Care\i compagne\i
Il documento proposto contiene una notevole quantità di spunti su cui sviluppare la discussione, vorrei però porre l’accento su alcuni punti centrali indicati come possibili scelte praticabili di forma Partito.
La politica è principalmente proattiva, non adattativa ed in questo si distingue dall’Amministrazione. Per svolgere il suo ruolo e, allo stesso tempo per essere efficiente, deve tenere nella dovuta considerazione queste due esigenze: riferirsi alle condizioni oggettive e predisporre progetti per l’avvenire partendo dal presente. I soggetti politici che non sono conseguenti a queste due esigenze si condannano ad un inutile velleitarismo. L’inadeguatezza della politica nasce proprio dalla mancata comprensione di questa necessità: dal continuo riferirsi a condizioni inattuali; si rafforza nell’ottusità di riproporre ostinatamente categorie poco attuali, se non completamente superate, e perciò stesso inadatte a fornire adeguate risposte ai problemi attuali.
Distinguersi sui programmi concreti non significa affatto dar vita ad una politica fatta solo di pragmatismo, indifferente ai valori: le proposizioni di categorie inadeguate concorre, perdendo esse contatto con la realtà, a spingere la politica sulla strada, attraverso l’autoreferenzialità, del pragmatismo cinico.
E’ sempre più importante e centrale la partecipazione. L’emancipazione della democrazia verso forme di maggiore coinvolgimento della popolazione è infatti l’elemento di scardinamento della politica esclusivamente delegata.
Ma la cosa che obbliga maggiormente a riflettere, in questo documento, non è tanto la politica in senso generale e astratto, quanto un concreto ambito problematico: la crisi delle forme di militanza e di modelli culturali del movimento operaio e della tradizione comunista.
A tale constatazione, tuttavia, non si deve accompagnare, come avviene di frequente, un ripiegamento su un supposto «realismo» e su proposte minimali e sobrie, quanto l’ostinata ricerca con un’«uscita a sinistra dalla crisi», capace di aprire nuovi spazi di libertà, mutazione e affermazione in opposizione alla gabbia della modernità capitalistica.
In questo contesto è dunque imprescindibile affrontare gli argomenti senza scrutare a fondo nuove vie d' esplorazione.
Per la mia esperienza storico-personale, se dovessi stabilire una data paradigmatica dell’inizio della crisi delle politica non esiterei a fissare il 1980, questo non vuol dire che le condizioni non abbiano avuto inizio precedentemente. Nel fatidico anno vi sono concentrate alcune immagini simboliche di un cambiamento epocale, coincidente con la fine del keynesianismo storico nel sistema del capitalismo: l’avvento del neoliberismo reaganiano e il propagarsi di un gigantesco flusso reazionario mondiale; la marcia dei quarantamila a Torino e l’inizio delle sconfitte sindacali; la strage di Bologna apice del terrorismo nero; l’invasione dell’Afghanistan, la prima guerra sovietica oltre-cortina ecc.
Tutte queste immagini sembrano segnare la fine di un ciclo, 1945-1980, in cui si determinarono condizioni favorevoli di concordanza fra l'evoluzione dei salari reali e quella della produttività, favorendo un parallelo sviluppo della democrazia e della partecipazione di massa alla vita politica.
Il 1980 è anche l’anno della pubblicazione di Millepiani, in cui il concetto di Rizoma della stimata coppia Deleuze & Guattari, si concatena a diversi piani di ricerca. Pur essendo un testo prettamente filosofico, il contenuto è strettamente connesso alle tematiche legate alla crisi della politica. Personalmente l’ho sempre considerato una pietra miliare del pensiero moderno, da cui si possono trarre innumerevoli spunti di analisi contestuali della modernità e del futuro.
In questa fase storica è molto difficile trovare orientamenti. Ci troviamo orfani del socialismo storico e proprio da qui siamo costretti a ripartire, anche perché la drammaticità della crisi del capitalismo non lascia vie di scampo all’umanità e al pianeta, escludendo la possibilità di un “fuori” . Per fuori intendo uno spazio minimale incontaminato dove si aspetta pazientemente che la compressione raggiunga la misura del colmo, producendo un’entusiasmante epopea rivoluzionaria.
