Comitato politico nazionale di Rifondazione Comunista
Roma, 30 - 31 Ottobre 2004

Odg verso la 2^ Conferenza Nazionale Agraria del PRC

Roma, 31 ottobre 2004

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Siamo, ormai, nel pieno di una crisi senza precedenti dell’agricoltura industriale, percepita nella sua capacità profonda di coinvolgere concretamente i corpi, le coscienze gli interessi economici: polli alla diossina, mucca pazza, pecore dalla lingua blu sono solo il manifestarsi in forma concreta degli effetti dell’impazzimento del sistema di mercato imposto all’agricoltura.

Si mostrano in tutta la loro evidenza, così, gli esiti di scelte che, in nome del primato neoliberista, hanno voluto la produzione del cibo asservita alla logica del massimo sfruttamento delle risorse sacrificando ad essa qualsiasi altro interesse: quello dell’ambiente, della salute, del lavoro.

E’ il modello di sviluppo che usa la leva del dominio agroalimentare per rafforzarsi e costituirsi e che, nel farlo, svuota gli alimenti dei contenuti del lavoro, di cultura e socialità, modificandoli geneticamente per riempirli del gusto unico del mercato.

E’ l’idea di un’agricoltura che partecipa alla produzione per le esportazioni da realizzarsi sui mercati ricchi e che, nel farlo, si svincola dalla relazione con il territorio, con i processi millenari che hanno pro dotto i cibi, con la relazione alla storia dei consumi espressi dalle culture territoriali.

Nel corso di questi anni il movimento dei movimenti ha dimostrato che si può agire in questa crisi e che si può lavorare per ricomporre soggetti che fino a ieri sono stati divisi e frammentati. Sempre più sono le mobilitazioni che anche nel nostro paese rivedono un protagonismo del mondo agricolo fuori dalle logiche corporative ma che, si intrecciano con rivendicazioni di più ampio respiro.

I grandi movimenti nati nel nuovo millennio rivendicano un altro mondo possibile contro la guerra ed il terrorismo per un mondo di pace, per la salvaguardia dell’ambiente, per la tutela della salute delle persone, per il diritto ad una condizione di vita per le donne e per gli uomini che ha il suo perno nel rispetto ampio della dignità umana. Movimenti che trovano nella lotta al liberismo il fattore liberante dall’alienazione, dallo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, nonchè dell’uomo sulla natura, dalla negazione del principio di brevettabilità delle specie animali e vegetali per la salvaguardia del vivente. L’altro mondo possibile che infatti, mira non solo al miglioramento delle condizioni sociali delle popolazioni, ma che ponga le basi per il superamento del liberismo per una società che deve avere come fondamenta l’uguaglianza, la liberta, diritti per tutti, non sfruttamento etc. etc.

Con questa prospettiva il diritto alla sovranità alimentare deve essere assunto come prioritario dal nostro partito, per tramutarsi in programma/ programmi di prassi politica e legislativa. La nostra azione di partito deve cooptare e coinvolgere la sinistra europea per proporre/scardinare/ riordinare programmi e politiche per la Nuova Europa.

Lo stesso vale per la costruzione di programmi di governo sia nazionale, regionale, provinciale e comunale. Il nostro ruolo, di compagni/e interni ai movimenti, in questi processi è centrale, non solo in quanto portatori di nuova linfa, di analisi scientifica sulla formazione del valore e sui valori del lavoro, ma, nel complessivo portato politico, che individua nel liberismo la causa principale delle barbarie, morti per fame, morti per sete, per miseria, per la disuguaglianza flagello dell’umanità.

La nostra battaglia serrata contro le politiche neoliberiste trova oggi ancora di più ragione nella progressiva distruzione dei beni collettivi come l’acqua, la biodiversita, il clima, la terra, definite “risorse” dai liberisti, mentre sono “Beni Collettivi”, patrimonio dell’umanità, da difendere collettivamente dall’aggressione quotidiana in nome del profitto da parte multinazionali agroalimentari.

