Ezio Locatelli confermato segretario lombardo di Rifondazione comunista

Più lotte e più radicamento per l'alternativa

Con l'approvazione a larga maggioranza della risoluzione conclusiva, il 6 ottobre scorso, 1° congresso del Prc lombardo ha posto le condizioni politiche per il nuovo ruolo di direzione che lo statuto del partito ed i mutati scenari politico-istituzionali richiedono al livello organizzativo regionale

Al compito “circoscritto e al tempo stesso ambizioso” di definire un programma d'iniziativa del partito a livello regionale, è stata dedicata gran parte della relazione d'apertura di Ezio Locatelli.

La relazione introduttiva di Ezio Locatelli

L'assillo del primato economico, ha detto Locatelli, orienta tutte le politiche regionali. Si è scelto di perseguire la competizione globalizzata, pensando la Lombardia come un'unità di business, quasi uno stato-regione. Della Lombardia si enfatizza la ricchezza economica nascondendo altri abnormi primati: quelli dei consumi e degli sprechi, dell'insicurezza e dell'insalubrità ambientali, della precarizzazione del lavoro e delle marginalità sociali.

Sotto la guida di Formigoni, dalla sanità all'assistenza, alla scuola, ai trasporti, all'ambiente, all'edilizia pubblica, il cosiddetto “modello lombardo” demolisce i beni collettivi e privatizza i bisogni, mentre impone metodi di governo a-democratici. E il “patto per lo sviluppo”, firmato l'anno scorso da sindacati, associazioni e organizzazioni imprenditoriali, ha politicamente legittimato queste scelte strategiche, a supporto di un progetto di società liberistico, neo-corporativo e familistico.

Ma il centro destra lombardo non è più inarrestabile. I risultati delle elezioni amministrative, la litigiosità istituzionale, la crisi economica e soprattutto un'opposizione sociale crescente, segnano l'inizio di serie difficoltà.

A tutte le forze che hanno compreso la pericolosità del progetto formigoniano, il Prc propone quindi la convergenza in un contro patto di lotta politica per un'altra Lombardia possibile.

Una Lombardia fondata su una nuova idea di ricchezza, legata a principi di sostenibilità sociale e ambientale. Per costruire l'alternativa in regione, resta decisivo il rapporto con la società, i movimenti, le lotte.

Nelle istituzioni, l'unità d'opposizione con le forze democratiche e di sinistra va quindi perseguita e verificata costantemente sui contenuti.

Se il bilancio degli ultimi anni è per Rifondazione positivo sia per la crescita degli iscritti (molti giovani e donne), sia dei consensi elettorali, il radicamento e la presenza politica del partito sul territorio sono invece insufficienti in relazione alle nostre ambizioni. Proprio in questo senso, ha concluso Locatelli, il congresso e la nuova direzione regionale che ne uscirà possono e devono segnare una svolta, dando impulso e priorità alla costruzione di un rapporto dialogico saldo e capillare con la società e con i movimenti.

L'intervento conclusivo di Fausto Bertinotti

Il dibattito successivo è stato ricco e articolato, stimolato anche dalla presenza del segretario nazionale Fausto Bertinotti. Il quale, nel suo intervento conclusivo, ha subito segnalato la necessità di accelerare la costruzione di una Sinistra alternativa in Italia e in Europa, contro lo svuotamento della politica tra guerra, azione delle destre al governo e crisi irreversibile del centro sinistra.

La dottrina Bush sulla guerra preventiva corrisponde alla seconda fase della globalizzazione: una globalizzazione dura che porta ovunque crisi e instabilità.

Né la Russia, né la Cina, né l'Europa disfatta dalla globalizzazione, sono in grado di contrastare la nuova politica imperiale statunitense. L'unica possibilità risiede in un movimento internazionale di “partigiani della pace” capace di combattere il sistema di guerra in tutte le sue articolazioni, dal modello di sviluppo all'ideologia della fortezza Europa.

Di fronte ai gravi problemi del lavoro, del salario e dei prezzi sul tappeto in Italia, Rifondazione deve impegnarsi per unificare in un “nuovo movimento operaio” i lavoratori e i nuovi movimenti, con un programma che rompa due tabù del centro sinistra: il patto di stabilità europeo e le privatizzazioni.

Ai compagni che riproponevano la questione se allearsi o no con il centro sinistra per battere le destre, Bertinotti ha risposto che occorre piuttosto “riaprire l'elemento del confronto per l'unità tra sinistre diverse, e per questo occorre la definitiva rottura della gabbia del centro sinistra”, ossia la scomposizione delle sue diverse anime. Progettando una Sinistra alternativa non pensiamo a un altro partito, ma a una sinistra plurale in cui entrino elementi inediti, oggi protagonisti di un risveglio politico, come associazioni e movimenti sottratti all'egemonia del moderatismo.

E in questa prospettiva, Bertinotti non ha mancato di sottolineare anche la necessità di tornare al sistema elettorale proporzionale, come misura di “igiene politica”.

Roberto Porta
Milano, 30 novembre 2002
da "Liberamente"