Direzione Nazionale di Rifondazione Comunista

Perché ci asteniamo

Roma - 25 settembre 2003

L'orientamento emerso dalla segreteria, espresso dal documento qui presentato, ci appare uno scarto rispetto all'impostazione dell'ultimo Cpn, anticipando gli esiti del confronto tra le opposizioni in vista di un'alternativa di governo. Il dibattito cui abbiamo assistito ha contribuito a creare confusione, a volte disorientamento, nel partito ritardando l'avvio di una discussione aperta e proficua senza risposte precostituite né percorsi dettati dall'alto.

Non ci nascondiamo la difficoltà della nuova fase politica in cui dinamica di movimento e crisi del liberismo producono un sommovimento e la necessità di risposte in avanti.

La fragilità della vittoria statunitense in Iraq come l'esito del vertice Wto di Cancun contribuiscono a fare chiarezza sulla crisi internazionale delle politiche liberiste. A Cancun si è realizzata infatti la prima vittoria politica del movimento antiglobalizzazione che ha potuto certamente sfruttare le contraddizioni tra paesi imperialisti e paesi del Sud, simboleggiata dalla creazione del coordinamento G22, ma che ha messo sul piatto la forza e lo spostamento dell'opinione pubblica maturato in quattro anni d lotte. La crisi del Wto è una crisi politica di legittimità della "globalizzazione concertata" tanto cara ai fautori della Terza via, D'Alema in testa, che affonda nella crisi economica internazionale. Le difficoltà della nuova fase, segnata da un recupero di aggressività imperialista degli Usa, sono evidenti ma l'esito del Wto costituisce una prova delle ragioni del movimento e un'occasione per questo di cimentarsi con l'individuazione di politiche e risposte alternative. Infatti, la contestazione, pur necessaria, non basta più. L'ipotesi della crescita "autocentrata" del movimento, già errata in passato, rischierebbe oggi di rivelarsi altamente perdente. Il movimento ha bisogno di misurarsi con la propria efficacia, innanzitutto sociale, ottenendo vittorie non simboliche e invertendo i rapporti di forza sociali. Quest'efficacia è resa ancora più urgente dai colpi inferti dal liberismo in crisi.

Crisi del liberismo, efficacia dei movimenti

Il fallimento del Wto, infatti, è l'espressione di un crisi interna al sistema dettata dall'esaurimento dei margini di profitto, dalla stagnazione prolungata a livello internazionale, fattori chiave per spiegarsi l'aggressività imperialista e la svolta neoconservatrice degli Usa, l'annuncio di nuove guerre, l'accelerazione impressa dai paesi europei alla propria unificazione politica ed economica. In realtà quella che si consuma internazionalmente è una vera e propria crisi del capitalismo che riduce ulteriormente i margini di riformismo ed esacerba la lotta di classe. La stessa situazione del governo Berlusconi, la sua difficoltà ma anche la sua pericolosità, si spiega in questo contesto: il governo Berlusconi, frutto di una sapiente commistione tra liberismo e populismo, è oggi costretto a poggiare solo sul secondo, ad aggregare gli umori più retrivi del paese, a rimediare alla difficile relazione con il proprio blocco sociale di riferimento accentuando un profilo autoritario e reazionario. Le dichiarazioni su Mussolini, il rilancio del proibizionismo sulle droghe, le "sparate" della Lega, sono tutti tasselli di una strategia di polarizzazione dell'elettorato che può fare danni ancora più gravi.

Tutti questi elementi pongono il problema dello "sbocco politico". Ma il problema è soprattutto quello dell'efficacia dei movimenti, che non può ridursi al problema delle alleanze e delle tattiche elettorali. E l'efficacia politica, per una forza comunista e rivoluzionaria, non può che sintetizzarsi in una serie di obiettivi e di contenuti, di risposte per uscire dalla crisi. L'individuazione di obiettivi "transitori", cioè obiettivi "ponte" tra bisogni sociali e necessità di costruire un altro mondo possibile, si rivela un buon metodo per sintonizzarsi su aspettative di massa. Una forza comunista ha oggi il dovere di prospettare un "programma" adeguato alla fase: la rinazionalizzazione di settori strategici dell'economia; la riduzione drastica delle spese militari, il rifiuto della Nato e dell'esercito europeo e quindi il ritiro immediato di tutti i militari all'estero; il ripristino di un meccanismo automatico di difesa dei salari; uno stato sociale garantito di cui salario sociale e pensioni per tutti e tutte ne siano i capisaldi; una scuola pubblica e gratuita; una democrazia sostanziale sui luoghi di lavoro cosÏ come nelle istituzioni - a partire dal ritorno al proporzionale -, la difesa intransigente dell'ambiente e dei beni comuni contro le privatizzazioni, sono solo alcuni esempi.

