello dell’interesse coinvolto e di far corrispondere a questo livello un
analogo livello di autogoverno.
Deve essere inoltre chiaro che non è tollerabile sostituire al centralismo dello stato il
centralismo della regione, che nega ai comuni le competenze loro dovute, e la burocrazia borbonica
con l'aziendalismo antisociale.
Come è possibile pensare ad un effettivo rilancio delle autonomie senza un potenziamento
delle risorse? Non è possibile senza una riforma del fisco che sia fatta
finalmente con forti elementi di equità: si dovrà cioè rapportare l’imposizione
al livello patrimoniale di ognuno ed al reddito e stabilire quali saranno le imposizioni di pertinenza
locale.
CASA: LEGGI INIQUE, SFRATTI, SPECULAZIONE,...
Il problema della casa, pur non comparendo quasi mai sulle pagine dei giornali, non può dirsi
risolto poiché il 35% dei cittadini di Seregno non è proprietario della casa in cui
abita e che molti sono stati costretti all'acquisto appunto dalla situazione del mercato edilizio.
Le condizioni in cui sono costretti a vivere molti abitanti di Seregno, ed in particolare i pensionati,
non sono degne di un paese civile: gli appartamenti senza acqua, senza servizi, senza riscaldamento
superano il 10% del patrimonio edilizio.
Contemporaneamente ciò che di nuovo è costruito è rivolto al mercato degli
uffici, dei negozi e delle abitazioni in proprietà.
La causa di questa situazione va ricercata nel fatto che in Italia (a differenza del resto dell'Europa)
il mercato edile è sempre stato completamente in mano ai privati, quindi rivolto non certo
a soddisfare la domanda sociale di case, ma a realizzare il massimo profitto.
Ecco perché le amministrazioni sono piene di professionisti dell'edilizia...costoro non fanno
altro che portare avanti i propri interessi.
Il problema della casa si configura dunque come problema essenzialmente politico, di fronte al quale
c'è un'unica posizione possibile: salvaguardare gli interessi dei lavoratori e delle
categorie più deboli. L’amministrazione comunale dovrà dunque, rispetto
ai poteri dello Stato e della Regione:
- Rivendicare la casa come servizio sociale.
- Difendere e rilanciare l’Edilizia Residenziale Pubblica sulla base di un Piano Casa tramite
il totale impiego dei fondi GESCAL (30.000 miliardi !) ed una equivalente quota di finanziamento
a carico del bilancio statale.
- Riformare i patti in deroga con l’abolizione della disdetta per finita
locazione; canoni di affitto sulla base dell’1,5% del valore derivante dagli estimi catastali;
possibilità per lavoratori dipendenti e pensionati di detrarre una quota pari all’80%
del canone di locazione dalla dichiarazione dei redditi.
- Bloccare gli aumenti di affitto delle case popolari.
- Esenzione dall’ICI per la prima casa di residenza.
- Prorogare il blocco degli sfratti ed emanare misure legislative che impongano
ai Prefetti ed ai Sindaci di eseguirli solo con il passaggio da casa a casa ad equo canone.
- Forte tassazione sugli alloggi sfitti a cominciare da un aumento dell’ICI
pari all’otto per mille e premi fiscali a chi immette sul mercato questi alloggi.
- Immettere sul mercato gli alloggi di proprietà demaniale disabitati, da restaurare o in
fase di restauro, ad affitto equo.
- Incentivare la cooperazione edilizia ed in particolare di quella a proprietà indivisa.
- Riformare gli ex-IACP in aziende speciali comunali, più vicine dunque agli interessi
della popolazione locale, per la gestione dell’edilizia residenziale pubblica.
A livello comunale poco o nulla è stato fatto in questi ultimi anni di amministrazione di
centro - sinistra ed è questa una delle principali ragioni di scontento da parte di Rifondazione
Comunista. È dunque necessario riaffermare questi obiettivi:
- Recuperare a scopi prevalentemente abitativi il centro storico e le abitazioni
degradate
- Censire gli alloggi sfitti.
- Istituire un'Anagrafe dei contratti (per impedire abusi da parte dei proprietari)
- Sviluppare l'edilizia pubblica in affitto.
- Riprendere la concessione di aree alle cooperative ma controllarne maggiormente le assegnazioni
per evitare gli abusi che si sono purtroppo verificati negli anni di tangentopoli.
- Controllare i requisiti per aver diritto agli alloggi comunali senza però porre
limitazioni di residenza o esclusioni verso i migranti.
- Far funzionare la Commissione Casa.
