I diversi aspetti del Forum Sociale Europeo di Firenze

IMPRESSIONI DI FIRENZE

«Guarda che qui la domanda supera di gran lunga l'offerta e quindi l'offerta non puo' che migliorare». La battuta nasce in uno dei tanti colloqui occasionali, in questo caso con Emiliano Brancaccio, l'economista estensore della legge sulla Tobin tax, tra i piu' indicati a ragionare sulla base della celebre legge di mercato. Che sara' pure un pilastro del capitalismo, ma che spiega bene cosa sia successo a Firenze. Una nuova generazione si e' presentata ufficialmente alla politica, facendo una politica nuova e alta ed esprimendo un bisogno, ancora insoddisfatto, di rinnovamento radicale. Questa novita' si e' manifestata in molte forme. E' ancora presto per ricavarne una mappatura ragionata ed esauriente, mentre e' piu' agevole ricorrere al motto zapatista del «camminare domandando» e provare a indagare alcune delle espressioni piu' clamorose della forza dichiaratasi a Firenze.

Un evento comunicativo

La prima riflessione e' suggerita da un aspetto ancora poco sottolineato. La Fortezza da' Basso, con il suo fiume colorato di politica, ha rappresentato un evento fortemente comunicativo. Qualcuno, nei lunghi mesi della vigilia, lo aveva additato come un noioso convegno congressuale o, peggio, come un evento burocratico. La realta' ha smentito efficacemente questa previsione, affermando nella materialita' dell'evento, la ricca commistione tra contenuti e forma, tra linguaggio e corpi, tra espressione visiva e riflessione. Nei tre giorni del Forum tutto e' stato movimento, capace di travalicare la stessa forma rigida della conferenza. L'ascolto attento delle relazioni, i taccuini pieni di appunti rappresentano solo la facciata A del disco fatto girare a Firenze; la seconda vede una partecipazione attiva realizzata attraverso i corpi e le voci, gli applausi, le sottolineature rumorose. Una gran voglia di esserci e di manifestarsi che passa anche con il modo di vivere il cuore della Fortezza, la sua “agora'”, il piazzale centrale all'aperto dove ci si e' incontrati, si e' ballato, si sono lanciati slogan e cortei spontanei. Dove si e' letteralmente *attraversato* il Forum per portare da qualche parte - in un seminario, in uno stand, in uno spazio qualsiasi, fosse anche al bar - qualcosa di se', della propria soggettivita' collettiva o individuale e metterla in relazione con altri e altre. Intreccio, relazione, comunicazione: il forum e' stato innanzitutto questo.

Una domanda enorme

Questa esuberanza, questa vitalita' generazionale e' parte integrante del gran desiderio di politica esploso nella tre giorni fiorentina. Una politica nuova, pulita, fatta di idee e di progetti, ma anche di utopie e speranze. Quei sessantamila delegati e delegate, protagonisti effettivi della manifestazione, hanno mostrato un'avidita' di politica sconosciuta ai nostri occhi. Non si e' trattato solo di una partecipazione per imparare e nemmeno di un'occasione in cui chiedere o esigere chissa cosa da chissa chi. No, si e' trattato di un fenomeno pienamente e interamente politico - da qui il salto di qualita' rispetto alla stessa Porto Alegre - dove la politica ha ripreso il suo valore originario, la cura della “polis” e quindi dell'interesse e del bene collettivo. Un bene minacciato dalle polemiche delle ultime settimane, dai giochetti di palazzo o dalle furbizie tattiche dei soliti noti. E invece, anche con la partecipazione al corteo o nella stessa serata inaugurale, si e' voluto rimarcare il perimetro di uno spazio pubblico, mobile e plurale, ma definito. Identificabile dalle tre discriminanti del Forum - no alla guerra, al liberismo e al razzismo - irriducibile al mercato e alle sue leggi e non riducibile alla categoria tradizionale di riformismo. Ma, soprattutto, strategicamente orientato alla costruzione di una nuova democrazia, partecipata, consapevole, piu' ricca di quella attuale. Nella percezione di centinaia di migliaia di persone, forse di milioni, e' questo che rappresentano le due parole ormai magiche: Social Forum. Un simbolo inaggirabile di partecipazione politica e di desiderio di cambiare il mondo.

