PRC - Brianza: Comitato Politico Federale del 17 giugno 2004

È stato dato un segnale alle destre al governo, ma il grosso del lavoro è ancora da compiere e c’è da costruire l’alternativa nel paese e al governo.

Relazione iniziale del segretario

Carissime e carissimi

Innanzitutto il mio più grande ringraziamento alle compagne e ai compagni dei circoli, alle candidate e ai candidati, alla Segreteria per il grande lavoro e per il grande impegno profuso in questa importante campagna elettorale.

Avevamo in precedenza segnalato la dimensione dello scontro politico in Italia attorno a queste elezioni politico amministrativo e l’importanza per le prospettive politiche del nostro partito. Questa importanza si è poi vista nel risultato elettorale e per una volta da anni ci troviamo a commentare un buon risultato politico, che premia la proposta indicata dal PRC di costruzione della sinistra di alternativa e di opposizione alla guerra e alle politiche liberiste.

Questo Comitato Federale apre la discussione sui risultati elettorali, sicuramente non la esaurisce anche perché sarà necessario indagare seriamente su questo voto per capire quanto sia in trasformazione la società italiana, e quanto Rifondazione Comunista deve saper interpretare questa trasformazione.

Questo C.P.F. deve anche ricordare che la campagna elettorale non è finita, anzi in questi ultimi 10 giorni siamo impegnati con forza nel ballottaggio per la Provincia di Milano e nelle amministrative di importanti comuni.

Questa mia relazione vuole essere l’inizio di una riflessione collettiva che ci vedrà impegnati nei prossimi mesi.

Ma andiamo per gradi.

1.

Il primo dato da valutare credo riguardi le Europee, e le considerazioni da trarre di questo voto che , non sono ne semplici ne univoche, ma hanno una caratteristica unificante sulla scarsa credibilità delle attuali istituzioni Europee vista la bassissima partecipazione al voto, ancora più bassa nei paesi da poco entrati nella comunità europea.

La prima considerazione riguarda la evidente non omogeneità di valore data alla consultazione in ogni singola nazione; si è passati dalla forte penalizzazione, anche se per ragioni diverse, delle forze di governo nazionale (in Francia e in Germania per il diffuso malcontento verso i tagli alla spesa sociale; in Inghilterra molto ha contato il discredito raggiunto da Blair nella vicenda della guerra) oppure al sostegno di governi appena eletti come in Spagna e Grecia: oppure di mantenimento degli equilibri politici esistenti con pochi spostamenti di voto.

Risulta anche evidente che da tradizione alle Europee parte dell’elettorato si riversa su formazioni politiche contrarie all’Unione Europea, oppure tende a dare segnali di insoddisfazione verso le coalizioni al potere, spesso si vota in libera uscita proprio perché non vincolati dalla importanza dell’istituzione da eleggere.

2.

La seconda considerazione riguarda invece la mancanza di temi unificanti, o meglio i temi unificanti sono stati creati dai movimenti e dalle lotte sociali, visto che la retorica europeistica della Commissione di Bruxelles , col messaggio buonista dello stare insieme, nasconde i dettami del liberismo e dell’egemonia del mercato e della regolazione finanziaria capitalista.

Ovviamente tutto ciò con la sola anomalia del caso Italiano. Le elezioni Europee per il nostro paese sono invece state un test politico nazionale. Peraltro noi siamo stati l’unico partito italiano che si è presentato con una proposta politica e programmatica per le europee; il nostro no alla guerra e contro le politiche liberiste e dei mercati finanziari per l’unione dei popoli, si accompagna con la costruzione della sinistra europea di alternativa e anticapitalista. Altrettanto ovviamente anche per il PRC il test elettorale era in funzione politica italiana, ma di questo tratteremo successivamente.

