All’interno dell’avvio del dibattito sulla nostra conferenza di organizzazione, mi sembra
sia utile ed opportuna una riflessione sulla fase politica e sul dopo legge finanziaria, anche se
ci ritorneremo successivamente, a gennaio.
Utile in relazione alla delicatezza di questa fase, che ci consiglia un primo scambio di opinioni.
In primo luogo, sulle questioni che riguardano la prescrizione dei danni erariali, e sulle risorse
finanziarie destinate alla riproposizione del cip6 nell’ambito delle politiche energetiche:
su queste due modifiche comparse nel testo del senato, noi diciamo nettamente di essere contrari,
come è contraria l’Unione nel suo complesso. Attraverso due appositi decreti queste
misure verranno immediatamente abrogate.
La valutazione della legge finanziaria non varia quindi rispetto ai giudizi precedenti.
Noi non abbiamo condiviso, sin dall’inizio, l’ammontare complessivo della manovra, ma
che dentro quella cifra emerge comunque una discontinuità rispetto ai governi precedenti,
in particolare su questioni che riguardano la fiscalità generale e la precarietà su
cui siamo stati impegnati in diversi passaggi, come quello, da ultimo, della modifica ottenuta rispetto
alle graduatorie dei precari della scuola che non si esauriranno con il 2010.
Dobbiamo comunque riflettere con preoccupazione sul prossimo futuro e analizzare la nuova fase che
si apre.
Da parte di settori della maggioranza, la crisi di consenso che si aperta nel rapporto di massa del
governo, viene tradotta nell’apertura della fase 2 che significa nei fatti il mutamento dell’assetto
del programma di governo attraverso l’assunzione dei temi delle pensioni, della competitività,
delle tossidipendenze, dei migranti e dei diritti civili.
Diciamo subito che respingiamo il condizionamento dei poteri forti, da un lato sugli aspetti di economico
sociali, la confindustria, dall’altro sui diritti civili, le gerarchie ecclesiastiche.
Noi contrasteremo con determinazione questi condizionamenti. Così come, proprio di fronte
alla posizione di oggi dell’Udc che parla di “governo dei volenterosi”, che dovrebbe
determinare l’emarginazione della sinistra radicale, noi diciamo chiaramente che se davvero
si realizzassero su singole questioni queste operazioni in Parlamento, significherebbe vanificare
le condizioni del governo dell’Unione.
Siamo di fronte quindi ad una alternativa secca, in questi mesi il governo ha vissuto diverse fibrillazioni,
ma se oggi andassimo ad una stabilizzazione, questa significherebbe indubbiamente “stabilizzazione
moderata”.
Le difficoltà di consenso sono oggi derivate da una aspettativa rispetto ad una attesa di
cambiamento che l’Unione stessa, noi stessi, abbiamo determinato in questi anni per determinare
la sconfitta del governo Berlusconi.
Rimettersi in ascolto di quelle aspettative e non farsi condizionare dai poteri forti diventa perciò il
nostro obiettivo di fase.
Torna quindi il tema della ricostruzione di una soggettività, di un’azione per riannodare
relazioni sociali ed iniziativa politica.
O ascolti questo malessere, che nasce dalla crisi sociale di un ventennio e che il governo Berlusconi
ha ancora di più esasperato, ricostruendo il circuito programma- popolo- unione- governo – movimento,
o ti avvii verso la modernizzazione passiva in cui avviene la ristrutturazione dei poteri
Riavviare questo circuito è la vera stagione delle riforme.
I nostri azionisti di riferimento di questa nuova stagione sono, se posso sintetizzare, i lavoratori
dell’assemblea di Mirafiori.
Lì non c’era un pregiudizio nei confronti del governo, come dimostra l’isolamento
con il quale è stato accolto l’intervento dei rappresentanti dell’Ugl.
Quali temi ci sollecita infatti quell’assemblea?
Il tfr, le pensioni, la competitività, che una volta, prima dell’assunzione del punto
di vista padronale avremmo chiamato più semplicemente politica dei redditi, politiche contrattuali
e flessibilità degli orari. Temi che i metalmeccanici non hanno fatto passare nel loro ultimo
rinnovo contrattuale e che non possiamo pensare che possano passare oggi.
