
Dieci in Svezia, otto in Spagna, sei in Gran Bretagna, cinque in Germania… non è il catalogo del Don Giovanni ma il numero di ministre nei governi d’Europa, Zapatero ne ha volute il 50%, i tedeschi ne hanno un terzo più la Cancelliera e Blair altrettanto con la recente nomina di Margaret Beckett. La Francia va peggio (Difesa ed Ecologia), ma in passato aveva fatto meglio e comunque porterà alla sfida presidenziale una donna socialista. L’Europa, costante riferimento di Prodi, non vale per la rappresentanza di genere e le donne al governo si occuperanno di malati, famiglia, giovani, sport oltre alle ovvie pari opportunità: “presenza femminile”. L’unico dicastero non “di cura”, gli Affari europei, l’ottiene Emma Bonino perché è stata Commissaria Ue.
«La distanza tra la proposta del governo e l'equa rappresentanza è siderale - reagiscono duramente le donne di Usciamo dal silenzio - lo dicono i volti, i numeri e i lineamenti di questo esecutivo, sentiamo una profonda umiliazione non solo rispetto alle promesse fatte, evidentemente non in nome di un progetto politico ma solo alla ricerca del voto delle donne, ma anche rispetto al protagonismo che le donne italiane hanno portato in piazza in questi ultimi mesi». Non solo, ce n’è anche per le scelte: «A chi si pensa di rispondere istituendo un nuovo ministero, quello alla famiglia, che ignora da un lato i diritti dei soggetti e dall'altro la pluralità delle relazioni tra le persone? Ma di quale società di parla?». Risponderà Rosy Bindi? L’appello finale di Usciamo dal silenzio è per le elette nelle istituzioni: «A quando si leverà la vostra voce, la vostra indignazione?». Qualcuno lo fa già, come Elettra Deiana e il Forum donne del Prc, la delusione c’è, anche perché c’era l’impegno: «Credo si debba arrivare rapidamente all'obiettivo di un terzo», aveva detto il Professore presentando il libro scritto con la moglie. L’Unione a ruota aveva sancito la soglia 30% e Anna Finocchiaro e Grazia Francescato lo davano per certo: «Prodi è determinato». Invece nel governo ha fatto premio l’arte del compromesso politico al maschile: poche e leggere, virtù politiche al femminile. Il Premier abbozza, scarica sui partiti e parla di «rimedi molto più drastici per affrontare la questione», in futuro.
Così le critiche piovono anche da centrodestra, Alessandra Mussolini e persino alcune della Lega che mai avevano avuto da ridire sulle due ministre della Cdl (Moratti e Prestigiacomo). La discriminazione è bi-partisan e il primo atto di governo non è di cambiamento o rottura, al limite un passettino, un accenno, un nulla col fiocco. Anche se ad alcuni basta: soddisfatto il Ds Franco Grillini, in parte l’Arcigay e poi Franca Chiaromonte, presidente dell'Associazione Emily, che ringrazia Prodi per «il cospicuo numero di donne» e aspetta di contare le sottosegretarie, forse un “compito” giudicato più all’altezza… Ma non tornano i conti e la debolezza delle donne, specialmente di sinistra, è incarnata da Barbara Pollastrini, leader delle diessine finita alle “pari opportunità”: un ministero che vale un alibi. «La valorizzazione dei meriti, dei talenti femminili e delle capacità delle persone è la vera condizione per aprire e sbloccare la società italiana», ha detto commossa. Il problema però, più che la società, sembra la politica. E Marina Sereni, altra donna Ds passata da un probabile ministero a vice-capogruppo alla Camera, ammette: «C'è un problema a far emergere figure forti». Addavenì Nilde Iotti?
La delusione corre forte all’assemblea delle donne romane, con alcune senatrici e deputate di Rifondazione. Dovevano parlare di rilancio della lotta alla Legge 40 si sono preoccupate della risibilità delle donne al governo e del ministero della Famiglia: oltre ai partiti c’era da rassicurare il Vaticano e la mediazione sociale non ha terreno e rappresentanza nell’Unione, riprenderanno loro dentro e fuori il palazzo. La delusione corre ancora più forte sul web (www. usciamodalsilenzio. org): chi scrive «ho gia capito che con questo governo non cambierà nulla», chi dice «noi sappiamo ma non agiamo», chi invoca il relativismo sessuale, chi vuole andare in corteo, chi convoca lo sciopero generale delle donne italiane e chi si chiede perché le cinque senza portafoglio non abbiano rifiutato. Alla fine la previsione di Chiara Saraceno sulla continuità di una “gerontocrazia politica maschile” è quasi avverata. C’è stata una prima volta anche per un ex-comunista al Quirinale. Per le donne no e la politica rimane un corpo separato.