La Conferenza di Organizzazione avviato dalla Federazione della Brianza a seguito dell’impegno preso in occasione dell’ultimo Congresso, segna una nuova fase politica ed organizzativa del partito in un territorio – la Brianza – interessata da profonde trasformazioni sociali ed economiche e, nel prossimo futuro, di appuntamenti decisivi dal punto di vista politico ed istituzionale.
Si tratta quindi di attrezzare al meglio in nostro partito al fine di poter affrontare al meglio i temi all’ordine del giorno dell’agenda politica e a svolgere, da protagonista, il proprio ruolo nelle istituzioni e nel territorio.
Ci è richiesto un salto di qualità nelle nostre azioni e nelle nostre proposte .
Per fare ciò occorre sviluppare una capacità di lettura e di analisi che il nostro partito non sempre è riuscito a mettere in campo, per limiti propri e per il sussseguirsi di scadenze ed appuntamenti politici che, di fatto, hanno sottratto spazio alla conoscenza e all’elaborazione di una proposta politica all’altezza delle dinamiche territoriali, sociali ed economiche.
Con la Conferenza di Organizzazione rispondiamo inoltre alla necessità di ridefinire la struttura e il funzionamento del Partito in Brianza, i suoi rapporti interni e quelli con le realtà esterne al fine di superare una serie di problemi che, emersi ed evidenziatisi con sempre maggior forza negli ultimi anni, rischiano - se non affrontati per tempo - di compromettere il funzionamento regolare dell’attività politica del Partito in Brianza.
Il documento proposto parte da un tentativo di lettura dei fenomeni territoriali, per arrivare a sottoporre all’attenzione delle compagne ed i compagni della Federazione una proposta di lavoro per gli anni a venire.
Il documento, in forma di bozza, viene sottoposto all’attenzione dei circoli territoriali ed aziendali affinché divenga oggetto di confronto tra gli iscritti ed i simpatizzanti e possa costituire una traccia di lavoro per gli stessi circoli nella propria attività quotidiana e locale e, contemporaneamente, costituisca una base in cui tutte le compagne ed i compagni della Federazione si riconoscono e per la quale si spendono.
La Brianza è un’area particolarmente densa e complessa, costituita da 58 comuni tra cui Monza, terza città della Lombardia dopo Milano e Brescia. La Brianza conta più di 750.000 abitanti ed è un’area particolarmente dinamica dal punto di vista economico.
Presenta un orografia complessa (collinare con presenza di fiumi ed aree protette a nord e pianeggiante a sud) e dispone di un impianto storico, ambientale ed architettonico di grande valore e potenzialità.
Il territorio brianteo ha un’organizzazione a rete, con la presenza di tanti centri piccoli e medi che hanno consentito, a differenza del primo hinterland di Milano, di conservare una propria identità e di evitare il proliferare della città metropolitana. Importante, a tale proposito, è stato il ruolo giocato dalla Città di Monza, mai subalterno alle vicende della metropoli.
E’ riconoscibile per il nostro territorio una propria specificità ed un’indubbia capacità di promuovere uno sviluppo autonomo.
E’ però altrettanto evidente il processo degenerativo in atto, rappresentato da fenomeni di urbanizzazione spinta e di deindustrializzazione e dequalificazione funzionale del territorio che, unitamente alla mancanza di programmazione ed organizzazione infrastrutturale, ambientale ed urbanistica, rischiano di mettere a rischi tale specificità.
La situazione di indeterminatezza che si è creata attorno alla costituzione della Provincia di Monza, la permanente sovrapposizione istituzionale (più province il territorio brianteo) e l’inadeguatezza degli strumenti di pianificazione territoriale per il governo del territorio della Brianza non sono elementi che possono aiutare a superare le forti contraddizioni presenti in questa area.
La valorizzazione dell’identità della Brianza passa necessariamente per il consolidamento degli ambiti territoriali a loro volta caratterizzati da una certa specificità storica, ambientale, produttiva e dalla dotazione di servizi.
Riconosciamo quattro ambiti territoriali:
Nei singoli ambiti territoriali esistono poi servizi di vasta scala – dipartimenti universitari, istituti scolastici, centri di ricerca e terziario avanzato - che, se messi a rete, potrebbero costituire una ricca dotazione anche in prospettiva di possibili sviluppi istituzionali (Monza provincia).
Ben sapendo che i risultati ottenuti sono ancora lontani da quelli attesi, le compagne ed i compagni hanno profuso in questi anni uno sforzo notevole (e lodevole) per potere far fronte a tutti gli impegni che via via ci siamo trovati a dover affrontare. Impegni per lo più segnati da scadenze elettorali, che hanno sottratto energie al Partito per potere mettere a fuoco una proposta specifica per la Brianza.
