Un grande corteo che per densità di presenze sociali e radicamento nel territorio rappresentava un salto di qualità nelle mobilitazioni
«dentro e contro la globalizzazione» neoliberista.
Poi, l'esito paradossale di una giornata segnata dalla violenza incontrollata e indiscriminata di chi doveva gestire la piazza e l'"ordine pubblico".
pulcinella anti ocseDove va, ora, il movimento?
E cosa sta accadendo, invece negli apparati di sicurezza dello Stato?
Intervista a Giovanni Russo Spena

Sabato scorso, alla mattina, abbiamo spesso incontrato Il senatore di Rifondazione comunista Giovanni Russo Spena a Napoli. Prima, lungo Il serpentone gioioso che era stato fino a mezzogiorno il grande corteo contro il Global Forum del potenti; poi, nella concitazione e nel dramma dei momenti in cui si è scandito l'esito incredibile di quella manifestazione, un esito di repressione violenta che ha rari paragoni. Due giorni dopo, con Russo Spena abbiamo voluto ragionare su quanto accaduto, in entrambe quelle dimensioni.

Le armi sono prontePrima d'ogni altra considerazione, ti pare che quel corteo di decine dl migliaia di persone possa realmente essere rinchiuso ora nella sola immagine di una «battaglia dl piazza»?
Io ricordo d'aver partecipato ad un corteo dove i kurdi festeggiavano in anticipo in piazza il Newroz, il loro capodanno, ricordando all'Europa le sue responsabilità e il suo silenzio sull'oppressione del regime turco; e centinaia di immigrati africani, arabi e asiatici, portavano nella manifestazione la loro rivendicazione di diritti sociali e dl cittadinanza, con accanto una presenza forte dell'associazionismo solidale e antirazzista; e poi migliaia di disoccupati del Movimento di lotta per il lavoro e delle altre sigle, e altre migliaia di lavoratori, con le bandiere del sindacati di base; e folle di giovani,dalle facoltà universitarie e dalle scuole come dal centri sociali; e infine una partecipazione di massa di Rifondazione e di tantissimi Giovani comunisti e comuniste, fortemente riconosciuta e unitaria.
Di questa mobilitazione si può fare tesoro o va, per così dire, dimenticata, tra i fumi dei lacrimogeni e il piombo dei primi titoli scandalistici della stampa borghese?


Dimenticare Napoli? Certamente no: perché le "quattro giornate" del popolo di Seattle ci obbligano a prime riflessioni in vista del 68 di Genova ed oltre. Esse, innanzitutto, ci consegnano un paradosso: la grande positività. che non deve essere oscurata o da noi stessi rimossa dalla discussione, delle organizzazione e della partecipazione. Giovani comunisti e comuniste, centri sociali, sindacalismo di base, associazionismo hanno fatto, con un lavoro organico e comune, della scadenza di Napoli il punto socialmente più alto raggiunto dal popolo di Seattle finora in Europa.
Questa volta, infatti, la scadenza non è stata pura allusione simbolica di una radicalità anticapitalista: si è intrecciata con i bisogni del territorio, con una città sofferente e ribelle, con le rivendicazioni di movimenti che nascono nei quartieri napoletani. 25 mila persone reali, che hanno alle spalle lotte contro le ristrutturazioni industriali, lotte per il lavoro, per il salario sociale, per una scuola pubblica che non selezioni in base ai censo, per un Mezzogiorno meticcio, non blindato razzisticamente di fronte alla interculturalità ed alla ricchezza dell' immigrazione, costituiscono davvero un salto di qualità.
Il logo della manifestazione era un "Pulcinella incazzato", non a caso: il rapporto tra territorio, bisogni, organizzazione dell'antagonismo "dentro e contro" la globalizzazione, partendo dal basso, ha funzionato. Ora va moltiplicato e proiettato sul grande appuntamento di luglio a Genova.

contrasto...Parli di paradosso ed è chiaro che alludi all'esito finale dei corteo, agli incidenti e alla repressione violentissima cui abbiamo assistito. Abbiamo marciato in un centro cittadino svuotato e blindato: personalmente, da 15 anni a questa parte, non ho mai visto uno schieramento così gigantesco di forze dell'ordine in tenuta antisommossa.
E' vero che c'erano piccoli gruppi, che avevano altre intenzioni rispetto a quelle comuni a tutti gli organizzatori: ma erano entrati in azione, ben individuati, fin da piazza Borsa, tre quarti d'ora prima dei fatti più gravi a piazza Municipio.
Ma poi, in questa piazza, le forze dell'ordine hanno scelto da una parte di far finire il corteo in un budello, chiuso ovunque dai reparti e dai blindati; al tempo stesso la testa del corteo, per cui gli organizzatori da giorni trattavano un breve ingresso simbolico nella sede dei lavori del Global Forum, nel palazzo del Comune, è stata indotta ad avanzare alla fine in una strada stretta, con a sinistra e alle spalle due cantieri e a destra del giardini pubblici, dove chiunque poteva arrivare, anche e appunto con tutt'altre intenzioni. Comunque, dopo, si è scatenato un inferno repressivo evidentemente senza alcuna proporzione.
Come e perché è potuto accadere?


