Cari
compagni,
noi, firmatari di questa lettera, ci ritroviamo uniti nel
riconoscere rilievo fondamentale, nell'attuale situazione del paese, alla
crisi di rappresentanza politica del mondo del lavoro e della domanda di
libertà, di dignità, di giustizia che le lotte dei lavoratori esprimono.
Da qui parte la giusta denuncia contenuta nel documento da voi firmato,
secondo la quale c'è oggi, una prevalente accettazione della subalternità
del lavoro, perché - come voi scrivete - "nessun partito della sinistra
italiana si propone un programma generale e una forma organizzata che si
fondi sulle istanze di cambiamento e di partecipazione dei lavoratori". In
effetti i tentativi che pure ci sono stati e ci sono nei partiti della
sinistra di dar voce ad una rappresentanza politica generale delle istanze
dei lavoratori non sono finora riusciti. Anzi ha prevalso, in una parte
della sinistra, l'idea che la subalternità e la riduzione dell'autonomia
del lavoro siano un portato inevitabile della modernità e della
globalizzazione.
(...)
Alla base della crisi attuale della sinistra c'è l'errore di
chi ha creduto di perseguire l'interesse generale del paese (e di
dimostrare così la propria maturità di governo) scegliendo la strada della
mediazione neocentrista: ma cedendo, a tal fine, all'offensiva liberista
estrema, che ha imposto l'idea della capacità autoregolativa del mercato
(...) Analogo cedimento si è verificato rispetto ad un efficientismo di
marca decisionista che, dai temi delle leggi elettorali a quelli
dell'ordinamento istituzionale e dei rapporti fra i poteri, ha via via
accresciuto le insidie per la democrazia, come provano anche le più
recenti posizioni del governo di centrodestra e del suo leader.
(...)
Per costruire una rinnovata posizione di sinistra, non si
tratta di ripartire da posizioni vetero-classiste né di richiamare in vita
una superata ideologia operaista. C'è invece da prendere atto
dell'aggravarsi, anche se in nuova forma, delle condizioni dei lavoratori
e dell'inasprirsi delle tensioni sociali che continuano ad evidenziare la
presenza di un'insuperata contraddizione della società capitalista. Nei
lavoratori si ritrova, perciò, un soggetto sociale essenziale per una
politica di progresso economico e civile, capace di far propria la pratica
della liberazione delle donne, di assumere i temi sollevati dal movimento
per la pace, di stabilire gli indispensabili collegamenti con il movimento
sulla globalizzazione, con la lotta ecologista, con l'impegno pieno per i
diritti, per la democrazia, per la questione morale, per un diverso modo
di fare politica, in un mondo dominato dal sistema della comunicazione.
(...)
Altrimenti non c'è alcun mutamento possibile e c'è il rischio di
ridursi a una predicazione intellettualistica e in definitiva impotente.
O, peggio ancora, c'è il pericolo che la sinistra, in Occidente, accetti
un ruolo subalterno alle posizioni di chi, nelle classi dirigenti, oppone
i paesi ricchi alla parte più povera del mondo.
Essenziale, per contrastare questa deriva, è un modello istituzionale autenticamente democratico, che sia fondato sulla partecipazione, sulla rappresentanza consapevole, su una legge elettorale che assicuri il pluralismo e incentivi la partecipazione al voto, sull'affermazione della pluralità dei sistemi informativi, sulla riscoperta della centralità della questione morale, e non su un'ulteriore torsione presidenzialistica. L'attuale crisi della democrazia, particolarmente acuta in Italia, è infatti crisi di rappresentanza, non di governabilità. Anche per questo occorre superare ogni logica leaderistica nella competizione politica ed elettorale con la destra. Il senso dell'alternativa non si compendia nel nome del premier, ma nella qualità e nel vincolo effettivo del programma.
Di fronte a questioni di tale portata, è illusorio pensare che basti trovare qualche scorciatoia organizzativa per superare la crisi, l'afasia, le divisioni che hanno condannato la sinistra e il centrosinistra alla sconfitta. Ma tanto meno ciò sarà possibile se si resterà dentro gli steccati (l'Ulivo da una parte, Rifondazione da un altra, i movimenti e l'opinione di sinistra non rappresentate affatto, da altre parti ancora) che rendono qualsiasi dialogo infecondo. Anche per costruire - com'è indispensabile per sconfiggere la destra - una nuova, grande coalizione delle opposizioni politiche, sociali e culturali, che vada oltre l'esperienza ormai superata del vecchio Ulivo, è essenziale promuovere un processo unitario nella sinistra: così da offrire alla nuova coalizione democratica di cui l'Italia ha bisogno un baricentro sociale e politico più avanzato. E' necessario, anche a questo scopo, un forte impegno di proposizione politica e programmatica, sorretta da una rinnovata tensione ideale e morale.
Per affrontare questi temi, per colmare il vuoto che è aperto a sinistra, per costruire una posizione di rinnovamento che culturalmente e politicamente dia risposta ai problemi qui solo in parte e brevemente richiamati, c'è dunque bisogno di un movimento politico che è, al momento, tutto da costruire. E' urgente, però, cominciare a percorrere questo cammino. Non serve, per questo, costituire un nuovo partitino o l'ennesima associazione. Ma, piuttosto, discutere e porre con chiarezza questi obiettivi, partendo da forme di coordinamento tra le forze, le associazioni, i movimenti che condividono queste esigenze. E' per dare il via a questo processo che proponiamo a tutti coloro che si sentono interlocutori di quanto andiamo dicendo, di ritrovarsi in un'assemblea per deciderne gli ulteriori sviluppi.