Il nostro Partito, anche in Brianza, subisce ormai una crisi di militanza sempre più accentuata, testimoniata dal forte turn over e dal calo non insignificante delle iscrizioni, mentre è molto carente il lavoro centrale della federazione e rimane assai debole il nostro radicamento sul territorio e nei luoghi dove si concentrano le contraddizioni sociali.
Nonostante l'impegno generoso di tanti compagni, rimane drammaticamente debole la presenza organizzata dei comunisti nei luoghi di lavoro e all'interno delle organizzazioni di massa, e vi sono anche difficoltà nella costruzione dell'organizzazione dei Giovani Comunisti. Inoltre, un dato sicuramente negativo è rappresentato dal numero assai limitato di compagni che si impegnano continuativamente nell'attività di partito.
Il grosso delle forze e delle energie dei circoli viene utilizzato nel lavoro istituzionale nei consigli comunali e nel confronto politico-amministrativo con le altre forze politiche. Questa pratica istituzionalista "abbarbicata al palazzo comunale", spesso trascina con sé una propensione politicista incapace di costruire il partito e il suo insediamento sociale.
Una vita di federazione chiusa e asfittica ha favorito il perdurare di limiti e distorsioni che segnano la nostra attività politica. Una gestione accentratrice, poco rispettosa delle differenze politiche interne e non in grado di invogliare la partecipazione e il confronto. Ne è conseguito un impoverimento del pluralismo politico e una vasta dispersione di capacità ed energie ma anche un accentuato verticismo ed una gestione sempre più amministrativa. Tutto ciò ha contribuito ad impedire lo sviluppo organizzativo del partito e un reale salto in avanti del nostro lavoro di massa.
Per i Comunisti c'è dunque la necessità di affrontare questi limiti per attivare un percorso condiviso, capace di costruire realmente il partito in Brianza, all'interno di un processo di riforma del nostro modo di essere e di agire, capace di correggere e di migliorare il funzionamento delle strutture e degli organismi, in grado di rendere efficace l'azione e la proposta politica: in tutto ciò va collocato il compito di rilanciare il Partito della Rifondazione Comunista.
Per i Comunisti c'è dunque la necessità di costruire un partito militante, vivo, dinamico, estraneo a burocratismi e carrierismi, che coniughi la più ferma unità d'azione con la più ampia democrazia nel pieno rispetto delle posizioni e delle proposte politiche presenti al suo interno.
Per i Comunisti c'e la necessità di far diventare l'intervento nelle realtà lavorative la loro principale priorità sulla quale concentrare le forze e le energie del partito. Perché è nella capacità di suscitare conflitto sociale e di costruire radicamento tra i lavoratori che ci giochiamo la partita decisiva della nostro progetto politico. È fondamentale sviluppare un nostro intervento nelle realtà lavorative, censendo la nostra presenza, individuando le fabbriche, le aziende del terziario e della pubblica amministrazione per porre le premesse di un nostro insediamento nei luoghi di lavoro. La centralità politica dei lavoratori dev'essere l'anima della nostra azione, è necessario articolare questo principio vitale per un partito comunista, in una Brianza considerata una delle locomotive economiche d'Europa dove però iniziano a farsi sentire gli effetti della crisi con l'aumento della povertà, della precarietà e dell'esclusione sociale. I temi del lavoro, del salario e delle pensioni, degli infortuni e degli omicidi bianchi, della precarietà del lavoro e della vita, in una situazione nella quale il potere d'acquisto diminuisce verticalmente, devono diventare per noi una questione centrale che non riguarda solo il dipartimento Lavoro, ma l'insieme del partito, dalla segreteria a tutti i circoli.
L'intervento nei movimenti e nelle organizzazioni sindacali deve diventare terreno di confronto e di elaborazione collettiva, cessando di essere, come troppo spesso è avvenuto o spazio riservato agli addetti ai lavori o ambito del volontariato individuale. Ciò vale per il per il movimento per la pace e contro la globalizzazione e per l'intervento sindacale, dove va evitata ogni logica di lavoro "separato", senza discussione nel partito. L'opposizione alla legge Bossi-Fini dovrà vedere, finalmente, l'inizio di un nostro intervento tra gli immigrati. Un altro settore di fondamentale importanza è la scuola, dove è necessario costruire un intervento specifico del partito, coordinando gli studenti e cercando di coordinare le loro lotte sulla controriforma con quelle dei docenti. La sanità infine, quale bersaglio privilegiato dell'attacco condotto dalla regione Lombardia, deve continuare ad essere uno dei nostri settori d'intervento privilegiato.
Per i Comunisti c'è dunque la necessità di costruire una robusta rete di quadri. La questione della formazione non può essere considerata un "lusso", né affidata alla sola autogestione individuale. Va assunta come problema della federazione, come un settore importante del suo lavoro politico. Solo l'innalzamento della preparazione media dei militanti può consentire di superare quelle forme di non ascolto e di chiusura settaria che nascono dalla difficoltà di sostenere il confronto politico sia all'interno che all'esterno del partito. Un lavoro di formazione che recuperando i principi e i fondamenti del Marxismo, del Leninismo e dell'esperienza storica del movimento operaio e rivoluzionario si confronti con i problemi della nostra epoca. Per far fronte a questo compito è necessario non concepire la formazione come un'attività accademica riservata a pochi, perché è solo nell'attività militante che la teoria vive e solo quell'attività permette di mettere a fuoco i problemi che la lotta di classe pone al partito e alla sua elaborazione.