La politica e l'etica

Questo spazio e questa ambizione si conciliano ancora con una delle caratteristiche originarie del ³movimento dei movimenti², la spinta etica e la rivolta morale. Milioni di giovani in tutto il mondo sono oggi irriducibili al liberismo, e manifestano un'avversione latente al capitalismo, sulla base di una propensione morale, nobile e vitale che spesso fa fatica a tradursi in lotta politica cosi' come l'abbiamo classicamente intesa. Dopo il forum di Firenze, cioe', e' ampiamente possibile che la vertenza Fiat si concluda con una sconfitta - anche se la solidarieta ' agli operai ha rappresentato un momento ricorrente del Forum - o che la finanziaria venga approvata senza particolari sussulti. Il terreno privilegiato del movimento continua a essere la guerra - e in misura minore il razzismo e l'immigrazione - ovvero due ambiti in cui l'etica e' maggiormente sollecitata. E' un aspetto che occorre avere ben chiaro, perche ' descrive un campo in cui si puo' realizzare un progetto politico di ampio respiro. Si pensi all'insistenza di Cofferati sui “valori”;o al messaggio interamente etico che promana da Gino Strada. Attorno a questi valori e al nobile e radicale rifiuto della guerra, si possono tuttavia condensare forze e motivazioni del tutto coerenti con un orizzonte “riformista” o con una prospettiva di “aggiustamento graduale” della globalizzazione. Terreno scivoloso, quindi, e complesso. Reso ancor piu' sdrucciolevole dalla distanza siderale che passa tra chi materialmente ha organizzato l'evento di Firenze e la partecipazione oceanica che ne e' scaturita. Un rapporto incredibile di uno a diecimila in cui si puo' incuneare l'incomprensione o un'incomunicabilita' insopportabile. Ecco perche' non basta ricorrere a una semplice accelerazione del tasso di politicizzazione del movimento, del tutto auspicabile e necessaria, ma comunque non automatica. Il processo rischia di essere piu' accidentato, perche' deve badare a realizzare un forte tasso di coinvolgimento e di partecipazione complessiva capace di ridurre quella distanza e di realizzare quindi un dialogo reale, di limitare la delega e la distinzione tra vertice e base che, se reiterata, potrebbe essiccare l'energia di Firenze. Le campagne individuate nell'assemblea conclusiva e i soggetti reali incaricati di animarle, possono costituire un deterrente a questo rischio e un'opportunita' per una fase nuova.

Non violenza consapevole

Che questa distanza sia del resto limitata solo alla forma classica delle assemblee o delle riunioni a oltranza - ancora vero limite dell'agire politico - e' riscontrabile anche nelle modalita' della partecipazione al corteo. Se non si sono verificati incidenti di nessun tipo non e' solo grazie al lavoro prezioso e faticoso di quei compagni e compagne che si sono occupati del servizio di “autotutela”, ma anche della convinzione e della responsabilita' collettiva che ha coinvolto tutti e tutte. La colletta per ripagare la vetrina rotta, le scritte canzonatorie sulle protezioni dei negozi del centro, il rapporto felice e festoso con la citta', sono tutti segnali di una generazione che si rende disponibile a una partecipazione consapevole, matura e responsabile. E che al tempo stesso, sa di non doversi far coinvolgere dalla spirale perversa della violenza, anche perche' ha ormai intuito che al tempo della globalizzazione armata la violenza e' un rigido monopolio degli stati piu' potenti o delle centrali del terrore. E che quindi, per contrapporsi, non resta che una scelta non violenta fortemente intrecciata con la pratica e la democrazia di massa.