- Requisire gli appartamenti sfitti per pubblica utilità.
Sul problema casa citiamo alcuni passaggi di un recente documento delle ACLI di Seregno che ci sembrano
condivisibili sia per quanto riguarda le critiche che le proposte:
CRITICHE:
- Non è stato approntato alcun piano di zona ai sensi della L. 167/1962.
- Nei piani di lottizzazione (zone C), si è quasi sempre prescelta la soluzione (quota di
edilizia convenzionata realizzata e gestita dagli stessi operatori) a nostro avviso meno idonea
a soddisfare i bisogni della popolazione più debole. Le altre alternative (cessione di una
parte delle aree al Comune e successiva riassegnazione a cooperative ovvero cessione di una quota
della volumetria al Comune) non sono state quasi mai perseguite.
- Nei Comparti di Riqualificazione Urbana e negli altri importanti interventi edilizi la quota
di edilizia sociale è stata irrisoria.
- Sino alle iniziative all’inizio richiamate, l’Amministrazione non si è adoperata
per realizzare direttamente alcun alloggio pubblico.
- Manca un’attività di monitoraggio delle dinamiche del mercato immobiliare.
- Lo strumento del canone concordato tra Comune e Sindacati non è stato efficace come calmiere
degli affitti.
- Non ci risulta neppure operata una stima, quantitativa e qualitativa, delle esigenze abitative
della popolazione, e l’Amministrazione non ha mai aperto un tavolo di confronto su queste
problematiche , con le forze sociali sociali interessate.
PROPOSTE:
- Anzitutto un appunto di metodo: a nostro modo di vedere in un’ottica di “Welfare
municipale” la gestione della politica della casa andrebbe accorpata all’Assessorato
ai Servizi Sociali.
- La politica della casa deve essere in cima alle priorità della futura compagine alla guida
del Comune, vista la difficile situazione del mercato abitativo determinata dalla recente esplosione
dei costi, che danneggia gravemente i soggetti meno abbienti.
- L’ente locale potrebbe avviare, ad esempio, un’iniziativa nell’ambito della
c.d. “Finanza Etica” coinvolgendo le associazioni di volontariato, volta alla costituzione
di un fondo “a rotazione” per sostenere i numerosi nuclei famigliari in difficoltà nel
pagamento degli affitti e/o nell’acquisto della prima casa.
- Occorre riunire ad un unico tavolo tutti i soggetti operanti nel settore ed acquisire stime più puntuali
sul fabbisogno abitativo.
- Non bisogna affrontare il disagio abitativo confondendo le case ALER con quelle “a canone
moderato”, in quanto mirano a soddisfare bisogni diversi della popolazione. Pertanto occorre
procedere al recupero, con finalità di edilizia sociale in locazione (a canone moderato
o canone sociale) degli immobili di proprietà pubblica.
- Vanno, inoltre, recuperati più consistenti spazi, al medesimo titolo, nell’ambito
degli interventi edilizi maggiori, privilegiandone l’acquisizione a favore del Comune e/o
di cooperative.
- Si può, inoltre, ipotizzare la creazione di una società a prevalente capitale pubblico
comunale, con la partecipazione, in quota minoritaria, di soggetti dell’associazionismo e
del volontariato, che abbia come fine la realizzazione ed il recupero di alloggi da mettere sul
mercato a canone di locazione accessibile ai ceti medio bassi (con particolare riguardo alle coppie
giovani ed agli anziani) e la gestione del patrimonio immobiliare esistente di proprietà comunale
(combattendo i fenomeni di morosità nel pagamento dei canoni e delle spese, non dovuti ad
effettive difficoltà economiche, e garantendo una migliore manutenzione del patrimonio stesso).
- Infine siamo fermamente contrari ad ogni forma di discriminazione (palese o
larvata) nell’assegnazione degli alloggi pubblici a danno dei cittadini extracomunitari,
regolarmente soggiornanti a Seregno.
DIRITTO ALLA VITA, DIRITTO AL LAVORO
È cresciuta la ricchezza complessiva del paese e Seregno si conferma come una delle città più ricche
d’Italia, ma sono aumentate contemporaneamente le ineguaglianze e la povertà relativa,
sono peggiorate le condizioni di vita e di lavoro dentro e fuori i luoghi di lavoro, come testimonia
il considerevole aumento degli infortuni sul lavoro negli ultimi anni, per effetto della caduta delle
misure di sicurezza e per l'aumento dei ritmi di lavoro.
Anche nelle cosiddette “nuove professioni” è impressionante il numero di malattie
professionali riscontrato.
