Alla fine sarà sciopero generale.
Il governo non ce lha fatta ad imbrigliare la
Cgil nei rinvii, nelle sospensioni, nei
compromessi. Non è riuscito il tentativo di
spegnere la ribellione su una questione che è
insieme sindacale, politica e di civiltà. In una
Repubblica “fondata” sul lavoro nessun lavoratore
può essere licenziato senza un giustificato
motivo, nessun cittadino può essere sottoposto
allarbitrio di un altro, anche se questo è il
padrone.
Sembra un principio semplice e fino a
qualche anno fa lo era. Ora che le politiche
liberiste hanno invaso e penetrato ogni ganglio ed
ogni pensiero della società italiana e che il
governo del centro destra ha preso la direzione
del paese non è più scontato. E questo rende lo
sciopero del 5 aprile una occasione straordinaria.
Forse - speriamo - uno spartiacque.
Unoccasione per il sindacato, innanzitutto,
che piegato da una politica e una pratica della
concertazione rialza la testa, afferma un “non ci
sto” inequivocabile, pone le premesse per
unopposizione sociale. Sappiamo bene che risalire
la china non sarà facile, che questi anni di
politiche neoliberiste, gestite prima dal governo
di centro sinistra e ora da quello centro destra,
hanno devastato il tessuto sociale, hanno reso
difficile e precaria la condizione dei lavoratori.
Sappiamo anche che questo sacrosanto “no” ai
licenziamenti senza giusta causa non è
accompagnato da una piattaforma che contrasti
punto per punto le politiche del governo. Ma tutto
questo non intacca limportanza di questa
decisione. Non riduce il suo impatto nello scontro
sociale.
Ma questo sciopero è unoccasione
anche per il movimento no global, per quel
movimento, che in questi mesi ha prodotto il
disgelo sociale, e che da Seattle a Porto Alegre
ha affermato che “un altro mondo è possibile”.
Esso è stato attraversato e contiene nuclei
importanti di organizzazioni operaie tradizionali
(pensiamo al sindacato americano e al suo ruolo a
Seattle, ai metalmeccanici della Cut brasiliana o
alla Fiom e al suo rapporto col movimento in
Italia). Lo sciopero del 5 aprile può contribuire
alla precisazione di alcuni contenuti sul lavoro,
e alla unificazione del disagio dei lavoratori
tradizioni a quello delle sempre più ampie fasce
di precariato e di disoccupazione. Può aiutare la
crescita di un nuovo movimento operaio, che
sostituisca a pieno titolo le organizzazioni del
Novecento.
Cè poi lopposizione di centro
sinistra. Una opposizione allo sbando, in crisi,
in una crisi che assume ogni giorno di più i
caratteri di irreversibilità. In queste ultime
settimane la sua azione si è concentrata in una
ribellione di ceti medi, di professionisti e di
intellettuali che rischiano - paradossalmente - di
indebolirla ulteriormente. Di essere il segnale
del suo disfacimento invece che un segnale di
vitalità. Quella ribellione ha trascurato finora
ogni problema sociale e si è concentrata
esclusivamente sul ricambio dei dirigenti del
centro sinistra, su questioni di legalità e di
moralità. Ecco, lo sciopero generale è
unoccasione per uscire da unambiguità, per
connettere il conflitto di interessi con gli
interessi dei lavoratori; per entrare a far parte
di una opposizione che è sociale e non solo
morale. Aspettiamo e speriamo che a Roma, a Milano
e Firenze gli intellettuali dicano con chiarezza
che saranno a fianco dei lavoratori nello sciopero
generale e che non vogliono labolizione
dellarticolo 18.
In questo modo si potrebbe
rianimare unopposizione che, finite le tavole
rotonde, gli incontri, i convegni e i girotondi
rifluirebbe inevitabilmente su se stessa,
lasciando unulteriore scia di delusione e
incoraggiando di fatto le politiche moderate
dellUlivo.
Ma - non nascondiamolo - questo sciopero generale è importantissimo anche per Rifondazione comunista.
Lo è anche per un partito che lo ha chiesto e lo ha voluto prima e più di altri e che accoglie come
buon auspicio il fatto che esso si svolga il secondo giorno del suo congresso. E unoccasione
per riprecisare, confermare e portare con più forza nel tessuto sociale la sua piattaforma sociale.
Per allargare un confronto, per trovare nuovi interlocutori, per rafforzare tutte le sue battaglie.
Che sono - lo ricordiamo - molte e ambiziosissime. Cè quello per il salario europeo al quale
dedicheremo la giornata del 4 maggio, quella per la Tobin tax per introdurre in Europa e in Italia
una imposta sulle speculazioni finanziarie, quella per lestensione del divieto di licenziamento
senza giusta causa anche alle aziende con un numero di dipendenti inferiore a 15. Battaglie parlamentari,
raccolta di firme, leggi di iniziativa popolare, proposta di referendum: useremo tutti i mezzi possibili,
tutte le forme di lotta che riusciamo ad immaginare a sostegno della nostra piattaforma sociale. Useremo
tutta la nostra fantasia, il nostro impegno e le forze che siamo riusciti a raccogliere. Sarà questo
il nostro contributo allo sciopero generale che sancisce luscita dagli anni bui della concertazione.