Il secondo corno del paradosso di cui parlavo, appunto, è che di fronte alla potenzialità politica e sociale della mobilitazione si è vista la negatività di una grande preoccupazione, collegata forse alle stesso successo del corteo. E' falso ciò che viene affermato, con toni diversi, dalle destre, dal Questore, dal ministro Bassanini.
I 6 mila militari e agenti presenti in piazza non hanno "difeso" l'incolumità dei mille partecipanti al Global Forum dai manifestanti: i quali non avevano l'obiettivo di attaccarli bensì di portare in piazza una radicalità critica ed una riappropriazione del centro di Napoli, come "città aperta", di fronte ad una ossessiva, pervasiva militarizzazione, già essa di stampo cileno. Il ruolo di quei 6 mila militari e agenti è stato invece il tentativo, non riuscito ma aspro e sanguinoso, di spazzare via dalle strade di Napoli il popolo di Seattle.
Mi chiedeva un kurdo che mi camminava accanto durante gli attacchi militari continuati sino ad ore dopo la fine della manifestazione: 'Siamo a Diarbakyr o a Napoli? E queste sono le polizie italiane o l'esercito turco? Guarda che Poliziotto con fucile ad altezza d'uomola tattica militare e le logiche politiche sono identiche...'.
Certo, la memoria cade su comportamenti, anche individuali, di militari che adottavano atteggiamenti più di stampo mafioso o camorristico che da agenti addestrati a stare in piazza. Infierire su ragazze e ragazzi giovanissimi che chiedono, a mani alzate, come si potesse defluire dalla coda del corteo, distante centinaia di metri dagli scontri avvenuti in testa, chiuse da sbarramenti metallici, camionette e blindati tutte le vie di deflusso (e di fuga); condurre poi rastrellamenti sistematici in tutte il centro cittadino con una violenza inaudita e ampiamente documentata, minacciare di “uccisione” o “pestaggi a sangue” anche i passanti che capitavano a tiro: tutto questo
Ingrandimento della foto precedente, si vede il lacrimogeno innestato allude all'organizzazione di una violenza sistematica tesa a travolgere un'intera, grande manifestazione pacifica, bella, forte, gioiosa, fatta anche di famiglie con bambini e bambini.
Ho visto giovani mamme con i figlioletti nel carrozzino fuggire disperatamente e chiedermi «dove vado, per quale strada, per uscire da questo inferno?».
Chiunque fosse stato presente può onestamente escludere che, come viene ora detto con tardive giustificazioni, l'obiettivo fossero trecento irresponsabili presenti nel corteo, ben individuati dagli organizzatori, da loro ben distinti e differenziati (e anche temuti). Crolla ogni alibi, dobbiamo, allora cominciare forse a fare una riflessione più di fondo, più di prospettiva.
Il lacrimogeno non c'è più ... Non ti pare che, dopo altri episodi recenti come per esempio quelli dl Ventimiglia contro il treno italiano per la giornata di opposizione al vertice europeo di Nizza, Roma contro la manifestazione anti-Haider, Brescia contro il corteo degli immigrati e degli antirazzisti, quanto accaduto sabato a Napoli segni in una misura definitivamente allarmante un salto dl qualità nella repressione delle proteste?
venti contro uno Io stesso ho visto in gravissimo imbarazzo alcuni graduati e funzionari che tentavano di mantenere Il filo del dialogo con i manifestanti. D'altra parte, ho visto reparti di carabinieri caricare dopo una sassaiola al grido di guerra di «venti per uno». Gli stessi che, già armati di tutto punto, mentre la piazza era satura di gas lacrimogeno e dopo tre cariche, si mettevano a lanciare a loro volta pesanti sampietrini contro chi stava dietro il gommone e gli scudi di plexiglas che erano il fronte del corteo.
E infine quello scatenamento di tutti i reparti in una caccia all'uomo con pochi precedenti, con oltre cento persone ferite e scene di repressione cilena in piazza e poi nelle caserme: picchiando tutti, malcapitati fotografi e giornalisti compresi, e anche una ragazza incinta e un portatore di handicap, brandendo poi le bandiere rosse raccolte come trofei di guerra. Ora il ministro Bianco, che pare certo si sia dedicato alla tavola e si sia reso irrangiungibile durante questi fatti, dice che «le forze di polizia hanno fatto ciò che era loro dovere fare»; e se la destra attacca lui, applaude però Questore e reparti.
Cosa sta accadendo dentro attorno gli apparati di sicurezza?

