Guaicaipuro Cuautemoc un indios che sa far di conto...
Quanto fa l'interesse del 10% annuo per 5 secoli?

Guaicaipuro Cuautemoc e' un indios che sa far di conto. Non un indios di quelli piagnucolosi, che continuano a lamentarsi per via che sono poveri, la loro terra e' stata depredata, i loro diritti calpestati brutalmente. No, Guaicaipuro Cuautemoc e' un indios pragmatico. Una nuova specie di indios con il pallino degli affari.

Guaicaipuro Cuautemoc ha scritto una lettera alle potenze occidentali che non contiene recriminazioni. Va bene, dice, siete stati un po' malvagi, ma quel che e' stato e' stato, mettiamoci una pietra sopra. Affrontiamo la cosa da persone moderne e responsabili, non stiamo qui a fare un dramma su 5 secoli di aberrazioni. E' il progresso... Guaicaipuro Cuautemoc si limita a affrontare una piccola questione tecnica.

La questione delle ricchezze depredate.

Ok, non vogliamo pensare che le avete volute rubare. Diciamo che era un semplice prestito.
Restituiteceli riconoscendoci un modesto interesse bancario.
Vi va bene il 10% annuo?
Allora facciamo 2 conti: "Fa fede l'Archivio delle Indie. Foglio dopo foglio, ricevuta dopo ricevuta, firma dopo firma, risulta che solamente tra il 1503 e il 1660 sono arrivati a San Lucar de Barrameda 185mila chili di oro e 16 milioni di chili d'argento provenienti dall'America." Calcolare il valore attuale di questa fortuna non e' facile, una stima prudenziale e' di 10 milioni di miliardi di lire. Poi ci sono gli interessi, grazie ai quali ogni 10 anni il capitale raddoppia: 20 milioni di miliardi, 40 milioni di miliardi, 80, 160, 320, 640, 1280 e cosi' via per 34 volte (iniziando a calcolare gli interessi dal 1660).

Beh...viene fuori un cifrone. Ci compri una massa di oro e di argento abbondantemente superiore al volume del pianeta terra. Ok, pagate! Dice l'indios. Ma, aime', le potenze dell'occidente non hanno tutto questo denaro. Neppure se vendessero tutte le fabbriche, le banche, le imprese, le auto e le opere d'arte di tutti i loro musei, le proprieta' terriere e i palazzi, potrebbero mettere insieme una cifra del genere. Eppure l'oro e l'argento giunti a San Lucar de Barrameda non sono che una frazione minima delle ricchezze depredate dalle grandi potenze nel cosiddetto terzo mondo...Sono una bazzecola!

Ora sorge spontanea una domanda: dove sono finiti questi soldi?

Volete dire che in tutti questi secoli non hanno reso almeno il 10% annuo? Calcoliamo che abbiano reso solo il 2%...Calcoliamo anzi che non abbiano reso nulla. Comunque la massa delle ricchezze depredate durante i secoli del colonialismo e' tale che nessuno oggi sarebbe in grado di restituirle, neppure volendo. Se le ricchezze prese in prestito dalle potenze occidentali fossero restituite i paesi del terzo mondo diventerebbero ricchissimi e in Europa non ci sarebbero piu' neanche le sedie per sedersi. E invece, incredibile, le grandi potenze vantano dei crediti verso il terzo mondo. I derubati devono risarcire i danni del furto.

Dicevamo che i soldi sono spariti. Che fine hanno fatto? In parte furono sperperati nelle corti europee e nei palazzi nord americani. Ma in piccola parte. Il grosso del malloppo fu gettato via combattendo una guerra dopo l'altra. Guerre, guerre e ancora guerre. Miliardi di fucili, fantastiliardi di proiettili. E migliaia di cannoni, di testate nucleari, sommergibili, aerei, mezzi blindati... E viene allora da chiedersi che cosa succederebbe se un domani l'umanita' trovasse il modo di vivere senza sprecare assurdamente le proprie risorse. Ogni bambino nascerebbe con un milione di dollari in banca e il mondo sarebbe un posto talmente bello che anche i generali sarebbero piu' umani.

 

Dario Fo
Roma, 5 novembre 2000