Care compagne e cari compagni,
siamo giunti alla fase conclusiva della nostra conferenza di organizzazione che ha visto coinvolti tutti i circoli e partecipare 143, tra compagne e compagne, pari al 32,9% dei 434 iscritti nel 2006.
Un risultato importante anche se non soddisfacente dal punto di vista quantitativo che conferma alcune nostre difficoltà, anche se la dimensione quantitativa non rappresenta la qualità degli interventi e dei contributi che invece abbiamo registrato mediamente nel nostro dibattito.
D’altra parte, questa conferenza di organizzazione aveva proprio l’obiettivo di mettere a fuoco i nostri problemi e le nostre difficoltà, senza limitarci alla sola individuazione ed enunciazione; abbiamo invece cercato di costruire e condividere una proposta per superare questi limiti e, più in generale, per affrontare la crisi della politica e della rappresentanza democratica.
Nella nostra Federazione abbiamo voluto affiancare alla discussione dei temi proposti dal documento della Conferenza Nazionale di Organizzazione anche l’avvio del percorso per la definizione di un progetto per la Brianza che, di certo, non si esaurisce ma che, appunto, parte da questa conferenza.
Una discussione a più livelli connessi tra di loro, che ha individuato la necessità di una stretta relazione tra proposta politica e rappresentazione della società, tra progetto e soddisfacimento dei bisogni - materiali e non - della gente in carne ed ossa, del nostro popolo.
Ma oltre all’individuazione di questa necessità, mi sembra importante sottolineare che le compagne ed i compagni intervenuti hanno anche riconosciuto al partito il merito di aver sviluppato, seppur con tutti i suoi limiti, questa capacità e di aver consentito che le questioni sociali ed i conflitti non venissero espulsi dall’agenda politica.
Ciò ci ha per altro permesso di affrontare la crisi di governo e di uscirne al meglio, seppur con un quadro politico per noi ancora più difficile in condizioni ancor più complicate per contrastare i progetti neocentristi, le pressione dei poteri forti, le irritanti ingerenze del Vaticano, di Confindustria (le vere cause della caduta del Governo Prodi),
Ritengo ampiamente positiva l’azione di Rifondazione Comunista in questa fase delicata; il Partito ha saputo tenere aperto il canale con la società, con i conflitti ed i movimenti, evitando una rottura irreversibile dei rapporti tra politica e società, tra istituzioni e cittadini, andando oltre alla seppur già di per sé importante difesa della nostra comunità e della nostra credibilità.
La nostra stessa partecipazione a questo governo è nata e continua sotto questo segno e al suo termine potremo trarre un bilancio da questa esperienza, valutarne i risultati in termini di miglioramento dei diritti e delle condizioni materiali delle lavoratrici e dei lavoratori e di quante e quanti vogliamo rappresentare.
Già da ora, però, possiamo affermare che il senso della nostra presenza e della nostra azione politica ed istituzionale si è caratterizzata nell’affermazione di diritti (cittadinanza, lavoro -quello buono-, pensione, salute, servizi, casa, istruzione, mobilità, qualità della vita e ambiente) e valori (pace, uguaglianza, equità, legalità, laicità dello Stato e antifascismo).
Evito, ovviamente, di entrare nel merito della vicenda della crisi e dell’uscita dalla stessa crisi del governo Prodi. Abbiamo avuto modo di discuterne ampiamente e proficuamente - come da tanto tempo non ci capitava - nell’ultimo CPF.
Di quel fatto vorrei però sottolineare una cosa che ha attinenza con questa conferenza di organizzazione: questa vicenda, nella drammaticità e pesantezza dei momenti, ha provocato nel nostro partito (tra di noi) un risveglio di motivazioni ed il rafforzamento di una richiesta di progetto e regole condivisi, elementi essenziali per la nostra identità comunitaria.
Sta a noi non fare cadere questa attenzione. L’impegno comune di tutte e tutte noi deve andare nella direzione di raccogliere questa istanza partecipativa. Ma direi che deve andare anche oltre, trasformare l’attenzione per il nostro partito in un consenso e condivisione del progetto e dell’agire.
