Apprezzando, che dopo le tante volte dichiarate, si è finalmente arrivati ad affrontare una Conferenza organizzativa, dove si è potuto evidenziare le necessità e le difficoltà del Partito, riguardo alla Forma Partito.
In questa conferenza di Brugherio, la maggior parte degli interventi hanno posto correttamente ed autocriticamente le cause che hanno determinato in diversi momenti, il degrado e le difficoltà in cui versa il partito, a 2 anni di distanza degli impegni assunti in sede congressiale. Le difficoltà riscontrate ed evidenziate sono state di vario tipo e sensibilità come: la Provincia di Monza e Brianza, dove è stato detto e denunciato il modo con cui si è arrivati alla sua accettazione da parte dei gruppi dirigenti, modalità e decisioni, che avrebbero dovuto avere: percorsi, valutazioni e partecipazione più determinante, chiare e convolgenti, si hanno invece seri dissensi a livello locale.
Solo una base che fa politica produce iniziative, entra in rapporto con i movimenti di massa e con le sedi del conflitto consente la formazione di gruppi dirigenti, non per coperazione, ma in considerazione di concrete esperienze di lotta , sociali e culturali.
I circoli devono recuperare una funzione pienamente politica, con una forte caratterizzazione delle singole strutture, in rapporto alla realtà sociale e territoriale con la quale devono interloquire.
Questo è il territorio sul quale si esercita l’autonomia dell’organizzazione di base.
E’ stato presentato un emendamento aggiuntivo al punto 3 “ il cambiamento necessario”, che che richiama la necessità di costruire il partito di massa, che sia un soggetto politico attivo, che contribuisca alla ricostruzione della democrazia, facendosi portatore fattivo di un nuovo assetto, che deve avere una presenza organizzativa sui luoghi di lavoro, di studio, nei centri di cultura e ricerca, nelle organizzazioni di massa, con la presenza dei circoli.
Votato all’unanimità Circolo L.Perego - Brugherio
Nova Milanese e Muggiò (11 febbraio 2007)Presenti ai lavori 20 iscritti dei due circoli più il rappresentante della Federazione, Pino Timpani.
Alla Presidenza hanno preso posto il compagno Caserta Giuseppe (Segretario del circolo di Nova Milanese) e Paleari Piero (Segretario del circolo di Muggiò)
Ha introdotto i lavori il compagno Caserta che ha brevemente riepilogato le scadenze della Conferenza di Organizzazione e le norme che la regolano; si è proceduto alla elezione della Commissione Politica accettando unanimemente la proposta della Presidenza relativa ai compagni Fantuzzo Luisella e Capizzi Lorenzo.
Il compagno Caserta ha illustrato il documento nazionale, rinviando agli interventi dei compagni le considerazioni sullo stato organizzativo del partito a livello locale. Il compagno Paleari ha concluso l’introduzione ricordando che è in discussione anche la “Bozza PROGRAMMA” (MONZA E BRIANZA una nuova Provincia con democrazia, diritti e partecipazione).
Sono intervenuti al dibattito 10 compagni (Paris, Capizzi, Laudicina, Corestini, Paleari, Dossola, Simonetti, Fantuzzo, Acampora e Riccardi).
Il senso complessivo degli interventi è stato di condivisione del documento nazionale con riflessioni ed approfondimenti che hanno affrontato temi nazionali, provinciali e comunali; pur in presenza di questa condivisione di fondo a volte gli approfondimenti dei compagni sono stati critici, se non contrari, a singoli punti presenti nel documento nazionale.
