
Anita Giuriato
Photo by Romeo Cerri
Questo nostro congresso arriva all'indomani dell'insediamento del governo Monti. Avrebbe dovuto renderci felici la dipartita di Berlusconi, dopo quasi un ventennio, dal proscenio della politica nazionale, invece la notizia dell'intervento di Napolitano già dai primi minuti, ci ha preoccupato.
Quello che si è configurato assomiglia molto più ad un golpe per mano del capo dello stato a cui tutti, perfino la destra, hanno guardato con interesse, semplicemente perché intrisi fino ai capelli in questa crisi, con scarse possibilità di uscirne, se non con le ossa rotte.
Non illudiamoci quindi che cacciato Berlusconi si sia magicamente ripiombati in un paese compiutamente democratico, i problemi rimangono tutti e sono di difficile risoluzione.
La crisi così come l'abbiamo vista fin'ora non è che la punta dell'iceberg. Finiti gli ammortizzatori sociali e gli scarsi aiuti che si sono utilizzati fin'ora per cercare di non buttare l'intero paese alle ortiche, avremo quello che abbiamo solo scongiurato; sarà invece come andiamo dicendo da un po': lacrime e sangue. Sì perché continuando a negare l'evidenza non diamo una mano a questo paese, le scelte dei governi di assecondare il mercato e le banche ci ha trascinati sempre più in basso e in condizioni estremamente pericolose. Ho usato quest'espressione forte, che non mi piace per niente, perché Monti nel suo discorso d'insediamento ha promesso che non ci saranno né le prime né il secondo. Siamo invece convinti che ci siamo solo affacciati al baratro che la crisi ha provocato...
La nostra opposizione a questo governo non dovrà essere blanda, sono cambiati gli attori ma chi tira i fili delle marionette è sempre il mercato.
La nostra opposizione dovrà essere sociale, abbiamo bisogno sempre di più di far crescere in quella che chiamiamo società civile la consapevolezza che i poteri forti siamo noi! Siamo noi che abbiamo l'obbligo di dettare l'agenda al governo, dobbiamo creare le condizioni per cui ogni cittadina e cittadino si senta in dovere di partecipare.
Lo slogan “noi la crisi non la paghiamo” oppure “il debito lo paghi chi l'ha creato” rendono benissimo la prospettiva. C'è bisogno che la società italiana prenda spunto da quella greca, abbiamo bisogno di fare come lì, scioperi e manifestazioni trasversali che mettano il governo pesantemente in gioco.
Le manifestazioni di questi ultimi tempi sono sempre state un grande momento di civiltà. Non penso ai disordini creati da quattro esaltati il 15 ottobre a Roma, penso all'oceanica partecipazione, alla voglia di dire no! Questa manovra finanziaria pagatevela voi, noi vogliamo una scuola che sia pubblica e accessibile a tutte e tutti, non vogliamo il nucleare, la TAV, vogliamo che l'acqua resti pubblica senza troppi giochetti, Non abbiamo bisogno delle grandi opere, abbiamo bisogno di lavoro e di stabilità, vorremmo poter scommettere sul futuro e alle condizioni attuali non ne abbiamo il coraggio.
Molto importanti le manifestazioni delle donne e degli studenti, una presa di posizione ferma rispetto ai diritti che fino ad ora ci sono stati sottratti a poco a poco.
Inutile dire che la prospettiva del futuro non è rosea, ci accuserebbero come al solito di essere i soliti disfattisti, personalmente penso che ci si debba rimboccare le maniche e lavorare sodo, non ci sono più minuti da perdere.