La sperimentazione del lavoro di un Circolo tematico, può, a mio parere, con il contributo della Federazione, investire una serie di soggetti che, pur non avendo un’idea generalista, possono lavorare concretamente in alcune specificità del territorio.
Non è escluso che vi siano vantaggi reciproci nell’approccio politico informale, sia per i soggetti coinvolti che per il corpo militante del Partito, che avrebbe modo di relazionarsi con nuove modalità di fare politica.
Immagino che questo tipo di esperienza sia più adattabile facilmente a una tipologia sociale giovanile. Considero controproducente, pensando alla partecipazione giovanile, continuare ad incanalare il proselitismo nell’ambito di “giovani comunisti”. Mi pare che in questo modo si riproduca una vecchia forma burocratica in uso nel vecchio PCI: i ragazzi erano confinati in una piccola “riserva indiana” in cui potevano anche permettersi qualche eccesso, ma in definitiva erano di fatto sottoposti a sorveglianza speciale.
Sono convinto che se non tramandiamo alle nuove generazioni la cultura e i valori del movimento operaio, nei prossimi decenni non ci sarà nessuna differenza d’identità tra un giovane abitante di un quartiere di Denver e uno di Cusano Milanino, nel senso che l’americanizzazione del continente sarà di fatto irreversibile.
Per evitare questo è necessario un intervento culturale nel territorio agendo anche in profondità nel corpo sociale, ascoltando e valorizzando le istanze concrete di cui la popolazione necessita. Per un approccio positivo in questa direzione è necessario che il Partito acquisisca rapidamente, nel suo complesso, visioni culturali e sociali più aperte e meno preconcette, nonché competenze diffuse nella gestione del territorio e in particolare nell’urbanistica. E’ abbastanza evidente che lasciando campo libero al liberismo cementizio, si produrrà una trasformazione nella composizione sociale del territorio, aumentando di molto la quantità degli strati sociali medi a scapito delle classi meno abbienti che invece tenderanno a defluire verso altri territori. Chi paga maggiormente le conseguenze di questa
situazione sono le nuove generazioni: non solo non hanno spazi urbani di vivibilità, ma neanche sociali e ancor peggio lavorativi. Unici spazi a loro disponibili sono i locali serali “da bere”, frequentabili con la paghetta dei genitori. Forse non occorre consultare l’astrologia per prevedere, anche nel nostro agglomerato metropolitano, esiti non dissimili alle problematiche dei sobborghi parigini denominati Banlieu. Abbiamo il tempo per pensare a nuove modelli culturali e stili di vita, prima del baratro. La Sinistra e in particolare Rifondazione sono le forze più adatte, possedendo la sensibilità e il patrimonio culturale necessario, per contribuire concretamente a uno sviluppo alternativo della metropoli.
I limiti della democrazia hanno radici molto lontane nel tempo, non so quanto sia realistico o utopico il rovesciamento del sistema piramidale, tuttavia penso che nel Partito si debba discutere anche di questo. La democrazia non può considerarsi compiuta se non c'è condivisione, se non riesce cioè a superare la sua contraddizione intrinseca di dittatura della maggioranza. E’ quindi imprescindibile che tutte le posizioni, anche dissenzienti, abbiano uno spazio politico all’interno del Partito, purché condividano i principi e le finalità di fondo che costituiscono l’esistenza del Partito stesso. Uno dei principali propellenti del riflusso della militanza sta proprio nel fatto che risulta difficile un ricambio nelle rappresentanze della democrazia delegata. Molto spesso le cariche diventano appannaggio di una élite professionista, che perdura anche per decenni nell’esercizio direttivo. Questo è anche uno dei motivi per cui, ad esempio, si manifesta sempre più marcatamente la tendenza a un picco partecipativo in occasione di scadenze elettorali, in cui spesso si creano comitati o cartelli elettorali speculari, per poi rifluire rapidamente e indipendentemente dal tipo di coalizione vincente, riproducendosi nella stessa modalità alla successiva scadenza dei mandati elettorali. Penso che in questo stato di cose non vi siano colpe specifiche da attribuire a qualcuno, piuttosto è il contesto culturale individualista, in cui siamo tutti più o meno immersi, a condizionare pesantemente i comportamenti e le scelte personali.