La produttività è aumentata enormemente ma, mentre sono triplicati i profitti dei
padroni, i salari reali sono invece cresciuti ad un tasso inferiore all'inflazione e ciò deriva
anche dagli errori dei sindacati confederali.
Troppo si è subito in questi anni a causa della “crisi”, della ristrutturazione
delle aziende,...troppo poco si è riusciti a fare per evitare il prevalere delle logiche di
impresa, del profitto e dello sfruttamento.
Tra i punti qualificanti che noi proponiamo ci sembra importante segnalare, vista la situazione
di Seregno, la situazione dei lavoratori delle piccole aziende.
Si tratta di migliaia di persone cui sono negati i più elementari diritti sindacali e per
i quali esiste ancora la possibilità del licenziamento senza giusta causa da parte del padrone.
Per quanto riguarda Seregno crediamo che un'amministrazione comunale attenta ai bisogni dei lavoratori
possa fare molto.
- Pensiamo al sostegno che si potrebbe offrire alle cooperative di lavoro nel
campo della produzione di beni e servizi (facendo però attenzione che non si tratti di un
modo per eludere i diritti dei lavoratori col trasformarli in finti comproprietari).
- Pensiamo inoltre che l'ente pubblico, essendo il più grosso datore di lavoro (tra aziende,
comune, USSL e servizi si oltrepassano le 1000 persone) dovrebbe finalmente cominciare a dare il
buon esempio nel coprire tutti i posti in organico, sfruttando tutte le opportunità che
offre la legge e, soprattutto, evitando il ricorso agli incarichi professionali che spesso nascondono
assunzioni clientelari.
- L'Ente pubblico dovrebbe inoltre avere una politica di espansione dei posti di lavoro basata
anche sull'abbassamento dell'orario di lavoro, sul contenimento degli straordinari e sul controllo
delle ditte appaltatrici che spesso non effettuano assunzioni regolari o non ottemperano alle norme
di sicurezza
- Un servizio da rendere ai seregnesi è senz'altro quello di favorire il lavoro, l'occupazione
e gli insediamenti produttivi. Occorre favorire insediamenti controllati e qualificati e la reale
crescita di occupazione e di miglioramento tecnologico del paese. Occorre impedire che le aziende
locali emigrino da Seregno o chiudano e riducano l’attività e l'occupazione.
- Va posto con forza l'obiettivo per l'Amministrazione Comunale di difendere il lavoro
esistente, ponendo vincoli urbanistici alle aree industriali e artigianali e soprattutto
di farli rispettare. Anche per questo motivo ci siamo opposti al PRG recentemente approvato.
Contemporaneamente bisogna puntare alla nascita e allo sviluppo di servizi alle piccole imprese
e all'artigianato, che possono determinare una nuova e qualificata occupazione.
- Anche la formazione professionale è un compito che il Comune può contribuire
a realizzare, in collaborazione con altri livelli istituzionali (Provincia e Regione).
- Rapporto con le associazioni sindacali dei lavoratori per realizzare un osservatorio
del lavoro.
- Realizzazione di un centro servizi a sostegno delle piccole aziende e dell'artigianato.
- Apertura di uno sportello comunale per l'espletamento delle pratiche amministrative, relative
all'inizio di attività produttive ed ai successivi obblighi di legge, per piccole attività artigianali
e commerciali anche in rapporto con le associazioni di categoria.
- In un territorio dove i problemi dell'ambiente sono pressanti, il tema del lavoro deve
essere affrontato anche sul versante dei lavori socialmente utili, da indirizzare al risanamento
dell'ambiente ed ai servizi alla persona. Occorre anche continuare a favorire la crescita di cooperative
e associazioni di giovani, di disoccupati, di cassaintegrati, di portatori di handicap che si occupino
di questi nuovi lavori.
In merito alla questione degli interventi a sostegno dei giovani è necessario
che l’Amministrazione Comunale ponga in essere ogni forma di pressione affinché la Regione
istituisca forme di incentivazione per imprese ed enti locali relative a:
- Progetti di promozione culturale.
- Servizi di tutela ambientale.
- Servizi di manutenzione e gestione di impianti pubblici a destinazione collettiva.
- Servizi comunali.
- Prevenzione del disagio giovanile.
- Interventi a sostegno degli alcolisti, tossicodipendenti, detenuti, nomadi, immigrati extracomunitari.
- Assistenza agli anziani, ai portatori di handicap e dei minori, a domicilio e presso i centri
sociali.
- Inserimento di giovani in aziende artigiane.
