Costruiamo Social Forum locali, partecipiamo alla Perugia - Assisi, attraversiamo il paese in occasione del vertice FAO.
I POTENTI HANNO PAURA

Questo movimento fa paura ai potenti della terra. Il suo dispiegarsi a livello internazionale, la crescente simpatia e condivisione nell'opinione pubblica, il prepotente ingresso del suoi contenuti (tobin tax, annullamento del debito, accesso ai farmaci etc.) nel dibattito politico anche istituzionale segnalano un stato fabrile avanzato per i fautori del libero mercato. A Genova Il movimento ha fatto un salto di qualità ulteriore arrivando ad organizzarsi nel Genoa Social Forum, come arcipelago composito, plurale ma chiaramente unitario. Due tra le tante saldature significative hanno fatto saltare i nervi a commentatori di regime ed agli ideologi del pensiero unico: quello con il mondo cattolico da un lato, quello con una parte significativa del movimento operaio e sindacale dall'altro. La repressione massiccia, brutale e sistematica non nasce a caso e non è il prodotto di eccessi delle forze dell'ordine. Fa parte di una scelta di guerra non ortodossa al movimento ed alla possibilità che esso possa rafforzarsi ed allargarsi. "Ora, il movimento per una diversa globalizzazione è in pericolo.., senza la garanzia di manifestazioni pacifiche poco a poco la base sì allontanerà, l'unità di adesso si sbriciolerà" ha scritto (il Manifesto, 26 Luglio) acutamente Susan George valutando i fatti di Genova. Proprio perché il movimento è diventato di massa, cioè all'apice della sua forza da Seattle in poi, i rischi che sia in pericolo non possono che moltiplicarsi.

UN MOVIMENTO UNITO

Sia le violenze del 20/21 luglio, sia gli editoriali dl alcuni tuttologi delle bontà del neoliberismo nostrano, insistono nel tentativo di rompere le due saldature usando la penna come un manganello.

Valga per tutto Panebianco sul "Corriere della Sera" quando attacca all'arma bianca i cattolici, missionari e non solo, di essersi affidati e riconosciuti nel Gsf e di essere sostanzialmente "degli utili idioti" dei sovversivi Agnoletto e Bertinotti. Panebianco non è uno stupido e sa bene quando usa il manganello per scrivere dove colpire. La risposta alla repressione di questi giomi è infatti un terreno condiviso da tutto Il movimento ma è oggettivamente più congeniale alla sinistra militante. Larga è la sofferenza nel mondo cattolico (si pensi al dibattito nella Rete Lilliput su come andare avanti) che certo si sente a disagio nel terreno imposto dail'avversario (denunciare il clima da stato di polizia, le torture, la criminalizzazione). Il fatto che delle 800 e passa organizzazioni che hanno dato vita al GSF nessuna si sia dissociata dal medesimo, è senz'altro un successo dl grande rilevanza ma saremo ingenui ad ignorarne le fibrillazioni, i distiguo egli effetti di una siffatta campagna denigratoria. Meno insidiosa, ma comunque persistente, è la campagna per sganciare quel pezzo di movimento operaio e sindacale che ha partecipato alle giornate genovesi e che ha percepito come vitale la saldatura con il movimento contro la globalizzazione neoliberista. Gli attacchi dl Violante e Cossutta al Gsf ed ai suo portavoce non sono solo derivazione di una mai sepolta pulsione stalinista, ma hanno l'obiettivo di arginare la penetrazione del movimento dentro la base ed il gruppo dirigente della sinistra moderata e nella Cgil. Per questo è necessario uscire dalla morsa del disegno politico repressivo, facendo riprendere al movimento la parola sui suoi temi e proposte.

L'OCCASIONE DELLA PERUGIA - ASSISI

La costituzione dei Social Forum in ogni città sono una prima risposta di articolazione sul territorio. E' qui che bisogna unire le soggettività diverse, tenere il profilo dei contenuti e delle presenze alto, non avere paura a mischiarsi con chi ha percorsi diversi ma che chiede un luogo comune dove cominciare o proseguire un nuovo impegno politico e civico.

Poi vi sono le scadenze dell'autunno, dalla lotta dei metalmeccanici alla marcia Perugia Assisi.

Se sul primo terreno (indicativo è il fatto che il consiglio degli speaker dei Gsf si sia riunito alla Fiom) vi è un livello di costruzione naturale, è sulla tradizionale marcia pacifista che forse merita spendere qualche parola di più. L'appuntamento del 14 ottobre deve essere percepito e vissuto come una scadenza di tutto il movimento. La folla multiforme e colorata che non ha potuto sfilare a Genova può tornare visibile in tutta la sua forza sulla strada che fu di Aldo Capitini. Come contro la guerra della Nato nei balcani, oggi il terreno su cui siamo invitati a marciare è quello della "globalizzazione dal basso" per "cibo, acqua, lavoro per tutti". La consapevolezza dell'intreccio perverso tra economia neoliberista, ingiustizie sociali e politiche di guerra è oggi il terreno su cui si base la saldatura tra movimenti cattolici e sinistra politica e sociale. E' l'idea che "un'altro mondo è possibile" che ci fa riconoscere come parte unitaria di uno stesso popolo. Consentire per esempio al "coordinamento degli enti locali perla pace", il motore della Perugia Assisi, di discutere e decidere la partecipazione nel Febbraio del 2002 al foro di Porto Alegre significa obbligare gli enti locali a fare i conti con realtà che disubbidiscono alle ricette neoliberiste basate sulla privatizzazioni del servizi e su bilanci comunali incentrati solo su criteri ragionieristici.

Analogamente l'impegno per il vertice della Fao a Roma del 10 Novembre (non per contestare una istituzione legittima, ma per indirizzare politicamente le sue scelte) dovrà vedere una preparazione articolata sul territorio e non tradizionale. Perché non pensare ad una marcia che parte dal Nord e dal Sud del paese, per convergere solo alla fine a Roma, toccando decine di città e paesi con atti pubblici, convegni e manifestazioni che saranno gestiti direttamente dai Social Forum locali?

Alfio Nicotra
Roma, 5 agosto 2001
da "Liberazione"