Direzione Nazionale di Rifondazione Comunista

Bertinotti: «Facciamo emergere il popolo delle opposizioni»

Roma - 25 settembre 2003

«E' una nuova fase quella che si apre». Fausto Bertinotti lo dice prima alla direzione nazione del Prc - la prima riunita dopo le vacanze estive - poi ai giornalisti in una breve conferenza stampa. L'occasione è importante per fare il punto su una ripresa di iniziativa politica che non ha mancato di occupare l'attenzione dei giornali e che ha caratterizzato quel particolare dibattito estivo che si sviluppa nelle feste di partito, segnatamente in quelle dell'Unità e di Liberazione ma non solo. Un'iniziativa che ha prodotto l'incontro dell'altra sera tra le opposizioni dove è stata discussa, e accolta, la proposta di una manifestazione unitaria contro il governo Berlusconi. E la direzione approva la sua proposta, con 18 voti favorevoli, 4 contrari e 4 astenuti.

Un bilancio positivo

Bertinotti ci tiene a sottolineare il «bilancio positivo» di questa ripresa di iniziativa: «Abbiamo ampliato la nostra influenza incidendo sul clima politico del paese e abbiamo registrato uno spostamento in avanti del fronte politico». Il riferimento va alla riunione delle opposizioni ma anche ad altri piccoli passi compiuti come quello realizzato dal tavolo di confronto tra i responsabili lavoro del centrosinistra, Rifondazione e Italia dei Valori in cui «la questione salariale» diviene emergenza politica della fase.

Bilancio positivo, dunque, e apertura di un nuovo capitolo: «Non più quello del rapporto tra Ulivo e Rifondazione che si confrontano e rompono tra loro ma quello delle opposizioni e della loro sintonia con il "popolo delle opposizioni" stesse». Quello che viene proposto è quindi un «processo» di trasformazione sociale, una dinamica all'interno della quale si collocano i temi in agenda ma anche il rapporto tra movimenti e politica: rapporto difficile, delicato ma che rimane al centro della preoccupazione del Prc. L'accoglimento della manifestazione nazionale come momento conclusivo di un percorso articolato di iniziative e di atti pubblici diventa un riferimento emblematico di questa processualità al cui interno hanno un ruolo vitale la scadenza del 4 ottobre, la Perugia-Assisi, la manifestazione Fiom del 17 ottobre ma ovviamente anche la conclusione della festa di Liberazione del 28 settembre. Un «processo» dunque che si dota di tre assi portanti: «Innalzare il livello dell'opposizione proponendosi di cacciare un governo logorato ma pericoloso; costruire le condizioni di un'alternativa programmatica per il governo del paese; continuare a battere la strada della costruzione della sinistra alternativa».

I dissensi interni

Già nel suo intervento in direzione Bertinotti aveva anticipato le critiche interne. Da quella più classica e "scontata" della minoranza interna di Marco Ferrando a quella di chi nutre dubbi sull'effettiva possibilità di far maturare degli assi programmatici fino a chi ritiene ci sia stato uno spostamento dell'asse del partito dal movimento alla politica. Il segretario del Prc risponde anticipatamente, e poi nella replica, a queste obiezioni, insistendo sull'esito non scontato del confronto con l'Ulivo e respingendo il nesso tra la crescita del movimento - «che resta un obiettivo in sé» - e la realizzazione di un accordo di governo. «Il nuovo quadro può offrire una chance al movimento ma non delinearne l'azione».

Quei dubbi vivranno concretamente nel dibattito della direzione. Sarà il capogruppo al Senato, Gigi Malabarba a dare voce per primo alle obiezioni. «Non ci sono i rapporti di forza per governare con questo centrosinistra - dice Malabarba - la stessa difficoltà di Lula dovrebbe farci riflettere. Questo non significa non valorizzare il rapporto con il centrosinistra per costruire un'opposizione al governo e la disponibilità ad agire sul salario va raccolta». «Il problema non è lo sbocco politico ma l'efficacia dei movimenti» - aggiunge sulla stessa lunghezza d'onda Flavia D'Angeli firmataria con Franco Turigliatto di un documento di astensione - «sul piano delle vittorie e dei risultati. Pensare di realizzare un accordo, per di più con un partito riformista in fieri che è più a destra degli attuali Ds, significa aggirare il problema della costruzione del movimento».

Ad astenersi saranno anche Aurelio Crippa e Stefano Zuccherini. Il primo lamenta un disagio forte nel partito per come è stato gestito il dibattito e per l'assenza di «partecipazione». Ma anche per l'indefinitezza dei contenuti dell'unità tra le opposizioni: «La gente non vuole sapere cosa faremo nel 2006 ma cosa facciamo subito su salari, pensioni, sui problemi di tutti i giorni». Anche per Zuccherini non «è buona la modalità del dibattito» mentre la costruzione del partito riformista «rende più complicata la strada per la sinistra di alternativa». Poi, come aveva auspicato anche Crippa, chiede una maggiore incisività dell'iniziativa di partito e una discussione reale all'interno «per verificare quale linea scegliere».