- Naturalmente siamo contrari ad ogni forma di trasformazione di lavoro stabile in lavoro precario
comunque mascherato nel caso in cui siano evidenti le caratteristiche di continuità. L’assunzione
a progetto o a termine deve costituire dunque l’eccezione e non la regola come invece quasi
sempre capita nell’impresa privata e spesso anche nel pubblico. Lo stesso comportamento dovranno
tenere le società pubbliche o a partecipazione pubblica come l’AEB.
MIGLIORARE E POTENZIARE LA SCUOLA PUBBLICA
L'ente comunale ha due impegni fondamentali sul terreno educativo:
- Garantire l'attuazione del diritto di cittadinanza fornendo gli strumenti culturali
atti ad esercitare tale diritto.
- Tutelare i ceti sociali più deboli assicurando iniziative che prevengano
l'emarginazione scolastica e socioculturale.
Fino ad ora, tuttavia, ci si è limitati alla erogazione di fondi, badando soprattutto a non
scontentare le scuole private. Com'è noto, l'istruzione a Seregno vede una massiccia presenza
di enti privati a partire dalla scuola di base.
Su dieci scuole materne, otto sono private (e “generosamente” finanziate dal Comune,
nell’anno scolastico 2004/2005 575.592 euro), mentre due soltanto sono statali. Attualmente
c'è anche una presenza di asili nido privati viste le carenze (ed i costi!) di quello pubblico.
In questi ultimi anni è cresciuta la domanda di iscrizioni alle scuole materne statali e
si sono formate lunghissime liste d’attesa.
Pertanto si pone il problema di aprire alcune sezioni staccate di scuola materna pubblica recuperando
lo stabile di proprietà comunale a S. Carlo (attualmente occupato dalla materna parrocchiale)
oppure dislocarle all’interno dell’edificio Rodari costituendo così il 1° e
2° istituto comprensivo cittadino. Nello stesso tempo registriamo con favore l'ampliamento della
scuola materna Andersen del Ceredo.
È inoltre eresia pensare a possibili accordi coi comuni vicini?
L’Amministrazione Comunale dopo aver faticosamente portato a compimento la ristrutturazione
della scuola elementare Cadorna e successivamente delle Mercalli (previa
convenzione con la Provincia per la suddivisione degli spazi con l’istituto Parini) non deve
scordare le opere di manutenzione ed adeguamento degli altri edifici scolastici (in particolare
le scuole Alessandro Manzoni e Aldo Moro).
Il comune dovrebbe inoltre intervenire nella riorganizzazione dei servizi scolastici come
le mense ed i trasporti anche coordinandosi con gli altri comuni del distretto.
A proposito delle mense va rilevato che l'utenza contribuisce per circa un miliardo all'anno ai
costi di gestione: sarebbe dunque logico che abbia una parte nelle decisioni che la riguardano.
A Seregno mancano ancora alcune inoltre le strutture, all'interno delle scuole normali, che consenta
un reale e pieno inserimento dei portatori di handicap.
Laboratori specialistici, palestre di fisioterapia, ecc., rimangono ancora “un sogno”...
Per quanto riguarda gli interventi di sostegno didattico a favore degli alunni portatori di handicap
o in situazione di grave disagio si richiede la presenza di un numero di educatori comunali adeguato
alle necessità ed alle richieste delle scuole. Tale servizio è opportuno che sia gestito
non più dai servizi sociali ma dalla pubblica istruzione.
Un discorso a parte merita l’inserimento degli alunni stranieri che al 99%
frequentando le scuole pubbliche.
L’istituzione del servizio di mediazione socio – culturale è sicuramente
stato utile alle scuole, tuttavia con 165 alunni (dati dell’anno scolastico 2003/2004) stranieri
servono maggiori risorse umane ed il passaggio del servizio al settore pubblica istruzione.
L’assessorato alla pubblica istruzione dovrebbe aumentare i finanziamenti ai progetti, possibilmente
unitari, delle istituzioni scolastiche cittadine nonché farsi carico di progetti congiunti
con l’amministrazione provinciale riferito soprattutto all’inserimento dei medesimi alunni
nel biennio delle scuole superiori.
In questa situazione di carenza di interventi è evidente che poco o nulla sia stato fatto
per la realizzazione di corsi riservati ai lavoratori o per l'istituzione di attività formative,
come risposta ai bisogni di coloro che, conclusa la scuola dell'obbligo, aspirano a una realizzazione
professionale, o di quelle donne che, escluse dall'attività extra domestica per molto tempo,
tentano un rientro nel mondo del lavoro o anche per quanti intendono elevare il livello delle proprie
conoscenze.