Ma per fare ciò abbiamo bisogno di spostare le nostre energie dal conflitto al confronto delle posizioni interne, abbiamo bisogno non di chiudere ma di aprire il partito.
Nel nuovo secolo caratterizzato dall’aumento delle differenze economiche e sociali, dallo sfruttamento dell’ambiente , dalle guerre e dai fondamentalismi, per cogliere pienamente le sfide in campo occorre andare oltre la riproposizione acritica di ideologie e di modelli di società che rischierebbe di farci cadere nel settarismo e nell’autoreferenzialità. Al contrario, dobbiamo incontrare e tentare di ricomporre vecchie e nuove istanze di cambiamento di questa società e di questo mondo, un nuovo mondo ed una nuova società, qui ed ora!
Mi sembra che su questo terreno il partito si sia ben avviato, anche se spesso facciamo una tremenda fatica a tradurre le intenzioni in pratica quotidiana.
Una fatica che comunque non è solo dovuta ai nostri limiti ma che sta anche nella crisi della politica e della forma partito, così come “classicamente” concepita.
L’individuazione di una scala superiore a quella nazionale come terreno della risposta e l’accettazione della sfida di coniugare il pensare globalmente con l’agire localmente mi fanno dire che le proposte messe in campo in questa conferenza nazionale di organizzazione, seppur necessarie di maggiore e migliore definizione, vanno nella direzione giusta.
La Sinistra Europea va oltre all’aspetto meramente organizzativo e ha la capacità di individuare nell’Europa il primo “contenitore” per risolvere le contraddizioni delle società capitalistiche e della “costellazione postnazionale”, ben descritta dal filosofo tedesco Jurgen Habermas. Il processo di costruzione in Italia assume caratteri diversi da quelli presenti in altri Paesi, in termini di partecipazione e conseguente proposta di soluzione organizzativa, capace di connettere tutti i soggetti che, nelle loro differenze, concorrono e contribuiscono alla costruzione della sinistra di alternativa.
La recente proposta del Presidente della Camera Fausto Bertinotti e del Segretario Nazionale Franco Giordano per un cantiere della sinistra in Italia non si pone fuori o in conflitto rispetto a questo processo. Al contrario ha il merito di aggiornare la proposta congressuale alla luce del cambiamento del quadro politico e sociale, allargando gli orizzonti e cercando di dare una risposta al vuoto lasciato dai DS impegnati nella costruzione del costituendo Partito Democratico.
Come ben descritto nel documento nazionale, Sinistra Europea e Partito democratico sono due progetti qualitativamente differenti tra loro; idee e progetti che guardano orizzonti diversi e ricercano soluzioni differenti alle grandi contraddizioni ma che non escludono di attraversare, dentro la crisi contemporanea, fasi di convergenze e momenti di alleanza; Idee e progetti che si riconoscono autonomi e legittimi e che, nella sfida di lungo periodo, non si combattono per eliminarsi ma che possono, in fasi alterne, ritrovarsi in un comune impegno per la difesa della democrazia, della coesione sociale, dei valori del dialogo e della civiltà.
Allo stesso modo, nel “locale” – nel “locale del locale” - i circoli tematici, da vedersi in aggiunta e non in sostituzione dei circoli tradizionalmente intesi, possono costituire un valido strumento di “apertura” del partito: esperienze, competenze e sensibilità che trovano un luogo di incontro e di elaborazione. Punti di vista particolari che contribuiscono a costruire un progetto che ha invece l’obiettivo di esprimere una visione globale e capaci di produrre un arricchimento per il partito tutto.
E’ inoltre una delle risposte possibili – oltre alla formazione dei gruppi dirigenti - ad un’altra richiesta avanzata da parte delle compagne e dei compagni intervenuti in questa conferenza, quella cioè di trovare le forme ed i modi per valorizzare le capacità e le competenze presenti nel partito e anche al di fuori dello stesso, tra chi in questi anni, insieme a noi, ha contribuito a mantenere aperta una prospettiva per il cambiamento, anche in questo territorio, la Brianza, in cui registriamo difficoltà aggiuntive nell’affermare la nostra proposta politica.