Di seguito, senza alcuna pretesa di rappresentare in modo esaustivo il dibattito svolto, si elencano, raggruppandoli nella gerarchia documento nazionale, documento provinciale, temi locali, gli argomenti organizzativi che hanno evidenziato contributi specifici, differenze di vedute o spunti rispetto al documento nazionale:
documento nazionale – secondo alcuni il documento è troppo generico e non affronta adeguatamente il che fare di un partito che deve essere “di lotta e di governo”; le azioni correttive indicate nel documento sono una forte critica alla precedente segreteria (Bertinotti) e direzione nazionale che evidentemente non è stata in grado di tessere l’organizzazione del partito[separatezza eletti-partito e autoreferenzialità] a che punto e chi decide che la non attuazione degli accordi comporta una rottura delle alleanze da parte degli eletti nelle istituzioni (PACS, AFGANISTAN, Finanziaria…)? “Caso” interpellanza Zipponi su Alfa Romeo.[metodo dell’inchiesta] da praticare[sinistra europea] da organizzare e costruire a livello locale. E’ una “scommessa” nella quale i referenti sono “ceti politici” organizzati. E’ all’interno del progetto della “rifondazione” in quanto progetto che include e non progetto che esclude. E’ un progetto di medio-lungo periodo e non di breve periodo.[alternanza incarichi] Ok alternanza, ma attuarla con intelligenza [democrazia di genere] Ok “quota rosa”, ma attuarle con intelligenza (secondo alcuni). No “quota rosa” perché non risolve i problemi ed è una scorciatoia, creare le condizioni perché le donne non siano considerate una “specie in pericolo” (secondo altri).[circoli tematici] Non sono un’alternativa ai “circoli generalisti”. E’ una provocazione intellettuale specifica di alcune realtà (le grandi città?) da sperimentare senza illuderci sul loro risultato (secondo alcuni). No a circoli tematici perché minano la possibilità di operare in un quadro unitario e coerente (secondo altri).
documento provinciale - ancora troppo generico, fare gruppi di lavoro con gli “istituzionali/eletti” per completarlo; [istituzioni] Presidenza del Consiglio Provinciale e di tutte le Commissioni di Controllo alle minoranze[circondari] le attuali ipotesi non sono basate sulla realtà sociale ed economica, modificare i confini[lavoro] analisi incompleta, mancano indicazioni su extracomunitari e lavoro nero. Il Dipartimento lavoro della Federazione in passato non ha lavorato.
temi locali – [Nova] Segretario di sezione e rinnovo degli incarichi?[Nova-Muggiò] Feste: pensarci ad organizzarle perché anche queste fanno cultura.[Muggiò] Intitolare la sezione e costruire iniziativa politica su questo. Valutare festa di due/tre giorni. Bacheche comunali da realizzare (secondo i tempi dell’amministrazione? secondo i nostri?). Ravizza: operazione strategica che può essere affrontata con il sistema democratico (consultazione compagni, chi prevale si deve assumere la direzione del circolo) oppure inserendolo nel nuovo PGT (tutti gli operatori sono uguali). Sinistra Europea, coinvolgere il consigliere PDCI.
Il compagno Timpani non ho potuto completare il suo intervento a causa dell’orario e si è preferito passare alle votazioni per evitare che alcuni compagni andassero a casa senza votare. Il compagno Paris ha proposto di votare l’emendamento 3 (presentato a livello nazionale dai compagni Crippa-Jorfida-xxx). Il compagno Capizzi, pur condividendone il senso, ha paventato che in qualche modo quel tipo di emendamento serve più a contarsi che ad innovare l’organizzazione, ed ha evidenziato che da quest’ultimo punto di vista è più produttivo l’emendamento 5 relativo a Liberazione ed alle tematiche dell’informazione.
Presenti alle votazioni 16 iscritti.
Emendamento 3 approvato con 10 voti favorevoli e 6 astenuti
Documento finale emendato approvato con 13 voti a favore e 3 astenuti.
Luisella Fantuzzo
Lorenzo Capizzi
Ad ulteriore arricchimento dei contributi, il compagno Pino Timpani, ha successivamente svolto le seguenti considerazioni:
“A mio parere questa Conferenza è stata voluta in primis proprio da Bertinotti a cui, al contrario di come afferma qualche compagno, non si possono imputare le contraddizioni che oggi attraversano il Partito e anche la società nel suo complesso.
Penso che non sia stato colto, in generale, il vero tema della Conferenza, cioè la crisi della politica; forse le aspettative che motivano l'adesione al Partito di ogni singolo compagno sono, in qualche modo fuorvianti, in ( oppure non) relazione alle culture e alle trasformazioni che imperversano nel corpo sociale, poco permeabilizzate nel seno della struttura militante..
Questa Conferenza era l'occasione per chiedere anche a simpatizzanti, ex militanti e a pezzi di corpo sociale, che cosa ne pensano in materia di forma Partito; anche perchè, filologicamente, ha più coerenza chiedere prima alle "masse" cosa vogliono, e poi magari richiedere anche un'adesione militante (proselitismo).