Abbiamo riscontrato un nostro limite che è quello di non essere stati in grado di trasformare in progetto compiuto le nostre proposte politiche per la Brianza.
E’ questo l’obiettivo principale che la Federazione si dovrà dare in questo suo nuovo percorso.
Oltre all’incombenza delle scadenze elettorali, sono emersi tutti i nostri limiti; limiti per altro ben evidenti alla lettura della Tab. 1 e che comunque non hanno impedito al Partito di raggiungere, in diverse circostanze, risultati più che soddisfacenti.
E’ utile sottolineare le difficoltà e la riduzione della militanza nei circoli. Il superamento di questo stato di stanchezza può avvenire attraverso il rilancio del tesseramento e di nuova adesione al Partito purché venga vissuto dalle compagne e dai compagni non come un rituale che si compie annualmente ma come momento di verifica continua della proposta politica. Una verifica continua e carica di significato e motivazioni: l’adesione al Partito come forma di condivisione del progetto politico.
L’azione del tesseramento va migliorata e va considerata a tutti gli effetti come una vera e propria azione politica, che permette di contattare tutti gli iscritti, vecchi e nuovi, per capirne gli umori e le aspettative, per valutarne le richieste e discutere con essi dei problemi che ogni giorno affrontiamo, e, come già detto, per verificare le nostre proposte ed i nostri progetti.
L’azione di tesseramento ci permette inoltre di selezionare gli argomenti da riportare nell’agenda e nell’agire politico del Partito.
Ci dobbiamo interrogare, al fine di un loro superamento, le motivazioni della presenza di un forte turn over tra i nostri tesserati e la perdita di iscritti che ci affligge.
Tra le cause, individuiamo anche la mancanza di continuità nel rapporto coi tesserati. Il tesseramento significa inoltre il finanziamento del Partito e delle attività politiche: considerata la cronica mancanza di fondi che limita nelle iniziative politiche, i singoli circoli possono valutare di lavorare anche sulla quota tessera, considerando le situazioni particolari dei compagni.
Abbiamo verificato un evidente problema in questi anni nella vita della nostra Federazione: un processo di atomizzazione e di progressiva chiusura dei circoli in se stessi. La ricerca di una dimensione sempre più autonoma e localistica, con il parallelo rifiuto della prospettiva intermedia (federativa e provinciale), costituisce un atteggiamento più psicologico che politico sempre più diffuso fra i compagni. L’attività politica si riduce in tal modo a un’asfittica interlocuzione interna fra compagni/amici o, nel migliore dei casi, a un’attenzione esasperata e monotematica sull’attività amministrativa dei Comuni. Ciò implica a sua volta un graduale e spontaneo esaurimento della vitalità dei Circoli e quindi dell’interesse e della partecipazione di compagni che cercano un approccio politico più alto e stimolante, uno dei principali elementi che stanno alla base della crisi di militanza e di risorse umane della Federazione Brianza.
L’isolamento dei Circoli significa anche la mancanza di comunicazione biunivoca tra i Circoli stessi e tra i Circoli e la Federazione, con tutti i problemi che ciò comporta a livello di informazione e di organizzazione.
Per contrastare questa dinamica distruttiva, si constata dunque la necessità di operare su tre fronti:
Parlare di finanziamento del Partito significa inoltre affrontare il tema Feste.
Le feste di Liberazione sono tra gli appuntamenti più rilevanti del Partito. In questa occasione non solo si ha la possibilità di autofinanziarsi, ma soprattutto di confrontarsi con un numero elevato di persone, marcando la propria presenza sul territorio anche rispetto ai non iscritti e ai simpatizzanti.
Le Feste vanno altresì valorizzate negli ambiti zonali più deboli come antidoto alla frammentazione e alla ‘ghettizzazione’ dei Circoli
Si tratta di appuntamenti che non possono più essere lasciati al se stessi: occorre una pianificazione dettagliata e accurata. Quei Circoli che non hanno la forza di organizzare la propria festa, possono essere dirottati sulle iniziative analoghe organizzate da altri Circoli o gruppi di essi: questo anche per permettere loro di raccogliere fondi e rafforzare la collaborazione tra compagni. Questo naturalmente dell’ottica di far crescere il numero di realtà in grado di realizzare feste in proprio. Anche l’appuntamento della Festa di Federazione andrà organizzato partendo da una commissione permanente ad hoc che si occupi, della individuazione dell’area, della scelta dei fornitori, dell’affitto delle strutture e del reclutamento dei compagni. Questo per evitare di giungere impreparati al periodo della manifestazione.
Un altro elemento di difficoltà è la dotazione di sedi dei circoli, siano esse in affitto o in proprietà.
