Sette vittime sul lavoro in meno di sei mesi, scrivevamo appena una settimana fa. No, non è così, perché la lunga scia di morti che sta insanguinando le fabbriche, le officine e soprattutto i cantieri dell'operosa Brianza va già tragicamente aggiornata.
Le vittime del lavoro nel 2002 sono diventate otto, con una inquietante impennata che ha già quasi equiparato i nove morti dell'intero 2001.
"Siamo alla strage - ammette sconsolato Bruno Ravasio segretario della Cgil Brianza - e non si può più parlare di tragiche fatalità. Si lavora senza sicurezza: enti e soggetti privati si diano una regolata o si accetterà un sistema che sta facendo più vittime di una guerra. Del resto, in un clima nazionale di attacco ai diritti dei lavoratori, il messaggio che sta passando è quello che è lecito lavo rare in qualsiasi condizione".
La tragica conta era cominciata il 27 gennaio scorso, a Caponago, con l'esplosione della Sapio e
la morte del 36enne Walter Carano.
Quindi era stata la volta di Luigino Mapelli, 53 anni, rimasto impigliato nel tornio di una piccola
officina meccanica di Nova Milanese il 7 marzo.
Il 29, un artigiano di 57 anni, Leandrino Gualtieri, era caduto invece nella tromba delle scale di
un cantiere a Solaro, mentre ad aprile un operaio siciliano di 40 anni, Giorgio Billè, era rimasto
schiacciato contro una parete di un palazzo in ristrutturazione di Cogliate e un bergamasco di 33
anni, Giancarlo Previtali, era caduto da 11 metri di altezza in un cantiere all'autodromo di Monza.
Il 17 maggio, in un cantiere di Triuggio, Roberto Motta, 28enne di Sovico, era rimato schiacciato
dalle macerie di un capannone con il suo camion.
Giovedì scorso l'ultima "morte bianca", quando Bonaventura Savoldelli, 54 anni, era deceduto cadendo
in una buca di un cantiere di Renate sotto gli occhi del fratello direttore dei lavori.