Alcuni amici di vecchissima data quando hanno saputo che ero entrato in un Partito, mi hanno domandato se per caso ero diventato pirla. Io gli ho risposto - No! L'era della crisi della politica è strettamente connessa con la crisi dei valori umani. La solidarietà è un carattere umano istintivo. Nel 1986 un professorone di nome Pietro Barcellona scrisse un libro intitolato «L'egoismo maturo e la follia del capitale» Lo andai di corsa a comprare alla libreria Calusca, direttamente dalla mani di Primo Moroni. La tesi principale dell'opera consisteva nella sostituzione di "solidarietà" con "reciprocità” ovvero, visto che gli uomini ormai sono egoisti, allora per tenerli un po’ aggregati, bisogna che si relazionino almeno con un legame di convenienza. Costui non era un pirla qualsiasi, ma un dotto-universitario esponente del PCI e successivamente del PRC. Incredibile. Vedendo in difficoltà un essere, istintivamente non penso se mi convenga aiutarlo e se poi mi può ricompensare, così come istintivamente fanno molte specie di animali, senza dipendenza dal feticcio della merce e dal denaro. Allora era solo un piccolo campanello di allarme.
Un’irrinunciabile categoria comunista è stata gettata per strada, qualche Associazione di volontariato ne ha raccolto qualche pezzetto.
Ho avuto la possibilità di partecipare a quattro Conferenze di Circolo della Brianza.
Onestamente devo dire che mi ha allarmato il livello di partecipazione ( 30% mediamente degli iscritti ), molto più della qualità del dibattito a cui ho assistito. Penso che il dato debba far riflettere molto.
In merito al dibattito, ho constatato che nella maggior parte degli interventi (circa 30) spesso le analisi sono rivolte più verso la vita interna del Partito, che non verso la società, quasi come se gli iscritti ne fossero corpi estranei.
Ho recentemente partecipato alla Congresso dell’Associazione Italia-Cuba di Arcore.
Dopo la relazione di Franco Calandri è stato richiesto l’intervento e i saluti delle forze politiche presenti. Mi è toccato quindi intervenire dopo l’esponente del PCL, ex componente del PCF di Rifondazione Brianza e una rappresentante del PcdI Brianza. Non ho resistito, nell’intervento, a constatare la presenza di ben tre Partiti Comunisti davanti a una platea di 24 persone. Aldilà delle battute ironiche fatte e subite, penso che sia davvero improrogabile un percorso aggregativo della Sinistra italiana, anche perché se si continueranno a moltiplicare i Partiti Comunisti non necessariamente aumenterà il numero della platea di ascolto.
Questo mio contributo cercherà di misurarsi anche con alcuni principali temi del secondo documento proposto alla Conferenza, cioè il documento programmatico per la Brianza, riprendendo e sottolineando alcune tematiche più significative legate al territorio, proposte dalla segreteria del Partito.
Nel corso degli anni, l’insostenibile modello di sviluppo dominante è riuscito ormai a urbanizzare il 75% del territorio brianzolo.
La legge Regionale 12 per il governo del territorio, invece di porre le basi per un'inversione di tendenza, rischia di perpetuare all’infinito il consumo del suolo, ripercorrendo le esperienze nefaste di altre grandi metropoli che si sono espanse caoticamente, in mancanza di una vera pianificazione urbanistica.
L’aver posto sulla stessa scala gerarchica il PGT, i piani attuativi e gli accordi di programma, ridimensiona la pianificazione al ruolo di singoli progetti e antepone di fatto l’interesse collettivo a quello privato, mentre Il ruolo delle Province è sempre più marginale.
Il nostro contrasto alla legge regionale si è fatto, quindi, più puntuale, producendo, come gruppo consiliare lombardo, una proposta di legge mirante a modificarne molte parti, soprattutto ponendo l’attenzione alla definizione di sviluppo sostenibile e del riequilibrio ambientale, aspetto di cui la legge è gravemente carente.