Dopo la giusta scelta di investire nell’acquisto della struttura federale, va iniziata una politica concreta per ricercare e fornire ad ogni circolo una sede dignitosa e visibile che permetta di facilitare l’opera politica sul territorio. Spesso, i Circoli hanno sedi prive di visibilità o addirittura si ritrovano in bar, cooperative o case private. Questo genera un circolo vizioso per cui farsi conoscere diventa sempre meno facile e rende le iniziative o le riunioni incontri tra i pochi a cui nessun esterno può partecipare. Sedi più visibili permetterebbero di facilitare l’apertura, con la cittadinanza, di un confronto che parta da un luogo fisicamente ben identificabile.
Il Partito ha contribuito alla nascita del movimento in Brianza ed è stato tra i protagonisti del Forum Sociale della Brianza. Questo appuntamento, anche se non ha prodotto gli esiti sperati per ciò che concerne la partecipazione ed il confronto tra i soggetti partecipanti, è servito a creare una rete di relazioni con associazioni e forze sociali presenti sul territorio. E’ un patrimonio da non disperdere e, alla luce delle esperienze sin qui condotte e del riconoscimento dei nostri limiti, sarà possibile tracciare ed avviare un percorso di consolidamento del movimento, attraverso un confronto più ampio tra i diversi attori.In negativo, è doveroso sottolineare la scarsa partecipazione delle compagne e dei compagni alle iniziative pubbliche svoltesi all’interno del calendario del Forum Sociale della Brianza .
E’ in tutti noi la convinzione della necessità di continuare nel lavoro di costruzione di un partito comunista con basi di massa, radicato nel territorio, presente nei luoghi di lavoro, di studio e nei quartieri. Senza un partito organizzato su tutto il territorio nazionale non avremmo mai potuto vincere tutte quella battaglia che in 10 anni di vita ci hanno permesso di resistere.
Il radicamento capillare di rifondazione comunista sul territori e nei luoghi del conflitto sociale è dunque decisivo se si vuole rafforzare il nostro progetto politico.
In quest’ottica diventa fondamentale affrontare argomenti quali il tesseramento, i circoli, le zone, la formazione dei quadri dirigenti, l’autofinanziamento, le feste di liberazione, la presenza nei luoghi di lavoro, le sedi.
Coerentemente con quanto detto sino ad ora, per il nostro partito sarà determinante la capacità di differenziare e contestualizzare proposte ed azioni a seconda degli ambiti territoriali in cui si andrà ad operare. La differenziazione e la contestualizzazione dovranno essere però precedute dalla necessaria definizione di indirizzi politici di riferimento, condivisi dalle compagne e dai compagni.
Funzionali a tale modalità operativa saranno le Zone e centrale sarà il ruolo del Comitato Politico Federale .
Il Comitato Politico Federale ha, tempo fa, votato la strutturazione della Federazione in zone: occorre analizzare, senza reticenze, il lavoro che queste hanno fatto per evitare che una struttura, teoricamente molto importante per i circoli e il loro confronto reciproco di esperienze e capacità, diventi inutile e vuota.
Le Zone nella nuova proposta avranno un ruolo diverso da quello che abbiamo conosciuto e sperimentato in passato. La Zona sarà oltre che strumento organizzativo (distribuzione di materiale e circolazione di informazioni e saperi) anche un luogo di confronto, di elaborazione di proposte e di formulazione di progetti “locali” o, appunto, “di zona”. Servirà ai circoli per una rivitalizzazione della propria attività con l’allargamento dell’ambito del confronto. Ciò potrà servire alle compagne ed ai compagni a confrontarsi sulle questioni territoriali, sulle esperienze amministrative, sui problemi e sulle soluzioni adottate.
Le zone andranno quindi valorizzate, motivate e seguite, perché dal loro lavoro può nascere la possibilità per l’intera federazione di valorizzare battaglie e realtà territoriali altrimenti assenti dalla vita della struttura centrale.
Si deve avviare un processo di “decentramento partecipativo”, perché troppi compagni, e quindi capacità, non vengono valorizzate. La Federazione e l’intero Partito promuove, incentiva e garantisce la partecipazione di tutte le compagne e di tutti i compagni.
La Zona potrà essere inoltre il luogo più adatto per attivare una comunicazione biunivoca tra Federazione e Circoli; potrà divenire l’ambito in cui l’organismo centrale viene informato in merito alle questioni territoriali, politico-istituzionali specifiche di zona.
La composizione delle Zone ricalcherà quella sino ad ora sperimentata anche se, verificata l’efficacia ed i risultato prodotti dalla attuale suddivisione, è possibile uno nuova rimodulazione anche alla luce di considerazioni relative alla capacità di radicamento ed ai limiti dello stesso nostro Partito.
