Roma, 25 settembre 2004

Rifondazione, decine di migliaia in piazza «per la pace e l'alternativa di governo»

La guerra è il tema principale. Ma scorrendo il corteo si trova un po’ di tutto.

Manifestazione del PRC a Roma

Non è solo una manifestazione di partito, non è solo la prova di efficienza di un’organizzazione capace di mobilitare sempre i suoi iscritti in tutta Italia. È qualcosa di più, e di diverso. Sotto le bandiere rosse di Rifondazione si ritrova, ancora una volta, il movimento per la pace. A giorni dal rapimento di Simona e Simona. E dopo le controverse dichiarazioni di Bertinotti sulla necessità di fare tutto il possibile per liberarle, anche aprire un canale di dialogo con il governo, perfino a costo di stemperare la richiesta di ritiro delle truppe italiane in Iraq.

Lo striscione di apertura non lascia equivoci: «No alla guerra, no al terrorismo», recita. Una doppia negazione che indica la nuova strada imboccata da Rifondazione, la necessità di ripensare una strategia di opposizione alla guerra. Ma anche la precarietà del momento, l’angosciosa attesa di notizie e schiarimenti: «È in corso un dialogo con il governo - ha ribadito Bertinotti dalla testa del corteo – l’esecutivo deve intraprendere tutte le azioni per salvare le due Simone e gli altri operatori di pace. Dialogo, rispetto dei paesi arabi che si affacciano sul Mediterraneo, valorizzazione e rispetto delle culture». Questo non vuol dire una resa alle ragioni (e ai ricatti) della guerra, ma un rilancio: «Bisognerebbe chiedere il cessate il fuoco, almeno il cessate il fuoco. Adesso, perché si possa fare il tentativo per salvare le vite umane». E a farlo dovrebbe essere proprio il governo italiano.

Fra le bandiere rosse compaiono chiazze arcobaleno. Da Milano è arrivato una bandiera della pace lunga 25 metri. Il popolo della pace ha ritrovato la sua unità? Il movimento si è rimesso in cammino? «È una manifestazione forte e determinata – osserva Russo Spena – ma si sente anche l’angoscia per la guerra, il terrorismo, la sorte delle compagne di Un ponte per.... Sentiamo tutti una difficoltà: bisogna ricostruire un filo rosso che ci porti fuori da questa tenaglia. E oggi è un punto d’inizio: un corteo molto maturo».

Manifestazione del PRC a Roma

La gente di Rifondazione sta con Bertinotti. Lo ascolta con attenzione sotto il palco di piazza del Popolo mentre dice: «Capisco la diffidenza e il disagio di molti di voi. Per noi il governo non è una meta, non è una condizione migliore dell'opposizione. Non è - insiste - che il governo è buono e l'opposizione cattiva. Però, governo o opposizione sono collocazioni da scegliere di momento in momento per migliorare le condizioni di vita dei lavoratori e ci sono dei momenti in cui il passaggio di governo è obbligatorio». Alleanza con il centrosinistra dunque, e con un invito a fare presto: «All'opposizione propongo di cambiare passo e di precisare alcuni obiettivi da conseguire al più presto».

Nel corteo non c’è un clima di festa. Semmai l’ostinazione di chi vuole ribadire anche in questo momento drammatico le proprie ragioni. «Certo – osserva Pietro – forse non è la più grande manifestazione del Prc alla quale ho partecipato. Qualcuno si sta allontanando dalla passione politica, c’è un senso d’impotenza».

La guerra è il tema principale. Negli striscioni, negli slogan, nei discorsi dei manifestanti. Ma scorrendo il corteo si trova un po’ di tutto. C’è il gruppo di Acerra, tute bianche e mascherine, che continua a protestare contro l’inceneritore. Sempre più indignati: «È un problema di trasparenza. Questi vengono come ladri d’appartamento, di nascosto a Ferragosto». E decisi ad andare avanti: «Le nostre ragioni – dice Giovanni – ora vengono riconosciute anche da molti esponenti della Regione e perfino da qualcuno del governo. Vogliamo un blocco dei lavori e una valutazione d’impatto ambientale».

Altri si preoccupano del prossimo congresso di Rifondazione. «Non facciamo regali, al congresso tutti uniti», scrivono. Firmato: Sezione di Quarrata, Pistoia. «Vediamo toni eccessivi – spiega Claudio – troppe divisioni. Noi siamo per l’unità all’interno di Rifondazione e all’interno della Sinistra».

L’ultimo striscione, portato da un gruppetto di ragazzi recita: «Solidarietà alla resistenza irachena». C’è una contraddizione, una polemica con lo slogan di apertura della manifestazione? «No - risponde Simone – in Iraq ci sono resistenti e terroristi. Certo non è resistenza sequestrare le persone e giustiziarle. Sappiamo anche che è difficile parlare di resistenza di popolo, perché la frammentazione religiosa e politica è estrema. Ma come chiamare quegli uomini che si oppongono agli americani quando cercano di entrare con la forza nelle città sante?»

Giovanni Visone
Roma, 25 settembre 2005
da "L'Unità"