Considerando inoltre che i costi scolastici sono comunque assai elevati si ritiene opportuno che
i finanziamenti per il diritto allo studio siano aumentati in maniera consistente in modo che le
quote individuali per alcuni servizi di fatto obbligatori (mense, trasporti, libri, attività sportive
e culturali, …) pesino di meno sulle spalle dei lavoratori. Considerato il fatto che la Regione
finanzia dal 1999, con 130 milioni l'anno, le scuole materne private si potrebbero aumentare i fondi
comunali per il diritto allo studio almeno in pari proporzione ed in modo indolore per il bilancio.
La riforma dei cicli e l'autonomia scolastica comporteranno nuove responsabilità per gli
enti locali ed in particolare per i comuni che diventeranno soggetti attivi ed i referenti più prossimi
(come conseguenza dell'abolizione dei provveditorati) delle istituzioni scolastiche. È dunque
necessario che il comune si attrezzi per rispondere a questa esigenza in modo qualificato (personale,
risorse, ecc.).
Inoltre l'aumento di famiglie di lavoratori immigrati pone con urgenza nuovi e gravi problemi relativi
all'integrazione in ambito scolastico, sociale e culturale. Il problema non è certo affrontabile “appaltandolo” al
volontariato ancorché benemerito.
CULTURA E BIBLIOTECA
Per noi di Rifondazione Comunista la cultura non è un concetto astratto, privo di contenuti
o un paravento dietro al quale nascondere interessi molto più venali.
Per noi la cultura è importante in quanto strettamente legata alla conoscenza dei fatti che
concorrono a formare idee, consensi, visioni della società, possibilità di modificare
lo stato di cose presente.
Sull'ignoranza si basa il qualunquismo, la delega, il decisionismo, la dittatura,...
Sull'ignoranza si basa il razzismo,...
Sull'ignoranza si basa l'indifferenza rispetto ai problemi del mondo: dalla distruzione dell'ambiente,
alle questioni del sottosviluppo, dell'imperialismo, delle varie forme di dittatura,...
Per questi motivi abbiamo sempre ritenuto fondamentale il nostro lavoro in campo culturale ed abbiamo,
da sempre, offerto il nostro sostegno alle iniziative che vanno nella direzione di un elevamento
delle conoscenze generali dei cittadini e delle loro capacità critiche.
A Seregno molti ricordano ancora le nostre battaglie per una Biblioteca più democratica e
centro di cultura ed i periodici tentativi, da parte delle varie amministrazioni, compresa quella
leghista, di addomesticare questo ente pubblico.
In questi ultimi anni ed anche per merito di Rifondazione Comunista c'è stato un certo miglioramento
della situazione con il trasferimento nella sede provvisoria nella Corte del Cotone.
Il trasferimento ha permesso inoltre di rendere visibile ai cittadini un assaggio di cosa potrebbe
essere una “vera” biblioteca ed ha stabilito un punto di non ritorno, consolidando, nell'immaginario
collettivo, lo “status” di servizio essenziale che è appunto il risultato che
si voleva ottenere. Sarà d'ora in poi difficile continuare con le restrizioni di bilancio
ed i continui ostacoli che le passate amministrazioni ponevano.
Ora è in dirittura d’arrivo la costruzione della nuova biblioteca che, malgrado alcune
nostre riserve sulla localizzazione e sulle funzioni previste, costituirà comunque un notevole
passo avanti.
Rimangono validi i punti programmatici seguenti:
- In molte nazioni la Biblioteca Pubblica è l’istituzione cui il
cittadino si rivolge quando ha bisogno di informazioni: lì trova le delibere comunali, l'orario
dei treni, i dati statistici, le norme, i regolamenti le disposizioni di legge, può collegarsi
a banche dati pubbliche o private, può vedere programmi televisivi via satellite, ha a disposizione
strumenti di calcolo, ecc. Questo è quanto deve fornire anche la nostra Biblioteca oltre
al tradizionale materiale librario che peraltro è anch’esso da potenziare per quantità,
qualità e tempestività negli acquisti.
- Bisogna arricchire in quantità e qualità l’insieme della documentazione (libri,
riviste, CD, video, storia locale, collegamenti INTERNET e con gli altri centri di documentazione,
strumenti informatici a disposizione degli utenti, …). A questo proposito vediamo con favore
la recente costituzione del Sistema Bibliotecario Brianza anche se al momento limitato alla catalogazione
ed al prestito interbibliotecario delle biblioteche comunali. Riteniamo essenziale l’ampliamento
del Sistema alle altre biblioteche e centri di documentazione e prioritariamente alle biblioteche
scolastiche. Da progettare inoltre la costituzione di una grande biblioteca centrale della Provincia
di Monza e Brianza.