Per i comunisti c'è bisogno di un partito capace di essere con forza presente nelle istituzioni, ma che non fa di questa presenza l'unica ragione d'esistenza, un partito che non finalizza la propria politica all'ottenimento di un voto ma che chiede il voto alla propria politica alternativa. Il pericolo oggi per il PRC non è quello di essere "isolato" dalle altre forze politiche, semmai è quello di essere percepito come uguale agli altri, omologato nei riti e nelle pratiche del ceto politico professionale che esprimono le forze politiche borghesi. Si tratta di sviluppare un indirizzo rigoroso, capace sì di mantenere e rafforzare la presenza del partito nelle Istituzioni, ma senza subordinare i contenuti agli schieramenti e senza sottomettere le ragioni sociali alle manovre del gioco politico istituzionale. In questo senso, bisogna sempre fare il bilancio della nostra partecipazione negli enti locali, verificando quali obiettivi abbiamo sostenuto e quali abbiamo effettivamente raggiunto nei diversi consigli comunali nei quali siamo presenti. Va superata la frattura spesso esistente tra i rappresentanti istituzionali e il corpo dei militanti, gli eletti del PRC, nell'operare all'interno dei consigli comunali, devono essere subordinati al dibattito e alle scelte dei circoli e delle istanze del partito, i proventi economici ricavati dall'attività istituzionale vanno versati alle istanze collettive del partito riservando agli eletti, a tutti i livelli il rimborso spese, o per i tempi pieni, un livello economico pari al 5° livello metalmeccanico. Per i comunisti la politica non è un mestiere cui approdare ma rimane una rappresentanza da dare alla classe che ci esprime.
È necessario formare un limitato numero di dipartimenti centrali che siano realmente funzionanti. Questo significa che devono avere un progetto di lavoro, dei momenti di verifica periodici e un bilancio conclusivo. Le modalità di funzionamento, gli obiettivi e il programma di lavoro dovranno essere discussi dal comitato politico federale. L'effettivo funzionamento dei dipartimenti richiede che alcuni compagni vi si dedichino stabilmente e quindi siano in parte sottratti dall'attività del loro circolo d'appartenenza. Questo fatto richiede un ragionamento approfondito sulle risorse di cui disponiamo, che deve essere fatto dalla segreteria coinvolgendo i circoli. Ferma restando l'autonomia dei circoli è necessario che la federazione fornisca il suo supporto in termini di proposte di razionalizzazione della presenza e di iniziativa politica. È necessario avviare una mappatura dello stato dei circoli e delle necessità delle varie zone, verificare la possibilità di interventi coordinati da parte di più circoli e di effettivo intervento su questioni di portata generale.
C'è un legame stretto tra le problematiche organizzative e le linea politica generale del partito: le difficoltà che noi incontriamo nello sviluppo del nostro radicamento tra le masse e i movimenti e nel funzionamento organizzativo sono legate anche alle scelte politiche da noi compiute. In questo senso, la conferenza d'organizzazione della federazione Brianza del PRC ritiene sbagliata e preoccupante la prospettiva di un'alleanza governativa con il centro-sinistra liberale, e quindi la cancellazione dell'opposizione comunista in Italia. Questa prospettiva rimuove la natura sociale di un centro-sinistra che è appena reduce da un'alleanza referendaria con Confindustria contro i più elementari diritti del lavoro che chiede un più forte imperialismo europeo e soprattutto lavora per un'alternanza liberale di governo, sorretta dai poteri forti a partire dalle grandi banche e da settori della grande impresa, contro il conflitto sociale e i movimenti. Il manifesto programmatico di Prodi e le recenti proposte di Rutelli per ripristinare le gabbie salariali e allungare l'età pensionabile dimostrano che l'Ulivo non è stato contagiato dalle istanze dei movimenti. Questa prospettiva ripropone il sentiero, già battuto e già fallito, del nostro sostegno al governo Prodi dal '96 al '98. E per di più lo aggrava: sia perché prevede un nostro ingresso diretto al governo e quindi una maggiore dipendenza dalle politiche del capitale finanziario, sia perché contrasta ancor più direttamente con quelle potenzialità espresse dai lavoratori e dalle giovani generazioni che si sono affacciate nella ripresa di massa degli ultimi anni. Inoltre questa prospettiva milita contro la costruzione del PRC. Il solo perseguimento di una nuova prospettiva di governo con i liberali potrebbe, come primo effetto, comportare la cancellazione pregiudiziale di qualsiasi possibile battaglia di egemonia alternativa nei movimenti e nelle organizzazioni di massa: una battaglia che è invece, secondo noi decisiva per costruire finalmente il P.R.C. come partito alternativo e comunista radicato tra i giovani e tra i lavoratori.
Documento respinto con 15 voti su 47 votanti (le presenze sono state 54 su 66 aventi diritto)