Cumulo di condanne, non serve l'autorizzazione parlamentare
Arrestato per corruzione Frigerio l'ex dc eletto con Forza Italia

Nove anni fa, grazie ad un occhio malconcio, era uscito da San Vittore nonostante il parere contrario del pm Antonio Di Pietro. E lo stesso disturbo oftalmico riaggravatosi proprio pochi giorni fa permette oggi a Gianstefano Frigerio di evitare il ritorno in cella. Così resta piantonato dai carabinieri in una stanza dell'ospedale San Raffaele.

Ma le buone notizie finiscono qui. Perché da ieri questo sessantenne ex professore di lettere indossa una metaforica quanto scomoda maglia: è lui il primo deputato del nuovo Parlamento a venire arrestato, a sole 24 ore dall'apertura della Camera.

Deve scontare sei anni e mezzo di carcere: corruzione, concussione, ricettazione, violazione alla legge sul finanziamento dei partiti.

E non è tutto: Frigerio potrebbe essere anche il deputato più effimero della legislatura, visto che per lui scatta anche l'interdizione dai pubblici uffici per cinque anni. La sua proclamazione a deputato è destinata a venire annullata per ineleggibilità. E FI perderà così un seggio.

A far ripiombare Frigerio nel gorgo di Mani Pulite è il carico dei reati accumulati negli anni in cui regnava sulla Dc milanese, quando era il più autorevole proconsole in Lombardia di Arnaldo Forlani.

L'ordine di arresto viene firmato lunedì mattina dalla Procura generale di Milano, l'ufficio diretto da Francesco Saverio Borrelli: trattandosi di condanna ormai definitiva, può essere eseguita senza alcuna autorizzazione da parte del Parlamento.

In serata, un comunicato di Forza Italia sembra scaricare precipitosamente l'arrestato: «Alla commissione elettorale di Forza Italia risultava una situazione processuale dell'on. Gianstefano Frigerio completamente diversa. I fatti non hanno nessuna attinenza con Forza Italia e si riferiscono ad un periodo antecedente di alcuni anni alla nascita del movimento. Gli organi di Forza Italia assumeranno nei prossimi giorni le dovute e conseguenti determinazioni».

In realtà, che su Frigerio si stessero addensando nuvole nere lo si sapeva già dai giorni della campagna elettorale. Il suo vecchio accusatore, Antonio Di Pietro, in più di un comizio aveva tuonato contro la decisione di candidarlo a dispetto della fedina penale, anche se in un collegio fuori mano, quello proporzionale di Bari, e sotto lo pseudonimo di «Carlo» Frigerio. Nonostante non avesse messo piede in Puglia, l'alluvione di voti su Forza Italia lo aveva premiato.

Ma nelle stesse ore in cui il conteggio delle schede in Puglia sanciva il suo ingresso a Montecitorio, mille chilometri più a nord, si completava il conteggio che avrebbe sancito il suo ingresso a San Vittore.

Nell'alchimia dei cumuli di pena, dei condoni, delle prescrizioni, molti imputati di Tangentopoli se la sono cavata senza dover ritornare in carcere. Invece per lui non c'è stato niente da fare. Troppo ingombrante il peso della sua principale condanna, quella per le tangenti inghiottite nel 1989 dalla Dc e dal Psi lombardo in cambio del «piano discariche» della Regione: quattro anni e mezzo di carcere, confermati in appello e ridotti di poco in Cassazione.

Poi erano arrivate altre condanne. Come segretario regionale Dc, Frigero aveva ricevuto miliardi di bustarelle utilizzandoli per mantenere in vita l'apparato, e garantendo in cambio trattamenti di riguardo per le aziende che lo finanziavano: tra cui la Edilnord di Paolo Berlusconi.

Marco Mensurati
Milano, 2 giugno 2001
da "La Repubblica"