Il passaggio della corrente elettrica - negli elettrodomestici, nei cavi dell'alta tensione, nelle antenne - genera sempre un campo elettromagnetico.
Se paragonassimo l'onda elettromagnetica ad un fascio di luce potremmo dire che un extraterrestre che avesse osservato la terra da un lontano pianeta, un secolo fa avrebbe visto una palla opaca, oggi invece vedrebbe una sfera luminosa.
Questo esempio un po' suggestivo ci fa capire come negli ultimi anni le sorgenti artificiali di inquinamento elettromagnetico si sono moltiplicate indiscriminatamente, in assenza di una normativa seria ed aggiornata che imponesse lo studio delle possibili conseguenze sulla salute e sull'ambiente e che regolamentasse l'installazione degli impianti. L'elettrosmog è passato di conseguenza da livelli estremamente contenuti a valori di diversi ordini di grandezza superiori.
La domanda che sorge spontanea è: ma l'elettrosmog fa male? Alcuni studi sembrano dimostrare che si tratti di un debole cancerogeno. Poiché è un inquinante nuovo bisognerebbe condurre ricerche più approfondite. Che fare nel frattempo? Noi crediamo che, nel dubbio, sia indispensabile assumere un atteggiamento di cautela, di prevenzione, di massima riduzione del rischio.
Quindi, anche se fosse vero che gli studi finora condotti non sono in grado di dimostrare inequivocabilmente una risposta causa-effetto, si potrebbe tranquillamente ribaltare il problema dicendo che le stesse indagini non sono in grado di escludere la nocività dei campi elettromagnetici per la salute. Aspettare di avere la prova assoluta significa mettere a rischio la salute della popolazione esposta. Perché diventare le cavie di futuri studi epidemiologici che potrebbero provare la nocività dei campi elettromagnetici? Inoltre, l'introduzione di nuove tecnologie deve essere subordinata a preventive indagini sanitarie. Le lotte operaie e ambientaliste contro il rischio chimico dovrebbero aver insegnato qualcosa... O vogliamo che si ripetano i ritardi, gli errori di sottovalutazione e quindi i decessi come accadde per l'amianto, il DDT, il polivinilcloruro-monomero, ecc.?Le recenti ed insistenti pressioni esercitate dai comitati, da alcune associazioni per la tutela dell'ambiente e della salute, da Rifondazione Comunista, hanno costretto il legislatore ad affrontare il problema dell'elettrosmog. Ma il Governo non ha ancora emanato la tanto attesa legge quadro e la Lombardia, a differenza di altre regioni, non ha predisposto la sua legge regionale. Perché? Semplice: una legge seria ed efficace imporrebbe delle regole a TIM, OMNITEL, WIND, ENEL, EDISON e tutti gli altri gestori privati di energia elettrica.
I rappresentanti di Telecom, Omnitel, Enel, ecc., continuino a perorare la propria causa inneggiando all'innocuità degli impianti. Infatti, lo sviluppo tecnologico, interno ai rapporti capitalistici di produzione, punta a massimizzare il profitto anziché a favorire l'uso sociale delle scienze e delle tecnologie, la salvaguardia dell'ambiente e la tutela della salute.
Si capisce quindi perché le lobby private e pubbliche del settore dell'energia e delle telecomunicazioni esercitano notevoli pressioni affinché non si emanino leggi severe per la tutela dall'esposizione ai campi elettromagnetici che imporrebbero limitazioni al loro operare, costi di risanamento ambientale e investimenti nella ricerca di tecnologie più pulite. La tecnologia, o meglio, l'industria, è al servizio del capitale.
Rifondazione Comunista non chiede di "tornare ai tempi della candela" e dei "segnali di fumo". Tutti usufruiamo dei servizi forniti dall'elettricità. Rifondazione vuole però che la tecnologia sia al servizio dell'uomo, dell'ambiente e della salute, e non l'uomo vittima delle proprie innovazioni tecnologiche e schiavo del mercato e della società dei consumi. Ecco perché serve una legge e la possibilità per gli enti locali di darsi delle regole, affinché l'uso di telefonini o la localizzazione di antenne ed elettrodotti non crei rischi. Questa non è certo una richiesta impossibile poiché dal punto di vista tecnologico c'è la possibilità di ricorrere ad una serie di accorgimenti in grado di schermare, ridurre, direzionare o spostare il campo elettromagnetico o la sorgente che lo genera, e localizzare gli impianti lontano dalle case.
Come Rifondazione siamo impegnati in questa direzione e continueremo la battaglia nelle sedi istituzionali e insieme ai comitati.