Presidio Yamaha di Lesmo

Resistere per esistere

Yamaha Motor Italia Spa è il classico e pessimo esempio di come una azienda multinazionale possa chiudere un intero reparto produttivo e gettare sul lastrico 66 lavoratori, incurante delle conseguenze che una decisione così irresponsabile provoca, nonostante abbia usufruito di innumerevoli aiuti diretti e indiretti dal Comune, dallo Stato Italiano, sotto forma anche di incentivi alle vendite.

La Direzione di Yamaha Motor Italia Spa, a far data dall’11 Gennaio 2012, con la solita irresponsabile arroganza, ha deciso di spedire le lettere di licenziamento ai propri dipendenti cassaintegrati, incurante delle sofferenze personali e umane che questa drammatica decisione ha provocato e provocherà alle lavoratrici e lavoratori coinvolti, ai loro figli e alle loro famiglie.

La Yamaha, con la ferocia padronale con cui si è sempre distinta, pur essendoci le oggettive condizioni per poter ottenere l'utilizzo di un ulteriore ammortizzatore sociale, non ha minimamente valutato la possibilità di richiedere la Cassa Integrazione in Deroga. Questo ulteriore periodo di tempo sarebbe potuto servire a ricollocare i dipendenti rimasti ancora senza occupazione e ad allungare il periodo di sostegno al reddito delle loro famiglie.

Il mondo del lavoro vive una condizione drammatica e senza precedenti a causa delle innumerevoli crisi aziendali, chiusure, riduzioni di personale, delocalizzazioni. I pesanti costi umani e sociali vengono scaricati totalmente sui lavoratori che ne subiscono le terribili conseguenze.

Yamaha Motor Italia Spa è il classico e pessimo esempio di come una azienda multinazionale possa chiudere un intero reparto produttivo e gettare sul lastrico 66 lavoratori, incurante delle conseguenze che una decisione così irresponsabile provoca, nonostante abbia usufruito di innumerevoli aiuti diretti e indiretti dal Comune, dallo Stato Italiano, sotto forma anche di incentivi alle vendite.

Vi sono, in questa vicenda così emblematica, delle domande che lasciano dei vuoti preoccupanti, a partire dal ruolo che alcune istituzioni avrebbero dovuto tenere in difesa del lavoro e delle lavoratrici e lavoratori che l’hanno perso.

Ciò non è avvenuto. Anzi, al contrario, una figure istituzionali quale il Sindaco di Lesmo ha incredibilmente definito “immorale” la richiesta e l’uso di un ammortizzatore sociale come la Cassa Integrazione in Deroga, arrivando a richiedere al prefetto la possibilità di sgomberare il presidio permanente dei lavoratori in atto dal 13 Dicembre 2010 fuori dai cancelli della fabbrica. La nostra lotta continuerà. Perdere il posto di lavoro è già di per sé una cosa drammatica, perderlo senza lottare per la dignità è un peso che noi, lavoratrici e lavoratori Yamaha, non vogliamo portarci sulle spalle.

Andremo avanti fino all’ultimo e speriamo che la nostra lotta sia uno sprone per tutti coloro che, fino ad oggi, hanno abbassato la testa senza ribellarsi all’impunita arroganza di queste aziende.

RSU Yamaha Motor Italia SPA, FIOM CGIL Monza e Brianza
Gerno di Lesmo, 13 Gennaio 2012