Peggio di così non poteva andare. Questo verrebbe da dire di primo acchito guardando ai risultati elettorali. La Lega dilaga nella società e nelle istituzioni. Berlusconi se la cava ancora una volta. Il Pd cala, la sinistra è sconfitta. Gli italiani si astengono in massa e quando votano, votano a destra. Tutto perduto quindi? Neanche per sogno.
E’ qui, nelle grandi difficoltà che ci aspettano nei prossimi mesi, che si vedrà la capacità della sinistra di invertire la tendenza, di essere in grado da posizioni di governo o di opposizione di condizionare le scelte dei grandi partiti e dei poteri economici. Sapendo che non si parte da zero.
Infatti, la presenza della sinistra nei movimenti di lotta e nei mille episodi di resistenza diffusa in difesa del lavoro è da tempo una realtà, soprattutto da quando è maturata, sia pure con grande ritardo, la consapevolezza della necessità di tornare a fare politica nella società. Ma mentre nel passato l’essere nei movimenti poteva garantire anche un certo consenso elettorale, oggi non è più così. Un esempio fra tutti. Il 20 marzo a Roma, mentre la destra faceva la sua tronfia e muscolare manifestazione-kermesse in piazza del Popolo ascoltando il proprio duce, proprio nelle stesse ore si svolgeva una grande, bella e civile manifestazione per la difesa dell’acqua pubblica, con decine di migliaia di partecipanti. Quasi nessuno ne parlò e quindi è come se non fosse esistita. In sostanza, movimenti di lotta e di resistenza ci sono, ma non spostano di un millimetro il quadro politico.
Occorre quindi un ritorno alle origini, battere cioè la via lunga e impegnativa della presenza continua nei luoghi dell’aggregazione sociale - fabbriche, scuole, mercati di quartiere, ecc. Con la proposta del partito sociale questo lo si è compreso ma non lo si è ancora attuato in modo adeguato e soprattutto non c’è ancora stato il tempo sufficiente perché questa nuova-vecchia pratica potesse dare i suoi frutti sul piano del consenso.
Le condizioni per un rilancio del lavoro di massa ci sono, dato che il quadro politico generale non è affatto chiuso e stabilizzato, anzi. Berlusconi è un’anatra zoppa, stretto com’è fra la concorrenza esterna - la Lega - e la fronda interna finiana, rafforzata dall’elezione della Polverini nel Lazio, e con una situazione di scontro violento fra le varie lobby all’interno del proprio partito. Il Pd da parte sua deve ancora definire cosa vorrà fare da grande: allearsi stabilmente con l’Udc, oppure allearsi con Di Pietro e la sinistra “per bene”, oppure ancora far cadere ogni tipo di pregiudiziale anticomunista. E una qualsiasi di queste scelte non farà che aumentare il caos interno al Pd. Oppure potrà continuare a non scegliere indebolendo ulteriormente la sua identità politica, con conseguenti arretramenti elettorali. Una sola cosa non dovrebbe fare il Pd: dare ascolto a quel genio della politica che è D’Alema, perché in tal caso l’ennesimo fallimento sarebbe assicurato. La Lega, una volta ottenuti da un ricattabilissimo Berlusconi i decreti attuativi del federalismo fiscale, inaugurerà il secondo tempo del suo progetto secessionista, creando - è prevedibile - il massimo scompiglio fra i suoi alleati che fanno finta di non accorgersi che il federalimo in salsa leghista è solo il primo passo verso la secessione delle regioni ricche.
Oggi però - non c’è dubbio - l’elemento forte e stabile nello schieramento della destra è la Lega, perché in grado di coniugare il suo radicamento territoriale con una grande presenza sulle Tv, su tutte le reti, al contrario di quanto raccontano alcune leggende metropolitane diffuse anche nella sinistra. Si veda in proposito il bell’articolo di Norma Rangeri sul Manifesto del 31 marzo, che ci ricorda quanto la Lega sia presente sui media.
E’ quindi su questo versante che vanno fatte le battaglie decisive. La via giudiziaria scandalistica di Repubblica, Santoro e Travaglio si è rivelata fallimentare, addirittura controproducente. Occorre battere la Lega. Se si batte la Lega si batte tutta la destra. E si batte la Lega se la si batte sul territorio e nei luoghi di lavoro.