Contributo al dibattito per la conferenza d’organizzazione del PRC - Brianza

IL PARTITO CHE VOGLIAMO.

Bozza di contributo del Circolo Groane
(Ceriano Laghetto, Cogliate, Solaro).

" L'ADESIONE AD UN PARTITO NON E' MOTIVATA, PER GRAN PARTE DEI SUOI MEMBRI, DA MOTIVI SQUISITAMENTE POLITICI, OSSIA NON ATTIENE ALLA TATTICA O ALLA STRATEGIA DEL PARTITO, MA AI FONDAMENTALI VALORI CULTURALI CHE QUESTO PARTITO ESPRIME O CHE SI RITIENE CHE ESSO ESPRIMA"
ANTONIO GRAMSCI Quaderni dal Carcere, vol. 3° p. 1940

Siamo chiamati, come circolo Groane, a partecipare ed eleggere i nostri delegati alla Conferenza d'Organizzazione della federazione Monza-Brianza.

E' opportuno quindi sottolineare le ragioni che hanno reso necessario questo passaggio politico.

Un funzionamento della vita politica in federazione costellata da una conflittualità continua, segnata da costanti abbandoni di singoli e interruzione di rapporti e incomprensioni fra i circoli e federazione, fra circoli e circoli, fra aree congressuali.

Riteniamo che il punto focale della situazione creata, sia da ricercarsi principalmente nella crisi del gruppo dirigente "allargato" della nostra federazione e più specificatamente in un doppio errore di valutazione politica: da un lato la maggioranza che è uscita dall'ultimo congresso, e della quale faceva parte anche il nostro circolo, non ha saputo o voluto porre immediatamente in atto il ricambio e il rinnovamento di segretario e di segreteria che fossero rappresentativi del risultato congressuale espresso dall'insieme dei compagni, dall'altro la segreteria uscente, a cui era stato riconfermato il mandato non sulla condivisione della linea politica che esprimeva, quanto sul riconoscimento della coerenza per non aver contribuito alla "scissione cossuttiana" , ha sprecato nel tempo il prestigio acquisito in quella occasione ponendo in essere modalità di azione politica non basate sulla costruzione di un consenso ma al contrario sulla politica del fatto compiuto: comitato politico federale non convacato per mesi, e poi chiamato a semplici ratifiche di scelte già compiute, critiche ai circoli che producono iniziative sul territorio senza il consenso preventivo, avvio del percorso stesso di questa conferenza d'organizzazione nel febbraio 2003, senza neppure discutere in segreteria e poi dilazione nei mesi ( prima ottobre poi dicembre 2003, poi ancora non si sa la data definitiva e per concludere al posto di una discussione forse animata, ma chiarificatrice fra tutti i circoli e i compagni viene posto un accordo spartitorio degno della peggior Democrazia Cristiana e che alleghiamo per conoscenza.

Tutto questo dimostra, se ve ne fosse ancora bisogno, che le scelte organizzative non sono mai neutrali o avulse dalle scelte politiche di fondo, le forme i modi e le persone con i quali ci si organizza dipendono in larga parte dalle politiche che si vogliono affermare o da quelle che si vogliono contrastare.

Riteniamo per tanto che per superare in positivo la situazione in cui versa la federazione, sia necessario ripartire da alcuni principi e da alcune modalità che sono state alla base del nostro operare concreto di circolo in questi anni e che riteniamo tutt'ora validi.

IL PARTITO CHE VOGLIAMO

A) RICONOSCIMENTO DI TUTTE LE SENSIBILITA'

Il partito della Rifondazione Comunista, per la storia della sua formazione, è un partito composito e plurale, le differenze non nascono solo sulla linea politica contingente, ma sono anche dovute alla confluenza di culture differenziate che sono state alla base della formazione dei militanti in epoche diverse. Questo ha portato al consolidarsi dentro il partito di numerose sensibilità che via via si sono organizzate, soprattutto nell'ultimo periodo, come aree congressuali o attorno a riviste interne, le elenchiamo al solo scopo conoscitivo: area Confalonieriana (espressione prettamente lombarda, 5% all'ultimo congresso, esprime la segretaria e in gran parte, la segreteria della nostra federazione), "area dell'Ernesto " (dal nome della rivista, fra i dirigenti più noti Claudio Grassi) area Bertinottiana, area di "ERRE" (dal nome della rivista, Livio Maitan e Gigi Malabarba fra i dirigenti), " Falce e Martello" (dal nome della rivista), " Progetto Comunista" (fra i dirigenti più noti Ferrando e Grisolia 13 % all'ultimo congresso)

Una forza politica così articolata poteva trovare un baricentro: o nel ribadire la pratica del "centralismo democratico" ( massima libertà di espressione ma decisioni prese a maggioranza vincolanti per tutti ) che invece è stata abbandonata, o in un segretario (da quello nazionale a quelli regionali a quelli di federazione ) che facessero sintesi e mediazioni fra le varie sensibilità, ma anche questo non è costume praticato.

Resta allora e lo abbiamo già affermato come circolo, il riconoscere pari dignità alle diverse sensibilità, nessuna esclusa, considerandole valore aggiunto alla democrazia interna come premessa per una azione politica basata sul consenso interno.

B) CENTRALITA' DELL'ATTIVITA' DEI CIRCOLI E DELLA MILITANZA

L'attività pubblica dei circoli sul proprio territorio, per far conoscere il partito, le sue linee politiche, le sue discussioni e proposte va sostenuta e non, come è avvenuto ultimamente, osteggiata.

Vanno praticate iniziative pubbliche per il tesseramento così come tutta l'attività va proiettata fortemente verso l'esterno.

