L'assemblea dei forum sociali
riunitasi a Bologna il 2 e 3 marzo scorsi ha
approvato il patto di lavoro (in allegato). E' un
testo che riassume i contenuti, le idee, i
percorsi e le inziative che il movimento nel suo
complesso ha realizzato da Genova in avanti. E'
stato un lavoro lungo e articolato, cominciato lo
scorso novembre e che ha coinvolto quasi tutte le
reti nazionali e decine di social forum locali. La
sua discussione finale, sabato scorso a Bologna,
ha visto alternarsi ben 52 interventi, con la
presentazione di ulteriori emendamenti, tutti
accolti nel testo finale. l'approvazione è
avvenuta all'unanimità.
Ecco il
testo:
Contro la guerra e il liberismo, per
una nuova civiltà solidale
- Il nostro
patto ha origine a Porto Alegre, spazio aperto e
plurale di incontri e riflessioni, di formulazione
di proposte e scambio di esperienze, per
permettere ai movimenti sociali che si oppongono
al neoliberismo e alla dominazione del mondo da
parte del capitale, di costruire un'altra idea di
mondo possibile, fondata innanzitutto sul
protagonismo diretto degli uomini e delle donne.
Ci riconosciamo nella dichiarazione dei movimenti
sociali che insieme abbiamo sottoscritto a Porto
Alegre a conclusione del secondo Forum sociale
mondiale, in particolare nelle due discriminanti
fondamentali là fissate: contro il liberismo e
contro la guerra.
- Ci rivolgiamo a quelli
e quelle di Genova, uomini e donne convinte
dell'illegittimità di un governo oligarchico del
mondo, le cui politiche neoliberiste generano
povertà, disoccupazione, devastazione ambientale.
Siamo uomini e donne, sindacati e ong,
associazioni e movimenti sociali, lavoratori e
disoccupati, contadini e studenti, intellettuali e
ambientalisti, cittadini e cittadine, impegnati a
costruire una grande alleanza per creare una
società nuova, contraria alla logica selvaggia del
mercato e del denaro, fondata sul valore della
vita umana, centrata sul primato della persona,
dei bisogni e del benessere collettivo.
-
Veniamo da Assisi e poi da Roma, oppositori
irriducibili, senza "se" e senza "ma", della
guerra economica, sociale e militare, strumento
privilegiato delle politiche dei potenti della
Terra con l'obiettivo di asservire il pianeta ai
propri interessi politici, economici e culturali.
Un dominio oppressivo che semina odio, xenofobia,
violenza sulle donne e sui più deboli in generale
e che costringe interi popoli a vivere nella
miseria e nella disperazione. I fatti dell'11
settembre hanno segnato una nuova svolta
drammatica. Dopo gli attacchi terroristici, che
abbiamo condannato assolutamente, così come
condanniamo tutti gli attacchi contro i civili in
altre parti del mondo, il governo degli Stati
Uniti, fonte di bellicismo e di terrore nel mondo,
e i suoi alleati hanno lanciato una massiccia
operazione militare. In nome della "guerra al
terrorismo" vengono attaccati in tutto il mondo i
diritti civili e politici. La guerra contro
l'Afghanistan, nella quale sono stati usati metodi
terroristici, si sta espandendo ad altri fronti e
non rappresenta che l'inizio di una guerra globale
permanente per consolidare il dominio del governo
degli Usa e dei suoi alleati. Questa guerra rivela
la faccia brutale e inaccettabile del liberismo,
la nostra opposizione ad essa è un elemento
costitutivo della nostra azione.
-
Perseguiamo un mondo che bandisca la violenza come
strumento di lotta politica. Le nostre sole
discriminanti sono il ripudio della guerra, il
rifiuto del razzismo, del fascismo e del sessismo.
Non riconosciamo discriminazioni religiose, né
culturali, così come siamo avversi e avverse a
ogni forma di totalitarismo. Sosteniamo la piena
libertà di scelta sessuale per tutti e tutte. Al
nostro interno convivono riferimenti e pratiche
differenti di conflitto: la non violenza, la
disobbedienza civile e sociale, il pacifismo, lo
sciopero, le manifestazioni di piazza, sono per
noi forme di lotta assolutamente compatibili tra
loro.