Più "scontata" dicevamo, ma non meno argomentata, l'opposizione di Marco Ferrando. Il leader della minoranza interna rivendica il primato della proposta della cacciata di Berlusconi, avanzata fin dai tempi del congresso. «Ma il problema è da quale versante di classe cade: se dal versante degli interessi dei lavoratori o da quelli del centro liberale che si candida a raccogliere il malumore dei poteri forti con il progetto "riformista" di Prodi e D'Alema». Ferrando chiede a Rifondazione di non rispondere all'appello di questo centro che punta a «inglobare le classi subalterne dentro un quadro di compatibilità capitalistiche» avanzando nuovamente la proposta del Congresso «perché questa svolta rompe non con la sostanza dell'ultima assise congressuale ma con la sua "rappresentazione scenica", quella della svolta a sinistra». Da Ferrando si differenzia Claudio Bellotti, sempre della minoranza, secondo il quale «alleanza con il centrosinistra e radicalità della sinistra alternativa» sono due risposte sbagliate che non riflettono «la necessaria indipendenza organizzativa e l'iniziativa del Prc».

Una "svolta" positiva

Il termine "svolta" viene utilizzato, ma in un'accezione tutta positiva, anche dal direttore di Liberazione, Alessandro Curzi, che annuncia il pieno appoggio alla proposta di Bertinotti e che chiede una grande iniziativa di partito. Anche Alfonso Gianni insiste per sottolineare l'utilità di una «scelta netta» che indichi da subito l'obiettivo di «un governo alternativo a quello attuale», che scommetta sulla crisi della globalizzazione e sul comportamento delle «classi dominanti per le quali un governo connotato a sinistra sarebbe intollerabile».

Favorevoli alla proposta, sottolineandone però rischi e incognite sono Claudio Grassi, della segreteria nazionale, e Alberto Burgio, entrambi appartenenti a quell'area di partito che all'ultimo congresso si era distinto con alcuni emendamenti al testo congressuale. «Non dobbiamo lavorare solo a un'unità "contro" - dice Grassi firmatario di una dichiarazione di voto favorevole, a sottolineare l'importanza della convergenza - ma anche a un'unità "per", perché in caso di fallimento di un nuovo governo delle sinistre non ci sarà una nuova occasione». Sulla stessa lunghezza d'onda anche Burgio che invita a non sottovalutare le difficoltà «senza dimenticarle ma senza trasformarle in impedimenti insuperabili». Quanto ai contenuti entrambi indicano la pace, il welfare, l'ambiente, la giustizia e la difesa della Costituzione come punti su cui costruire un programma.

Attenti al movimento

A segnalare una preoccupazione è però anche Graziella Mascia che invita a non «sottovalutare il ruolo del movimento che non può "accompagnare" le forze politiche», né Rifondazione può trasformarsi in «sinistra dell'Ulivo». Anche Russo Spena invita a tenere un pieno equilibrio tra proposta politica e costruzione del movimento ma anche tra «programma e conflitto»: «Evitiamo il rischio dell'istituzionalismo» dice pur condividendo la proposta. Così come Elettra Deiana, che invita a non cedere al «frontismo classico» anche se «un'alternativa anticapitalista si pone solo nel medio periodo mentre oggi occorre raccogliere la sfida mettendosi in gioco nel luogo della politica». La proposta di una mozione per il ritiro dei soldati italiani dall'Iraq è un'esemplificazione del concetto.

A ribadire un accordo pieno con il documento e con il percorso ci saranno altri interventi.

Roberto Musacchio mette l'accento sulle problematiche internazionali e ambientali (Cancùn) che devono costituire un elemento di confronto reale «tra i molti» come realizzato, nel suo piccolo, dall'esperienza del "tavolo ambientale" tra le forze del centrosinistra e Rifondazione che ha visto il coinvolgimento di Altragricoltura, Forum ambientalista e Contratto per l'acqua.

Anche Paolo Ferrero, della segreteria nazionale, riporta l'esempio del "tavolo lavoro", realizzato dai responsabili delle diverse forze politiche, come esempio di un percorso virtuoso avvertendo però che «movimenti e accordo non possono rimanere separati» e che il confronto deve «qualificarsi sui contenuti sociali» passibili di realizzare un fronte addirittura più ampio di un'alleanza basata solo su obiettivi di "difesa democratica".

Sul confronto «tra molti» interviene anche Patrizia Sentinelli secondo la quale le varie manifestazioni, dal 28 al 4 ottobre fino alla manifestazione delle opposizioni, sono legate da un «filo indispensabile per far avanzare la nostra proposta politica».

Infine, per Franco Giordano, capogruppo alla Camera, è importante rilevare, nel comprendere l'utilità del nuovo protagonismo di Rifondazione, che il varo del partito riformista, o di quello che sarà, nasce dall'assunzione della crisi della globalizzazione e della «chiusura del ciclo dei governi di centrosinistra». In questo senso la «sinistra alternativa ha allargato il suo consenso» mentre le opposizioni, per la prima volta dalla sconfitta elettorale, hanno dimostrato di «esistere» proprio grazie alle proposte e al protagonismo di Rifondazione.

Se ne riparlerà il 25 e 26 ottobre, quando è convocato il Comitato politico nazionale che chiuderà una fase di discussione in tutte le istanze del partito, chiamate a pronunciarsi sulle posizioni emerse in questa direzione.

Salvatore Cannavò
Roma, 25 settembre 2003
da "Liberazione"