Il Parlamento Europeo che è uscito dalle urne ricalca la composizione dei gruppi presenti, con variazioni nelle delegazioni nazionali (per esempio il gruppo Socialista vede ora l’influenza francese e spagnola maggioritaria in luogo di quella inglese – tedesca), ma con pochi spostamenti rilevanti. Il voto europeo era importante per verificare se la nascente sinistra europea avesse lo spazio politico per crescere ed affermarsi, e il risultato dimostra che la prospettiva è da perseguire con forza. Sommariamente, dei partiti promotori hanno ottenuto buoni risultati Rifondazione , la PDS tedesca, il partito comunista slovacco,quello di Cipro ed altri; il Partito comunista Francese ha un risultato di tenuta, male invece IU spagnola e Siniaspos greco. Dei partiti osservatori ottimi risultati dai comunisti portoghesi, greci e della repubblica Ceka e i gruppi della sinistra alternativa scandinava; pessimo invece il risultato in Francia dalla LCR e LO.

La diminuzione della composizione numerica del gruppo parlamentare è da addebitarsi anche in larga parte ai diversi sistemi elettorali, ma la prospettiva della Sinistra Europea ha fin dai suoi primi passi confermato la sua validità che oggi va perseguita ed estesa con più forza accelerando il confronto con tutte le forze comuniste e anticapitaliste europee. Dobbiamo in prospettiva costruire fin da subito un messaggio, una proposta e una presenza politica il più possibile unificante.

Il voto in Italia

Veniamo ora brevemente all’analisi del voto italiano.

La partecipazione italiana al voto europeo è stata di gran lunga la più ampia ed estesa, anche se nelle analisi del voto non possiamo non tener conto che manca un abituale 8% di elettorato attivo che può incidere sensibilmente sui risultati, come anche i voti raccolti dalla molteplici piccole liste non collegabili agli schieramenti possono determinare la vittoria o sconfitta alle prossime elezioni .

La sconfitta elettorale di Forza Italia e di Berlusconi, non fa purtroppo il paio con la sconfitta complessiva delle Destre vista la tenuta di AN e l’incremento di Lega e UDC.

L’avanzamento di Rifondazione Comunista, dei Verdi, del PCDI e la presenza della lista Occhetto-Di Pietro, non compensano, al di la delle considerazioni di merito, il non buon risultato del Triciclo.

Pertanto la somma delle possibili coalizioni Destre e CentroSinistra +PRC sono sostanzialmente oggi alla pari.

Credo sia del tutto evidente che la sconfitta delle forze o raggruppamenti politici più grandi, al di la di ogni considerazione post elettorale, è destinata a terremotate la vita politica italiana nei prossimi mesi.

Nelle destre la divisione sul ruolo guida di Forza Italia accompagnata dalla Lega, vedrà la naturale propensione di AN e UDC a far valere i loro risultati elettorali, non solo per i posti di comando ma anche per politiche diverse, ed è facile immaginare come Tremonti sarà al centro di questa accesa lotta politica. Divisioni che si accentueranno per le forzature secessioniste della Lega. Dobbiamo prestare attenzione all’accelerazione dell’attacco alla Costituzione e alle regole democratiche nel ns. paese

Altro terremoto, e questo sicuramente ci riguarderà direttamente, è prevedibile nel centro sinistra. Il listone ovviamente non era solo un cartello elettorale ma la prova per la formazione del partito riformista o democratico. Ora le urne non hanno decretato un successo, ma neanche un insuccesso pesante , quindi l’asse strategico del progetto sarà perseguito ma con tante difficoltà e veri e propri terremoti interni ed esterni alle forze politiche, proviamo ad elencarne alcune:

Questi brevi elementi dicono quante siano le difficoltà di realizzazione del progetto di grande ULIVO, e ovviamente quanto sia grande il ns. interesse a questi processi per la costruzione della sinistra di alternativa in Italia, e quanto sia stato importante il voto di Rifondazione Comunista in questa prospettiva .

Il voto di Rifondazione Comunista

Veniamo quindi al voto di Rifondazione.

Nel dettaglio verrà esplicitato meglio da intervento successivo di Morese, vorrei solo evidenziare a mio parere i caratteri salienti del voto al PRC.