- Siamo avversari irriducibili di
qualsiasi forma di terrorismo, sia che provenga da
Stati che da gruppi politici. Siamo altresì
consapevoli che in nome della lotta al terrorismo
si limitano i diritti civili e le libertà
democratiche; si criminalizzano intere lotte
popolari, come quella dei curdi, dei palestinesi,
degli zapatisti o dei colombiani, legittimate
invece dallo stato di oppressione, di violenza e
di sterminio cui sono sottoposte; si approntano
strumenti repressivi e autoritari per sgretolare
le lotte sociali e uccidere la democrazia; si
criminalizza il dissenso e si demonizza la
protesta sociale. Mentre il terrorismo è rivolto
contro di noi, contro il nostro desiderio e la
nostra possiblità di costruire un mondo migliore,
la lotta contro di esso, attraverso l'estensione
della guerra, in realtà lo alimenta e si rivela
come il suo migliore alleato. La nostra lotta al
terrorismo, invece, è fondata sull'ampliamento
della partecipazione democratica e sulla libera
espressione dei conflitti.
- Ci battiamo
per politiche e per società in cui non domini il
potere delle multinazionali, l'asservimento dei
bisogni sociali agli imperativi del profitto e la
sovranità degli stati e dei popoli ai comandamenti
delle grandi istituzioni sovranazionali (Fmi, Omc,
Banca mondiale). La globalizzazione capitalistica
di cui queste istituzioni risultano attori e
promotori si pone in netto contrasto con i valori
da noi accettati. Questa globalizzazione non ci
appartiene e per questo la rifiutiamo. Al
contrario, ci battiamo per una globalizzazione
solidale, dal basso, rispettosa dei diritti e
delle culture degli uomini e delle donne, dei
cittadini e dei lavoratori, dei popoli e
dell'ambiente.
- Siamo contro la
globalizzazione che nega all'infanzia i diritti
del gioco, dell'istruzione, della salute, della
gioia, obbligando milioni di minori a lavorare, a
fare la guerra, a morire sulle mine, a morire di
inedia e malattie, a prostituirsi. Bambini
considerati come merce, usati come mera risorsa
economica e non rispettati quale componente
essenziale per la costruzione di un mondo migliore
che è già da ora più loro che nostro.
-
La globalizzazione rafforza un sistema sessista e
patriarcale che favorisce l'esclusione politica e
sociale delle donne, negando loro un'identità
culturale, rendendole sempre più povere,
alimentando la violenza contro di loro.
Promuovendo la privatizzazione della salute,
dell'educazione e dei servizi sociali, carica
sulla famiglia, e soprattutto sulle donne, lavoro
invisibile che dovrebbe ovunque essere assunto
dagli Stati. Questo fenomeno limita per loro
l'accesso all'educazione, agli strumenti, ai tempi
e agli spazi per rappresentarsi e per partecipare
alla vita sociale e politica. Il rispetto dei
diritti, dei bisogni e della libertà delle donne
costituisce una dimensione centrale del nostro
agire: senza di questo, un altro mondo non sarà
mai possibile. Allo stesso tempo, riconoscendo il
diritto all'autodeterminazione di ogni uomo e di
ogni donna, riconosciamo le istanze di liberazione
dei gay, delle lesbiche, bisessuali e transgender,
come espressione di diritti
fondamentali.
- Non siamo e non vogliamo
essere un partito politico. Il nostro fine, al
contrario, è quello di salvaguardare le nostre
differenti identità e i nostri specifici
obiettivi. Allo stesso tempo pensiamo di poter
costruire un percorso comune, fatto di riflessioni
e di analisi, di lotte e di iniziative rivolte al
mondo esterno a noi. Non intendiamo essere
autoreferenziali: crediamo invece che fuori dalle
nostre associazioni, dai nostri forum, dagli
ambiti politici e sociali in cui ci riconosciamo,
esistano innumerevoli altre esperienze o
individualità che possono essere coinvolte nel
progetto di una globalizzazione solidale. E'
questo lo scopo principale della nostra impresa
collettiva.
- Affermiamo il principio
della democrazia partecipata, secondo il quale le
decisioni non sono prese da pochi tecnocrati, ma
richiedono invece il coinvolgimento attivo dei
cittadini, dei lavoratori, dei popoli alle grandi
decisioni collettive. Ci riferiamo ai principi
della democrazia diretta e vogliamo approfondire
ed estendere l'esperienza di Porto Alegre. Per
queste ragioni la democrazia costituisce il
fondamento del nostro lavoro collettivo: ci
basiamo sul metodo del consenso per valorizzare
quello che ci unisce e relativizzare quel che ci
divide; crediamo nella pari dignità tra organismi
a carattere nazionale e/o verticale e strutture
orizzontali, che si formano dal "basso"; in questo
senso il ruolo e il peso delle associazioni
nazionali, dei social forum, delle soggettività
organizzate hanno per noi pari valore. Rifiutiamo
la personalizzazione della politica e crediamo in
un metodo di decisionalità collettivo e
partecipato.
