Analisi della dinamica che ha portato agli arresti contro il movimento

I LORO CARABINIERI E LE NOSTRE ZUCCHE.

GLI ARRESTI

All'alba del 15 sulla base dell'ordinanza firmata dalla procura di Cosenza, 42 persone sono state raggiunte da procedimento giudiziario, 11 tra queste venivano trasferite nel carcere di massima sicurezza di Trani. L'iniziativa vuole colpire la "Rete meridionale del Sud ribelle", contenitore negli ultimi tre anni di tanti incontri e assemblee di gruppi e associazioni del Meridione per preparare le giornate di Napoli, Genova e Firenze. I magistrati contestano una serie di reati tra i quali il 270/bis del codice penale, che riguarda le "associazioni con finalita' di terrorismo e di eversione dell'ordine democratico". Altri capi di imputazione: la "cospirazione politica mediante associazione al fine di turbare l'esercizio di governo" e la "propaganda tesa a sovvertire violentemente l'ordine economico". L'ordinanza e' stata emessa a seguito di indagini durate un anno e mezzo con pedinamenti, filmati ed intercettazioni (tra le quali quelle di 60.000 e-mail).

CON ORTAGGI E VERDURA FAREMO LA LOTTA SEMPRE PIU' DURA

L'ordinanza (359 pagine) non solo non poggia su alcuna prova, ma anche il castello indiziario e' di una poverta' sconcertante. La cospirazione politica e' un reato

"del codice fascista del 1930 al fine d'anticipare il momento della punibilita' di quei reati, che se davvero commessi, avrebbero potuto minacciare la stabilita' e gli interessi del regime autoritario. E' un reato che permette di liquidare, come ha fatto in un lontano passato, sindacati, partiti, ogni forma di libera associazione. La natura di quel reato ha un vantaggio che i magistrati di Cosenza non disperdono: puo' essere contestato senza che un delitto, una violenza, un'aggressione o attentato sia commesso, senza che ne siano dimostrate con qualche decente fonte di prova le responsabilita'. Il giudice di Cosenza brandisce il senso autoritario di quella norma come un'arma. Nella cospirazione politica mediante associazione, scrive, e' sufficiente che il 'pericolo' sia 'presunto'. Quel reato 'non esige ne' un numero di adepti determinato, ne' la consistenza di mezzi idonei alla realizzazione dei fini, ne' concreto pericolo per lo Stato essendo il pericolo presunto... la costituzione dell'associazione'." (D'Avanzo, La Repubblica, 16 novembre).

Gli indizi sono, a tratti, esilaranti. In una delle telefonate intercettate Anna Curcio, tra gli arrestati, racconta che a Genova lavorera'

"a un progetto di comunicazione con delle radio indipendenti che trasmetteranno in rete sul sito www.radiogap.net",

ed ecco la grande intuizione del magistrato:

"Gap, come la formazione eversiva ideata da Giangiacomo Feltrinelli [30 anni fa, NdR] che operava per propagandare in Italia e in Europa, i fondamenti strategici e i principi organizzativi della guerriglia urbana. Il ricorso a tale sigla per denominare la radio operante a Genova durante il G8, non puo' essere casuale, ma voluto da persone ben informate sui trascorsi eversivi e che accarezzano l'idea di sfruttare la forma 'anomica' del movimento antiglobalizzazione per riattualizzare la lotta armata storicamente fallita".

Nell'ordinanza si trovano prove "schiaccianti" del seguente tenore: durante la manifestazione del 17 febbraio 2001 a Napoli i carabinieri rilevano la presenza di "Caruso Francesco" in un filmato dove e' udibile lo slogan "Che puzza, che puzza" scandito dai manifestanti a pochi centimetri dal volto dei carabinieri, in altri fotogrammi invece si sentono slogan ancora piu' minacciosi "con ortaggi e verdura faremo la lotta sempre piu' dura", poi l'appello ai "compagni del servizio d'ordine" di farsi avanti "armati di carciofi e scolapasta", con inviti ai poliziotti e ai carabinieri del tipo "mangiatevi un poco di sedano", mentre si riferisce che Lidia Azzarita, altra arrestata, "da una attenta visione, mantiene sulla testa una grossa zucca" mentre in un altro fotogramma "essa pone provocatoriamente la citata zucca sul casco indossato da un poliziotto schierato nel blocco, nonostante questi tenti di spostare la testa per evitare l'oltraggio".