Quando le Amministrazioni saranno svuotate dalla politica, allora il "professionismo" prenderà il sopravvento e quindi, scusate l'esagerazione grottesca, ma è per capirci, si potrà "esternalizzare" le giunte affidandole in appalto a società specializzate in Amministrazione. Non si tratta di catastrofismo masochista. “
Da sempre questo segmento della vita di decine di migliaia di persone (in Brianza una su tre pratica o è coinvolta in attività sportive) è stato lasciato esclusivamente nelle mani di società sportive, di associazioni volontaristiche quali AVIS, ADMO, ARCI UISP, CSI …., spesso comunque governate dall’alto dagli EPS o da Federazioni di categoria, se non da singoli che spesso coincidevano o con l’animatore dell’Oratorio, o con l’ assessore allo Sport che si costruiva la sua piccola base di consensi. Queste considerazioni, non devono essere intese come critica a chi si impegna ad ogni livello per sostenere strutture atte all’attività sportiva, ma per sottolineare come questo sia avvenuto in totale assenza di un “Sistema Brianza dello sport” In questo modo lo sport, non solo è stato veicolo di consenso politico, ma anche un vero affare per i privati e i centri sportivi convenzionati con i comuni stessi.
Le politiche di continuo taglio alle infrastrutture sportive pubbliche legate alla scuola; l’offerta formativa degli istituti di ogni ordine e grado che ha praticamente cancellato le ore di attività sportiva, aggiunta ad altre scelte sbagliate, alla lunga hanno estraneizzato lo sport dalla scuola, trasferendo la domanda di attività sportiva verso soggetti privati, semipubblici o di natura varia. Questi ultimi, non paghi di avere a disposizione strutture pubbliche a costi irrisori hanno continuato a chiedere risorse, supportando questa o quella amministrazione a seconda del volume di finanziamenti che venivano indirizzati allo sport, cioè alle associazioni e quindi a loro stessi. In tutta questa confusione sarà opportuno non solo fare un inventario del patrimonio pubblico della Provincia, ma anche di chi ne fa uso e a quali condizioni. Non dobbiamo dimenticare che per il PRC, lo sport è una attività che deve in primo luogo vedere i ragazzi protagonisti nelle scuole, un’attività nella quali scoprirsi e dalla quale partire per l’esperienze verso l’agonismo. Le strutture pubbliche e private devono essere messe in grado di competere ma anche di integrarsi attraverso investimenti mirati e controlli costanti.
Gli investimenti futuri nello sport devono essere parte di progetti completi che, tengano conto dall’edilizia scolastica, dell’impiantistica pubblica e di quella privata, mettendo a regime l’esistente, eventualmente integrato da sforzi economici. Tutto questo deve dare la possibilità ad ognuno di cimentarsi nello sport, sia esso a livello di hobby, a livello amatoriale o a livello agonistico.
La futura provincia deve studiare nuovi percorsi anche coraggiosi, mettere in campo nuove esperienze, utilizzando gli eventuali risultati positivi di altre province. Deve fungere da supporto alle società sportive, pur senza avere la pretesa di sostituirsi ad esse, elargendo invece i servizi atti a sostenere e ad allargare l’offerta
In quest’epoca di cementificazione più o meno selvaggia ma certamente possente, particolare attenzione e cura deve necessariamente essere riservata a tutti quegli sport cosiddetti non stadio, ovvero attività che non necessitano di strutture fisse ed invasive.
La brianza è un polo economico, industriale, e commerciale di grande importanza dove si manifestano molti fattori da monitorare, prevenire e da gestire costantemente. dall'intenso traffico quotidiano, ai problemi ambientali (fumi, rumori, scarichi), dai problemi sociali (disagi di varia natura) al godimento del tempo libero (attività ricreative).
Per noi il concetto di sicurezza non rappresenta solo la lotta alla microcriminalità, o non solo quella. Significa inoltre affrontare e risolvere i fattori di disagio sociale. dal neoliberismo. È sulla premessa della comprensione ed eliminazione delle prevalenti cause che generano illegalità, pur nella consapevolezza che il liberismo è la causa prima, vive la diversità con la politica della destra, orientata esclusivamente alla repressione, strumento da sempre utilizzato per l'esercizio arbitrario del controllo sociale. In questo contesto e nell'ambito della nuova disciplina sul decentramento va anzitutto evitato, contrariamente a quanto vorrebbe invece la destra, di considerare la Polizia Provinciale come un nuovo ed ulteriore strumento di controllo e di repressione e va, invece, concepita, nel rispetto delle sue prerogative, e per la sua stretto legame col territorio, come risorsa per la tutela dell'ambiente, della sicurezza del lavoro in modo particolare nei cantieri edili della strada, difesa dei consumatori.