Va rilanciato e valorizzato lo strumento del PTCP, rafforzandone le competenze e consentendo alle Provincie l’espressione del parere di compatibilità sullo strumento urbanistico comunale che abbia raggiunto la sua completezza finale; questo è un aspetto di carattere programmatico capace di innescare pratiche effettive di co-pianificazione e co-decisione dal basso, dei Comuni e delle comunità.
Il PTCP è l’ occasione per ripensare la riqualificazione territoriale e ambientale, elaborando previsioni infrastrutturali, ambientali e ridimensionando le proposte di tipo espansivo e di erosione del suolo, sostenendo conseguentemente politiche tese al recupero e al risanamento.
E’ quindi positivo il processo partecipativo iniziato dall’Assessore Mezzi della Provincia di Milano, proprio in merito alla rielaborazione del PCPT, tenendo anche in considerazione che la parte riguardante la Brianza rimarrà in eredità alla nuova provincia.
Se si guarda il territorio non da un satellite ma dal suo interno, si osserva un paesaggio. L’industrializzazione e la vita caotica che l’alimenta sono stati un vero e proprio cataclisma; il territorio, pur se ne è stato completamente trasformato, riproduce sempre un paesaggio, anche se non idilliaco. La fase di de-industrializzazione che stiamo attraversando, per il territorio, è un altro cataclisma non meno devastante del precedente: vedere riempito ogni spazio libero di costruzioni residenziali e commerciali, non è affatto un paesaggio migliore della Brianza ottocentesca. Molte costruzioni industriali avevano notevoli pregi architettonici e paesaggisti. A Monza ne sono un esempio il Cappellificio Monzese o le fabbriche tessili come la Pastori & Casanova, la Frette e il Cotonificio Cederna recentemente ristrutturato, tanto per menzionarne qualcuno.
La “visione” del territorio avviene soprattutto attraverso un filtro politico che amalgamando bisogni umani, urbanistica e natura, ne delinea il paesaggio. Valorizzando il paesaggio non si compie soltanto la conservazione del patrimonio storico e culturale, ma anche si rinsalda il legame tra l’umanità e la natura. E’ molto importante tenere in considerazione questi aspetti nell’agire politico, perché il lavoro assume dignità soprattutto se gli spazi naturali e l’architettura dei luoghi, che poi ospitano i lavoratori che li hanno formati, sono vivibili.
E’ necessario riumanizzare l’urbanistica invertendo la deregulation normativa che ha imperversato negli ultimi anni; in particolare la legge regionale 12 e la legge Lupi. In questa fase la nostra partecipazione al governo nazionale rende possibile questa inversione di tendenza, ma contemporaneamente, occorre un nostro intervento capillare nei territori per favorire l’emancipazione culturale e la sensibilità ambientale. Occorre anche implementare barriere e soglie di protezione invalicabili tra esseri viventi e suolo naturale corrispondente per la vivibilità di tutte le specie; forte impulso va dato alla strategia dei Plis (Parchi Locali di Interesse Sovra comunale) e delle aree protette come base di partenza e contemporaneamente va rilanciata, su diversi livelli, l’idea di un modello di sviluppo non fondato sull’auto.
Per riconnettere l’umanità alla natura bisogna mettere in discussione l’assioma ideologico delle liberalizzazioni in quanto, nella sua realizzazione, compie un grande sperpero di risorse ambientali; va altresì contrastata la mercificazione dei beni ambientali, fonti indispensabili e non sostituibili alla vita.
Acqua, energia, biodiversità e territorio sono beni comuni e a questi si deve garantire l’accesso per tutti, come garanzia per le generazioni future ed il mantenimento della loro riproducibilità. Bisogna considerare indicatori di qualità ambientali diversi da quelli economici. L’acqua è un bene comune e un diritto umano. L’acqua è un bene indispensabile e primario. Per questo carattere centrale negli equilibri territoriali e di diritto inalienabile alla vita, noi ci battiamo contro l’aziendalizzazione e la mercificazione dell’acqua e la sua gestione privata. Le recenti evoluzioni del quadro legislativo, anche grazie ai movimenti, riaprono la strada a una gestione diretta ad affidamento pubblico, come funzione di sovranità sui propri territori e di garanzia di un diritto.