LA MECCANICA DELL'OFFENSIVA

Sino ad oggi la ricostruzione piu' attendibile di questo sconclusionato (ma non per questo meno pericoloso) attacco al movimento e' quella scritta dal sempre ben informato Giuseppe D'Avanzo ("Gli arresti dei noglobal e il teorema dei ROS" su La Repubblica del 16), che, come si leggera', non parte certo da un preconcetto favorevole al movimento. Nei giorni seguenti molti, pur senza citarlo (tra questi anche il Corriere della Sera), faranno riferimento al suo pezzo. Scrive:

"Accade che il Raggruppamento Operazioni Speciali (Ros) dell'Arma dei Carabinieri si convinca che dietro i disordini di Napoli (7 maggio 2001) e di Genova (21 luglio 2002) non ci sia soltanto il distruttivo, nichilistico furore di casseur europei o il violento spontaneismo delle teste matte (e confuse) di casa nostra, ma addirittura un'associazione sovversiva. Concepita l'ipotesi, gli investigatori dell'Arma intercettano, spiano, osservano, pedinano. In assenza di contraddittorio, s'acconciano come vogliono cose, frasi, dialoghi, eventi, luoghi edificando una conveniente e coerente cabala induttiva […]. Organizzato il quadro, occorre ora trovare un pubblico ministero che lo prenda sul serio. Alti ufficiali del Ros consegnano il dossier, rilegato in nero, di 980 pagine piu' 47 di indici e conclusioni ai pubblici ministeri di Genova. Che lo leggono e concludono che 'quel lavoro e' del tutto inutilizzabile'. Gli investigatori dell'Arma non sono tipi che si scoraggiano. Provano a Torino. Stesso risultato: 'Questa roba non serve a niente'. Il dossier viene allora presentano ai pubblici ministeri di Napoli. L'esito non e' diverso: il dossier, da un punto di vista penale, e' aria fritta. Finalmente gli ufficiali del Ros rintracciano a Cosenza il pubblico ministero Domenico Fiordalisi. Fiordalisi si convince delle buone ragioni dell'Arma dei Carabinieri. […] C'e' la struttura d'eccellenza investigativa dei carabinieri che cerca, per mesi, con ostinazione in giro per l'Italia, e nonostante i rifiuti, una procura che dia credito a un lavoro mediocre e opaco. Perche'? Ci sono due magistrati che rianimano un paio di reati del codice fascista, per loro ammissione 'di difficile, concreta applicazione', al fine di sostenere quell'impianto accusatorio degno della polizia politica degli Anni '30."

I carabinieri sono oggi un corpo militare autonomo (al pari dell'esercito, della marina e dell'aviazione), grazie ad una sciagurata riforma voluta anche dal centrosinistra. Un corpo separato, potente, efficiente, e che nessuno e' in grado di controllare. Per dare un'idea della sua forza basti pensare che, nonostante a Genova abbiano picchiato quanto i poliziotti, i carabinieri sono stati solo sfiorati dalle polemiche e dalle inchieste, e questo nonostante sia stato uno di loro ad uccidere Carlo Giuliani. Si tratta di un corpo che ha un livello di segretezza che nessuno e' in grado di sondare, a differenza della polizia la cui realta' interna invece e' molto piu' leggibile, divisa com'e', e a tutti i livelli, in vari organismi di rappresentanza (seppur quasi tutti di destra). Da sempre i carabinieri sono in prima linea nella repressione del dissenso sociale, anche se in una forma piu' sottile e meno evidente della polizia.

Nessuno ha autorizzato i carabinieri ad investire personale, una gran quantita' di soldi ed energie in una indagine che ha spaziato in tutta Italia. Quante altre indagini stanno conducendo? Quanti telefoni controllano? Quanta gente pedinano? Sarebbe ora che la sinistra cominciasse a porre queste domande contribuendo cosi' a tirar giu' i carabinieri dal piedistallo di intoccabilita' che condividono con il presidente della repubblica e il papa. E si guardi il loro tipico stile: quando la bolla sara' scoppiata a rimetterci le penne sara' il magistrato che si e' prestato al gioco, e non loro, a tuttoggi non indicati da nessuno, se non da D'Avanzo, come i veri responsabili degli arresti.