E viene da riflettere sul perché quegli operai, rimasti invisibili per un anno e mezzo nel
difficile rinnovo contrattuale, oggi ottengano una visibilità nei media proprio perché impattano
sul tema della critica al governo. Gli operai fanno notizia solo quando questa non riguarda la loro
condizione sociale concreta, ma quando diventano problema di ordine pubblico o impatto con il tema
del governo.
Noi proveremo a rimettere la questione sociale al centro del dibattito politico a partire dall’iniziativa
del 18 gennaio a Roma sul tema delle pensioni, lì formuleremo la proposta di Rifondazione
Comunista in un confronto con i tre segretari confederali.
La nostra proposta non può non partire dal programma dell’Unione, dove si propone di
abolire lo scalone, e si escludono ipotesi di nuove riforme.
L’elevamento per noi dell’età pensionabile è da escludere, ma può avvenire
in modo facoltativo e attraverso i meccanismi dell’incentivo ed escludendo quelli dei disincentivi.
La parola chiave per noi è il percorso democratico.
I sindacati chiedono al governo una proposta univoca, noi siamo d’accordo e il governo dovrà costruirla
attraverso un percorso collegiale al suo interno.
Ma democrazia vi deve essere anche nella costruzione della proposta sindacale che deve avvenire attraverso
una piattaforma condivisa dal voto dei lavoratori.
E’ per restituirla ad un percorso democratico che abbiamo sottratta le pensioni ai tempi della
finanziaria, e per impedire che diventasse un problema di diminuzione dei costi e di tagli alla spesa.
E’ proprio da qui che per noi torna al centro il tema di una alternativa di politiche economico
e sociale, di nuove politiche energetiche e di una competitività sottratta alle logiche del
costo del lavoro e delle privatizzazioni.
Sulle liberalizzazioni, noi non voteremo mai il decreto Lanzillotta così com’è oggi,
non ci deve essere nessun obbligo per i Comuni alla messa in gara dei servizi pubblici locali.
Si aprirà inoltre una partita importante sui diritti civili.
Oggi i problemi della laicità dello stato appaiono ancora più pesanti che in passato,
avendo ormai in entrambi gli schieramenti forze che non svolgono più un ruolo di mediazione
con le spinte ecclesiastiche, ma le assumono in quanto tali senza più margini di autonomia.
Noi siamo per i Pacs, comunque non andremo al di sotto di una riga rispetto alla formulazione presente
nel programma dell’Unione. La nostra legislazione non può essere a sovranità limitata.
Sull’instabilità del governo oggi precipita anche la natura e la nascita del Partito
Democratico. Qui oggi si sta giocando una partita rispetto alla quale dobbiamo essere in grado di
produrre uno smarcamento
Noi non stiamo allo schema rispetto al quale, siccome per alcuni la finanziaria è stata condizionata
dalla sinistra radicale, oggi l’azione di governo si dovrebbe bilanciare sul fronte opposto
della maggioranza.
Questa valutazione è completamente fuori dalla percezione di massa della società e
dei soggetti sociali di riferimento dell’Unione. Questa impostazione è per noi inaccettabile
In politica estera occorre spostare l’attenzione sul Mediterraneo. E’ qui che va spostato
l’impegno del nostro paese, la questione palestinese è sempre più la questione
decisiva per determinare le politiche di pace di fronte alla crisi dell’unilateralismo americano.
Ma dobbiamo anche capire che non si potrà facilmente modificare la collocazione internazionale
del nostro paese se non muta il modello economico a cui si ispira il nostro paese.
E’ oggi evidente una drammatica desertificazione della politica nella società italiana.
Occorre ricostruire delle soggettività di movimento a partire dalle manifestazioni che abbiamo
avuto in queste settimane, da quelle sulla Tav, a quelle sulla precarietà, a quelle sull’immigrazione,
a quelle contro la violenza sulle donne.
Dobbiamo investire nella costruzione di iniziative, una vera campagna che accompagna questa difficile
fase e che noi intrecciamo agli appuntamenti della conferenza d’organizzazione e della costruzione
della sinistra europea.
Guai a rimanere in attesa dell’evoluzione del quadro politico, al contrario occorre spostare
in avanti i rapporti di forza investendo sul Partito e su una nuova fase di lotte e di movimento.