
Livio Maitan, lo storico dirigente della Quarta Internazionale, dirigente del Prc e collaboratore di Liberazione, è morto ieri sera a Roma all’età di 81 anni. Il suo cuore non ha retto allo stress che l’ha colpito negli ultimi mesi e si è fermato in serata dopo una corsa in rianimazione che, purtroppo, non ha potuto essergli d’aiuto. Si è spento verso le 22 al S. Filippo Neri di Roma, assistito dai suoi due figli, Gianni e Marco. Per chi scrive, per moltissimi compagni e compagne è una notizia tristissima. Nonostante fosse malato da alcuni mesi, le sue condizioni non erano mai peggiorate oltre la soglia dell’irrimediabile: un cuore che fino a poco più di un anno fa gli consentiva ancora di giocare a pallone, lo ha a poco a poco tradito fino all’arresto di ieri sera. Tra gli ultimi a vederlo, ieri mattina, il segretario di Rifondazione, Fausto Bertinotti, che era andato a trovarlo a casa per una visita privata: “Ho visto Livio stamattina – ha dichiarato Bertinotti alla notizia della sua morte - era molto stanco ci siamo dati un appuntamento per continuare la nostra discussione politica. La politica, la nostra politica, la politica degli oppressi, quella grande del lavoro, della vita di ogni giorno è stata la sua vita. Perdiamo un compagno, un uomo cui abbiamo voluto bene. E’ un giorno molto triste per Rifondazione comunista e per il movimento operaio”.
Per noi è un giorno che chiude un pezzo della nostra vita. A Livio non solo abbiamo voluto bene ma lo abbiamo ascoltato con passione quando, molto giovani, ci raccontava la storia del movimento operaio, di quel movimento cui ha dedicato ogni minuto della sua vita, con lo sguardo di chi l’aveva vissuto in controtendenza. E poi abbiamo condiviso con lui un percorso molto originale che ci ha portato, dall’esperienza della Lcr, la sezione italiana della Quarta internazionale, alla confluenza in Democrazia proletaria e poi alla fondazione di questo nostro partito, Rifondazione comunista, a cui Livio ha dato molto più di quanto ha ricevuto. Ma soprattutto abbiamo ammirato il suo rigore morale, il suo ineguagliabile stile politico che lo ha fatto rispettare anche da avversari caparbi e lo ha reso molto amato da quelli che hanno condiviso la sua azione. Non possiamo, in queste poche righe che scriviamo di corsa mentre il giornale va in tipografia, dire della sua lunga vita, del suo pensiero e del suo lavoro. E forse nemmeno saremmo capaci (lo faremo domani con più tempo e più energie). In questi minuti, si stanno accumulando messaggi di condoglianze, forse anche più di quelli che ci saremmo aspettati. Fra tutti va citato quello di “Un Ponte per”: un messaggio che, visto il momento, è particolarmente prezioso e spiega meglio di tante parole quello che Livio ha rappresentato. Da ricordare assolutamente, in queste poche righe, è quello a cui Livio si è abbarbicato fino a quando ha potuto trovare un briciolo di forza dentro al suo cuore malato, ciò di cui ci ha parlato ogni volta che siamo andati a trovarlo: il suo ultimo libro, la storia della Quarta internazionale, che pochi giorni fa ci ha affidato per la pubblicazione e che seguiva la biografia “La strada percorsa” uscita lo scorso anno. E’ stata la sua preoccupazione più forte. Per ricordarlo come merita, sarà anche la nostra. Ai figli, Gianni e Marco, ma anche a tutti noi, un sincero saluto e un abbraccio.