Le motivazioni del nostro voto favorevole al documento sono state argomentate negli interventi che abbiamo svolto nel corso del Comitato politico nazionale. Chi fosse interessato può leggerne la versione integrale nel sito www. lernesto. it.
In sede di dichiarazione di voto mi limito a sottolineare i due motivi principali.
1) Vogliamo cogliere pienamente e investire sull’apertura di una fase nuova nel Partito. Il Segretario ne ha parlato nella sua relazione, noi siamo disponibili. Occorre lasciarsi alle spalle - senza sottacere o sminuire le differenze politiche - i contrasti del congresso di Venezia e la loro accentuazione nei mesi seguenti. Riteniamo indispensabile che si determini, al centro e in periferia, un clima nuovo di civile convivenza e rispetto reciproco.
Vorremmo lavorare per questo. Partiamo da una fase nuova, aiutati da un buon risultato elettorale, ma in una situazione molto complessa come quella determinata dalla presenza di Rifondazione comunista nel governo. Riteniamo infatti che non sarà affatto facile né scontato far realizzare all’Unione una politica riformatrice.
Inoltre la nomina di Bertinotti alla Presidenza della Camera richiederà l’individuazione di un nuovo segretario e, visti gli impegni parlamentari di quasi tutti gli attuali membri della segreteria, di un nuovo gruppo dirigente. E’ un processo impegnativo, inedito per Rifondazione comunista: sarebbe auspicabile affrontarlo con il coinvolgimento di tutto il Partito.
2) Nel merito del documento proposto, che abbiamo potuto modificare e integrare preventivamente, esprimiamo una condivisione di massima, mantenendo però un dissenso su due questioni politicamente rilevanti. In primo luogo diamo una valutazione meno ottimistica sulla reale possibilità e anche volontà del futuro governo di attuare una politica realmente riformatrice che sia diversa non solo da quella attuata da Berlusconi, ma anche da quella attuata dai governi tecnici e di centro sinistra degli anni ’90.
E’ vero che la situazione si è molto modificata rispetto a quegli anni, ma è altrettanto vero che nessun paese a capitalismo avanzato è riuscito a dare uno sbocco alle difficoltà determinate dalla crisi economica internazionale, nella direzione da noi auspicata. Anche la Spagna di Zapatero, che attualmente è, forse, il Paese con il governo più avanzato, non riesce ad attuare una politica economica seriamente redistributiva: siamo fermi alla riedizione del liberismo temperato.
In secondo luogo non riteniamo che la costituzione della Sezione italiana della Sinistra Europea rappresenterebbe la risposta più adeguata da mettere in campo per occupare lo spazio che si aprirà alla sinistra del partito democratico nel caso della sua costituzione. Questo non significa assolutamente disinteresse a proseguire un confronto che, al contrario, ci vedrà partecipi. Tuttavia a fronte della probabile costituzione del partito democratico noi riteniamo si debba lavorare in due direzioni. Da un lato investire per rafforzare il nostro Partito che deve mantenere la sua autonomia politica, culturale e organizzativa, rilanciando con forza il progetto della Rifondazione comunista.
Dall’altro lato, costruire la più ampia unità di tutte quelle forze politiche e sociali che hanno sostenuto il referendum per l’estensione dell’articolo 18 e le mobilitazioni di massa contro la guerra, per costruire un Polo capace di reggere la sfida con il partito democratico. Dal nostro punto di vista la creazione della Sinistra Europea - Sezione italiana può mettere in secondo piano il necessario consolidamento e rafforzamento di Rifondazione comunista e al tempo stesso, poiché non è in grado di essere il contenitore capace di raccogliere tutta la sinistra di alternativa, non essere oggi lo strumento più utile per unire tutte le forze pacifiste e antiliberiste.
Il rifiuto di una verifica democratica presso il corpo del partito sul programma dell’Unione e sul rapporto con il futuro governo, rappresenta un fatto di enorme gravità, tanto più in presenza di una scelta di ingresso organico nel costituendo governo Prodi che sancirebbe una svolta storica per il Prc e lo scioglimento di fatto di una opposizione di sinistra in Italia. E’ incredibile che scelte di questa portata riguardanti il nostro rapporto con i lavoratori e i movimenti siano sottratte ad una verifica decisionale dei militanti e degli iscritti attraverso una conferenza democratica per delegati. Così come per la scelta di anticipare a giugno la cosiddetta Costituente della Sezione Italiana della Sinistra Europea; che avvierebbe la dissoluzione dell’autonomia formale dei comunisti entro un soggetto politico nuovo di tipo socialdemocratico.
Noi non subiremo passivamente queste scelte, proprio per il rispetto profondo che portiamo verso quel patrimonio di speranze, energie, generosità che il Prc come forza di opposizione ha raccolto attorno a sé in tanti anni. Non accetteremo che questo patrimonio venga liquidato di fatto nell’abbraccio di governo con gli avversari dei lavoratori, dei movimenti e delle loro lotte, senza neppure consentire ai militanti e agli iscritti potere decisionale sul proprio futuro.
Nessun congresso si è mai pronunciato su questo programma dell’Unione, sull’“alleanza leale con gli Stati Uniti”, sulla non abrogazione della legge 30, sul “presidio dell’alternanza” come base di una futura vaga e improbabile “alternativa”.
La scelta di entrare nel governo Prodi sulla base di questo programma e di blindare la presenza di governo con la Presidenza della Camera, è ad un tempo un fatto gravissimo e privo di legittimazione politica. Non lo accetteremo.
Ma soprattutto non vogliamo avallare una scelta nefasta per le ragioni dei lavoratori e dei movimenti. Non possiamo avallare la scomparsa di una opposizione politica di sinistra ad un governo dominato dagli interessi della grande industria e delle banche. Non possiamo contribuire a privare movimenti e reazioni di lotta di un punto un di riferimento politico indipendente. Non possiamo contribuire a lasciare a Berlusconi e alle peggiori destre il monopolio dell’opposizione, con effetti potenzialmente devastanti.
Più in generale non possiamo accettare che un partito nato come cuore dell’opposizione e nel nome della Rifondazione comunista finisca quindici anni dopo in un governo della Confindustria e in nuovo soggetto politico non comunista.
Per tutte queste ragioni promuoveremo nelle prossime settimane una vasta consultazione tra tutti i militanti critici del partito (a partire dal 41 per cento di voti critici o di opposizione del VI congresso) e nelle sue strutture per discutere sulla base più larga una nuova prospettiva politica dei comunisti in Italia.
con il varo, in connessione con l’effettiva costituzione del nuovo governo, di un percorso costitutivo di un nuovo movimento politico comunista e rivoluzionario.
E’ una discussione che vogliamo aperta, al di là di ogni vecchio steccato di componente e mozione a tutti coloro che vogliono difendere e rilanciare l’opposizione di classe e una prospettiva anticapitalista.
Sulla base di tale discussione determineremo ovviamente anche il nostro rapporto con il Prc.