Naturalmente, Fiordalisi, il pm di Cosenza autore dell'ordinanza, non e' una "scheggia impazzita" della magistratura. L'esistenza di un pezzo di magistratura che coraggiosamente contrasta i "poteri forti", ha oscurato presso il pubblico progressista la realta' di una corporazione che ha avuto ed ha non poche responsabilita' nella repressione del disagio e della protesta sociale. Non si contano i processi nei confronti di appartenenti ai centri sociali per aver condotto azioni di disobbedienza civile, ma la magistratura si e' guardata bene, salvo qualche eccezione, dal fare le pulci alle parole e alle azioni dei leghisti. A Bossi si e' persino lasciato erigere un Parlamento alternativo e costituire una sorta di milizia (le Guardie Padane), ridicola certo, ma non per questo, potenzialmente, meno pericolosa. Come scrive Carlo Gubitosa su Peacelink:

"Il reato di cui sono accusati i "noglobal" arrestati il 15 novembre e' il 270/bis del codice penale, che riguarda le 'associazioni con finalita' di terrorismo e di eversione dell'ordine democratico'. Viene da chiedersi che cosa accadrebbe se qualcuno pensasse di leggere il codice penale qualche riga piu' sotto, scoprendo a poche righe di distanza l'articolo 271, che punisce le 'associazioni antinazionali' e prevede la reclusione da sei mesi a due anni per chiunque 'promuove, costituisce, organizza o dirige associazioni che si propongono di svolgere o che svolgono un'attivita' diretta a distruggere o deprimere il sentimento nazionale'."

Il pezzo di stato e di politica che ha spinto a favore degli arresti ha senz'altro avuto per fine colpire l'area verbalmente piu' radicale del movimento (disobbedienti e cobas) per intimorire tutti gli altri, ha sperato che la parte piu' "moderata" si attardasse in sottili distinguo, che nell'opinione pubblica si creassero associazioni mentali del tipo noglobal-protesta-violenza-eversione-terrorismo che cosi' bene avevano funzionato in passato. E che la rabbia giustamente provata da gran parte di chi si sente parte del movimento sfociasse in episodi che allontanassero la simpatia di massa che ci si e' guadagnati a Firenze. Non e' certo una tattica nuova: anche il '68 e' nato pacifico, ma si e' scontrato con infinite provocazioni, e poi con stragi e bombe. Come scrive D'Avanzo:

"Questa claunesca inchiesta giudiziaria puo' spingere il 'movimento dei movimenti' verso forme di radicalismo violento e sovversivo. Dall'altro lato, in una congiuntura difficile per il Paese e il governo (crisi economica, crollo della Fiat, disoccupazione crescente, disagio meridionale), puo' farsi largo chi trova conveniente giocare la carta del 'tanto peggio, tanto meglio' magari per rafforzare e difendere, in tempi grami, il proprio potere. O, al contrario, perche' escludere che si faccia avanti chi crede di poter, sul filo della violenza, dare una spallata definitiva a un governo incapace di affrontare i problemi del Paese e in crisi di fiducia popolare? Le sortite di un tipo come il deputato padovano di An, Filippo Ascierto, (carabiniere, gia' presente nella sala operativa di Genova durante i disordini del G8, si augura che 'tutte le procure italiana procedano nei confronti dei Disobbedienti') sono il segno di questa irresponsabilita' politica."

Fortunatamente la risposta del movimento e' stata pronta, incisiva e di massa. La lucidita' che gia' abbiamo visto all'opera a Firenze ha permesso a tutti, e a tutte le componenti, di comprendere il trucco, il tranello, il gioco. Una provocazione di questo genere e di questa dimensione in qualsiasi Paese produce proteste che vedono almeno qualche scontro, o arresti, o incidenti. Nonostante la rabbia, invece, nelle manifestazioni che si sono immediatamente sviluppate nulla di tutto cio' e' accaduto. Lo si deve ad una acquisita straordinaria lucidita' politica di massa: la capacita' di intuire al volo qual e' la trappola, e cosa si deve fare per non cascarci.

La saldatura che si e' verificata a Firenze, e che costituisce il vero salto qualitativo della fase politica italiana, e cioe' la convergenza tra il movimento noglobal e quello dei lavoratori rappresentato dalla CGIL, rispetto a questa difficile prova ha tenuto. Il blocco politico composto da correntone-prc-cgil-noglobal ha trovato anzi un nuovo motivo di solidarieta' e unita' interna di fronte all'attacco. Si e' arricchito anche della convergenza del movimento dei girotondi, sceso in piazza a protestare con gli altri contro gli arresti. Per chi ha vissuto negli anni settanta la lotta senza quartiere tra PCI e movimenti, con un PCI che scattava sull'attenti di fronte alle iniziative di organi dello stato, leggere il comunicato immediatamente fatto uscire dalla FIOM, i commenti dell'ARCI e della Rete Lilliput, uniti nell'esprimere la piena solidarieta' agli arrestati senza frasi del tipo "aspettiamo di leggere le accuse" (come invece hanno fatto Fassino, Rutelli & C), ci fa dire che l'azione dei carabinieri si sta rivelando un boomerang.

