Il "presidente operaio" ha gettato la maschera. Messosi nella parte di Presidente del Consiglio Berlusconi ha tirato fuori un piano di governo a dir poco sfacciato, non solo apertamente confindustriale. Il piano allude ad un'alleanza con la parte peggiore del Paese, quella che campa sull'evasione fiscale, la speculazione immobiliare, l'inquinamento ambientale. Sono comprensibili, dunque, i molti elementi di preoccupazione e d'allarme per ciò che potranno combinare le destre al governo. Detto ciò, basta gridare al pericolo di destra? No che non basta, se non si comprendono e contrastano le ragioni di fondo che hanno portato all'affermazione delle destre, se non si chiarisce il segno dell'opposizione.
Sul primo punto, la vittoria delle destre, ancor prima che una vittoria numerica, è una vittoria politica che si è affermata in un processo sociale. In altri termini, Berlusconi è il risultato non accidentale di ciò che nel nostro Paese si è costruito e si è sedimentato in anni di politiche d'impresa e d'innamoramento del mercato. Di converso, perché il centrosinistra che si è ascritto il merito del risanamento economico e dell'ingresso dell'Italia in Europa è uscito così duramente smentito dalla prova elettorale? Risposta: il governo ha operato si per una crescita e il miglioramento del quadro economico, ma questo non ha impedito una perdita di potere e di ruolo del lavoro dipendente e l'impoverimento di una parte consistente della società. E se ciò è vero quali sono stati i riflessi in termini di motivazioni e di oscillazioni elettorali?
Sul secondo punto, quale opposizione al governo di Polo-Lega? Scelta matura, opposizione bipartisan pronta a convergere sulle grandi scelte, hanno osservato i giornali della borghesia a proposito della recente mozione comune governo-opposizione sul vertice G8. Per parte sua il segretario in pectore dei DS, Piero Fassino, insiste sull'idea che la sinistra deve corrispondere con più efficacia della destra ai processi di modernizzazione in atto nel Paese. L'obiettivo non è tanto il cambiamento quanto il governo del presente e dello sviluppo. Su questo piano proprio non ci siamo. lì disegno delle destre può essere contrastato se si parte da una critica della società e dello sviluppo, se la sinistra ritrova una capacità di collegamento stretto con una serie di questioni sociali (salari, pensioni, diritti), se assume un'idea di redistribuzione di ricchezza e di potere a favore delle classi più svantaggiate.
Ci aspettano mesi impegnativi, di lotte politiche, di opposizione durissima. Per affrontare i nuovi compiti è importante e torna utile il risultato elettorale di Rifondazione, ottenuto in un contesto di fortissima polarizzazione e sotto un fuoco di fila. In queste ultime elezioni siamo riusciti ad affermare il nostro diritto all'esistenza. E tuttavia il nostro partito, troppo piccolo ancora, non può pensare con le sue sole forze di poter fronteggiare grandi forze avverse. Ecco perché, da parte nostra, oltre al dato della coerenza serve una grande apertura, alla società, al confronto politico, non apertura a prescindere ma per riconquistare al pensiero della trasformazione la società e la sinistra. E insieme all'apertura serve una pratica, ancora inadeguata, della ricostruzione del conflitto, dell'organizzazione, dell'insediamento.
Nei giorni scorsi il segretario nazionale Fausto Bertinotti con una lettera aperta ai DS ha formulato l'invito a lavorare e a costruire insieme l'opposizione al governo Berlusconi. La proposta è di partire da temi semplici e decisivi: i temi del lavoro, delle pensioni, dell'assunzione degli obiettivi più immediati posti dal movimento antiglobalizzazione. Nonostante la tiepidezza delle prime risposte, sta a noi insistere ed incalzare, tanto più in una situazione di smarrimento sociale e politico, lì nostro partito, fuori da un'improbabile, improponibile autosufficienza, ha da esercitare un ruolo attivo nel processo di ricostruzione della sinistra e dei movimenti.