Ci sono alcuni dati materiali, che hanno impressionato anche me: gli agenti più anziani, i carabinieri più esperti, i commissari di piazza, i cosiddetti "graduati" non riuscivano a tenere a bada gran parte di quella che essi chiamavano 'truppa', che voleva continuare con fucili e manganelli a picchiare persone che si allontanavano, pacificamente, ad un chilometro dal corteo.
Ho visto "graduati" che, con il loro corpo, hanno difeso ragazzini e ragazzine urlando "ora basta con i pestaggi".
Nessuno ora lo confermerà, certo: ma la lunga esperienza di trattative e manifestazioni durante decenni mi ha permesso di raccogliere addolorati sfoghi di agenti più anziani: "Cosa ci si può aspettare che accada se un sindacato come il Siulp fa un comunicato in cui si attacca l'autorizzazione alla manifestazione sostenendo che i manifestanti vogliono solo spaccare la testa ai poliziotti?".

protezione dei McDonald'sHai notato che quelli che picchiavano di più erano i giovanissimi della Guardia di Finanza, per la prima volta usati in forze in piazza?


Questi vengono direttamente dall'addestramento; ma quale tipo di addestramento democratico e costituzionale hanno ricevuto?'. Testimonianze che debbono dirci molto, indurci ad un bilancio.
Occorrerebbe, infatti, di fronte a fenomeni inquietanti come quelli descritti, un'attenzione spasmodica al ripristino delle regole democratiche, che non possono essere, evidentemente, che dialettiche; nel rispetto, è ovvio, dei ruoli e delle funzioni. A Napoli è emersa l'acutezza d'una nuova e preoccupante ferita dello Stato di diritto. Queste nostre semplici osservazioni politiche, cadono, invece, nel nulla; si scontrano con 'vizi di forma'. Perché?

Pulcinella anti Global ForumNon pensi che sia anche perché questa deriva che osservi negli apparati si è alimentata di politiche sicuriste condotte dallo stesso centro-sinistra? E che non aiuti certo un intervento di correzione un atteggiamento politico come quello,proprio da parte del centro-sinistra, addossa in prima istanza le responsabilità su chi manifesta contro i poteri globali? Prima che Folena "addolcisse" i toni, la segreteria dei Ds sabato ha subito parlato di «episodi terroristici»; e solo dopo quarantotto ore Bianco, con tutte le responsabilità che porta, ha riconosciuto che «la maggioranza dei manifestanti ha espresso le sue convinzioni tranquillamente». Ma intanto quei manifestanti sono costantemente descritti come una "schegge impazzite" nelle magnifiche sorti e progressive della globalizzazione...


Vi sono motivi, certamente, di contesto storico e di ordine sociale.
E va fatto, è chiaro, un bilancio impietoso dei processi di svuotamento della sindacalizzazione nella polizia e nelle forze armate.
In meno di 20 anni dobbiamo prendere atto sia di derive di assoluta assenza di agibilità democratica, in alcuni settori, sia di degrado autoritario nella formazione della rappresentanza, in altri segmenti militari. Estesi e pervasivi sono stati, poi, i processi di deperimento dello slancio riformista e sindacale; o di vera corporativizzazione, sotto i colpi di maglio della destra interna ed esterna.
Ciò ha pesato moltissimo in istituzioni già di per sé delicate e complesse, cui è stato negato un orizzonte di socializzazione e di democratizzazione.
Punti di equilibrio precario nelle organizzazioni statuali complesse non esistono: o avanzano processi di radicamento dei diritti e dei rapporti democratici, oppure al contrario cupi processi autoritari e di fascistizzazione. Non sto parlando, sia chiaro, di fascismo "classico": sto alludendo ad un generale clima di governabilità a-democratica, di caduta dello Stato di diritto, di uso degli apparati repressivi in funzione di prevenzione dell'antagonismo e del conflitto, infine di blocco autoritario delle libere dialettiche sociali. Le controriforme del governo D'Alema, in questo delicatissimo settore, hanno spianato la strada alle destre, razionalizzando le pulsioni autoritari esistenti in forme organiche e normative.
L'attenzione critica e l'elaborazione dei nuovi comunisti, su questi temi, devono certamente fare un salto di qualità.
Anubi D'Avossa Lussurgiu
Napoli, 20 marzo 2001
articolo da "Liberazione"
fotografie da "Raphaël Rossi"