Difficoltà non solo dovute alla particolare struttura socio-economica ma anche, e soprattutto, all’avvenuta affermazione di un modello, prima che politico, sociale e culturale che noi chiamiamo “modello formigoniano”.
Un modello che nonostante gli scricchiolii è ben lontano dall’essere in crisi e che affascina anche parte del centrosinistra che, dopo averlo combattuto e vissuto sulla propria pelle e su quella dei cittadini lombardi, accetta di rincorrere e sfidare Formigoni sul suo campo (dal federalismo/devoluzione all’infrastrutturazione del territorio).
Come ho detto prima, l’affermazione del modello è stato, prima che politico, sociale e culturale. Concetti quali la sussidiarietà orizzontale e la “libertà di scelta” sono stati assorbiti dalla gente comune. Non solo, uniformandosi al verbo formigoniano, il soggetto pubblico arretra progressivamente nella presenza e nell’offerta dei servizi, producendo una conseguente mercificazione dei diritti. La “libertà di scelta”, per i cittadini di questa regione e per il nostro territorio, si è trasformata in “solitudine della scelta”.
Dobbiamo essere capaci di leggere e di fare uscire le mille contraddizioni, soprattutto qui, in Brianza che è sempre stato il laboratorio di questo modello e dove le destre hanno da sempre sperimentato nuove forme organizzative (Lega, FI, estrema destra, ecc.).
Una Brianza la cui struttura socio-economica è in continua modificazione e che, da due decenni, sta riproducendo sul suo territorio, anche se con caratteristiche quantitative e qualitative diverse, i fenomeni vissuti dalla grande metropoli (“città diffusa”, delocalizzazioni e trasformazione produttiva, modificazione della struttura demografica e sociale, ecc.).
Ma la Brianza sta anche vivendo il passaggio istituzionale dell’attuazione della nuova Provincia, passaggio importante e delicato sul quale mi vorrei soffermare prima di entrare nel merito del partito in Brianza.
La Provincia di Monza e Brianza è stata istituita con la legge 146 dell’11 giugno 2006, dopo che dal 1993 al 1997 trentacinque comuni avevano aderito al progetto di costituzione della nuova provincia (più della metà del numero necessario per legge) e dopo che, nel 1997, il Consiglio Regionale ha deliberato favorevolmente per l’autonomia istituzionale.
Una provincia con 50 comuni e con altri 4 che hanno fatto richiesta di farne parte (2 col parere positivo già espresso dalla Regione Lombardia). Una Provincia che con i suoi circa 750.000 abitanti si colloca tra le prime venti province italiane per popolazione e densità abitativa, la quinta in Lombardia (dopo Milano, Brescia, Bergamo e Varese).
Il percorso attuativo fa già i conti con l’altro processo, non nuovo, dell’area/città metropolitana. Ma su questo occorre fare chiarezza: i confini istituzionali sono una cosa e le dinamiche e le relazioni territoriali, economiche e sociali sono un’altra cosa. I progetti della nuova Provincia e della città metropolitana non sono in contrapposizione ma, anzi, l’uno aiuta l’altro, come recentemente dichiarato dal Presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati.
Tutte e due però vivono in un sistema di relazioni che va oltre agli stessi confini delle due entità istituzionali. Condivido i risultati dell’ultimo rapporto OCSE che individua come “area metropolitana” il territorio pedemontano che include Milano e che va da Novara a Brescia, con la Brianza nodo centrale. Sarebbe però impensabile circoscrivere quest’area dalle fitte relazioni, in qualche caso anche di dipendenza, in un unico perimetro istituzionale. Da qui la necessità / opportunità di articolare questa realtà geografica e relazionale in entità istituzionali più circoscritte in continuo scambio fra loro, tra cui la nuova Provincia della Brianza.
Detto ciò, abbiamo avuto ed abbiamo ancora al nostro interno delle posizioni differenti relativamente al fatto se sia stato giusto o meno istituire una nuova Provincia.