- Abbiamo principi comuni,
ma anche obiettivi comuni.
- Il Fondo
monetario internazionale, la Banca mondiale,
l'Organizzazione mondiale del commercio, la Nato,
mirano a costituire la struttura di un potere
transnazionale che sovrasta i diritti delle
persone, dei popoli, delle nazioni. Noi non ne
riconosciamo la legittimità. Ci battiamo invece
per l'istituzione di organismi internazionali
democratici, la cui legittimità risieda non solo
sui governi, ma anche sulla partecipazione attiva
della società.
- Riteniamo illegittimo il
debito pubblico internazionale dei paesi del Sud,
che, funzionando da strumento di dominio, priva i
popoli dei loro diritti fondamentali, alimenta
l'usura internazionale, impone a paesi del Sud
piani di aggiustamento strutturale che li
costringe a produrre per l'export, a tagliare le
spese sociali, ridurre l'occupazione, aumentando
la povertà. Ne esigiamo l'annullamento
incondizionato unitamente alla riparazione dei
debiti storici, sociali ed ecologici maturati dai
paesi ricchi verso quelli poveri.
-
Avversiamo la speculazione finanziaria e lo
strapotere dei mercati finanziari, espressione
coerente di un capitalismo selvaggio. Per questo
chiediamo la soppressione dei paradisi fiscali, la
tassazione delle transazioni finanziarie e
l'assoggettamento delle multinazionali alle leggi
dei singoli stati. L'introduzione della Tobin tax
rappresenterebbe un utile passo avanti in questa
direzione.
- Ci opponiamo a ogni forma di
privatizzazione delle risorse naturali e dei beni
pubblici. L'energia, l'acqua, le foreste, la
salute, i trasporti, l'istruzione, la
comunicazione, la cultura, il sapere sono beni
inalienabili che non possono essere ridotti a
merce. Crediamo in uno spazio pubblico
completamente rinnovato in cui, attraverso la
democrazia diretta e partecipativa, siano i
diretti interessati a decidere sulle grandi
questioni. Lottiamo per l'ampliamento dei servizi
sociali e per l'estensione dei diritti sociali
globali (istruzione e sanità gratuiti, acqua,
casa, ecc.) di servizi pubblici universali anche a
paesi e popoli che non hanno mai beneficiato di
alcuno "stato sociale".
- Ci battiamo per
un consumo critico e responsabile, equo e
solidale, che favorisca la produzione rispettosa
dell'ambiente e dei diritti delle persone.
Consideriamo il consumismo un disvalore
psicologico, etico e ambientale. Ci impegniamo,
inoltre, nel boicottaggio di quelle imprese che
non garantiscono il rispetto dei diritti sindacali
e civili dei lavoratori, il rispetto
dell'ecosistema e delle differenti culture.
Crediamo che il Prodotto interno lordo costituisca
uno strumento assolutamente inadeguato a misurare
il livello di sviluppo di un paese e proponiamo di
sostituirlo a tale scopo con un indice apposito
che, introducendo specifici rivelatori ambientali,
sociali e culturali determinerebbe un impegno
virtuoso per il miglioramento del benessere
collettivo.
- La terra è un bene
collettivo indisponibile e inaleniabile. Il suo
sfruttamento in nome del profitto, provocando la
concentrazione della produzione nelle mani delle
multinazionali e asservendo intere produzioni
nazionali al dominio oligarchico del mercato
mondiale, costituisce un "crimine contro
l'umanità". Chiediamo una equa redistribuzione
delle risorse della terra: le sementi e il
materiale genetico sono di proprietà dell'umanità.
Ci battiamo per la sovranità alimentare dei popoli
nei confronti degli interessi del commercio
internazionale. Esigiamo l'abolizione dei prodotti
transgenici e della concessione dei brevetti sulla
vita. Il rispetto dell'ambiente, della salute, del
lavoro, costituiscono un imperativo di qualsiasi
scelta politica ed economica.
