Elezioni Regionale Lombarde - 2010

In Lombardia un segnale di ribellione al berlusconismo.

In Lombardia è importante avere un terzo polo alternativo, ovviamente al Pdl ma anche al Pd.

Marco Fraceti

Marco Fraceti

In questa tormentata fase preelettorale di tutto si discute ma poco o nulla per quanto riguarda i programmi. Alchimie istituzionali e azzardate ipotesi di alleanze turbano i sonni del candidato Pd: «Per costruire una coalizione per il governo della Lombardia», ripete instancabilmente. Errare è umano ma perseverare, dopo il disastro del voto “inutile”, appare pure sospetto. Quale governo e di quale Regione sta parlando? Della Lombardia forse. Ma al management di Penati sfugge, oppure fanno finta di non sapere, che il livello di penetrazione nella politica e nell'economia lombarda delle mafie è così elevato da avvicinare la Lombardia più alla Sicilia che alla Svizzera.

Un banchetto di 15 miliardi di euro per infrastrutture che devasteranno il territorio e le coscienze. Nel frattempo il governatore Formigoni, dopo 15 anni di controllo della Regione, ha saputo sapientemente mettere il marchio di fabbrica di cielle al sistema sanitario; ha lasciato fare alla Lega i suoi deliri xenofobi, da Coccaglio (“Bianco Natale”) a Ceriano Laghetto (ordinanza antikebab e amenità varie) e poi ha istituito un “comitato di sorveglianza” sugli appalti per l'Expo con dentro alcuni soggetti sotto processo a Palermo per ardimentose relazioni pericolose con capi mafia.

Dunque il disegno di governance delle proprie attività illecite le mafie lo hanno compiuto: la testa nelle Regioni di riferimento, a secondo della mafia, e la terza generazione delle famiglie fanno affari e politica direttamente senza incontri equivoci e “baci” furtivi. Le nuove mafie hanno un personale che orienta la politica e fa l'economia direttamente. Non a caso fanno politica ed economia nei buchi neri lasciati da imprenditori cialtroni e da politici con uno scarso senso dello Stato e delle Istituzioni. In quei vuoti lasciati dalla grande politica delle passioni e delle lotte.

La maggioranza del popolo lombardo è stata convinta, dal “caudillo” di Arcore e dai suoi lacchè “lumbard” che il problema non è il reato che viene commesso ma i giudici che lo perseguono; dunque i magistrati, per le mafie e le loro sponde politiche, non serve ammazzarli, (per ora) sarebbe controproducente, bastano i titoli dei giornali della famiglia Berlusconi e gli atti di guerra attuati dal gioppino ministeriale. Per il resto ci pensano “pizzini” e “papello”.

Davanti a tanto scempio il toccasana dovrebbe essere un “fronte comune” delle forze antimafia, antirazziste, antifasciste a difesa della Costituzione nata dalla Resistenza; per affermare il diritto al lavoro e alla sanità pubblica e al primato dello Stato nell'economia “strategica” del Paese e per provare ad arginare i guasti provocati della crisi che distribuisce precarietà e povertà.

Partire dalla Lombardia per dare un futuro e una speranza al nostro popolo che per fortuna non è stato ancora lobotomizzato. Il futuro e la speranza di cambiare in profondità la deriva dell'“antistato” passa dalla volontà di reagire per ricostruire dalle macerie anche dei nostri errori. Ma dobbiamo essere consapevoli che questa ripartenza passa dalla riaffermazione di un principio decisivo per chi verrà dopo di noi: dobbiamo provare a lasciare una Regione migliore di come l'avevamo trovata, altrimenti condanneremmo le nuove generazioni al caravanserraglio eterno della precarietà. Abbiamo il dovere di tentare (nonostante il delirio penatiano).

In Lombardia è importante avere un terzo polo alternativo, ovviamente al Pdl ma anche al Pd. In questo modo nessuno si sentirà autorizzato a dire che non ha capito e non sapeva. Come dalla Lombardia partì il segnale di ribellione al fascismo, così oggi deve partire il segnale di ribellione al berlusconismo, non alla persona, ma alle sue vergognose “politiche”. Qui steccano Bersani e Penati. Con la Resistenza si sono costruite le basi della cacciata del fascismo e la nascita della Repubblica; con l'opposizione sociale e politica negli anni a seguire si sono raggiunti obiettivi sul piano del lavoro, dei diritti sindacali e civili. Questo è l'impegno al quale è chiamata la Federazione della Sinistra e per la quale ha senso dare una possibilità. Dobbiamo dare visibilità politica ad un pacifico senso di ribellione; perché ribellarsi non solo è giusto ma in certi momenti è doveroso.

Marco Fraceti (Comitato Politico Regionale Lombardo)
Monza, 26 gennaio 2010
da “Liberazione”