Le operazioni "sostenute, integrate e senza sosta" annunciate
domenica sera dal presidente degli Stati Uniti George W Bush preludono ad un
conflitto senza fine e sicuramente con pochi fini accertati ed identificabili
al di là della devastazione totale di un paese già distrutto da ventitré
anni di guerra.
Sfrondati da iperboli, tesi patriottarde e falsità programmate i proclami
lanciati da Washington e da Londra lasciano trasparire traguardi ben diversi e
ben più catastrofici di quelli originariamente identificati nell'annientamento
della rete terroristica Al-Qaida, di Osama bin Laden, dei suoi accoliti e
dello stesso regime dei Talibani.
L'annientamento delle due torri newyorkesi e di un'ala del Pentagono a Washington richiede apparentemente una punizione micidiale e protratta nel tempo dell'Afghanistan ed in un secondo tempo dell'Iraq: qualcosa dalle dimensioni bibliche destinata ad essere ricordata per molte generazioni a venire.
Anche questa volta come nella loro storia bicentenaria gli Stati Uniti
appaiono decisi a sfruttare l'ennesimo "great american disaster"
per accelerare e completare la loro scalata ad un totalizzante dominio
planetario: con la distruzione del fortino dell'Alamo e l'uccisione del
leggendario Davy Crockett i confini del NordAmerica vennero estesi a gran
parte del Messico fino ad abbracciare tutti gli stati del sud-ovest; con il
misterioso affondamento nel porto dell'Avana della corazzata Maine la
proiezione della potenza navale Usa raggiunse le Filippine ed altre regioni
del Pacifico; Pearl Harbor appose la parola fine alla grande recessione
americana ed alle tendenze isolazioniste della repubblica stellata per poi
trasformare questa in superpotenza nucleare con presidi militari permanenti in
Europa e nel mondo intero.
Il barbarico attacco terroristico a Manhattan viene ora strumentalizzato non
solo per devastare due o tre paesi islamici non integrabili nella
globalizzazione politica, economica e culturale del grande impero d'occidente,
ma per militarizzare ulteriormente la società statunitense, quelle europee,
per schiacciare ogni forma di dissenso dal pensiero unico includendo nel
progetto persino la Russia di Putin ed i regimi totalitari sopravvissuti al
crollo dell'Urss.
Con un controllo capillare dei mass media nord americani ed occidentali -
pochissime le eccezioni - si riesce a mimetizzare un progetto delirante e
micidiale nella sua ideazione liberticida travestendolo di propositi
democratici, umanitari e di sicurezza comune. Basta guardare nella guerra
scatenata da 48 ore al programma binario del "B&B", che non è
il nome del famoso cocktail britannico, ma sta per "Bread and Bombs",
pane e bombe: per due notti di seguito le conflagrazioni dei missili Tomahawk
e le tonnellate di esplosivo sganciate dalle stratofortezze B-52 e B-2 che
hanno colpito le preesistenti macerie di trenta pseudo obiettivi militari nell'Afghanistan,
sono state accompagnate dal lancio ad opera di due aerei da trasporto C- 17 di
37 mila e 500 razioni alimentari "HDR" (Humanitarian Daily Rations)
da cui, è stato assicurato, sono state tolte le scatolette di carne di maiale
o di "Spam".
Will Day, direttore della più grande organizzazione umanitaria del mondo, la
"CARE International" ha commentato: «Questi lanci aerei di cibarie
e di medicinali sono formidabili a livello televisivo, ma rappresentano quasi
sempre un fallimento come risposta ad una crisi alimentare». Altre
organizzazioni analoghe come l'Oxfam o "Save the Children" hanno
protestato contro questa montatura puramente propagandistica, sostenendo che
solo soccorsi portati da mezzi terrestri a un milione e più di rifugiati, a
cui altri milioni si aggiungeranno con l'intensificazione delle operazioni
militari, potrebbero alleviare le indicibili sofferenze delle diverse etnie
afghane, oltre naturalmente all'apertura delle frontiere iraniane e
pakistane.
Una guerra dunque spietata e senza fine, quella promessa per due giorni di
seguito da un Bush nelle improbabili vesti di Sir Winston Churchill, ed in
termini più moderati da un Tony Blair nelle altrettanto improbabili vesti
dell'ottocentesco primo ministro britannico William Ewort Gladstone.
Sono i fatti, non le parole, a parlare fin troppo chiaro: dopo i primi
sette giorni di guerra aerea a distanza, destinata ad annientare l'ultima
mitragliera anti-aerea del regime talebano, si procederà con i bombardamenti
a tappeto per altre quattro o cinque settimane fino a quando la neve non
impedirà il lancio dei cosiddetti missili intelligenti, che diventano stupidi
quando per via della bianca coltre non riescono ad orientarsi sui dati
topografici del terreno.
Continueranno i bombardamenti con esplosivi gravitazionali, con gli ordigni ad
aerosol, con il napalm e, non si esclude con qualche altro ordigno nucleare
tattico ad alta penetrazione nel tentativo di beccare bin Laden e il suo
quartier generale in qualche caverna del paese.
Ma come ha detto lo stesso segretario alla difesa Rumsfeld, la guerra al
terrorismo internazionale andrà avanti per diversi anni colpendo altri "rogue
states", stati-canaglie, che ospitino organizzazioni terroristiche, rei,
al di là dei barbarici mezzi impiegati, di contrastare il nuovo ordine
mondiale.
Ed il secondo bersaglio nella lista è naturalmente l'Iraq su cui Bush
figlio cercherà di completare l'opera di Bush padre costata finora a quel
popolo più di un milione e mezzo di vittime civili
Un'ultima annotazione marginale, ma quanto mai importante per il nostro
paese: dobbiamo ringraziare il padreterno perché abbiamo Silvio Berlusconi e
non Massimo d'Alema a capo del governo; sono state le dissennate
esternazioni del nostro Presidente del Consiglio a Genova durante il G-8 e poi
dopo l'il settembre in Germania ed in Belgio a far sì che l'Italia sia
stata emarginata ed esclusa dalle operazioni militari e politiche della grande
crociata.
Bush e Blair hanno ringraziato i paesi alleati, dalla Francia alla Germania,
dal Canada all'Australia, dall'Uzbekistan al Tajikistan per il contributo
dato alla grande impresa: hanno preferito per ovvi motivi non menzionare l'Italia
oltretutto in quanto, come ha dimostrato la guerra nell'ex Jugoslavia, non c'è
bisogno del permesso del suo governo per usare le basi Usa di Aviano, di Fort
Darby e dintorni. Con quell'altro Presidente del Consiglio del
centro-sinistra ci saremmo veramente trovati nei guai.