Conferenza stampa del segretario del PRC Paolo Ferrero a Sesto San Giovanni

Ferrero: La scissione di Vendola è insensata, ripensateci

Da 15 anni a questa parte le scissioni nella sinistra avvengono da destra e se permettete hanno al centro sempre la stesso problema: Rifondazione è autonoma e decide il suo destino. O siamo una costola, un satellite, una parte di una coalizione o del partito più grande...».
Tra gli altri argomenti trattati: il lavoro, la riforma del modello contrattuale, il federalismo e la riforma elettorale per le Europee.

Paolo Ferrero

Paolo Ferrero.

Photo by Liberazioneinfo

“Al lavoro”. Nel senso del rimboccarsi le maniche, di dare dignità al lavoro, magari partendo dal suo racconto, dai suoi volti. Come propone la mostra “Al lavoro” a Sesto San Giovanni (spazio Mil) che ha ospitato ieri un confronto a più voci (Casati, Agnoletto, Lareno, Panzeri) con Paolo Ferrero, segretario nazionale del Prc. Una giornata milanese, grigia e fredda, apertasi con un confronto a tutto campo con la stampa (presenti Antonello Patta, Franco Calamida, Gianni Occhi, Mauro Del Toso, Luigi Vinci, Diego Weisz). Un incontro lungo, c'è molto di cui discutere. A sinistra, in casa Prc, e su quella che il segretario provinciale Patta chiama la “veltrusconata”, lo sbarramento alle europee, e poi la riforma del modello contrattuale, il federalismo...

Ma Ferrero parte dal lavoro, «dalla battaglia politico culturale che vogliamo fare contro l'assoluta svalorizzazione del lavoro». Il lavoro fantasma, la compressione sistematica di salari e pensioni, la flessibilità. «Sembra che uno va in auto, mangia, va in ferie, senza che nessuno lavori per permettere tutto questo». E adesso che scoppia la crisi si scopre che «la quota di redddito che andava al lavoro è diminuita e i lavoratori non riescono più a comprare le merci che producono». Per questo Rifondazione propone due misure urgentissime. Primo, generalizzazione degli ammortizzatori sociali. Perché «nessuno deve rimanere da solo nella crisi». «Se sono 300mila le persone in cassaintegrazione in Lombardia, altrettante hanno perso il lavoro, dipendenti di piccolissime imprese, co.co.pro, interinali...». E poi redistribuzione del reddito, dai profitti e dalle rendite. «Come vuole la più classica manovra anticiclica».

E invece il governo usa la crisi per peggiorare ulteriormente le condizioni dei lavoratori. «E' la conseguenza della riforma del modello contrattuale che stabilisce di fatto per legge che la quota salari sul monte della richezza prodotta debba ridursi. Il contratto nazionale ormai sostituisce la scala mobile, cioè recupera solo l'inflazione, il resto è in mano all'impresa». Con la mazzata finale del federalismo. Della disuguaglianza costituzionalizzata. Dai salari diversi, ai diritti diversi. «Sarà il ritorno di un'organizzazione feudale del paese e la guerra tra i poveri».

In questo quadro, ci si aspetterebbe una grande opposizione parlamentare. E invece no. «Solo cinque anni fa i Ds erano al fianco della Cgil, basta ricordare la risposta al tenativo di riforma sull'articolo 18 - spiega Ferrero - oggi il Pd non riesce a dare un solo giudizio sulla riforma del contratto. E sul federalismo si astiene. E' il senso dello spostamento a destra del Pd, nemmeno più riconoscibile rispetto a quello che erano i Ds cinque anni fa». E poi c'è la convergenza col centrodestra. «Nulla osta al federalismo, sbarramento al 4% per le europee e via libera alle nomine del Cda Rai. Due obiettivi per il centrodestra e uno per Veltroni, quello elettorale, per raccogliere i voti della sinistra. E' il ritratto dell'imbarbarimento della politica. Ridotta a una serie di leggi ad personam». Perché anche quella dello sbarramento è ad personam. «E' il tentativo di costruire un bipolarismo forzato tra simili, non permettendo rappresentanza a chi dice qualcosa di diverso». Pd come Pdl. «Il contesto è quello di una destra all'attacco e pesantemente contro il lavoro. E di un Pd subalterno che si occupa di distruggere a sinistra per calcolo elettorale». «Noi lavoriamo invece per costruire l'opposizione e far saltare con la Cgil e il sindacalismo di base il nuovo modello contrattuale e obbligare il governo a politiche di redistribuzione. Il ruolo di una sinistra è quello di ricostruire tutele e rappresentanza del mondo del lavoro come prima questione. Ancor più quando viene messo in difficoltà da accordi di potere». La cattiva politica.

E qui Ferrero si ferma. E invece i giornalisti vogliono sapere di Rifondazione. Della scissione. Della strada che si divide tra compagni di un decennio. «Ai compagni e alle compagne riuniti a Chianciano continuo a dire “ripensateci” perché una scissione nel nome dell'unità è talmente contraddittoria da risultare incomprensibile. Io credo all'unità dei fatti, nelle pratiche comuni. Altri credono nella costruzione di un'organizzazione unica. Discutiamone. Ma la scissione è una tragedia perché non è mai un gioco a somma zero. E il rischio è che la gente se ne vada a casa schifata».