Si tratta in definitiva di una scelta che permette di rafforzare il radicamento sociale del partito nei luoghi periferici e che valorizza il rapporto tra federazione e circoli, tra centro e periferia, quest’ultima sempre più spesso convinta di dare molto al centro ma di non ricevere mai abbastanza.
E’ utile sottolineare la Zona non annulla l’autonomia dei Circoli; risponde ad una necessità di relazione su un livello diverso, più adatto a dare risposte a problemi e bisogni che si manifestano con una dimensione non governabile a livello comunale.
Il Circolo sarà sempre più l’elemento fondamentale dell’azione politica del Partito. Essi sono le mani del Partito sul territorio; se questi funzionano, l’intero corpo del Partito ne trae giovamento e avanza nella qualità dell’azione politica. Se i Circoli, invece, vengono visti solo come struttura inutile e superata, non potranno mai compiere quel lavoro di raccordo tra elaborazione politica nazionale e pratica sul territorio. Non solo, ma essi sono lo strumento per poter monitorare la risposta dell’opinione pubblica rispetto alle nostre proposte e alle nostre battaglie. Si dovrebbe costruire un rilancio dei Circoli e una loro valorizzazione, in un’ottica di interscambio che non preveda solo il flusso di informazioni e collaborazione dal centro alla periferie, ma soprattutto dalla periferia al centro.
Al fine di consolidare la relazione interna tra Circoli e Federazione si dovranno prevedere l’attiva presenza dei Segretari all’attività di Zona, ma anche forme di partecipazione periodica da parte dei Segretari alle riunioni dei Circoli della Federazione, da intendersi, ovviamente, come forma di collaborazione e scambio e non come strumento di controllo o valutazione.
Il Comitato Politico Federale avrà il compito di definire politiche ed azioni comuni, strategie ed indirizzi generali ma anche di settore (lavoro, ambiente, politiche sociali, enti locali, ecc.).
il CPF, in questa fase critica e di debolezza strutturale del Partito in Brianza va valorizzato anche come strumento di coesione e di confronto dialettico indispensabile. La raccomandazione per una riforma in prospettiva del CPF può riguardare tutt’al più il criterio di scelta dei compagni membri del CPF, che dovrebbe essere inteso più di quanto sia adesso come luogo di elaborazione e di lavoro politico: i Circoli dovrebbero dunque individuare compagni disponibili all’impegno e a dedicare il tempo e le risorse al lavoro politico del CPF e delle Commissioni. Il CPF come luogo di elaborazione e lavoro politico significa l’attivazione delle Commissioni di lavoro per le quali va archiviata l’esperienza complessivamente negativa di questi anni e vanno individuate forme di rinnovamento strutturale e funzionale.
Si deve fare tesoro anche delle esperienze negative, salvo qualche eccezione, relative al funzionamento e alla partecipazione delle compagne e dei compagni alle Commissioni. L’attività delle commissioni non ha prodotto i risultati desiderati, soprattutto per ciò che concerne la definizione degli indirizzi politici e strategici e d il loro trasferimento all’intero corpo del Partito.
Ciò che si propone è il pieno coinvolgimento del Comitato Politico Federale che, sulla base di proposte formulate dai responsabili di settore, definirà politiche ed indirizzi specifici per ognuna delle materie su cui si sarà deciso di attivare la Federazione della Brianza.
Sta alla Segreteria e ai responsabili di settore attivare tutti gli strumenti necessari, inclusa la formazione di apposite commissioni, al fine di formulare una proposta per la materia di competenza da sottoporre all’attenzione del CPF.
Le eventuali commissioni settoriali dovranno essere caratterizzate da snellezza e capacità, senza trascurare la rappresentanza territoriale: non quindi commissioni di soli esperti, ma gruppi un po’ più numerosi che tengano conto dei Circoli e delle zone.
Se è vero che le Commissioni hanno bisogno di lavorare costantemente è indispensabile che le presenze siano garantite da parte di quei compagni che, a seconda del campo di interesse o della delega ricevuta dal Circolo, ne fanno parte. Saranno questi membri, poi, a valutare l’eventuale allargamento, su specifici temi o campagne del Partito, a modulare riunioni allargate ai Segretari o ad altri compagni.
Commissioni frequentate da compagni ogni volta diversi infatti non possono raggiungere lo scopo di lavorare proficuamente per risolvere i problemi tecnici dei Circoli, programmare il percorso del lavoro sul settore di competenza e dare risposte locali alle battaglie del Partito, portando anche un contributo dalla periferia al centro.
Si potrebbe ragionare sulla composizione di gruppi formati da una decina di compagni: alcuni preparati tecnicamente, altri operanti nell’ambito specifico, altri rappresentanti la componente territoriale della Federazione.