Gli studenti che anche giovedì hanno protestato ce lo hanno detto chiaramente, sul futuro nessuna titubanza, abbiamo bisogno di risposte chiare che abbiano un minimo di prospettiva, e questo governo, come quello precedente non ce le da. L'alternativa dicevo, dobbiamo crearla noi, con un'opposizione sociale forte. Assieme ai movimenti più o meno strutturati dovremo ricostruire il paese intero visto che il dopo Berlusconi è esattamente uguale al prima di Monti, intenzionato ad inseguire le banche e i mercati e a non sfigurare agli occhi della BCE. Avete sicuramente seguito gli interventi che davano la fiducia al governo, tutti prostrati alla continuità e nell'ottica di non perdere posizioni e lustro agli occhi dei nuovi gerenti del potere, noi ci poniamo fuori dal coro che appoggia Monti e i suoi ministri e siamo invece tra chi lacrime e sangue sa esattamente cosa vuol dire e lo prova sulla propria pelle tutti i giorni.
Questo deve fare Rifondazione comunista, la Federazione della sinistra e tutte le forze davvero di sinistra che sono rimaste in questo paese, l'adagiamento del PD sul governo Monti pone automaticamente i vertici del partito fuori da questo ragionamento... ma quanti militanti che si dicono profondamente democratici possiamo includere nel nostro ragionamento? Io penso che ci sia da lavorare gomito a gomito con tutti, perché il governo Monti non riesca a fare quello che il Cavaliere non è riuscito a portare a termine perché consunto dall'incessabile lavorio sottobanco di raccolta di consensi. Monti come abbiamo visto ha un largo consenso bipartisan e potrà già da lunedì proporre le sue ricette liberiste alla malattia che queste stesse hanno creato.
La situazione politica e le prospettive mi sembrano ben delineate nel documento approvato nella Direzione nazionale del PRC a larga maggioranza 15 novembre scorsi e che dunque riprendo integralmente.
1) La caduta del governo Berlusconi è un fatto molto positivo che segna un passaggio assai rilevante nella vicenda del nostro paese. La crisi della destra è precipitata nell'incapacità a fare fronte efficacemente alla speculazione finanziaria ma è maturata nel corso di questi anni nell'impossibilità – all'interno della crisi – di garantire la mediazione tra interessi diversi all'interno delle classi dominanti e di mantenere un largo consenso di massa. Ci troviamo di fronte al fallimento dell'ipotesi politica che ha maggiormente caratterizzato la Seconda Repubblica.
2) Per sancire la fine del governo Berlusconi avevamo chiesto, prima delle consultazioni del Presidente della Repubblica, e continueremo a chiedere fino al voto di fiducia, l'immediata convocazione delle elezioni politiche anticipate e di affrontarle attraverso la costruzione di un fronte democratico tra le forze di sinistra e di centro sinistra. Questa proposta avrebbe permesso e permetterebbe ancora di sconfiggere le destre attraverso l'esercizio democratico dell'espressione della volontà popolare e di determinare il quadro politico migliore sia per quanto riguarda la difesa e lo sviluppo della democrazia che per quanto riguarda le scelte di politica economica, scongiurando la sciagurata ipotesi del governo Monti.
3) Il Presidente della Repubblica sta operando per sostituire al governo Berlusconi un governo Monti. La motivazione, utilizzata ai limiti della correttezza democratica, è data dall'emergenza prodotta dalla speculazione finanziaria. Il tentativo evidente è quello di neutralizzare gli effetti del fallimento del governo Berlusconi, evitando qualsiasi spostamento a sinistra dell'asse del governo in merito alle politiche economiche. Si tratta di una sorta di commissariamento dell'Italia da parte della BCE, uno dei frutti del vero e proprio colpo di stato monetario che stiamo subendo. Si tratta di una scelta sciagurata, condotta con il coinvolgimento pieno del PD, destinata a produrre effetti negativi sul piano democratico, su quello sociale come su quello politico. Sul piano democratico, perché, dopo l'imputridimento del quadro politico determinato da Berlusconi, per rigenerare la democrazia è necessario ridare la parola al popolo. Al contrario con la scelta del governo Monti, cioè di un governo iperliberista mascherato da governo tecnico, il popolo viene declassato a spettatore passivo delle scelte delle elite. Sul piano sociale, perché il programma di Monti sarà centrato sull'applicazione delle nefaste direttive europee ed è peggiore di quanto avrebbe fatto un governo di centro sinistra frutto di libere elezioni. Sul piano politico perché il governo Monti permetterà alle destre di rigenerarsi in vista delle prossime elezioni e di porre le condizioni per una chiusura più stringente del bipolarismo.