UN ATTACCO TARDIVO E SCOMBINATO

Dopo un giorno di silenzio delle destra (con dichiarazioni di Schifani di sostegno all'azione di Fiordalisi), il 17 lo stesso Ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu con un breve dispaccio ha preso le distanze dall'iniziativa cosentina. E cosi' tutta una serie di esponenti della destra. Tra questi il 18 anche Alfredo Mantovano, sottosegretario all'Interno, e appartenente alla forza piu' vicina a polizia e carabinieri: AN. Questi afferma tra l'altro: "I dubbi gia' emergono leggendo le imputazioni." Contesta poi che si possa imputare la costituzione di "associazione sovversiva" che "non e' una SPA, non si va dal notaio a depositare l'atto costitutivo." Dello stesso tenore le dichiarazioni di Bossi ed altri.

PERCHE' LA DESTRA POLITICA PRENDE LE DISTANZE?

Facciamo un passo indietro. Firenze era stata preceduta da una campagna allarmistica orchestrata da media e forze di governo. La manovra non nasceva dal nulla. Governo e "poteri forti" di questo Paese avevano approfittato dello shock dell'11 settembre per imboccare la strada della criminalizzazione del movimento. Non avevano infierito troppo a causa della sua momentanea crisi. Ma la campagna era ripresa in grande stile alla vigilia del social forum europeo paventando la possibilita' di incidenti. Il pezzo di Oriana Fallaci pubblicato sul Corriere ("Fiorentini, esprimiamo il nostro sdegno" del 6 novembre) in cui si paragonavano i noglobal alle orde di barbari e ai fascisti della Marcia su Roma, non e' spuntato a caso: era ben inserito all'interno di un contesto editoriale di intimidazione nei confronti del movimento. Poi cosa e' accaduto?

Semplice: il social forum europeo ha avuto un successo senza precedenti. La partecipazione "certificata" ai seminari (60.000 persone), la convergenza di lavoratori e noglobal, la dimensione enorme della manifestazione antiguerra che ha obbligato tutti i giornali del mondo, a parte quelli di Berlusconi, a parlarne, e il totale autocontrollo che ha dimostrato un movimento che impara alla svelta come parare le mosse dell'avversario, hanno segnato un successo inaspettato a tutti, compresi gli organizzatori. I promotori della campagna demonizzante, cosi', hanno semplicemente dovuto fare un passo indietro e cambiare tattica. La parola d'ordine e' diventata: dialogo. Dialogo con questi "ragazzi" (la virata verso il paternalismo e' un po' fuori luogo in un movimento abbastanza variegato anche stotto il profilo generazionale), molto ingenui, parecchio velleitari, un po' scemi.

Sul Corriere della Sera del 12 novembre ("La necessita' di un dialogo") Angelo Panebianco, uno dei piu' isterici editorialisti antinoglobal, afferma:

"Dialogare con la parte piu' ragionevole dei new global e' una necessita' della politica (anche perche' alcuni temi, come l'ecologia e la poverta', sono di evidente attualita') ma solo a patto che non si finga di ignorarne l'orientamento anticapitalistico. Il compito della politica, e del mondo degli adulti, non e' quello di lisciare il pelo al gatto. Il compito della politica e' di sviluppare un'azione di guida, di indirizzo, e cioe' di leadership. L'azione di leadership, quando e' davvero tale, e' anche sempre pedagogica."

Il dietrofront ha aspetti grotteschi. Sempre il Corriere della Sera all'indomani dell'indiscutibile successo della manifestazione del 9 mandava in prima pagina Paolo Franchi che definiva la manifestazione "un'occasione di crescita della nostra democrazia". E se la prende senza fare il nome con la Fallaci, che occupa continuamente coi suoi deliri la prima pagina del Corriere: "a dispetto di tanti profeti di sciagure che hanno vaticinato scempi e devastazioni, versando non acqua, ma benzina sul fuoco".