Il Partito partecipa attivamente alla campagna per la proposta della legge d’iniziativa popolare a favore del controllo pubblico dell’acqua e nello specifico partecipa al Comitato territoriale della Brianza, promuovendo iniziative di sensibilizzazione e banchetti di raccolta firme con l’impegno dei Circoli nel territorio.
Come nel settore urbanistico, con la legge regionale 12, anche nel settore idrico la giunta regionale lombarda è all’avanguardia del neoliberismo, avendo varato un’altra brillante legge in materia, la legge 26.
Anche qui lo scopo principale è la creazione finale di un unico ente privato per la gestione del ciclo integrato dell’acqua, per attuare un perverso disegno strategico antisociale ed elitario.
Tuttavia la nascita delle ATO, Piano d’Ambito è un risultato positivo, soprattutto per le ricadute che essa avrà sulla qualità del servizio offerto alla popolazione. E’ importantissimo che gli enti provinciali non si sottomettano alle impartizioni regionali che costringono in un futuro prossimo alla privatizzazione. Per la Brianza sarebbe importante seguire l’esempio delle province di Lodi e Bergamo che non hanno recepito le normative imposte dalla regione, finalizzando la loro azione per conservare la gestione nell’ambito della proprietà pubblica.
La struttura a rete e policentrica della Brianza va non solo confermata ma anche valorizzata dal punto di vista ambientale. Proponiamo a tal fine un rafforzamento del sistema ambientale, a partire dai Parchi (nelle diverse accezioni o forme istitutive che garantiscono all’area un fragile ma importantissimo equilibrio). Va costruita una forte relazione e connessione tra i diversi Parchi, tra i Parchi e le aree non costruite. Un progetto di verde complessivo per la Brianza che determina contemporaneamente una ricaduta positiva sulla qualità della vita dei suoi abitanti e la creazione di buoni presupposti per la definizione di una seria e vera politica di difesa del suolo. In quest’ottica va rilanciato un forte impegno della nuova Provincia di Monza nella tutela del sistema idrico provinciale, nella difesa dei Parchi naturali e nel rafforzamento, promozione ed istituzione di Parchi fortemente voluti dalle comunità locali (Parco del Molgora, Parco del Grugnotorto, Parco delle Cave, Parco dei Colli Briantei, Parco della Cavallera). E’ indispensabile che i Parchi mantengano per i cittadini un valore ambientale, paesaggistico, naturale, agricolo e sociale.
In questo senso anche i Parchi locali di interesse sovra comunale (PLIS) devono essere sviluppati e qualificati da parte della Provincia, favorendo un processo partecipativo con la cittadinanza e le Associazioni. In particolare il Partito si impegnerà a favorire la partecipazione dal basso, stimolando il rafforzamento delle Associazioni esistenti, come Amici del Grugnotorto, Associazione dei Parchi del Vimercatese e del Comitato Parco delle Cave, progettando anche ambiti seminariali in cui fornire strumenti di conoscenza volti a aiutare la crescita di movimenti territoriali, pensando anche in prospettiva alla costituzione di una rete sovra locale. Per valorizzare i Parchi, è possibile estendere anche nei nostri territori il tipo di rete partecipativa sviluppatasi dalle esperienze del Parco Agricolo Sud.
In Brianza, già da qualche anno, crescono soggetti come Gruppi di Acquisto Solidale (GAS), consumatori critici o le botteghe del commercio equo e solidale. Coinvolgendo i produttori agricoli, fiere e mercati locali, cooperative, associazioni ambientaliste e culturali ecc. si possono attivare reti locali di economia territoriale. Questo tipo di agire può innescare un circolo virtuoso di buone pratiche e stili di vita, oltreché aiutare a utilizzare i pochi terreni agricoli rimasti. Utilizzare il territorio è il miglior vincolo per salvaguardarlo, se poi è vissuto come patrimonio della comunità, la sua “urbanizzazione” diventa molto difficile.