La/il Segretaria/o e la Segreteria avranno anche il difficile ma vitale compito di rappresentare esternamente il Partito, informare e relazionarsi con gli attori esterni (sociali ed istituzionali) relativamente ai contenuti della proposta politica o a problematiche generali che si potrebbero manifestare nel territorio di competenza.
Sanno assegnate responsabilità di settore ai componenti della Segreteria.
Si evidenzia come - al fine di coprire effettivamente le aree di lavoro fondamentali di un partito comunista - sia necessario ampliare il numero dei compagni coinvolti in Segreteria o, altrimenti, attribuire compiti e responsabilità, su proposta della Segreteria e l’approvazione del CPF, a compagne e compagni esterni alla stessa Segreteria.
Sarà compito dei responsabili di settore definire una proposta di documento di indirizzi e di azioni conseguenti per il settore di rispettiva competenza da sottoporre al vaglio del CPF. I documenti, una volta approvati diverranno impegno condiviso del partito e strumento d’azione sul territorio.
Tra le responsabilità da assegnare, prioritaria sarà quella inerente le politiche del lavoro. Poiché Rifondazione Comunista ritiene centrale la contraddizione capitale – lavoro, la presenza organizzata nei luoghi di produzione è strategicamente decisiva e ne misura l’efficacia della sua iniziativa politica. Occorre per questo costituire un settore specifico, con un responsabile, che non si occupi solamente di riportare le indicazioni nazionali in periferia ma che si faccia carico di contribuire alla costruzione di nuclei organizzati nei luoghi di lavoro, rapportati ai circoli territoriali; questo deve essere dotato di risorse umane e materiali adeguate a questa priorità, così da favorire la crescita del partito nei luoghi di lavoro.
Riteniamo centrale ed improrogabile affrontare il tema del funzionario provinciale, figura di coordinamento e di organizzazione di cui si sente sempre più il bisogno anche al fine del superamento dei problemi di comunicazione e di relazione interna al Partito in precedenza descritti..
Per ciò che concerne il lavoro da svolgere, andrà potenziato il lavoro di formazione: si tratta di considerare, programmare e seguire la crescita culturale e politica dei compagni come un fattore decisivo per la capacità stessa dei circoli di fare politica in modo intelligente e adeguato ai tempi.
La crescita del livello politico e culturale non può che far aumentare, indirettamente, la democrazia interna del Partito, secondo la massima che la conoscenza è potere.
Vanno quindi creati dei percorsi per quei compagni che sono disposti a vivere attivamente la vita del Partito, con obiettivi puntualmente verificati, che permettano ad ognuno di loro di crescere all’interno dei propri circoli e della federazione; questo metodo permette di poter valutare contemporaneamente le competenze e le capacità del singolo e quelle dell’insieme dei compagni della federazione, nel tentativo di consentire a ciascuno di progredire assieme al gruppo.
Senza questo percorso la formazione dei compagni viene lasciata all’autoformazione, priva di verifiche e di criteri in grado di sancire la validità di un percorso. Così come si è sottolineato durante il Congresso, occorre premiare il saper fare, non solo i saper dire. In questa prospettiva particolare attenzione va prestata alle compagne, in quanto per loro, nella società moderna, diventa sempre più difficile fare politica a causa del numero di impegni di cui sono gravate: valorizzare la componente femminile nel partito non è solo una battaglia di principio, ma , anzi, il contributo che le compagne potranno portare con la loro sensibilità migliorerà sicuramente il nostro modo di fare politica e la nostra capacità di penetrazione nella società.
Compito del responsabile organizzativo sarà quello di mettere a punto un piano per la formazione delle compagne e dei compagni.
Per l’organizzazione dell’appuntamento della Festa di Federazione si propone l’affidamento della responsabilità al segretario organizzativo e la costituzione di un’appositacommissione permanente per la Festa di Federazione.
Per ciò che concerne la comunicazione esterna andrò definito dal responsabile per la comunicazione un Piano per la Comunicazione, che prenda in considerazione le diverse opportunità presenti e che definisca gli attori, gli strumenti e le modalità di comunicazione.
A tal proposito si sottolinea la necessità di un progetto per un bollettino regolare di informazione e di confronto interno alla Federazione e il consolidamento del sito internet. Per ciò che concerne il sito internet, brianzapopolare.it ha svolto sino ad ora un importante ruolo e, la buona qualità del prodotto/servizio , ha portato ad un buon utilizzo con un consistente numero di visite.
