
Dietro l’immenso circo del Gran Premio d’Italia la gestione delle
maestranze risponde a regole di precarietà e sfruttamento.
In occasione dell’evento diverse agenzie di lavoro temporaneo assumono
personale per garantire ogni tipo di servizio all’utenza della
manifestazione.
Attirati dalla facilità di reperire un facile guadagno si riversano
all’autodromo in cerca di lavoro centinaia di studenti, disoccupati,
cassaintegrati, pensionati e migranti. Questo gioco non garantisce,
ovviamente, un riscatto dallo “status quo” occupazionale, ma consolida
solamente il profitto delle società appaltatrici.
In tale sistema che vive sulla precarietà – agevolato dalle opportunità
legislative – si verificano episodi di sfruttamento moralmente
deprecabili e legalmente sanzionabili.
E’ assurdo che una manifestazione di portata mondiale quale il gran
premio di Monza, vetrina di personaggi pubblici, politici, nodo di forti
interessi economici e commerciali, venga costruito anche grazie allo
sfruttamento di lavoratori precari, senza nessuna tutela o garanzia.
Ma quest’anno si è superato ogni limite: sono stati assunti da una delle
sopracitate agenzie ragazzi immigrati, senza permesso di soggiorno, che
percepiscono 1,70 euro all’ora, obbligati, per recuperare due soldi, a
turni estenuanti di 24 ore, senza cibo, senza acqua. Ragazzi che la
nostra legge chiama clandestini e a cui nega qualsiasi tipo di diritto,
perfetti però per essere sfruttati e ricattati.
Ragazzi senza casa, al soldo di “caporali” senza scrupoli, ai quali le
agenzie stesse fanno riferimento per reclutare manodopera a costo
infimo. La loro condizione di clandestinità li tiene in scacco e li
rende vulnerabili ad ogni tipo di sopruso: quando tale situazione è
stata denunciata, l’unico provvedimento preso dai responsabili
dell’agenzia è stato il loro licenziamento.
I responsabili di tale reclutamento, nell’indifferenza dei dipendenti dovuta alla paura del licenziamento e con la collusione dei capoturno, non effettuano alcun tipo di controllo sulle modalità di assunzione, sacrificando anche i più basilari diritti.
Come colleghi, amici e fratelli di queste persone (colpite due volte: la prima dai comportamenti criminosi di chi li assume, la seconda dalle leggi sull’immigrazione, che impediscono loro di denunciare i fatti, pena l’espulsione) riteniamo sia importantissimo portare alla luce quanto accaduto, ormai diventato la norma sia che si tratti di grandi opere (ad esempio per la nuova Fiera di Milano) sia che si tratti di grandi eventi.
“PRECARIETÀ è la condizione in cui viviamo, FLEXICURITY è la condizione a cui aspiriamo. […] Chiediamo sicurezza e universalità di reddito, contributi sociali e ferie pagate, aumento del tempo libero e della maggiorazioni di straordinario a fronte di limitazione del lavoro notturno e festivo, educazione, casa, salute pubbliche, accesso libero e sovvenzionato ai mezzi di comunicazione e alla formazione, un salario minimo europeo, il diritto di autorganizzazione sindacale per i lavoratori temporanei e flessibili, la fine delle discriminazioni che la aziende fanno tra lavoratori a tempo determinato e lavoratori a tempo indeterminato […] e la fine delle leggi xenofobe e delle deportazioni che stanno bloccando la libera circolazione delle persone di ogni colore, religione e cultura in tutta EUROPA.” [Dal manifesto per EuroMayday004]