Quello che deve essere però chiaro è che non c’è più spazio per iniziative politiche tendenti a riproporre questa questione: è fuori dal tempo. La Provincia è già istituita.
Per noi sarebbe un suicidio politico. Oltre a dividerci inutilmente, sarebbe una posizione non condivisa da gran parte dei cittadini di questo territorio (come per altro verificato in referendum tenutosi in passato) e distoglierebbe la nostra attenzione da quella che mi sembra essere invece la questione dell’oggi e che abbiamo cercato di sintetizzare già nel titolo del nostro documento, ovvero la costruzione di “MONZA E BRIANZA. UNA NUOVA PROVINCIA CON DEMOCRAZIA, DIRITTI E PARTECIPAZIONE”
Anche in questo caso, per la costruzione di una nuova Provincia dovrebbe valere quanto ho detto all’inizio di questa relazione, ovvero il nostro impegno a far vivere i rapporti tra politica e società, tra istituzioni e cittadini e movimenti.
Al di là delle diverse valutazioni che stanno all’origine del percorso, la vera sfida da accettare è quella di contribuire, tutte e tutti insieme, con la nostra capacità di proposta, a determinare una differenza positiva tra la risposta effettiva ai bisogni da parte della nuova Provincia e le attese dei suoi cittadini .
Vinceremo questa sfida se, con tutta l’Unione, riusciremo a costruire i presupposti affinché nella costruzione della nuova istituzione sia percepibile la capacità di lettura delle dinamiche territoriali, tesa ad ottimizzare l’utilizzo delle risorse e a produrre capacità di risposta appropriata alle esigenze del territorio.
Abbiamo sollecitato - anche intervenendo ai loro congressi costitutivi - un franco confronto con le altre forze politiche dell’Unione su quelle che riteniamo essere le priorità per il nostro territorio: i diritti di cittadinanza, l’equità, il lavoro, l’infrastrutturazione del territorio, i servizi, l’ambiente, la qualità della vita, l’istruzione, la buona gestione pubblica dei beni comuni, la legalità.
Con l’oramai quasi completa costituzione in federazioni o coordinamenti di quasi tutte le forze politiche, il tavolo brianzolo dell’Unione sta acquisendo una forma ben definita.
Ma la dimensione organizzativa di per sé non basta. L’Unione in questo territorio e per questo territorio, deve saper costruire un progetto comune, consapevole delle differenze ma anche della ricchezza delle tante esperienze, a partire da quelle che ci permettono di rivendicare una capacità di governo riconosciuta ed apprezzata dai cittadini che vivono nei tanti comuni amministrati dal centro sinistra.
Riconoscimenti che non devono farci dimenticare però le difficoltà che abbiamo e che continuiamo ad avere in Brianza. Il nostro intento dovrebbe essere quello di costruire un’alternativa credibile alle destre, un progetto in cui i cittadini della Brianza possano riconoscersi. Solo così avremo modo di superare in termini per noi positivi quella che è la dicotomia del doppio voto (quello per le elezioni amministrative e quello per le politiche).
Nonostante la crisi che sta attraversando la politica e la forma specifica che questa assume per quanto riguarda il sistema politico e la forma partito, non abbiamo alcun timore nell’affermare che serve la presenza, la forte presenza, della Politica affinché vengano prefigurate risposte ai bisogni di questo territorio.
Ed è per questo motivo che uno dei nostri obiettivi, anche organizzativi, è l’intensificazione del rapporto tra il partito e la sua rappresentanza istituzionale (a partire dal nostro rappresentante in Senato, divenuto ormai il riferimento di tutta l’Unione della Brianza) per coordinare il nostro agire ad ogni livello, condizione necessaria per aspirare a qualsivoglia risultato.
Importante sarà il confronto elettorale delle prossime amministrative. Sarà importante come ci presenteremo in tutti i comuni, con chi e per fare cosa e come. Per noi lo schema dell’Unione continua ad essere il riferimento.