La gestione dei rifiuti passa senza dubbio attraverso il potenziamento della raccolta differenziata e il riciclaggio, un ulteriore salto di qualità che il sistema brianzolo può essere in grado di operare, implementando gli standard ecologici attuali delle società del settore.
Va intrapresa una politica per il rafforzamento dell’identità storica e sociale del territorio, stimolando la nuova Provincia ad attivarsi affinché vengano garantiti un utilizzo del suolo attento alle specificità territoriali, recuperando e valorizzando il costruito esistente. Una particolare attenzione deve essere rivolta alla valorizzazione degli spazi sociali. Bisogna agire sul piano della pianificazione e dalla localizzazione delle funzioni utili al superamento delle dicotomie territoriali e della parcellizzazione degli spazi e dei tempi di vita delle persone (rapporto casa/lavoro, casa/studio, casa/tempo libero, casa/servizi, ecc.). Di particolare importanza è quindi il progetto “Offerta Tecnica” che sta per iniziare nel Vimercatese; molto interessante sul piano sperimentale è la proposta di redigere un PGT sovra comunale che potrebbe essere una forma moderna di pianificazione e autogoverno del territorio.
E’ molto importante che il Partito si relazioni al meglio con i soggetti interessati, in particolare con le Amministrazioni Comunali del Vimercatese, Agintec e la partecipazione.
Vanno affrontati anche i problemi relativi allo stato di difficoltà del sistema economico produttivo e del settore commerciale della piccola distribuzione. La localizzazione senza limiti ed indifferenziata della grande distribuzione, come nei casi recenti dei diversi nuovi insediamenti di centri commerciali nei vari comuni di Monza, Muggiò, Usmate, Lissone, Desio, Villasanta, ecc., rischia di eliminare definitivamente le identità culturali dei “paesi-città” brianzoli, creando un unico e indistinto agglomerato urbano.
Occorre contribuire a una strategia per rilanciare con forza progetti di riqualificazione dei centri storici, recuperando le culture storiche identitarie e favorendo l’avvio di progetti che ne aumentino la fruizione, coinvolgendo non solo gli enti locali e le associazioni dei commercianti, ma anche le società di trasporti, i proprietari immobiliari, le grandi insegne e catene commerciali, le società di gestione dei parcheggi, il settore culturale e turistico, le scuole, i servizi medici, le associazioni locali, i comitati di quartiere. Tutti gli attori devono trovare una ragione comune per lavorare a un progetto comune per il centro città. I privati devono trovare nuovi stimoli all'investimento mentre il settore pubblico deve offrire un ambiente urbano attrattivo e vivibile per il maggior numero di fruitori, residenti e non. E’ questa una metodologia che aiuta a caratterizzare i cosiddetti “centri commerciali naturali”, riducendo così la tendenza irrefrenabile alla creazione di innumerevoli mega-strutture nelle periferie.
Vanno anche rilanciate con forza delle vere politiche per il diritto alla casa, centrando come elemento portante, il ruolo pubblico; bisogna valorizzare il patrimonio pubblico e in particolare quello comunale, in modo che le politiche amministrative siano in grado di condizionare il mercato della casa, riducendo la forte spinta alla speculazione anche con politiche disincentivanti verso gli alloggi sfitti. A questo proposito è importante cogliere i discreti contributi che provengono dalla recente legge nazionale sulla proroga agli sfratti. E’ anche opportuno sostenere altre forme di sostegno al diritto alla casa come ad esempio facilitazione all’acquisto e alla locazione di alloggi convenzionati, con la stipulazione di accordi amministrativi. Va comunque ridotto al minimo il consumo di nuovo territorio, privilegiando il recupero di vecchi edifici e indirizzando gli standard costruttivi verso la bioedilizia e il risparmio energetico.
Il modello di sviluppo fondato sull’auto è alla base dell’alto livello di congestione del traffico e dell’inquinamento dell’aria, uno dei principali problemi del nostro territorio, aumentando di conseguenza i problemi dell’ambiente, della salute e della sicurezza.