Questa è l'unica garanzia per un radicamento reale nel territorio. Il tesseramento non è un affare privato fra pochi conoscenti, che rapidamente devono nascondersi in tasca il talloncino di cartone col simbolo del PRC, radicamento nel territorio è tenere settimanalmente le riunioni dei circoli, è diffondere la stampa comunista e produrre un giornale in ogni circolo.

Centralità dei circoli significa anche centralità della militanza che va sostenuta e valorizzata e non mortificata da un restringimento delle sedi decisionali.

Centralità dei circoli significa capacità di scelta e giudizio sul piano locale rispetto alle situazioni esistenti, non ovunque, non sempre è possibile formare alleanze politiche a qualsiasi costo.

Ne sarebbe danneggiata la nostra politica, intesa come messa al servizio di una cittadinanza sempre più estranea ai riti delle istituzioni ma soprattutto intesa come rappresentanza della classe da cui proveniamo e che si trova sempre più senza interlocutori politici in cui riconoscersi.

C) PREVALENZA DEL LAVORO SOCIALE SU QUELLO ISTITUZIONALE, SUBORDINAZIONE DEGLI ELETTI ALLE SCELTE DEI CIRCOLI.

Abbiamo bisogno di un partito capace di essere presente nelle istituzioni, ma che non fa di questa presenza l'unica ragione d'esistenza, un partito che non finalizza la propria politica all'ottenimento di un voto ma che chiede il voto alla propria politica.

Il pericolo oggi per il PRC non è quello di essere isolato dalle altre forze politiche, semmai è quello di essere percepito come uguali agli altri, omologato nel teatrino della politica. Va superata la frattura spesso esistente tra i rappresentanti istituzionali e il corpo dei militanti, gli eletti del PRC nell'operare all'interno dei consigli comunali, devono essere subordinati alle scelte collettive dei circoli o delle istanze del partito, i proventi economici dell'attività istituzionale vanno versati alle istanze collettive del partito riservando agli eletti, a tutti i livelli il rimborso spese, o per i tempi pieni, un livello economico pari al 5° livello metalmeccanico, per i comunisti la politica non è un mestiere cui approdare ma rimane una rappresentanza da dare alla classe che ci esprime.

Vogliamo un partito che rivendica il proprio ruolo non in base alla consistenza elettorale ma a partire dal carattere della propria politica, volta alla valorizzazione del conflitto al radicamento organizzato nei luoghi di lavoro e nei movimenti.

D) LA FORMAZIONE DEI QUADRI

Un partito che considera la formazione dei quadri non come un problema marginale, da delegare alla "buona volontà" individuale o a qualche seminario dedicato alle tematiche amministrative ma come questione decisiva del proprio progetto, e che quindi concepisce la formazione non come semplice "aggiornamento " dell'analisi ma come attività complessiva e sistematica che riparte dai classici fondamentali del marxismo e dall'esperienza storica del movimento operaio per ricondurli all'attualità e rilevarne il nesso con i problemi di orientamento politico e pratico nella realtà dell'oggi. La federazione deve predisporre un piano di lavoro per la formazione dei compagni, realmente praticabile, assumendo questo problema come un settore importante del suo lavoro: tanto più nel momento del possibile avvicinamento al partito di una nuova leva di giovani compagni.

E) LA FEDERAZIONE, LA SEGRETERIA, I CIRCOLI

La segreteria oltre che rappresentare il territorio e le varie sensibilità, deve essere un gruppo convinto di quel che fa, tanto da comunicare agli altri la propria passione facendosi sentire vicina ai circoli, operando in trasparenza ed in qualità prima ancora che in quantità.

La passione non si esprime col dire io sono comunista e nel fare mostra del proprio sapere nei congressi o nelle piazze. La passione come la libertà è partecipazione, è militanza, è capacità di ascolto più che di comando, è capacità di coordinamento e discussione.

Troppo spesso è capitato che, ad esempio, mentre un circolo si batte contro l'impatto ambientale e sociale di nuovi centri commerciali o nuove autostrade, i rappresentanti istituzionali comunisti di comuni limitrofi votano approvando quegli stessi progetti, mettendo in mostra una differenza di scelte che non fanno bene al partito.

In questi casi sarebbe auspicabile che la federazione abbia innanzitutto ben presente quali siano tutti gli interventi a carattere sovracomunale, sia di prossima attuazione che in progetto, che si stanno compiendo o si andranno a compiere all'interno del territorio della federazione, anche qualora tali interventi non si limitino ai confini della federazione stessa ma assumano una valenza regionale. Una volta stabilita una scala di priorità per ognuno degli argomenti individuati, compito della federazione sarà quello di promuovere un ciclo di incontri con i rappresentanti dei vari circoli territoriali interessati all'argomento, allo scopo non solo di approfondire le conoscenze riguardo alla tematica stessa, ma anche e soprattutto di definire le linee di intervento e di posizione comuni cui tutti i circoli dovranno il più possibile attenersi.

Le zone possono essere uno strumento valido di lavoro e di supporto alla federazione, se nascono su esigenza reciproca dei circoli che possono promuoverle, non devono essere strumenti che per forza debbono nascere, ne devono diventare ulteriori strutture burocratiche calate dall'alto In definitiva il partito cui vogliamo appartenere è un partito formato più da militanti attivi che da iscritti, più da iscritti consapevoli che da elettori, più da elettori coscienti che da tifosi. In fede (comunista)

Angelo Libretti, Mario Belli, Carlo Prada, Massimo Busnelli, Giorgio Libretti (Circolo Groane)
Ceriano Laghetto, 29 gennaio 2004