Determinanti per il nostro cammino saranno poi le elezioni di Monza, la terza città della Lombardia, un vero test nazionale. La riconferma del Sindaco Faglia e della sua maggioranza costituirebbe non solo un premio a cinque anni di buon governo ma sarebbe un decisivo trampolino di lancio per la nostra azione su tutto il territorio della Brianza, da qui alle amministrative provinciali del 2009.
Una nostra affermazione consentirebbe di sconfiggere il centrodestra in quello che è il suo progetto di accerchiamento dell’amministrazione provinciale di Milano, che rischierebbe di essere schiacciata tra i due capoluoghi, Monza e Milano, ed una Regione sempre più accentratrice e libera di rafforzare il suo modello.
Ma sul territorio della Brianza intendiamo interloquire non solo con le forze politiche ma anche con le forze sociali, con i movimenti e le associazioni. Qui, a differenza della metropoli milanese, il mondo associativo presenta caratteristiche meno “politicizzate”. Si tratta di associazioni e di movimenti che stanno più sulle cose e sugli ambiti di proprio intervento; tuttavia ciò non ci ha impedito di costruire nel recente passato il “Forum sociale della Brianza”, i tavoli per la Pace, il Comitato brianzolo per la gestione pubblica dell’acqua e, nel prossimo futuro, l’Osservatorio sulla Legalità. E vogliamo proseguire con questi continui confronti e collaborazioni
Saremo poi impegnati, anche in Brianza in un percorso collettivo per la ricostruzione della sinistra in Brianza e per la costruzione della Sinistra Europea, un percorso in cui tutte e tutti si devono sentire coinvolti e protagonisti.
Proprio per la specificità del tessuto associativo brianzolo, la spinta vitale a questo progetto la dovrà dare il nostro partito. La mappatura ed il coinvolgimento dei soggetti interessati sarà il primo passo da fare. Si tratta di una strada difficile ma ci conforta il fatto che non si parte da zero: proprio da Monza, dal circolo del Prc, è partita la prima iniziativa partecipata, a dimostrazione dell’interesse e dell’attesa per questa nuova soggettività.
Una attenzione particolare va data al più grande movimento brianzolo, quello sindacale ed in particolare la CGIL, con la sua grande storia e presenza (la Camera del Lavoro) in questo territorio .
Molte compagne e compagni sono impegnati nel sindacato, anche in ruoli importanti e strategici.
Nel passato, anche in quello recente, grazie anche e soprattutto al loro impegno è stato possibile raggiungere obiettivi importanti (dalla raccolta di firme alle campagne, ad esempio, sui diversi referendum). Ciò, però, non deve nasconderci alcuni limiti di questa nostra presenza: le divisioni che anche in quell’ambito riusciamo a riprodurre e l’incapacità di far diventare patrimonio di tutto il partito le esperienze lì maturate.
Ovviamente ci sentiamo di condividere le responsabilità.
Abbiamo la necessità ripartire, di consolidare le relazioni con chi rappresenta il mondo del lavoro. Ci poniamo l’obiettivo, nel rispetto della reciproca e doverosa autonomia, di definire obiettivi e di coordinare le lavoratrici ed i lavoratori ovunque presenti.
Ma sentiamo un bisogno impellente che è quello di conoscere il sistema lavoro in Brianza, a partire da quello svolto dalle nostre compagne e dai nostri compagni.
Abbiamo recentemente organizzato un’interessante e partecipata iniziativa a Monza sul lavoro in Brianza e lì ci siamo impegnati – e oggi ribadiamo questo impegno – a sviluppare la nostra capacità di indagine e di proposta. Il lavoro è - e continuerà ad esserlo - la questione centrale e qualificante del nostro impegno
Nella giornata di domani si succederanno alcuni interventi tematici da parte di quante e quanti hanno condiviso con me questa breve esperienza di segreteria. Intendiamo mettere a fuoco alcuni elementi che costituiranno le priorità del nostro impegno.