E’ ora di fare compiere un salto di qualità a questo strumento nel senso che deve essere fatto un maggiore investimento politico da parte della Federazione. Deve essere cioè preso l’impegno da parte della segreteria e dei responsabili di settore di “creare” la notizia o l’informazione. Deve essere fornito periodicamente e con continuità al curatore del sito il materiale da pubblicare.
Particolare attenzione dovrà essere poi tenuta per la gestione dei comunicati stampa. In prospettiva il sito potrà avere anche dei link dei diversi circoli.
Sul versante esterno, anche alla luce delle novità del contesto politico e delle scadenze elettorali che dovremo affrontare, si rende necessario un confronto con le forze politiche del centrosinistra e il mantenimento dell’impegno e della partecipazione del partito al consolidamento del movimento che, in Brianza, ha compiuto i primi passi con il Forum Sociale della Brianza.
La situazione politica è in continua evoluzione. Il Partito è impegnato tanto sul versante nazionale che su quello regionale e locale. La creazione di un fronte comune con le altre forze politiche e sociali per fronteggiare le politiche dei governi Berlusconi e Formigoni, le battaglie per i diritti e la democrazia, l’iniziativa locale legata a problematiche e a dinamiche territoriali: questo sono solo alcuni degli impegni a cui saremo chiamati ad affrontare.
Ma la prossima stagione politica vedrà il veloce succedersi di scadenze elettorali: dalle elezioni europee a quelle amministrative.
Le elezioni provinciali nella primavera del 2004 saranno richiederanno la nostra massima attenzione ed impegno affinché il nostro partito sappia mettere in campo una credibile proposta programmatica per la Brianza e che attorno ad essa si creino i presupposti di una condivisione da parte delle altre forze della coalizione. L’avvicinamento a tale appuntamento dovrà essere caratterizzato da una stretta e paritetica relazione con la Federazione milanese. Il buon coordinamento dell’attività delle due federazioni sarà una delle condizioni necessarie al raggiungimento dei risultati attesi.
Allo stesso modo, saremo impegnati nelle elezioni amministrative locali. Da questo punto di vista la federazione e le compagne ed i compagni hanno maturato una rassicurante esperienza. Il lavoro che dovrà essere compiuto è quello di fare una verifica ed una valutazione a tutto campo in merito alle esperienze amministrative, alla nostra capacità di costruire alleanze e condurre campagne elettorali, ai risultati ottenuti.
Tale verifica non deve essere effettuata per dividere in “buoni” e cattivi ma serve ad abbozzare e definire la strategia ottimale, da verificarsi rispetto al contesto territoriale, per affrontare al meglio questi appuntamenti.
L’auspicio è che queste scadenze vengano condotte nel più stretto rapporto tra Circoli e Federazione.
Saranno anni per noi impegnativi ma, allo stesso tempo, stimolanti.
In seguito vengono riportati dei contributi relativi ai diversi settori di lavoro .
I comuni che compongono la nostra federazione rientrano tutti nella ASL 3 di Milano.
Ad oggi, i servizi socio-sanitari sono garantite dalle seguenti strutture:
L’ASL 3 mantiene ad oggi sul territorio 22 consultori.
Per gli anziani, sono gestite direttamente dall’ASL una RSA (residenza sanitaria assistenziale) a Ornago e un CDI (centro diurno integrato) a Desio.
Sul territorio sono presenti 8 IPAB.
A partire dalla legge regionale 31 e successivamente con l’approvazione del Piano Socio-Sanitario Regionale, il processo di svuotamento delle ASL (trasformate da enti programmatori ed erogatori di servizi) a favore dell’esternalizzazione delle prestazioni è ormai avviato anche da noi.
I servizi territoriali sono stati drasticamente ridotti a fronte dell’introduzione della logica prima del buono e poi del voucher (in ambito sia assistenziale che socio-sanitario).
Sul fronte delle strutture sanitarie, l’obbligo per le aziende ospedaliere di rigorosi vincoli di bilancio ha provocato lo smantellamento di centinaia di posti letto per lungo degenti e l’acquisizione di nuovi posti letto solo nel settore privato. L’ultimo accordo Stato-regioni fissa a 4 per mille abitanti il numero di posti letto da garantire: in Brianza siamo al 3.8 e si prospetta un ulteriore taglio di 191 per l’AO di Vimercate.
Nella nostra ASL, inoltre, il problema dello smantellamento dell’ADI (assistenza domiciliare integrata) si è fatto particolarmente grave: per il livello di eccellenza a cui era arrivato il servizio erogato dal pubblico e per il fatto che i danni economici e sociali provocati dall’introduzione del voucher in sostituzione delle prestazioni sono cominciati da noi prima che nelle altre ASL regionali (siamo stati i primi assieme a Lecco).