4) Se il governo Monti dovesse avere la fiducia del Parlamento, Rifondazione Comunista ritiene necessario costruire la più ampia opposizione - da sinistra - al governo medesimo. Contro ogni ipotesi di patto sociale, occorre costruire un’opposizione che sappia unire le rivendicazioni specifiche con la richiesta di una modifica generale delle politiche economiche europee, in direzione di un’uscita a sinistra dalla crisi. La costruzione della Costituente dei beni comuni, la qualificazione programmatica, con l'attivazione delle energie intellettuali disponibili e l'attivazione di concreti percorsi di lotta, sono gli elementi che devono caratterizzare questa prospettiva sia a livello nazionale che a livello locale. Rifondazione Comunista, sostiene la manifestazione dei movimenti per l'acqua pubblica del 26 novembre, lo sciopero generale indetto dai sindacati di base per il 2 dicembre, la manifestazione nazionale indetta dalla CGIL per il 3 dicembre.
5) Parimenti, l'eventuale nascita del governo Monti pone con ancora maggiore urgenza il tema dell’aggregazione della sinistra di alternativa che abbiamo messo al centro della proposta politica del documento congressuale. Per questo, nell'immediato, come partito e come Federazione della Sinistra, proponiamo alle altre forze politiche che si oppongono a Monti di costruire un patto di consultazione permanente al fine di rendere più efficace la battaglia di opposizione. Riteniamo però necessario fare un salto di qualità in questa direzione e operare affinché l'opposizione all'eventuale governo Monti diventi opposizione costituente della sinistra di alternativa. Il governo Monti, in quanto tentativo di stabilizzazione moderata di gestione della crisi, costituisce infatti il punto di discrimine per una sinistra che si ponga l'obiettivo dell'alternativa. Mai come in questo momento risulta evidente la distanza strategica tra le due sinistre e la necessità di aggregare, in forma stabile, la sinistra di alternativa che si pone l'obiettivo di sconfiggere le politiche neoliberiste.
6) La crisi del governo Berlusconi ci consegna la possibilità e la necessità di operare, a livello di massa, per il passaggio dall'antiberlusconismo all'antiliberismo. In questi anni, le caratteristiche specifiche del berlusconismo hanno condizionato fortemente le culture politiche dell'opposizione. Nell'antiberlusconismo convivono varie culture politiche e varie ipotesi politiche. Nel momento della crisi di Berlusconi, le classi dirigenti hanno utilizzato strumentale l'antiberlusconismo al fine di legittimare il neoliberismo austero di Monti. Questo significa che oggi si apre una lotta per l'egemonia nell'antiberlusconismo. I poteri forti lo vogliono sviluppare nel senso liberale e liberista, noi dobbiamo fare una battaglia per svilupparlo in senso antiliberista e socialista. Dobbiamo cioè agire consapevolmente affinché il senso di delusione che verrà prodotto dalle politiche economiche e sociali dell'eventuale governo Monti su larghi strati popolari antiberlusconiani, non diventi ripiegamento e non produca ulteriore disgregazione sociale. La capacità di costruire un percorso in cui si passi dall'antiberlusconismo generico ad una più chiara coscienza anticapitalista è un nostro preciso compito politico.
7) In questo quadro, ribadendo la nostra lotta strategica contro il bipolarismo, vogliamo costruire un partito che sappia vivere, discutere e svilupparsi senza essere deformato da una centralità assorbente del piano istituzionale. Non perché questo non abbia una grande rilevanza politica – al contrario – ma perché se il bipolarismo costituisce una condizione istituzionale funzionale alla distruzione delle forze politiche antisistema, noi dobbiamo conquistare un grado di autonomia strategica dal bipolarismo che ci permetta di fare politica senza esserne fagocitati. Occorre quindi costruire consapevolmente un Partito della Rifondazione Comunista che non abbia nella discussione sui passaggi istituzionali il centro della sua vita politica.