- È necessario allargare gli orari di apertura specie di sera ed istituendo sedi decentrate
nei quartieri periferici, punti di prestito nei luoghi di cura, un maggiore collegamento con le
scuole, il prestito a domicilio per i disabili,…
- Bisogna fare maggiore attenzione alla funzione sociale della Biblioteca (locali per studiare
ma anche per discutere, per fare attività culturali ma anche per rilassarsi, …).
Infatti la Biblioteca non deve essere un self-service del libro ma deve porsi obbiettivi prevalentemente
culturali favorendo la ricerca, incoraggiando il dibattito, creando le condizioni per uno sviluppo
autonomo di ogni cittadino. I libri, il materiale informativo, gli arredi... sono solo degli strumenti
e non devono essere visti come obbiettivo a sé stante.
- Curare che l’offerta culturale si rivolga a tutte le fasce di età e tenga conto
del pluralismo sociale, culturale e politico dei seregnesi.
- Riprendere le iniziative culturali legate agli argomenti di informazione e attualità anche
in collaborazione con le associazioni presenti sul territorio.
- Il personale, che ora, come da sempre, è numericamente insufficiente, deve essere potenziato
con personale a ruolo evitando dunque l’assunzione di personale precario.
- Bisogna rafforzare la collaborazione tra la Biblioteca e le scuole Elementari e Medie.
- È necessario inoltre pensare a forme di collegamento con le scuole Superiori.
In generale in campo culturale:
- Vanno incoraggiati e sostenuti con mezzi adeguati anche di personale, gli interventi organizzati
nel campo della cultura permanente (come l’Università del Tempo Libero)
rivolti ai pensionati, alle casalinghe a quanti la scuola non l'hanno neppure potuta frequentare
o che desiderano approfondire le proprie conoscenze.
- Bisogna consolidare la collaborazione con i gruppi culturali e le associazioni impegnate
sulle questioni dell'ambiente, del sostegno ai paesi del terzo e quarto mondo, della solidarietà,
della comunicazione,...
- A questo proposito è necessario che l’Amministrazione Comunale metta a disposizione locali
ed attrezzature da destinare alle associazioni che ne hanno bisogno per la propria attività.
- Attualmente le iniziative in campo culturale sono decise dall’Assessorato di competenza
ed al massimo passano dalla Commissione Consiliare Cultura. La qualità delle iniziative
di questi ultimi anni è stata buona, quello che è mancato è stato il coordinamento
ed il coinvolgimento delle associazioni in modo diverso da un rapporto individuale. È dunque
necessario rendere finalmente operativa la Consulta per la Cultura in modo da
funzionare come coordinamento e scambio di esperienze tra le varie associazioni e realizzare la “Casa
delle Associazioni”.
- Bisogna consultare sistematicamente i cittadini sia collettivamente (almeno un'assemblea annuale
di bilancio e di proposta prima della stesura del programma annuale), che per settori di interesse,
che individualmente (attraverso questionari od altro). Da questo punto di vista registriamo il
fatto negativo che la Commissione Biblioteca non è più stata rinnovata, per la parte
riservata agli utenti, dal ‘2000.
- E necessario aumentare gli stanziamenti in bilancio altrimenti sarebbe pura illusione pensare
ad un allargamento dei servizi. È parimenti necessario dare un'effettiva autonomia
gestionale alle Commissioni Biblioteca e Cultura.
- Il Concorso Pozzoli, manifestazione di rilevanza internazionale, richiederà una
particolare e continua attenzione al fine di mantenere ed aumentare il livello qualitativo. Sembra
ormai scongiurato il rischio di progressiva decadenza che si profilava negli anni appena trascorsi
e l'ultima edizione ha mostrato un netto miglioramento. Rimane il problema della sostanziale estraneità della
nostra città rispetto al Concorso Pozzoli: mancano iniziative collaterali, non c'è un
filo conduttore tra un'edizione e l'altra, manca addirittura una sezione musicale (libri, CD, spartiti)
in una biblioteca che pure è dedicata al maestro Pozzoli.
I CITTADINI BAMBINI
È necessario ripensare l'infanzia, riconoscere, accettare e valorizzare la differenza fra
condizione infantile e condizione adulta, comprendere che la scuola non può surrogare il compito
più vasto che compete invece alla comunità.