C'è una possibilità di ricomposizione? «C'è quello che ho proposto dal primo momento del dopo Chianciano, una gestione unitaria del partito. Rifondazione è ancora la casa di tutti. Ma la cosa che temo, l'elemento del non detto che mi preoccupa di più, è che questa scissione si traduca in una subalternità al Pd di una parte dei compagni che lasciano Rifondazione. Anche perché il processo è in corso da tempo e il segno è questo. A Torino un assessore e un consigliere provinciale hanno fatto gruppo da soli e hanno dato la loro disponibilità a una coalizione di centrosinistra anche se sosterrà la Tav... A Firenze i due consiglieri comunali usciti dal Prc per fondare il gruppo della sinistra come primo atto sono entrati in maggioranza e hanno votato contro la commissione d'indagine sull'area Fondiaria, una battaglia di Rifondazione da dieci anni. Oppure ancora rilevo che ai compagni di Napoli a cui abbiamo chiesto di non entrare nella nuova giunta Iervolino abbiano fatto altro, in un contesto che non garantisce piena trasparenza... Non c'è un caso di questi elementi scissione dove eravamo al governo e qualcuno ha rotto uscendo. Tutti i casi sono di affiancamento all'orbita del Pd...

Da 15 anni a questa parte le scissioni nella sinistra avvengono da destra e se permettete hanno al centro sempre la stesso problema: Rifondazione è autonoma e decide il suo destino. O siamo una costola, un satellite, una parte di una coalizione o del partito più grande...». Quindi la scissione è di destra? «Indubbiamente». Senza voler offendere nessuno. Vendola non è di destra. Non si parla delle persone per cui c'è rispetto. «E' il segno del processo politico». E quanta gente uscirà, il 40 e passa per cento del partito? «Un conto è discutere che Rifondazione sia o meno il motore dell'unità della sinistra e come, che è quello di cui abbiamo discusso al congresso, un conto è uscire dal partito, cosa che è stata negata al congresso esplicitamente». Quindi pochi. E per contraddizione. «Cossutta fece la scissione per sostenere un governo, giusto o meno, almeno comprensibile. Far la scissione in nome dell'unità...».

Un giornalista chiede di commentare la frasi di Bertinotti su l'Unità, la sinistra non esiste più, non è più il tempo della manutenzione... «Secondo me Fausto per non riconoscere un errore politico butta la palla in tribuna. L'errore era fare il governo dell'Unione pensando che attraverso la scrittura di un programma comune si potesse indirizzare la politica del governo. La nostra campagna elettorale diceva: “Vuoi vedere che l'Italia cambia davvero?”. Dopo due anni la risposta è no. Non siamo riusciti a ottenere la tassazione delle rendite, il cambio della Legge 30, nemmeno i Dico...». Ma allora serve un big bang come dice Bertinotti? «Serve una sinistra efficace. Perché il big bang cosa sarebbe? Che si spacca il Pd?... Il problema è cogliere il fatto che abbiamo fatto un errore politico e che la sinistra va ricostruita partendo dai problemi reali della gente, dal reddito, dall'insicurezza, dal tenere insieme diritti sociali e civili. Questa è la sinistra. Su questo c'è uno spazio politico. Non riesco a vedere perché le cose che dicevamo nel 2003 o nel 2005 non sono valide oggi. Avevamo ragione sulla globalizzazione? Allora c'è da darsi da fare subito, a partire dalla riforma del modello contrattuale».

Alcuni giornalisti vogliono sapere dell'estradizione di Battisti, delle minacce a Ichino nell'aula del processo alle nuove Br. La solidarietà di Ferrero al giuslavorsita è totale e senza ombre. Un conto sono le posizioni politiche, la dialettica, un conto minacce barbare e inaccettabili. E siccome siamo a Milano, inevitabile chiedere anche dell prossime provinciali. Si va col Pd e con Penati? Ferrero risponde su «il criterio generale». «Si discute col Pd a partire dai contenuti e se possibile si fa l'accordo, altrimenti no». Le discriminanti: servizi pubblici, tariffe sociali, stop alla speculazione edilizia e così via. Le scelte non sono a priori. «Se in provincia di Torino il presidente pone il sì-tav come pregiudizio non si farà l'accordo... Se a Bologna vogliono continuare con la scellerata politica di Cofferati non si farà l'accordo».

Gli esempi positivi? Potenza e Torino. «Con Soru abbiamo fatto l'accordo perché ha giocato la sua poltrona per dei temi che condividiamo. Il Pd non è che fa la stessa politica dappertutto. Noi proviamo la convergenza. Ma se si fanno porcate, siamo per uscire. Poi ci sono posti dove siamo sul bordo ed è difficile la discussione. Molto difficile». La giunta regionale campana, ma anche Milano su cui risponde il capogruppo in Provincia Patta: «La base con cui Penati vorrebbe escluderci è puramente ideologica. Forse diamo fastidio perché abbiamo fermato alcune operazioni», il riferimento è ai milioni di metri cubi di cemento in gioco nell'area del parco Sud. «Con la discussione sul bilancio tutte le ambiguità devono saltare, lì si chiude l'impegno che abbiamo preso con gli elettori». Tenuta del parco sud, ripubblicizzazione dell'acqua, no a ipermercati e cementificazione. Ecco i punti.

Marzio Vega
Sesto San Giovanni, 24 gennaio 2009
da “Liberazione”