Siamo alla vigilia di un appuntamento importante per la politica di Monza, che condizionerà le sorti future dell’intera Brianza; diventa interessante capire quanto il risultato che uscirà dall’urna della terza città della Lombardia, la prossima primavera, avrà ricadute rispetto alla politica nazionale. Questo grado di attenzione è dato anche dal fatto che lo scenario politico di Monza ha saputo anticipare già nel 2002 percorsi politici che a livello “centrale” si sono concretizzati quattro anni dopo. Inoltre il centro progressista, la sinistra riformista e quella radicale hanno governato unitariamente e con pari dignità per quasi cinque anni, un’intera legislatura. Le uniche aree di sofferenza sono venute dalla cosiddetta società civile e da alcuni settori marginali della galassia ulivista, spesso alla ricerca di terreni più vicini all’autoreferenzialità che ai percorsi collettivi. Fin qui è già storia: ora secondo noi la prossima fase della vita amministrativa del Comune di Monza dovrà essere segnata da un salto di qualità della politica cittadina. Fin qui è già storia: ora secondo noi la prossima fase della vita amministrativa del Comune di Monza dovrà essere segnata da un salto di qualità della politica cittadina.
Il PRC rimane il “cantiere” della Rifondazione Comunista e - dato lo stato di avanzamento lavori della politica monzese – deve sforzarsi, partendo da alcune considerazioni di natura strutturale maturate in cinque anni di opposizione 1997/2002 e cinque di governo 2002/20007, di delineare campi di azione concreta per la Sinistra: comunista, socialista e rosso-verde.
Non postcomunisti, e nemmeno teocomunisti, ma soggetti che riaffermano il senso profondo della critica marxista all’accumulazione capitalista, intesa come critica ad una propensione all’accumulazione attraverso lo sfruttamento in primis della RISORSA UMANA ma anche della RISORSA NATURALE.
Marx analizza il tempo della prima rivoluzione industriale e ne segna i tratti truculenti (miseria e guerra) della seconda. Inoltre il Karl Marx dei Grundrisse ci consegna un approccio critico alla cultura sviluppista, che continuando a negare i diritti delle persone nega anche il diritto della terra alla riproduzione. Dunque il modello di sviluppo capitalistico viene messo in discussione, non solo sul piano dello sfruttamento dell’uomo, ma anche della natura.
Come non cogliere la forte lungimiranza e la clamorosa modernità del marxismo, alla quale possiamo attingere per continuare una intensa lotta politica contro lo sfruttamento nelle sue mille facce: precarietà, ambiente, salute e qualità del lavoro e dello sviluppo.
Quello che ci preoccupa è che anche le menti più “illuminate” del capitalismo mondiale, prendendo coscienza dello stato della grave situazione, non siano in grado di dare delle risposte convincenti, ma anche strutturali, all’inevitabile declino. Cioè che crollato il muro del “comunismo” inizia a scricchiolare il muro del “capitalismo”.
Mentre la risposta alla cosiddetta “caduta del comunismo” è stata riprodurre il capitalismo e il suo peggio, alla caduta del capitalismo la ricetta appare essere ancora la GUERRA.
Noi crediamo che la costante permanenza di instabilità politica nel sud del mondo ed in particolare in Medio Oriente, combinata alla crescente provocazione nei confronti delle masse arabo-musulmane, siano scelte volute per causare pretesti alla guerra. Del resto gli USA sulle armi di distruzione di massa hanno detto bugie all’ONU, e tutta la guerra all’Iraq, la sua destabilizzazione e la conseguente fibrillazione dell’Iran confermano che si tratta di scelte volute e praticate dagli strateghi della globalizzazione.
Non meno importanti sono gli scenari politici europei. Da più parti al vecchio continente è chiesto un ruolo guida e questo oscura le mire espansionistiche a stelle e strisce. Cresce infatti la “guerra commerciale” fatta di dazi imposti dagli USA sulle merci europee. L’Europa deve cogliere l’opportunità per svolgere un ruolo guida di pace e concordia partendo dal M. O. e in Africa, in un quadro di forte cooperazione internazionale e di integrazione sociale. Lo scontro sui valori della Costituzione e la Bolkstein denotano come i poteri forti e globali vogliano ridurre la forza europea: da un lato facendo accapigliare le cancellerie europee sui valori etnico religiosi, dall’altro estendendo il peggio delle leggi di ogni singolo stato a tutta la Comunità.