Una comunità che progetti il proprio habitat, che lo voglia modificare o reinterpretare
lo deve fare privilegiando i cittadini più piccoli, perché meno rappresentati nelle
scelte di utilizzo del territorio.
Un territorio che si misuri con questa presenza deve progettare strade e percorsi sicuri,
ampliare gi spazi verdi nella dimensione e nel numero.
Ma non basta: la comunità deve dare risposte al tempo extrascolastico dei bambini, altrimenti
gestito quasi unicamente da iniziative private (discipline sportive, corsi a pagamento, oltretutto
non accessibili a tutte le famiglie), con la conseguenza di una rigida strutturazione del tempo dei
bambini (scuola - corsi - televisione).
Esiste una carenza di opportunità comunicative, di esperienze informali che si basano
sull'incontro spontaneo nei parchi e nei cortili, nelle biblioteche e nelle ludoteche per stare insieme,
fare esperienze, esplorare il territorio, momenti fondamentali per un positivo percorso di crescita.
È necessario restituire spazi che gli adulti hanno tolto ai bambini, piazze, spazi
privati attigui alle abitazioni, giardini, cinema e teatri per ragazzi.
In ogni quartiere devono essere presenti più luoghi individuabili e sicuri che permettano
libere aggregazioni, un uso creativo dello spazio e l'incontro tra le generazioni.
Tutti i servizi del comune e delle circoscrizioni, da quelli sportivi a quelli alla persona,
a quelli connessi all'informazione e alla cultura devono comprendere nicchie per i bambini e i giovani
.
Per progettare interventi efficaci come risposta alle necessità di questo gruppo sociale è necessario
coinvolgere profondamente i genitori, le istituzioni e le agenzie educative e gli stessi bambini
a partire da un'accurata fase di indagine (essi possono progettare gli spazi che verranno da loro
stessi vissuti).
Le lunghe liste di attesa per accedere agli asili nido costituiscono da sole un punto programmatico
.
Il Comune può distaccare inoltre propri operatori da affiancare al personale che opera presso
quelle realtà scolastiche che intendono avviare progetti mirati (attività formative,
di integrazione o di risposta a fenomeni di disagio).
I CITTADINI GIOVANI
Tutti parlano dei giovani ma nessuno fa parlare i giovani.
In realtà i giovani non hanno alcuno spazio in questo tipo di società.
Ecco perché i problemi dell'emarginazione non possono essere risolti in modo assistenziale
ma solo innescando dei nuovi meccanismi per far ritrovare ai giovani il gusto della partecipazione
alla vita sociale, alla politica, in attività in cui si sentano realmente partecipi.
In realtà gruppo sociale è stato completamente trascurato dall'amministrazione comunale.
È necessario avviare una seria riflessione e un'indagine sulla condizione giovanile in città,
per progettare iniziative, servizi e strutture destinate a questa fascia di popolazione, assumendo
come interlocutore e protagonista di tutte la fasi di itinerario il mondo giovanile tanto nelle sue
forme organizzate quanto, con un lavoro di avvicinamento teso a fare emergere interesse e partecipazione
anche nei confronti di chi non impegnato dell'associazionismo.
La condizione di scarso reddito dei giovani rende difficile l'accesso alle nuove tecnologie dell'informazione,
dello studio e dell'intrattenimento.
Seregno non può rinunciare ad una larga parte dei suoi abitanti.
Cosa propone Rifondazione Comunista?
- Creazione di spazi autogestiti da parte dei giovani stessi per favorire l'aggregazione
giovanile.
- Istituzione di una Consulta Comunale dei Giovani (eletta dai giovani e non nominata
dai partiti!).
- Stimolare e favorire, fornendo adeguate strutture, tutte quelle forme di volontariato
sociale e di associazionismo verso le quali i giovani mostrano una
forte sensibilità.
- Garantire la riapertura di Spazio Giovani in modo che svolga effettivamente
le sue funzioni di osservatorio sulle problematiche giovanili e di sportello informativo sulle
opportunità di svago, di studio, di viaggio, di aggregazione e sulle opportunità di
lavoro.
- concreta indicazione rispetto al mondo del lavoro.
- Compiere interventi mirati a risolvere particolari problemi del disagio giovanile.
- Facilitare l'accesso alle informazioni relative allo studio, al lavoro, al tempo libero, agli
alloggi, anche diffondendo nella biblioteca, l'accesso alle reti informatiche con costi di utilizzo
per l'utenza adeguati alla condizione di basso reddito.
- Raccordo con le scuole per affrontare il disagio giovanile in età scolare.