In concreto i punti che seguono rappresentano un efficace strumento di prevenzione e riduzione della criminalità: * Sviluppo della socialità, attraverso il sostegno e la creazione di centri di aggregazione, salvaguardando quelli esistenti, centri sociali autogestiti ed istituzionali, e mettendo a disposizione anche spazi pubblici. Il più efficace strumento per garantire la sicurezza, del resto, è quello di stimolare la “vita” nei quartieri, nelle periferie e nei centri degradati, per permettere ai cittadini di riappropriarsi del territorio e di fare da presidio, con la loro costante attività e presenza, contro criminalità e degrado garantendo loro maggior responsabilità e meno vincoli nella promozione di iniziative o occupazione degli spazi pubblici... è utile a tal fine la creazione di aree feste attrezzate, svincolare e valorizzare gli immobili di proprietà degli enti locali per destinarli a centri di aggregazione per anziani, giovani, bambini, associazioni ecc.., utilizzando come risorse anche coloro che potenzialmente sono visti come peso o portatori di disagio
L'impegno prioritario è la difesa ed il rilancio della sanità pubblica, non solo sotto il profilo dell'attività di governo, indirizzo e controllo, ma anche sotto il profilo delle forme di gestione ed erogazione dei servizi. In quest'ottica occorre valorizzare il principio costituzionale del riconoscimento e della tutela della salute come diritto universale da garantire a tutti, anche agli indigenti, con il conseguente impegno ad un progressivo abbassamento dei costi sanitari a carico dei cittadini.
Occorre ridefinire e rilanciare la figura del medico di base, che si è trasformato negli ultimi vent'anni in mero solitario controllore di spesa, come elemento centrale del sistema sanitario territoriale. Con l'incentivazione allo sviluppo di una rete associativa professionale sul territorio, attiva all'interno di strutture quali i distretti sanitari o la casa della salute con compiti di prevenzione, e risorse per la diagnosi strumentale e di laboratorio fondamentale , si può realizzare una sinergia tra competenze, abilità e problematiche diverse a favore delle tematiche proprie dell'anziano, del bambino e delle donne. Riservando alla fase acuta o dell'emergenza il ricovero in ospedale del cittadino.
Dal punto di vista amministrativo, occorre promuovere un maggior decentramento possibile dei servizi socio sanitari, rilanciando il ruolo dei servizi territoriali, dei distretti, e delle ASL, che non possono essere ridotte alla funzione di enti pagatori, e che devono invece ritrovare un rapporto con gli enti locali (Comuni) e con i bisogni reali di prevenzione, diagnosi e cura delle persone, espressi dalla comunità. A tal riguardo, occorre valorizzare il ruolo strategico del servizio di prevenzione (con il supporto di adeguati finanziamenti), fiore all'occhiello della riforma sanitaria del 1978, e oggi sempre più sacrificato dalle leggi del mercato e del profitto imposte dalla controriforma di Formigoni. Non solo: la tutela universale del bene salute significa anche garanzia di cure (gratuite o a costi accessibili) anche per le tante migliaia di persone affette da malattie croniche e da patologie invalidanti: occorre garantire la effettiva applicazione di quanto disposto dal decreto legislativo 130 del 2000, onde consentire a tutti gli ultra sessantacinquenni e ai portatori di handicap gravi di poter accedere alle residenze sanitarie assistenziali o alle altre strutture residenziali protette (nonché agli altri servizi diurni o domiciliari) o gratuitamente o secondo rette o contributi proporzionati alle capacità economiche del singolo assistito. Con questo indirizzo andranno ridisegnate le zone ospedaliere, potenziati i servizi di pronto soccorso e prevenzione.
Occorre il coraggio di restituire agli ospedali il compito di assistenza all'acuto, anche attraverso una ridefinizione d'uso delle strutture obsolete e razionalizzare l'attività quotidiana delle restanti verso gli interventi sanitari non urgenti e programmabili, oltre a sviluppare la comunicazione tra la componente sanitaria ospedaliera e quella di medicina generale che oggi sono completamente isolate l'una dall'altra.
Compatibilmente con l’esistente l’impegno del Prc è quello che gli enti di gestione siano di controllo pubblico e gestiti in stretto raccordo con i comuni e la provincia.
abolire i ticket sanitari perché inutili.
[IN GRASSETTO LE AGGIUNTE]Marco N.