- Esiste un
crudele legame tra l'uso dissennato delle risorse
ambientali del nord del mondo e il sottosviluppo e
la povertà del sud del mondo. Le condizioni di
assoluta miseria, la mancanza di acqua potabile e
di cibo, in cui vivono miliardi di uomini e donne,
dipendono anche da quei fenomeni climatici che
vanno sotto il nome di "effetto serra" crescita
della temperatura, innalzamento del livello dei
mari, progressivo scioglimento dei ghiacciai,
avanzata dei deserti e delle zone aride che,
provocati dal mondo industrializzato, nel giro di
un secolo potrebbero rendere letteralmente
invivibili molte regioni della Terra. Gli effetti
dellaumento delleffetto serra rendono infatti i
poveri sempre più poveri e, al tempo stesso, il
sottosviluppo amplifica ed aggrava molti problemi
ambientali, compresi quelli che influiscono sul
clima, anche perchè spesso le lavorazioni più
pericolose e dannose vengono trasferite nei paesi
più poveri. La soluzione dei problemi ambientali e
l'uso equilibrato delle risorse non è questione
tecnica da delegare a esperti; solo la
partecipazione democratica e la cittadinanza
attiva possono garantire la qualità di vita delle
popolazioni e una vera società sostenibile. Per
questo ci battiamo anche per la chiusura delle
produzioni altamente inquinanti e nocive per i
lavoratori e per le popolazioni.
- La
globalizzazione liberista produce miseria, odio,
morte. Per imporsi a popolazioni intere ha bisogno
della spada costituita dalla corsa agli armamenti,
dall'aumento delle spese militari, dal
rafforzamento e dal rinnovamento delle alleanze
militari, dal potenziamento degli apparati
polizieschi. Noi chiediamo lo scioglimento di
queste strutture e di questi apparati perché
rifiutiamo totalmente la guerra come mezzo di
risoluzione dei conflitti ed esigiamo la fine
della repressione e della criminalizzazione della
protesta sociale. Ma la guerra non si fa solo con
le bombe. Il ricorso all'arma della fame, sotto
forma di embargo, è sempre più frequente e causa
milioni di vittime, specialmente tra donne e
bambini. Non esistono fini politici che
giustifichino l'uso del cibo e delle medicine come
armi; non riconosciamo quindi come legittimi gli
embarghi che violano i diritti umani a intere
popolazioni.
- Riconosciamo ai lavoratori
e alle lavoratrici gli stessi diritti sindacali,
civili e politici in qualsiasi parte del pianeta e
a prescindere dal colore della pelle. Mentre i
beni e i capitali possono valicare senza limiti
qualsiasi frontiera, le persone sono costrette a
controlli umilianti, condizioni inaccettabili,
repressione e schiavitù. Ci battiamo per
migliorare le condizioni di vita e di lavoro,
contro lo sfruttamento del lavoro minorile, per la
libera circolazione delle persone, contro
qualsiasi limitazione ai diritti dei migranti, per
un salario dignitoso in qualsiasi parte del mondo.
Ci opponiamo con fermezza a qualsiasi legislazione
razzista e discriminatoria.
- L'attuale
organizzazione della produzione a livello globale
passa dalla riduzione dei diritti sociali,
dall'attacco al potere collettivo dei lavoratori,
dalla conseguente precarizzazione e diffusione del
lavoro informale. L'universalità dei diritti del
lavoro è questione cruciale. Perciò ha valore non
solo nazionale la mobilitazione dei lavoratori per
la difesa e l'estensione dell'articolo 18 a cui il
movimento può contribuire adeguatamente sia in
sede europea che internazionale. Licenziamenti e
disoccupazione, inoltre, si accompagnano spesso a
un'impennata degli utili aziendali e delle
quotazioni di borsa. Chiediamo pertanto che sia
ovunque impedito per legge il ricorso al
licenziamento o a forme di sussidio pubblico in
presenza di utili aziendali. Allo stesso tempo ci
battiamo per l'istituzione di misure, come il
reddito sociale e la riduzione dell'orario di
lavoro, per combattere la precarietà dilagante che
l'attuale sistema economico genera in tutto il
mondo, compresi i paesi occidentali, determinando
l'aumento dell'insicurezza sociale, soprattutto
per le giovani generazioni cui viene di fatto
impedito ogni progetto di vita.
- La crisi
dell'Argentina ha dimostrato in maniera
inequivocabile il fallimento del liberismo. Quello
che era additato come uno dei migliori allievi del
Fondo monetario internazionale è sprofondato in
una crisi durissima che è costata e costa
disperazione sociale, disoccupazione e povertà.
Per frenare la rivolta popolare il governo
argentino non ha esitato a sparare contro le
manifestazioni di protesta provocando decine di
morti; qualcosa di analogo e di ben più grave di
quanto accaduto nel luglio di Genova. L'Argentina
mostra quindi come i governi nazionali, nella loro
funzione di meri esecutori delle politiche
neoliberiste, finiscano poi per dover presiedere
al controllo poliziesco e alla repressione. Ma
mostra anche come una mobilitazione popolare,
pacifica e di massa, provocando la crisi di quegli
stessi governi, metta in crisi anche quelle stesse
politiche internazionali, incrinando profondamente
la loro legittimità.
