Vi ricordate il sangue infetto che secondo le informative dei servizi segreti, ampiamente riportate dai giornali, il movimento dei movimenti avrebbe rovesciato da alcuni aerei sulla testa dei genovesi? Era il maggio dello scorso anno quando cercai inutilmente di mandare a spiegare al ministro Scajola che il virus dell'Aids al contatto con l'aria muore in brevissimo tempo; quindi se proprio volevano inventarsi delle informative almeno avrebbero potuto cercare di rispettare la verità scientifica per non fare la figura degli ignoranti oltre che quella degli imbroglioni.
Da circa un paio di settimane sto cercando qualcuno che riesca a spiegare al ministro Pisanu che il Canada non è in Europa, che a Firenze si sta organizzando il Forum sociale europeo, e che quindi è molto difficile sostenere che dalle foreste nordamericane giungano in Toscana 5000 black block. Altro evidente caso di bugia, frammista ad ignoranza.
La destra, con l'immancabile aiuto del capo della polizia De Gennaro, sta cercando in tutti i modi di creare artificialmente un clima di allarme sociale; gli obiettivi sono evidenti: criminalizzare il movimento, evidenziare ulteriormente le divisioni interne al centrosinistra (risultato certo non difficile da ottenere), evitare qualunque confronto sui contenuti. La risposta del movimento è stata precisa ed unitaria: nessun cittadino di Firenze deve avere alcunché da temere dalla Porto Alegre europea, grande occasione di confronto per tutti coloro che si battono contro la globalizzazione neoliberista, la guerra e il terrorismo; anzi offriamo ai fiorentini un'opportunità unica di confrontarsi con rappresentanti di movimenti sociali, del mondo della cultura, delle scienze provenienti da ogni angolo d'Europa.
E' grottesco inoltre essere accusati di mirare al danneggiamento dei monumenti fiorentini da un governo che, mentre lavora per un forte peggioramento delle condizioni di vita di milioni di italiani attraverso una finanziaria "una tantum" e un attacco permanente all'occupazione (di cui l'articolo 18 è solo un aspetto), pensa poi di riaggiustare le casse pubbliche svendendo, a qualche miliardario amico e a qualche multinazionale, i gioielli artistici nazionali dei quali, per altro, non ne detiene certo la proprietà, essendo questo un patrimonio pubblico e della collettività, e non un bene di famiglia del presidente del consiglio.
Rifiutiamo qualunque forma di chiusura delle frontiere che impedirebbe la libera partecipazione al Forum a tanti pacifisti che provengono dall'estero; d'altra parte abbiamo già avuto modo a Genova di verificare come la sospensione degli accordi di Schengen non abbia certo tutelato i cittadini genovesi dalle violenze dei black block e tanto meno da quelle delle forze dell'ordine.
In democrazia spetta allo Stato garantire i diritti costituzionali, quali il libero diritto di manifestare; noi ci attiveremo per tutelare le nostre iniziative, di comune accordo fra noi, senza delegare ad uno specifico pezzo del movimento. Ma non intendiamo in alcun modo sostituirci allo Stato; il modello americano, di chi si fa giustizia da sé, non ci appartiene.
Abbiamo ribadito ovunque che la scelta unanime di tutte le aree del movimento è di manifestare in modo pacifico e nonviolento, per molti di noi questa è una convinzione anche etica, per tutti è una scelta politica e strategica. Ed è la consapevolezza di questa condivisione che ci fa rifiutare ogni tentativo di divisione fra noi operato dai media governativi.
I fatti di Genova sono ancora troppo recenti per farci dimenticare che è al Ministero degli interni, ai responsabili della Polizia, dei Carabinieri, dei servizi segreti che i cittadini devono chiedere garanzie sul loro comportamento e sulle modalità con le quali intendono garantire i diritti alla libera manifestazione delle idee.