E' a partire dal programma che si possono fare passi avanti nell'unità, dal basso, tra tutti i lavoratori. A condizione di non mitizzare né l'unità né l'opposizione. L'unità è un bene essenziale a condizione che sia basata su contenuti efficaci e mobilitanti, su forme di lotta partecipate, su vittorie possibili. Sanità, pensioni, scuola, democrazia, pace, ambiente, sono passaggi ineludibili di una piattaforma dell'opposizione che, se fondata solo sul collante di un generico, per quanto legittimo, antiberlusconismo potrebbe non essere efficace. In questo senso, la manifestazione delle opposizioni, pur impportante, rischia ancora di apparire vaga e indeterminata. La manifestazione del 4 ottobre e la contestazione avviata all'interno del movimento europeo nei confronti del progetto di Costituzione europea ci appare invece una piattaforma più chiara e urgente: il successo di questa è condizione della riuscita di mobilitazioni più ampie.

Non ci sono le condizioni per un accordo di governo

L'unità sui contenuti permette anche di verificare le reali posizioni e la natura del centrosinistra. L'ipotesi di un Ulivo in evoluzione rispetto al 1996, permeato dai movimenti, consapevole della crisi del liberismo e quindi alla ricerca di un percorso alternativo, non regge alla prova dei fatti. Nel giudizio sul Wto, sulle pensioni, sul progetto di Costituzione europea l'Ulivo si presenta come espressione interna agli interessi della borghesia. La stessa proposta della lista unica, del partito riformista di Prodi e D'Alema si spiega in questa chiave, e si colloca come esito conclusivo, e negativo, della lunga marcia involutiva compiuta dall'ex Pci-Pds-Ds. Un progetto che può avere possibilità di successo elettorale ma che è costretto a cimentarsi con una contraddizione insanabile: se è vero che la crisi del capitalismo esaurisce i margini di riformismo, costruire un partito riformista è illusorio e perdente, a meno di non concepire il riformismo come liberismo concertato e temperato.

Lo "sbocco politico" non passa quindi per un accordo di governo ma per la costruzione di un soggetto politico alternativo al presunto riformismo. Un soggetto che innanzitutto costruisca l'efficacia del movimento, disponibile a un'opposizione unitaria, dal basso e sui contenuti. Un soggetto plurale, in cui possano mescolarsi forze sociali e politiche, all'altezza della crisi del capitalismo. Non la somma di coloro che restano "fuori" dal partito riformista ma un altro soggetto, un'altra prospettiva politica.

Un soggetto che ovviamente si ponga il compito di cacciare Berlusconi innanzitutto favorendo un ciclo di lotte. Certamente andranno predisposti gli strumenti tecnico-elettorali per battere le destre ma non ci si può disporre a un accordo di governo con il centrosinistra realmente esistente. Un'alternativa di governo, Lula lo insegna, ha bisogno di condizioni sociali eccezionali, di partecipazione democratica, di uno sviluppo di movimenti e di lotte particolarmente intenso, di una crisi verticale del fronte avverso. Eppure, nonostante queste condizioni, lo stesso Lula è già in difficoltà e l'esperienza della gauche plurielle francese si è chiusa con un fallimento.

Nemmeno l'argomento che la fase è cambiata per via dei movimenti degli ultimi anni è convincente: i movimenti non hanno finora ottenuto una conquista, una vittoria, un obiettivo parziale capace di modificare i rapporti di forza e di scomporre e ricomporre i soggetti politici. Pensare di rimediare all'inefficacia dei movimenti con un'ipotetica efficacia della politica è una scelta illusoria o una rimozione del problema.

Le priorità della fase rimangono dunque il rilancio del movimento di massa, con particolare attenzione al movimento sindacale, e la costruzione di una sinistra alternativa. Sono queste le coordinate dell'ultimo congresso di Rifondazione comunista che rimane il nostro orientamento.

Per questo decidiamo di astenerci sul documento presentato dalla segreteria: per continuare, nel rispetto delle reciproche divergenze, un dibattito comune che sappia esprimersi in tutto il corpo del partito, il cui pronunciamento diventa ormai determinante.

Flavia D'Angeli, Franco Turigliatto
Roma, 25 settembre 2003
da "Liberazione"