  1. avanzamento generalizzato sia rispetto alle ultime Europee che delle politiche del 2001, aumentando non solo in percentuale ma anche in voti reali. Personalmente credo ci fossero le condizioni di un aumento elettorale più consistente .
  2. sorprendente aumento dei voti al ns. partito al Sud e nelle Isole. Napoli e la Campania, la Puglia, la Sardegna hanno visto percentuali a rifondazione non usuali, segno del riconoscimento di lotte per il lavoro e la rinascita economica e culturale del meridione
  3. I lavoratori, sono tornati a considerare il PRC utile nella battaglia per il lavoro e il salario; Rifondazione è stata premiata in quanto partecipe delle lotte in difesa del posto di lavoro. Credo non casuali percentuali vicine alla doppia cifra nelle aree operaie dell’hinterlan milanese o torinese, della toscana o a Melfi e dintorni.
  4. La presenza nel movimento pacifista ci ha garantito il voto delle avanguardie o per meglio dire di molti attivisti del movimento, ne sono testimonianza le preferenze a Agnoletto, Zarri, Menapace, Morgantini, La Valle, D’Erme.
  5. La tenuta sostanziale ed anzi l’aumento in alcuni casi dei voti alle amministrative rispetto alle europee.
  6. Nelle Amministrative i voti li abbiamo presi indifferentemente dall’essere in coalizione con tutto il centro sinistra, con parti di esso o da soli. Questo vuol dire che a parte piccoli casi non è scattato il “VOTO UTILE” .
  7. Per ultimo, dopo gli anni di Killeraggio nei nostri confronti, di oscuramento dai media, di ostracismo, il voto a Rifondazione Comunista dimostra che siamo non solo utili elettoralmente ma indispensabili politicamente per qualificare programmaticamente la battaglia contro le destre.

Il voto alle Provinciali e in Brianza

Significativo il voto al PRC in provincia dove siamo il secondo partito della coalizione che sostiene Penati, e questo credo dovrà essere riconosciuto in caso di vittoria il 26 e 27 giugno al ballottaggio.

Purtroppo, come ogni tornata provinciale, il ribaltamento delle gerarchie dei collegi ha provocato un terremoto rispetto alle indicazioni sugli eletti del partito. Ai primi due posti si sono posizionati collegi lontani dalle aspettative di miglior risultato rispetto alle precedenti elezioni. A farne le spese sono statele teste di lista in primis la capogruppo uscente, e la compagna Casati nel collegio di Cinisello che peraltro presenta una anomalia da indagare . Come si può spiegare il 9% alle Europee e alle comunali e un 6.7% alle provinciali? Su questo non ho risposte.

Ritengo opportuno in caso di vittoria di Penati, aprire una discussione con Milano affinchè vi sia la possibilità di ricoprire ruoli in amministrazione provinciale, in vista della creazione della provincia della Brianza.

Il voto del partito in Brianza mi pare evidenzi sommariamente due dati chiari:

  1. Il primo è che si cresce dove la ns. presenza è visibile e consolidata, mentre non ci si sposta dove non siamo presenti e questo induce a pensare che non prendiamo solo voti di opinione.
  2. Il secondo riscontro mi pare la suddivisione geografica delle percentuali di voto a Rifondazione, che sono più alte nei comuni a ridosso della cintura milanese, e più basse nelle zone dell’alta Brianza, ma questo è un dato consolidato nella storia elettorale in Brianza e attiene anche alla composizione sociale e culturale dei paesi.

In conclusione voglio ribadire il ringraziamento a tutto il partito per il lavoro svolto, con la consapevolezza che avremmo potuto fare di più e meglio, ma ritengo che il maggiore o migliore impegno sarà possibile in futuro se di determineranno le condizioni e lavoreremo per una federazione e un partito più coeso, più partecipato e più forte.

È stato dato un segnale alle destre al governo, ma il grosso del lavoro è ancora da compiere e c’è da costruire l’alternativa nel paese e al governo.

Daniele Ratti
Monza, 17 giugno 2004