Rispetto alle amministrazioni comunali, ad oggi sono in corso iniziative e confronti per il recepimento del DL 130/2000 e per la trasformazione delle IPAB in ASP (aziende speciali si servizi alla persona).
Particolarità dei comuni del Vimercatese e del Trezzese è che hanno costituito, partendo da un’esperienza di collaborazione precedente, una Azienda Speciale sovracomunale per la gestione ed erogazione di sevizi in ambito sociale e socio-assitenziale.
L’impegno che ci dobbiamo prendere è, partendo dalle vertenze locali, quello di costruire una rete di relazioni con associazioni ed operatori nel settore, forze politiche e sociali presenti nel territorio per far fronte a questo processo di mercificazione del diritto alla salute e per mettere in campo un progetto di rilancio del servizio pubblico.
I nostri 16 Circoli coprono, direttamente o indirettamente, effettivamente o in teoria, 37 Comuni della Brianza, mentre 16 non trovano alcuna rappresentanza, nemmeno potenziale, in quanto non solo non possono contare sulla struttura di Partito, ma non contano nemmeno un compagno che possa fungere da catalizzatore e da base per lo sviluppo di una presenza politica.
I Comuni della Federazione Brianza possono pertanto essere divisi in questo modo:
E’ facile notare come esista una corrispondenza fra presenza e radicamento del Partito da una parte, visibilità pubblica e rappresentanza istituzionale dall’altra. Possiamo dire che la parte centro-meridionale e orientale della Brianza non rileva particolari difficoltà nella strutturazione del Partito e quindi anche nella capacità di entrare nei consigli comunali. Molto diversa e ben più problematica appare la situazione del Partito nella parte centro-settentrionale e occidentale della Brianza: a circoli complessivamente più deboli fa riscontro una stentata presenza istituzionale. Non è neppure un caso che le poche Feste di Liberazione si svolgano tutte nell’area centro-orientale della Brianza. D’altronde va rilevato come nella Brianza occidentale il Partito, anche se con difficoltà, riesce a svolgere un’attività più o meno regolare, mentre il caso della Brianza settentrionale costituisce una specie di ‘buco nero’ per il quale vanno studiati sistemi per fare emergere una presenza purchessia del Partito che permetta di dare una prospettiva a un’area di circa 85.000 abitanti (censimento del 2000).
Quanto agli Enti Locali, appare evidente come sia necessario che il Partito si ponga con forza lo scontato obiettivo di rafforzare la presenza istituzionale, se non altro al fine di rappresentare un interlocutore autentico e attivo nelle scelte di politica locale: è chiaro che con un gruppo di amministratori così ristretto come quello attuale e con una struttura di base numerica e organizzativa debole, il Partito non può ambire a influire o a determinare in qualsiasi modo le politiche locali, né a essere preso in considerazione nelle scelte a livello provinciale.
D’altra parte, nonostante il numero ristretto di amministratori, constatiamo una grave difficoltà nel coordinare la nostra politica locale: verifichiamo una frammentazione e una mancanza di comunicazione e di passaggio di informazioni anche a questo livello, sia fra amministratori sia fra amministratori e federazione. Aldilà delle specifiche ragioni soggettive di ciò, registriamo comunque una debolezza legata alla mancanza di un riconoscimento comune della dimensione provinciale: vale a dire che non si è sviluppata in questi anni nel Partito in Brianza la consapevolezza di appartenere a un’area geografica, socio-economica autonoma e caratterizzata. Ciò non va inteso, ovviamente, come una sollecitazione a ‘valorizzare le nostre radici brianzole’ in senso autonomistico o campanilistico, ma semplicemente a renderci conto che il Partito, e più avanti il Paese, viene a essere strutturato in modo che la Brianza rappresenta un’entità autonoma. A questo punto, pensiamo che dovrebbero essere ricercate, individuate e studiate quelle caratteristiche che fanno del nostro territorio un’area in qualche modo omogenea.
La conoscenza di ciò che caratterizza la Brianza sotto i più diversi aspetti fondamentali (società, economia, trasporti, istituzioni, etc.) permetterebbe in primo luogo di individuare gli aspetti forti di una politica locale del Partito e in secondo luogo di promuovere quei collegamenti, quei legami fra i compagni che lavorano nelle istituzioni di cui ora lamentiamo l’assenza. Va considerato inoltre che la prossima primavera andremo alle elezioni provinciali insieme a Milano e che quest’indagine ci permetterebbe anche un confronto di carattere programmatico e politico con la Federazione di Milano da una posizione - per una volta - non subordinata. La proposta, dunque, è quella di organizzare un momento di riflessione seminariale interna al Partito sul tema della Provincia Brianza sia come momento propedeutico alla determinazione di linee-guida di politica istituzionale a livello locale, sia come riflessione generale e definizione di una posizione comune sulla prospettiva della costituzione della provincia Monza e Brianza.