Il “vecchio” e il “nuovo”

Una generazione matura, quindi, come tutte quelle che irrompono per esigere un cambio radicale ed esprimere un bisogno di futuro. Ma come evitare che questo bisogno inaggirabile realizzi una frattura generazionale, e quindi anche politica, con il passato, con il “vecchio” che poi non e' altro che il vecchio movimento operaio? E come, allo stesso tempo, evitare che questo “vecchio”, fatto di sconfitte, a volte di residualita', spesso di compatibilita', afferri le gambe dei giovani per trascinarli in un vortice negativo? E' un equilibrio instabile e incerto, affrontato ancora solo parzialmente dalle reti che compongono il movimento - vedi l'esperienza di Attac o la rete contro il precariato - ma non ancora interiorizzato del tutto. Quella frattura, del resto, potrebbe assumere forme equivoche o incoerenti con le sue stesse ragioni: una frattura tipicamente generazionale, oppure tra un supposto “sociale” superiore al “politico”; o ancora tra sindacato e partiti da una parte e nuove forme della politica dall'altra. Questo pericolo, in fondo, e' supportato dal vuoto alle spalle del movimento: l'altro mondo possibile non e' ancora declinato e nessuno pensa di poterlo riannodare ai fallimenti storici del socialismo realizzato. Ma un'alternativa e' difficile da costruire, finora abbiamo solo alcune indicazioni di massima e la ricerca e' piuttosto lunga e faticosa. La potenzialita' di Firenze va in questa direzione, ma gran parte delle responsabilita' ricadono su chi Firenze l'ha organizzata.

Una dimensione europea

Anche per affrontare questo nodo nevralgico, il movimento oggi piu' di prima - piu' di Genova, piu' di Porto Alegre - ha bisogno di “riconoscersi”, di sentirsi parte di un progetto comune e di uno spazio condiviso. Il Forum e' sostanzialmente questo e a questo deve il suo successo. Naturalmente e' anche l'insieme che riconosce le sue singole e differenziate parti: le reti nazionali come i social forum locali, le vertenze specifiche come le lotte piu' generali, le strutture piu' grandi come quelle piu' piccole, l'attenzione alle pratiche come la centralita' dei contenuti. Far stare insieme tutto questo e' l'impresa che ci accingiamo a compiere e che rimanda, sul piano dei “compiti storici”, non gia' ai tanti movimenti del novecento, ma a quella fase costituente del movimento operaio rappresentata dal secondo ottocento. Fu allora che si realizzarono senso comune e fatti obiettivi, lotte concrete e costruzione del simbolico, capaci di dare vita alla piu' grande elaborazione collettiva della storia umana. La Prima Internazionale rappresenta molto bene questo aspetto: tante forme e culture diverse unite per dare luogo a un progetto collettivo collocato nel campo della critica al capitalismo e della rivoluzione. E per la prima volta su un piano decisamente internazionale. Oggi e' di nuovo cosi'. La dimensione europea dell'evento e' sostanziale all'evento stesso e puo' costituire la sua caratteristica principale. Anche per questo la continuita' tra il Forum di Firenze e quello di Parigi, il mantenimento del coordinamento europeo dei movimenti sociali e la mobilitazione su scala continentale - a cominciare dalla guerra - costituiscono valide assicurazioni sul futuro.

Una fase costituente

Siamo dunque in una fase costituente. Lo dimostra anche il canto reiterato di canzoni storiche come “Bella Ciao” o “Bandiera Rossa”. Il loro riferimento rappresenta piu' un rimando istintivo al momento costituente piu ' rilevante della storia d'Italia che a un esercizio nostalgico. Quasi si trattasse di una sottolineatura, piu' o meno consapevole, della portata storica dell'avvenimento che per essere tale non puo' che ricollegarsi alla migliore tradizione e alla migliore memoria. Una fase costituente, quindi, in cui tutti, veramente tutti, dovrebbero osare un po' di piu'. Per costruire, attorno a questo spazio un evento politico capace di rappresentare il bisogno di futuro, l'irruenza del nuovo, ma anche la salvaguardia del “vecchio”. Un evento che dia forma e sostanza al popolo di Firenze che poi non e' altro che il “nuovo movimento operaio².

Salvatore Cannavò
Firenze, 19 novembre 2002
da "Bandiera Rossa News"