A noi, a chi crede nella Rifondazione, spetta il compito difficilissimo di portare la questione del cibo nella nostra elaborazione politica, in Italia ed in Europa, sta a noi la capacita di dare spessore, gambe materiali e organizzative a processi e progetti che diventino un terreno di aggregazione e di lotta del movimento.

Il quadro nazionale Il governo Berlusconi e l’intera compagine governativa della casa della libertà in questo periodo si sono resi strumento coerente delle politiche liberiste delle multinazionali agroalimentari in particolare: Precarizzando sempre più il mercato del lavoro; Sostenendo e coprendo in modo complice la finanziarizzazione dei processi agricoli (esemplare il caso Parmalat e Cirio); Non assumendo una politica coerente agli interessi del nostro paese sulla questione degli Ogm; Non contrastando in nessun modo la nuova politica di medio termine della Pac, anzi applicandola nel peggiore e nel più dannoso dei modi con il disaccoppiamento immediato già a valere dal gennaio del 2005; Non valorizzando le nostre Dop e Igp con il necessario rinnovo dei criteri di gestione dei consorzi.

Il dato che deve fare riflettere e che l’azione del governo Berlusconi e del ministro Alemanno è stata coerente alle politiche agricole degli ultimi anni che hanno visto cristallizzarsi gli squilibri nel paese, fra i vari comparti produttivi e ancor più acutizzarsi le differenze di reddito agricolo fra nord e sud e l’accentuarsi in modo esponenziale i rapporti di distribuzione del reddito a favore della grande distribuzione rispetto al settore primari.

Mai come in questo periodo, nelle nostre campagne il settore primario tutto ha perso posti di lavoro, si è assistito alla caduta del reddito agricolo in tutti comparti in tutti i settori e arrivando fino al settore vitivinicolo, accentuando la crisi del modello alimentare del nostro paese. Da paese esportatore dell’alimentazione “made in Italy”, ringraziando anche le lacunose leggi a proposito di etichettature, siamo diventati importatori di ogni cosa, mele, pomodori, latte, carni e i suoi derivati favorendo nei fatti le politiche a ciclo lungo delle multinazionali.

I nostri compiti Tocca a noi lo sforzo vero, fatto di riflessione teorica e programmatica per un’altra agricoltura, che miri a salvaguardare i beni collettivi, l’ambiente, il lavoro. Una riflessione teorica e programmatica che ponga le basi per uno sviluppo reale della nostra agricoltura nazionale che inverta le politiche della Pac. La nostra battaglia per una nuova Pac deve partire dal “no agli ogm”, e dal concetto della sovranità alimentare, attuare una politica europea e nazionale capace di salvaguardare milioni di posti di lavoro autonomo in particolare nelle aree deboli, la collina e la montagna, la difesa e la valorizzazione del metodo produttivo del biologico, delle produzioni Dop e igp. La salvaguardia e la difesa del lavoro dipendente, nella quantità e nella qualità, resta il cardine degli obbiettivi della nostra politica e non meno della difesa del ruolo strategico della nostra agricoltura come fonte primaria di energia e presidio territoriale e paesaggistico. A partire dal fallimento delle politiche neoliberiste sarà compito nostro avviare un percorso largo, partecipato che porti la convocazione per il prossimo 27 e 28 novembre a Cesena la II conferenza agraria nazionale del partito. Una scadenza che percorrendo il filo rosso della elaborazione politica fatta nelle lotte degli ultimi anni riesca a focalizzare una base teorica e programmatica aperta ai movimenti e a tutte le forze dell’opposizione al Governo Berlusconi.

Non un punto di arrivo ma una grande opportunità per il rilancio dell’azione del partito.

ASSUNTO dal CPN

Patrizia Sentinelli
Roma, 31 ottobre 2004
da "Liberazione" (del 7 novembre 2004)