L’ emergenza inquinamento assume un carattere prioritario e quindi è necessario avviare delle contromisure adeguate che, partendo dal monitoraggio più capillare, si attuino anche in relazione a quanto previsto dalla legge finanziaria 2007 del governo, utilizzando i finanziamenti che incentivano i mezzi di trasporto meno inquinanti. La politica delle grandi e costose “opere”, cioè la creazione di nuove strade come alibi per decongestionare le esistenti , ha aggravato maggiormente la situazione, portando nuove urbanizzazioni e favorendo dinamiche speculative.. La gestione degli interventi infrastrutturali, oggi, dipendono esclusivamente dalle società autostradali e dalle imprese ad esse collegate. Non è difficile, allora, sospettare sulla vera necessità di pianificare le infrastrutture che peraltro si innescano in una logica di mercato, subordinando il ruolo ambientale e producendo inutile consumo di suolo. Nello specifico della Brianza la Pedemontana, se realizzata, attraverserebbe ben sei Parchi (Parco dell’Adda, Parco del Molgora, Parco dei Colli, Parco della Cavallera, Parco della Valle del Lambro e Parco delle Groane) aree di particolare pregio ambientale e/o agricolo.
Proponiamo, al contrario, una mobilità sostenibile e rispettosa dell’ambiente e del territorio, condividendo la battaglia dei Comitati e dei Sindaci del Vimercatese e ricercando soluzioni alternative di minore impatto ambientale. L’obiettivo prioritario della programmazione provinciale ed anche regionale, deve essere il riequilibrio dell’attuale situazione di mobilità pesantemente squilibrata a favore del trasporto privato su gomma, di persone e merci, riaffermando la necessità di una piena attuazione del Protocollo del ferro. Vanno progettati interventi a favore del rilancio del sistema ferroviario regionale, del potenziamento dei servizi ferroviari per traffico passeggeri e merci, della riqualificazione, recupero e riutilizzo di linee ferroviarie sottoutilizzate, del potenziamento del trasporto pubblico su ferro, della realizzazione di prolungamenti linee tranviarie e metropolitane.
La Brianza vive una situazione di estrema difficoltà, avendo a disposizione una rete di infrastrutture decisamente sottodimensionata rispetto alle necessità. Prioritaria è la realizzazione degli interventi definiti dal Protocollo del ferro della Brianza, in particolare la riqualificazione delle linee ferroviarie Milano – Monza – Molteno - Oggiono, Milano - Lecco, Milano – Como - Chiasso, la Milano - Asso, il prolungamento delle metropolitane milanesi fino nei comuni della Brianza (a Monza, Vimercate), il rilancio delle tranvie della Brianza (Milano – Desio - Seregno e Milano - Limbiate) e la costruzione del collegamento est-ovest Bergamo - Carnate - Seregno-Saronno - Malpensa.
In alternativa alle grandi infrastrutture autostradali, come già da anni si è realizzato nel nord Europa, è necessaria l’integrazione tra i due sistemi (gomma/ ferro), procedendo alla definizione di una gerarchia di interventi in base ad una scala di priorità:
Contemporaneamente va favorita l’emancipazione culturale contribuendo al sostegno di Comitati e Associazioni, che sul tema della mobilità e trasporti, sono favorevoli alla creazione di un sistema integrato gomma/ferro – mezzo pubblico/mezzo privato. Una corretta programmazione e pianificazione del territorio può ridurre la domanda di mobilità e promuovere lo sviluppo di alternative di trasporto. Bisogna costruire un modello alternativo alle destre, anche su questi temi, partendo dal rilancio del Trasporto Pubblico Locale di persone e merci, fornendo così una risposta ai cittadini, agli utenti ed ai lavoratori. Un modello alternativo al sistema di sviluppo fondato sull’auto.
Per il perseguimento di questi obiettivi, il Partito si avvarrà anche della presenza nelle società partecipate della Provincia, prima di tutte l’ASAM, sostenendo la proposizione di politiche opportune. Sono condivisibili e necessarie le priorità individuate per il breve-medio periodo tra cui le più importanti sono la riattivazione della linea ferroviaria Saronno - Seregno; la riqualificazione linea ferroviaria Monza-Molteno - Oggiono; la linea ferroviaria Milano-Meda; la metrotramvia Milano - Desio - Seregno e linee metropolitane; il tunnel di viale Lombardia in Monza;