A fianco a ciò, dobbiamo individuare come priorità di studio e di analisi la questione dei servizi pubblici locali, partita fondamentale in questa fase politica per quanto riguarda sia il ruolo dell’ente pubblico nella società sia le prospettive del welfare a livello locale. Anche qui si impone un’indagine approfondita della situazione brianzola onde definire una politica sensata, basata sulla realtà di fatto e soprattutto comune a tutte le diramazioni locali del Partito.
Questa indagine servirà a rilanciare con forza la nostra azione politica e costituirà la base per l’elaborazione della nostra proposta attorno alla quale attivare un confronto e cercare di creare alleanze con altre forze politiche e sociali affinché i nostri buoni propositi si trasformino in risultati e sbocchi istituzionali.
Questa scheda ha l’obiettivo di stilare un primo bilancio delle attività svolte e di abbozzare una proposta di lavoro che, necessariamente, dovrà essere in seguito sviluppata e meglio definita.
In questi anni il lavoro del settore si è focalizzato su quattro aspetti:
La valutazione che si può attribuire a questo lavoro è ampiamente positivo, sia per le informazioni ricevute dal territorio (importantissimi e qualitativamente apprezzabili sono stati i contributi che sono arrivati dalle compagne e dai compagni dei Circoli presenti alla riunione appositamente convocate) che per i risultati prodotti. La Federazione della Brianza ha contribuito alla battaglia del Gruppo Provinciale con la scrittura di diversi ordini del giorno ed emendamenti su diversi problemi territoriali e locali.
Riteniamo inoltre che il lavoro abbia avuto un ritorno positivo per i compagni e le compagne che, per la buona riuscita dello stesso, si sono spesi ed impegnati.
La battaglia fin qui prodotta non ha dato i risultati sperati. Le cause sono diverse: dalla difficoltà che si registra nel movimento di opposizione (l’azione dei comitati locali si è esaurita o si è ridotta notevolmente) alla rottura del fronte comune degli amministratori locali col conseguente indebolimento dell’opzione alternativa e l’abbandono per qualche Comune della strada dell’opposizione al progetto per intraprendere quella di concertazione delle opere di mitigazione.
C’è da sottolineare come l’introduzione della nuova legge di ordinamento degli enti locali e della legge obiettivo abbia determinato una crisi dei rapporti e delle relazioni istituzionali tra amministrazioni locali ed amministrazioni centrali (Stato e Regione). In conseguenza a ciò si registra la perdita di ruolo dei Consigli Comunali per ciò che concerne la definizione del ruolo e delle caratteristiche delle nuove infrastrutture territoriali, in questo caso per la mobilità.
Solo nell’area del Vimercatese permane una situazione di opposizione istituzionale al progetto, anche grazie alle iniziative del partito e dei propri rappresentanti nelle istituzioni, pur in presenza di una oggettiva riduzione della mobilitazione dei cittadini.
Rimangono tuttavia aperti dei margini di intervento. Il PRC dovrà avere un ruolo da protagonista.
La Federazione, in collaborazione con l’ASF Arcore Social Forum, ha organizzato un convegno sulla Pedegronda e la mobilità per la Brianza in occasione del Forum Sociale della Brianza. Il convegno ha vista una scarsa partecipazione (anche e soprattutto del partito e dei circoli interessati), nonostante la presenza di relatori qualificati.
Per quello che continua ad essere uno dei maggiori problemi dell’umanità e, per ciò che concerne il territorio, un bene che è nel mirino del mercato e delle politiche liberiste (la privatizzazione della gestione del servizio e la cancellazione dell’importante esperienza delle Aziende municipali o consortili) si deve registrare un scarso livello di sensibilizzazione del Partito. La riunione appositamente convocata non ha visto una grande partecipazione, segnale di scarsa importanza attribuita dalle compagne e dai compagni a questo tema.
Sta al prossimo piano di lavoro decidere se affrontare, magari con maggiore continuità ed approfondimento, o subordinare questo tema ad altre questioni ritenute più cogenti.
I Circoli in diverse circostanze hanno usufruito di tale possibilità. Al presentarsi di scadenze istituzionali (PRG, Variani generali o parziali al PRG, PII, Piano dei servizi, ecc.) i Circoli hanno richiesto di essere supportati nella lettura degli strumenti in approvazione. Questo è un fatto positivo; potrebbe essere ancor più utile avviare, per l’intera Federazione, un percorso di condivisione dei problemi e di definizione comune di alcune proposte, almeno sul metodo e sulle questioni territoriali che vanno oltre le dimensioni comunali ma che, allo stesso momento influenzano le scelte locali.