«Dobbiamo lavorare per una caduta anticipata del governo Berlusconi. Un primo appuntamento è già sabato per la manifestazione del nostro partito». Il segretario di Rifondazione comunista, Fausto Bertinotti, il giorno dopo l'affollatissimo incontro con Romano Prodi alla festa nazionale di Liberazione fa il punto sul lavoro svolto e sulle settimane future che si annunciano ricche di impegni. A partire dall'appuntamento congressuale fissato per i primi mesi del 2005 di cui il prossimo Comitato politico nazionale, a fine ottobre, sarà chiamato a discutere delle procedure di avvio. Su questo punto Bertinotti ha fatto sapere che si ricandiderà come segretario.
Nell'immediato dopo il corteo che da piazza Esedra fino a piazza del Popolo il 25 vedrà sfilare il Prc, la sinistra d'alternativa e i movimenti si guarda già all'appuntamento del Social forum (il 17 ottobre a Londra) contro la guerra e per il ritiro delle truppe dall'Iraq, e alle mobilitazioni contro la firma della Costituzione europea.
Sul fronte della politica interna il segretario del Prc, dopo il faccia a faccia con il presidente della Commissione europea, porta a casa il termine "grande alleanza democratica". Fatta sua anche da Prodi, segna la fine della coalizione tradizionale del centrosinistra e apre un nuovo spazio nel rapporto tra Rifondazione, il centrosinistra e i movimenti nella costruzione del programma d'alternativa. Un punto entrato direttamente nel dibattito della direzione nazionale del Prc che ieri ha messo a confronto le diverse posizioni già espresse durante l'estate. Il dibattito è stato molto ricco e articolato e si è concluso con il voto di due documenti. Ventitré voti sono stati quelli a favore del testo che vede come primo firmatario il segretario del Prc; tre quelli per il documento Ferrando. Franco Turigliatto e Gigi Malabarba hanno espresso la loro contrarietà a entrambi. Diverse anche le dichiarazioni di voto a favore: per il primo documento quelle di Ferrero e Migliore, che sottolineano la linea vincente fin qui seguita da Bertinotti, e per specificare alcuni distinguo la dichiarazione di Grassi; quella di Bellotti per il secondo.
Un altro importante punto di discussione è stato il giornale. Dopo una relazione del direttore Alessandro Curzi, di bilancio e sul futuro, è stato votato a maggioranza (solo tre astenuti) un ordine del giorno che pubblichiamo qui accanto.
Nella relazione iniziale Bertinotti introduce un nuovo elemento di analisi su cui ruotano molti interventi. La crisi delle politiche neoliberiste non è rimasta nella condizione di impotenza in cui si trovava a luglio. C'è un riposizionamento del neoliberismo, che richiede un di più di iniziativa politica del partito, del movimento e delle opposizioni. Sullo sfondo anche le proposte sulle primarie di programma, la guerra, il ritiro delle truppe. Molti interventi insistono, come nel dibattito estivo, proprio sul rapporto con le opposizioni.
Claudio Grassi, che ha sottolineato di condividere alcuni punti proposti nella relazione introduttiva, ha però rimarcato un deficit di analisi precedente. «A luglio, dicevamo che la caduta di Berlusconi fosse possibile, mentre oggi la destra si ricompatta proprio sul terreno delle riforme dove il centrosinistra si divide». Per l'esponente in segreteria dell'Ernesto il punto è che «l'obiettivo di battere la destra e le sue politiche non è facile perché il centrosinistra, nelle sue componenti di maggioranza, non ha operato una cesura rispetto alle politiche del passato». Unità delle opposizioni sì quindi, ma con maggiori garanzie sul programma. Punto che ribadisce Roberto Favaro: «L'accordo di governo si deve basare su patti chiari».