- Sostegno alle associazioni di volontariato che operano nel campo del disagio.
- Una politica delle tariffe dei servizi pubblici che tenga conto del ridotto potere d'acquisto
dei giovani
I CITTADINI ANZIANI
La popolazione anziana arriva a circa 10.000 persone tra autosufficienti e non autosufficienti.
Questo fenomeno demografico che dovrebbe sollecitare riflessioni approfondite sul destino di una
società senescente, con le implicazioni in termini di sanità, di assistenza, di previdenza,
di barriere architettoniche (e quindi di riprogettazione dello spazio urbano), di organizzazione
del tempo, è oggi affrontato esclusivamente in termini di bilanci, di spesa sociale, di debito
pubblico.
Il cittadino anziano è considerato un peso per la società perché ormai fuori
della logica della produttività e del consumo, perché si ammala di più e curarlo
e assisterlo è costoso ed impegnativo, perché le famiglie mononucleari non hanno gli
strumenti ed il reddito per occuparsene e quindi per sostituirsi all'ente pubblico nei suoi compiti
istituzionali.
- Affrontare la condizione anziana significa innanzi tutto rielaborare l'etica della società che
non definisca ruoli e valori solo in relazione all'organico aderire delle esistenze a dinamiche
mercantili e mercificanti, ma evochi, fin dall'origine del pensiero sociale, il diritto a non essere
considerati, mai, scorie, rottami inservibili, scarti senza speranza di riciclaggio.
- Fornire agli anziani spazi di auto organizzazione (come il Centro Anziani), non limitati all'ambito
ricreativo, ma incentivare l'intervento di questi soggetti nella vita pubblica, ispirando ad esempio
attività di arricchimento del patrimonio naturale, di valorizzazione della storia locale
e del quartiere, di presenza connettiva per contrastare i processi di estraneità e disgregazione.
- Cogliere ogni occasione per creare incontri intergenerazionali. A questo proposito bisogna pensare
ad iniziative tese a superare la barriera dell’età dei frequentatori del Centro Anziani
di via Schiaparelli e la sua classificazione, nell’immaginario collettivo, di “ghetto” per
gli anziani. Intanto si potrebbe trovare una denominazione diversa.
- Deospedalizzare l'assistenza all'anziano malato, con un capillare servizio sul territorio, invertendo
la tendenza per la quale gli ospedali e gli istituti di assistenza drenano tutte le risorse (economiche
e umane), sguarnendo alla prima crisi di carenza di personale o al primo taglio di bilancio, i
servizi di base.
RISORSE
Le risorse finanziarie del nostro Comune provengono per metà circa dallo Stato e dagli altri
enti (Regione, Provincia) e per l'altra metà sono frutto di tasse dei cittadini. Occorre pertanto consolidare
questa parziale autonomia finanziaria e al contempo finalizzare le risorse.
Dichiarare in altre parole a quali servizi ed a quali opere esse sono destinate e controllarne infine
i risultati. Occorre una gestione più snella delle risorse finanziarie e la fine di una contabilità pubblica
burocratica, deviante e incontrollabile.
Occorre una gestione coordinata di tutte le risorse del Comune, cominciando da
quelle finanziarie, per giungere a quelle del personale dipendente e a quelle patrimoniali, spesso
abbandonate a se stesse.
Occorre contare sulle risorse del volontariato sociale, su quelle dell'associazionismo,
su quelle dei gruppi di interesse comunque presenti sul territorio. Spesso, senza di esse,
il Comune non è in grado di produrre un'attività qualitativamente apprezzabile.
Occorre contrastare comunque ogni tentativo di ridurre le risorse complessive a disposizione dei
Comuni. Lo Stato deve sprecare di meno, i Comuni devono avere di più. Questo
perché i Comuni sono più vicini ai cittadini, ne conoscono direttamente i bisogni e
possono erogare servizi senza eccessiva burocrazia. Al contempo, i cittadini possono più da
vicino controllare il Comune stesso.
Risorsa da non trascurare è la collaborazione con gli altri Comuni vicini e con gli altri
livelli istituzionali (Provincia e Regione)
A proposito di risorse chiudo il mio programma rammentando che buona parte delle difficoltà degli
enti locali deriva dall'enorme evasione fiscale (oltre 300.000 miliardi l'anno pari a sei milioni
l'anno per abitante e a 240 miliardi l'anno per un comune come Seregno).
Da qui l'insistenza di Rifondazione Comunista relativamente al recupero dell'evasione fiscale anche
a partire dal nostro comune.