- Anche in Italia, il
governo Berlusconi si presenta come baluardo di un
sistema neoliberista che favorisce in ogni modo il
profitto e la rendita finanziaria, oltre che gli
affari personali del presidente del Consiglio. La
portata reazionaria delle politiche governative è
evidente nell'attacco alla scuola pubblica, ai
migranti tramite il progetto Bossi-Fini,
nell'abolizione dell'articolo 18 dello Statuto dei
lavoratori, nella "riforma" delle pensioni con il
conseguente attacco al welfare, nella politica di
distruzione del territorio e nella conseguente
valorizzazione dell'economia criminale prodotta
dalle grandi opere, nel tentativo di attaccare la
legge 194 e l'autodeterminazione delle donne
attraverso la leva del riconoscimento di capacità
giuridica dell'embrione. Il livello di "impunità"
e di aggiramento sistematico della legalità di
questo governo, è espressione diretta e funzionale
alla sua aggressività sociale. La legge sul
conflitto di interessi, l'uso del potere per
sottrarsi alla magistratura, la connivenza con
poteri illeciti e oscuri fanno il paio con la
sospensione della Costituzione durante le
manifestazioni di Genova, con la violenza contro i
e le migranti, con l'attacco ai diritti dei
lavoratori, con l'aggressione ai centri di
informazione alternativa e indipendente, con la
criminalizzazione del consumo di droghe e con il
proibizionismo. Questione democratica e questione
sociale si tengono strette. Per questo vanno
giudicate positivamente le iniziative sindacali
che intendono coerentemente battersi per la
salvaguardia e l'estensione dei diritti dei
lavoratori e delle lavoratrici e che finalmente
raccolgono istanze per le quali ci siamo sempre
battuti. Il ruolo del movimento italiano, lungi
dal sostituirsi all'azione delle forze sindacali,
può essere però quello di battersi per la rottura
con le politiche di concertazione e per ampliare
l'opposizione sociale al governo liberista e
liberticida di Berlusconi.
- La
capillarità e la sofisticazione dei mezzi di
informazione rende sempre più insidioso ed egemone
il potere di chi ne detiene il controllo: guerre,
politiche neoliberiste, razzismo e altro vengono
venduti come giusti o inevitabili attraverso la
gran cassa dei mezzi di comunicazione di massa;
tuttavia la stessa massificazione dell'uso dei
media rompe la linearità del sistema di potere e
permette che diversi soggetti intervengano nella
creazione di cultura e di informazione. La
concentrazione del potere della comunicazione
costituisce altresì l'altra faccia
dell'aggressione ai centri di informazione
indipendenti e alternativi - come l'assalto di
Genova alla "scuola Diaz", quello a Indymedia o il
tentativo di chiudere Radiogap - forma altamente
simbolica di repressione e occultamento del
dissenso. Per questo ci impegniamo contro la
concentrazione di tutti i mezzi di comunicazione,
per la libertà di espressione, per l'accesso
garantito alle risorse che le nuove tecnologie
consentono.
- Le spinte perchè l'Unione
Europea si costruisca come fortezza liberista e
antidemocratica sono fortissime e pericolose. Esse
sono ben visibili nel metodo e nei contenuti della
Carta dei Diritti, nel processo costituente aperto
dalla Convenzione Europea così come nel ruolo
svolto dalla Ue nelle guerre balcaniche. L'Europa
per cui ci battiamo deve essere invece costruita
dai cittadini e dalle cittadine, con un processo
di partecipazione dal basso, un'Europa sociale
schierata contro la guerra, garante dei diritti di
tutti e tutte coloro che l'attraversano. Un'Europa
realmente democratica, solidale, multiculturale,
pacifica, impegnata nel rispetto dell'ambiente. E'
con questa ambizione e sulla base dello spirito di
Porto Alegre che ci impegniamo nella preparazione
del primo Forum sociale europeo.
Veniamo
da storie diverse e da percorsi differenti. Ma
crediamo fortemente nella modalità reticolare che
abbiamo conferito al nostro lavoro comune. La
nostra unità ha arricchito le nostre differenze;
le nostre differenze sono la garanzia
dell'efficacia della nostra unità. Crediamo in
questo principio e lo proponiamo a tutti quelli e
quelle che in questi mesi si sono uniti al nostro
percorso, convinti e convinte di poter compiere
ancora molta strada assieme. La costruzione di un
mondo diverso è esercizio faticoso e paziente. Noi
abbiamo appena cominciato.