La
notizia è di qualche settimana fa. Alcune voci non confermate sostenevano
che il Paladesio, cattedrale nel deserto oggi praticamente inutilizzata se
non per qualche gara di danza, sarebbe stato acquistato dalla comunità islamica
di Desio che lo vorrebbe trasformare in una moschea, la più grande della Lombardia.
Con le solite futili motivazioni i leghisti si sono opposti a questa proposta con la scusa di volere difendere la civiltà occidentale dall'"invasione" della cultura islamica.
Battaglia inutile che portano avanti da ormai troppo tempo, non accorgendosi che le emigrazioni sono un qualcosa di inevitabile, e a nulla serve accanirsi conto chi lascia la sua terra in cerca di un futuro migliore. Evidentemente i leghisti ancora non hanno capito che il confronto tra culture diverse, e non il pensiero unico, può migliorare il nostro mondo.
In aiuto della comunità islamica c'è, per adesso, la Costituzione che sancisce la libertà di religione e quella di associazione.
Lo Stato italiano, che sovvenziona la Chiesa cattolica, garantisce che anche i credenti in altre fedi possano riunirsi in un luoghi adeguati alle funzioni religiose , con la certezza di poter praticare regolarmente i loro riti.
La voce è stata comunque smentita dagli stessi esponenti della comunità islamica che, sebbene durante la festa per la fine del Ramadan avessero accennato ad una nuova moschea, non avevano certo pensato al Paladesio, se non altro per motivi economici.
Tuttavia il problema esiste: le due moschee di Desio risultano essere piccole e inadatte ad ospitare il crescente numero di fedeli.
E' quindi giusto che il Comune aiuti la comunità islamica nel reperimento di una area o di un edificio adatto a luogo di culto, più grande e accogliente degli attuali .
E questo non solo per un generico principio di solidarietà, ma anche per permettere a dei cittadini desiani, di provenienza diversa ,il diritto di pregare il loro Dio, qualunque esso sia.
Siamo infatti convinti che mettere le varie comunità in condizioni di parità, significa responsabilizzarle, via maestra per garantire la convivenza civile.