Lo sforzo che abbiamo fatto in questi mesi è andato nella direzione di pensare come organizzare questo partito per superare uno stato di stanchezza che, in taluni casi, si accompagna ad un senso di smarrimento e sfiducia e per affrontare, al meglio, i gravosi impegni imposti dall’agenda politica nazionale (la costruzione di una vera e necessaria svolta delle politiche del governo nazionale) e locale (regionale, provinciale e comunale).
Da qui, è nata la proposta che, partendo dalla necessità di rafforzare la centralità del Comitato Politico federale, ne rilancia il ruolo di elaborazione politica e di indirizzo (il Comitato Politico Federale approverà il Programma del Partito per la Brianza ed il Piano di Lavoro proposto dalla Segreteria e che vedrà impegnati i Circoli e tutte le iscritte e gli iscritti di questa Federazione).
Allo stesso modo la segreteria costruita su responsabilità, ha tra l’altro, il compito di agevolarne questo rinnovato ruolo, rafforzando la sua capacità di relazionarsi con i circoli nell’attuazione del Piano di lavoro.
Per superare alcune evidenti difficoltà (dalla militanza alla monotematicità delle discussioni all’interno dei circoli, alla condivisione di problemi e possibili soluzioni comuni) vogliamo sperimentare a partire dall’area Nord-Ovest il coordinamento dei circoli di zona, utile per tenere vive la nostra presenza e la nostra iniziativa.
Abbiamo poi evitato di esaurire le responsabilità all’interno della segreteria, ma di estenderle anche esternamente alla stessa, al comitato politico.
Per ciò che concerne gli incarichi, la scelta iniziale è stata quella di riportare all’interno della segreteria alcune responsabilità utili a rafforzare la connotazione politica del nostro partito (la centralità del lavoro e dei lavori, la questione ambientale) ma anche di includere nuovi percorsi come il coordinamento delle elette ed eletti (amministrazioni locali, aziende, società e consorzi), i beni comuni, la questione morale e della legalità.
La segreteria si è presa poi l’impegno di rafforzare il partito, tanto nella sua organizzazione quanto nella sua capacità di comunicare (internamente ed esternamente).
La questione del programma e della costruzione della nuova Provincia ha una specifica responsabilità all’interno della Segreteria così come il percorso della costruzione della Sinistra Europea è direttamente riconducibile alla figura del segretario.
Ci è sembrato utile proporvi una discussione sul programma prima di completare la struttura organizzativa che sarà in funzione anche delle vostre osservazioni in questa conferenza.
Concludo sulla questione del tesseramento, misura della nostra capacità di radicamento ma anche strumento di autofinanziamento del partito.
I tesserati del 2006 sono in diminuzione rispetto a quelli dell’anno precedente. Diverse sono le cause, dalla scelta dei compagni della mozione congressuale Ferrando di non fare tessere nei circoli di Ceriano Laghetto e Lissone e per il continuo turnover. A ciò si aggiunge anche un’attenzione calante dei circoli rispetto alla pratica del tesseramento, al contatto diretto con le iscritte e gli iscritti.
Quindi i 434 tesserati del 2006 per noi rappresentano una dimensione insufficiente e, quindi, un punto di ripartenza.
Dobbiamo riuscire a porci obiettivi collettivi e obiettivi di circolo in modo che si innalzi il rapporto tra iscritti/voti, tra iscritti/popolazione residente, per dare al nostro partito una dimensione che ben rappresenti il suo radicamento politico ed istituzionale (i risultati elettorali e la sua consistente presenza nei comitati, nelle associazioni, nelle istituzioni, nelle aziende e nelle società partecipate dagli enti locali).
Abbiamo di fronte a noi una strada in cui sono presenti grandi opportunità e altrettante difficoltà. Storicamente, nella nostra Federazione, non abbiamo mai nascosto i nostri limiti come abbiamo sempre evitato di ingabbiare le nostre grandi potenzialità.
Quello che deve essere chiaro è che tutte e tutti ci dobbiamo sentire coinvolti e protagonisti nella costruzione di questo percorso. La federazione ha bisogno di tutte e tutti noi-
Grazie!