Il nostro pluralismo, le nostre diversità non sono un peso da sopportare ma una ricchezza della quale andare fieri; come in un'orchestra ogni strumento non solo è utile, ma è necessario, e come in un'orchestra, dobbiamo cercare di comporre la nostra sinfonia. Un'operazione difficile ma inevitabile, che necessita di una responsabilità e quindi di una leadership collettiva. Tutto ciò è fortemente alternativo ai valori di chi dirige questa società, ed infatti suscitano stupore ed incomprensione le nostre conferenze stampa a più voci, il nostro essere collettivo. Ma è stata proprio questa nostra capacità di allargare le alleanze che fa paura; dopo mesi nei quali molti editorialisti profetizzavano la morte del movimento e di quello che fu il Gsf, noi oggi ci presentiamo con nuove alleanze: dalla Ces alla Cgil, dalla Tavola per la Pace al Forum del Terzo Settore, dall'Agesci ai Focolarini… E forse non stanno solo a destra coloro che si spaventano davanti a tale capacità di costruire alleanze nel rispetto della diversità, se si paragona tutto ciò allo spettacolo disastroso dell'opposizione parlamentare.
Proprio questa nostra capacità di includere, di unire, ci fa sperare di poter cambiare il mondo; sappiamo bene che oggi non si tratta certo di conquistare il Palazzo d'Inverno ma di costruire un ampio consenso capace di sgretolare la forza politica, economica ma anche l'immaginario e i simboli di questa globalizzazione.
Ecco perché dobbiamo sforzarci di parlare con chiunque nella convinzione che il mondo che noi proponiamo non è uno dei mondi possibili, ma l'unico mondo possibile per garantire la sopravvivenza di oltre sei miliardi di persone. Le uniche persone che devono aver motivo di temerci sono coloro che, qualora riuscissimo nei nostri obiettivi, sarebbero destinati a perdere i loro privilegi. Dobbiamo opporci con tutti i mezzi a chi cerca di scavare un fossato tra noi e ampie fette della popolazione, oggi di Firenze, domani di un'altra città. Dobbiamo evitare di cadere nella trappola; in una società mediatica le parole pesano, incidono sulla realtà, alcune volte rischiano di determinarla soprattutto se ampio è il numero di coloro che aspettano solo di strumentalizzarle.
Per questo non ho condiviso parole forse di sicuro effetto mediatico, ma che si rifanno ad un linguaggio che allontana tanta gente dalla disponibilità ad ascoltare le nostre ragioni; parole che non solo si prestano ad essere strumentalizzate dai nostri avversari, ma che prima di tutto fanno un torto alla storia e alle intenzioni di chi le pronuncia, che lungi dall'aver praticato iniziative violente, è stato vittima, come tutti noi, a Genova della violenza delle forze dell'ordine.
Ritengo che la disobbedienza sia una pratica necessaria in una società ove si riducono, sotto il controllo sempre più invasivo del potere, gli spazi di libertà individuale e collettiva; penso che facendo tesoro delle esperienze passate, da don Milani all'obiezione di coscienza, dobbiamo però essere capaci di praticare forme di disobbedienza di massa, condivise e non unicamente esperienze importanti ma solo di testimonianza. Una pratica nonviolenta, ove chi disobbedisce si assume le proprie responsabilità al fine di rendere palese l'ingiustizia di una legge, con l'obiettivo di modificare da subito il quadro legislativo, mentre lotta per cambiare profondamente la stessa società. Una società fondata sulla violenza, che, come ricordava Fortini, è capace di parlare unicamente quel linguaggio: quello della violenza e dell'arroganza del potere.
Nonviolenza, ne siamo tutti ben consapevoli, non significa rassegnazione, accettazione dello stato attuale delle cose, ma lotta per la trasformazione e conflitto sociale. Questo è il difficile crinale sul quale, nel nostro mondo occidentale (differenti sarebbero infatti tali considerazioni se riferite ad altre parti del mondo, ad altri sistemi politici), dovremo agire nei prossimi anni; ed anche di questo discuteremo a Firenze, come al solito, con tante voci e con tante esperienze, ma con volontà e spirito unitario e non permetteremo all'avversario di scambiare il nostro pluralismo per divisioni o per debolezza.