La posizione di Turigliatto e Malabarba viene chiarita in un comunicato dell'area "Erre": «Si procede - si legge - a tappe forzate verso l'alleanza di governo col centrosinistra, rischiando di superare punti di non ritorno. Al contributo congressuale del segretario opponiamo 15 tesi alternative per preparare il congresso insieme a tutte quelle forze che nel partito, a parte le precedenti collocazioni, si battono per sviluppare la svolta del movimento».
Sul rapporto con il centrosinistra interviene anche Marco Ferrando: «La rottura con il centro dell'Ulivo - sottolinea - è condizione necessaria, anche se non sufficiente, non solo per costruire l'alternativa ma anche per liberare le potenzialità di lotta per la caduta del governo Berlusconi». E propone di lavorare a una mozione che non sia solo espressione della minoranza ma raccolga su questo punto un consenso più ampio. Claudio Bellotti che vota a favore del documento proposto da Progetto comunista si differenzia nel suo intervento sul che fare. «Non possiamo tornare al passato quando da soli proponevano i quesiti referendari».
Paolo Ferrero e Patrizia Sentinelli della segreteria nazionale intervengono direttamente su queste questioni. «Non capisco - ribatte Sentinelli - come si possa parlare di modifica dell'impianto. Resta la crisi irreversibile della destra, l'obiettivo della caduta anticipata di Berlusconi, l'investimento sui movimenti. Si può concordare o meno sulle prese di posizione estive del segretario, ma non si può negare come siano servite a mettere in campo un'importante iniziativa politica del partito». Un bilancio più che positivo di cui Ferrero indica alcuni punti qualificanti: «Tutti hanno capito che non ci interessano le primarie sul premier, ma sul programma. Abbiamo messo al centro la validazione democratica del processo per costruirlo con un coinvolgimento delle forze sociali su legge 30, guerra, politiche sociali. Per questo riterrei sbagliato tradurre questa ricchezza in tre, quattro punti senza avere l'ambizione di modificarne l'impianto complessivo».
Tanti gli interventi che ragionano sulla necessità di un costruire un di più di opposizione.
Tante proposte sul tappeto. Come la campagna sul salario e sulla sicurezza sociale lanciate da Ugo Boghetta. Le riprende sul piano europeo Roberto Musacchio che sottolinea come i primi mesi di attività del Parlamento europeo registrino un successo di Rifondazione e della Sinistra europea, capaci di fare egemonia come sul caso dello stop ai bombardamenti. Nel futuro immediato anche il potenziale, importante, offerto dal successo per la raccolta firme sul quesito totalmente abrogativo della legge sulla fecondazione assistita. «Il movimento referendario - spiega Giovanna Capelli, che ringrazia per lo sforzo il partito e Liberazione - ci consegna una serie di questioni che vanno al di là della difesa dll'esistente, ma sono centrali per la costruzione dell'alternativa». A partire dal metodo come aggiunge Erminia Emprin: «Siamo stati capaci di stare sulle nostre posizioni radicali, senza agitarle, ma agendo un'azione politica di dialogo».
In un confronto a tutto campo, c'è tempo anche per iniziare a ragionare sul prossimo congresso. Non senza alcune critiche. Come quelle che muove Aurelio Crippa a Bertinotti per aver presentato le 15 tesi. Scelta che Rina Gagliardi invece apprezza perché rappresenta un'importante occasione di confronto e di dialogo. Lo ribadisce nella replica Bertinotti: «Si tratta di un contributo che propongo come segretario di tutto il partito».
Sui punti di discussione ripuntualizza alcune questioni. «L'aggiornamento dell'interpretazione della fase italiana e europea non è un cambiamento della linea politica. E' la stessa che abbiamo fatto all'ultimo Comitato politico nazionale e che ispira le interviste e le proposte di questi mesi. L'iniziativa estiva è ruotata - risponde così ad alcuni interventi - attorno alla necessità di fare della democrazia partecipata il centro del dibattito, sottraendo la discussione del programma e della coalizione al confronto tra i vertici dei partiti, per restituirla ai cittadini».