I neocom credono che invece si debbano estendere a tutti i paesi membri il meglio della Legislazione europea su tutti i settori della vita comunitaria, politica, sociale e produttiva. L’avviata esperienza della Sinistra Europea ed il gruppo consiliare a Strasburgo sono tappe importanti per un percorso di un pensiero globale alternativo. In questo crediamo che vi sia la mission di un “rinnovato e moderno pensiero comunista”.
Dunque i Comunisti del terzo millennio, come quelli dell’inizio ‘900, sono chiamati ad affrontare il loro tempo e le contraddizioni dell’oggi sapendo che tanto quanto la critica al capitalismo rimane il punto di partenza del nostro agire, così bisogna che l’analisi si sviluppi su nuovi terreni di confronto.
Il concetto di organizzazione della stato basato su collettivizzazione forzata, negazione della proprietà privata, partecipazione e democrazia, espressi nel comunismo per come è stato conosciuto, ha clamorosamente fallito, annullando lo sforzo e il sacrificio di milioni di proletari che uniti hanno lottato per un mondo diverso.
Tenendoci stretti….il mastello e il bambino, gettiamo l’acqua sporca per rinnovare l’impegno ad un lavoro di lunga lena, al quale i neocomunisti del terzo millennio non possono sottrarsi, pena le derive conformiste e riformiste.
Ribadiamo il senso e i valori primordiali del pensiero marxiano e del comunismo perché vogliamo cambiare il mondo; altrimenti saremo travolti anche noi dall’implosione del capitalismo e dalle sue perverse varianti: sfruttamento, inquinamento, guerra e sopraffazione.
L’alternativa globale al capitalismo e alle sue perversioni si deve manifestare anche nelle modalità con le quali si raggiungono gli obiettivi per il suo definitivo superamento.
Affrontiamo le sfide che lo scenario politico ci consegna con una certa dose di entusiasmo e con qualche preoccupazione.
La preoccupazione è determinata più dal metodo: come è corretto porsi nel momento in cui si vuole essere punto di riferimento delle istanze sopra descritte, senza abdicare alla nostra identità ma riuscendo ad aprirsi alle nuove spinte che emergono dalla società?
Le primarie sono state anche a Monza un veicolo straordinario per avvicinare e avvicinarci a donne e uomini della nostra città, che sapevamo “esistere”, se poi riusciamo ad ottenere 5.000 voti in questa Monza che ci ostiniamo a definire più che moderata, bigotta.
Dicevamo nell’appello:
“E’ arrivato il momento di votare per scelte ed opzioni chiare all’interno della coalizione di centrosinistra, alla vigilia delle elezioni politiche della prossima primavera.
Nel nostro Paese occorrono certezze per il futuro della scuola e del lavoro, e una nuova politica dei redditi e della casa che riduca le disuguaglianze migliorando le condizioni di vita delle famiglie, delle coppie di fatto e dei single.
Serve un governo fondato sui valori della pace, che sia da esempio per costruire un’Europa dei popoli.
Vogliamo farci interpreti della politica come strumento per rinnovare il Paese in senso democratico, mettendo al centro i principi della legalità e del rispetto dell’ambiente, che vivono nella Costituzione italiana nata dalla Resistenza, per collegare passato, presente e futuro”
Ci sembra che i presupposti per i quali abbiamo voluto un’alleanza a Monza e nel Paese siano ancora validi, nonostante le tentazioni di stravolgimento del programma dell’Unione e nonostante non siamo pienamente soddisfatti degli esiti della Finanziaria in corso, per la quale chiederemmo più coraggio e più prospettiva.
La società genera dinamiche nuove ad una velocità che a volte ci disorienta; un continuo ribaltamento dalle questioni nazionali a quelle locali, confondendo i piani, i ruoli, le responsabilità. Pensiamo quindi che la nascita e la valorizzazione di soggettività nuove o inespresse debba avvenire tenendo conto di questa cornice: importante è fare il marciapiede nel quartiere di periferia, ma altrettanto importante è fare irrompere la globalità delle idee nel nostro microcosmo locale.