Ma ormai i carabinieri e il prode Fiordalisi avevano preso una spinta che non potevano certo bloccare. Il loro attacco era frutto del clima precedente il successo di Firenze, il clima di criminalizzazione del movimento. Come uno che ha preso una rincorsa troppo lunga e non riesce a fermarsi, anche se vede aprirsi di fronte a se' un crepaccio. Gli apparati dello stato godono di una certa autonomia, la classe dominante, la destra, il governo, non costituiscono un blocco omogeno: non esiste una stanza segreta dove queste forze "concertano" una strategia e le mosse di un disegno complessivo. Lo "stato" e i "poteri forti" che ne sono espressione, non sono piu' omogenei di noi, noi sinistra, noi movimento. Inoltre, contrariamente a noi, vi e' tra loro un numero percentualmente superiore di imbecilli.

Naturalmente anche un imbecille puo' fare molto male, e anzi puo' farne ancora piu' di altri perche' non calcola bene l'energia sufficiente a battere un avversario. Lo stato, la destra, la confindustria, non sono in grado di ordire complotti complessivi.

Piuttosto vi sono apparati e gruppi di pressione che si muovono con una certa autonomia e che "sentita l'aria che tira" agiscono, e se hanno successo vanno avanti, altrimenti vengono mollati.

L'azione carabinieri/Fiordalisi si sta rivelando un boomerang per chi l'ha ordito, e sta a dimostrarlo la ritirata della destra politica. L'azione giunge "fuori tempo", dopo il successo di Firenze, un successo che ha cambiato i rapporti di forza. E' arrivata quando, a seguito di questo successo, altri pezzi del potere avevano deciso di cambiare tattica, abbandonando per il momento quella dello scontro frontale. La destra politica e' stata a guardare per una giornata (perche' se ci fossero stati incidenti di piazza avrebbe ancora potuto sostenere l'iniziativa cosentina), poi, la dimensione, la prontezza, la lucidita' e l'unita' della risposta hanno consigliato il passo indietro, e Fiordalisi e' stato mollato.

Il clima di condanna generale dell'iniziativa cosentina non deve pero' trarre in inganno. La mobilitazione per imporre la liberazione immediata dei compagni deve essere costante, forte e determinata, e chiamare anche i settori che ultimamente si sono uniti al movimento (in primis la CGIL e il correntone DS) a far seguire alle parole di solidarieta' (da salutare molto positivamente) fatti e azioni incisive e continuative nel tempo.

E attenzione anche ad un altro fattore. Vista la mal parata, la destra cerca per lo meno di portare a casa il risultato di una condanna "generale" dell'azione della magistratura e guadagnare cosi' qualche punticino nella sua battaglia per normalizzare completamente la corporazione a vantaggio di potenti e faccendieri. Il 18 novembre Ernesto Galli della Loggia, anche lui acerrimo antinoglobal, scrive sul Corriere ("Al limite dell'arbitrio") un editoriale dove fa propria la ricostruzione di D'Avanzo, ma (attenzione!), non se la prende affatto coi carabinieri, non se la prende nemmeno con Fiordalisi (che probabilmente e' un suo fedele lettore), ma… con tutta la magistratura:

"Quanto appena illustrato dimostra gia' almeno un fatto: e cioe' l' ampiezza indiscriminata, e si direbbe incontrollabile, che in Italia ha l'azione della magistratura inquirente […] I mandati di cattura di Cosenza esprimono semplicemente il disagio profondo che scaturisce […] dalla macchina giudiziaria italiana che chiede di venire riformata urgentemente."

La condanna di Andreotti e' stata poi la ciliegina su questa nuova impostazione tattica. La destra chiama ad un accordo con l'opposizione per "riformare" la magistratura. E Fassino, naturalmente, subito accorre. Noi pero' dobbiamo essere chiari: siamo assolutamente favorevoli che i padroni del sistema vadano in galera, ma ne devono uscire, invece, le vittime.

FIORDALISI

Concludiamo questo pezzo citando Fiordalisi. La sua ordinanza e' una schifezza ridicola, ma e' per lo meno utile a comprendere quel che pensano del movimento coloro che ci spiano, che ci governano, che ci opprimono. In fondo, e' abbastanza confortante:

"Hanno turbato l'esercizio delle funzioni attribuite dalla legge ai governi, hanno condizionato la scelta dei luoghi e delle modalita' di svolgimento dei futuri vertici, hanno prodotto la perdita di serenita' degli organismi governativi, hanno interferito sull'attivita' del governo per ridimensionare la politica estera e minarne la credibilita'…"

Che dire? Continuiamo cosi'.

Redazione di Reds
Milano, 19 novembre 2002
da "Reds"