Si tratta di superare definitivamente l'idea che la sconfitta del berlusconismo e la costruzione dell'alternativa possa avvenire attraverso un percorso di delega al quadro istituzionale. Non è così. Il nostro progetto politico di fase di costruzione della sinistra di alternativa al fine di determinare le condizioni per uscire a sinistra dalla crisi, implica l'attivazione dei soggetti in carne ed ossa, implica la costruzione di una soggettività di massa non basata sul principio di delega. Il compito del partito è quindi quello di mettere in pratica la linea politica avendo chiara la centralità del lavoro sociale, culturale e di aggregazione politica, al fine di favorire la costruzione di un protagonismo di massa. Il compito del partito, a fronte del carattere tecnocratico, oligarchico, antidemocratico della risposta delle elite dominanti alla crisi, della cesura crescente tra capitalismo e democrazia, è quello di adoperarsi nel nostro paese e a livello europeo, per lo sviluppo del movimento antiliberista.
Dall'ultimo congresso ad oggi molte cose sono successe, ricordate? Eravamo alla vigilia di una scissione che ci ha rotto le ossa, per la fatica con cui è avvenuta, le resistenze e le frizioni che abbiamo nostro malgrado subito.
A Monza la rottura è stata dolorosa. Io ho vissuto a distanza quel congresso e mi è capitato di gestire il dopo congresso, fu un processo davvero doloroso, lo ricordo come un capitolo buio della nostra storia. Ora con la distanza che la storia ci permette di prendere tra i sentimenti e i fatti, ritengo che le cose non potessero che andare così, le distanze c'erano e si sono accentuate via via che la società si modellava e reagiva al mal governo.
Da quello che mi sembra un lontanissimo 2008 molte cose sono successe, come si dice: tutto cambia niente cambia, ed è stato veramente così abbiamo affrontato nelle più diverse composizioni elezioni di ogni ordine e grado referendum compresi. Facendo una piccola analisi sui voti dal 2008 ad oggi si vede quanto è utile il nostro apporto per le questioni civili.
Il nostro apporto è fondamentale quando ragioniamo con la gente di questioni pratiche, che il referendum di solito ci aiuta a trattare. Sul versante politico, non si capisce per quale dicotomia, siamo perfettamente dalla parte della ragione quando si parla di diritti e di civiltà, mentre quando ci candidiamo per governare allora diventiamo scriteriati ed incoscienti (cioè si capisce perché non creiamo il consenso sperato quando ci candidiamo a governare a qualsiasi livello, non siamo abbastanza prostrati ai poteri forti del mercato e della chiesa, cosa che darebbe la tranquillità che la balena bianca ha sempre dato a questo paese).
Dobbiamo quindi farci trovare preparati.
Le prossime elezioni saranno la primavera prossima, abbiamo il capoluogo di provincia e altre piccole realtà in cui dovremo cercare di sovvertire la realtà esistente che ci vede all'opposizione, cosa non facile. Proprio per questo motivo però abbiamo bisogno di far capire alla gente che, come siamo credibili ed affidabili sui referendum su acqua e nucleare, lo siamo pure per la gestione dei comuni dove ci candidiamo, come siamo affidabili e competenti quando diciamo che il debito lo deve pagare chi lo ha creato, lo siamo pure nella gestione delle scarse risorse. Che la nostra non è demagogia spicciola per accaparrarci le simpatie della gente, noi abbiamo seriamente un'alternativa di società. Un'alternativa che siamo in grado di applicare, stravolgendo le regole con cui abbiamo fino ad ora gestito la cosa comune.
La mole di lavoro che ci aspetta è enorme, non dobbiamo però farci spaventare da questo, in questi ultimi anni abbiamo organizzato una quantità di eventi, manifestazioni e feste che hanno coinvolto migliaia di persone, il nostro compito ora è quello di fare in modo che tutti ci vedano come indispensabili alla vita del paese, senza appiattirsi sulla politica fatta sulle punte per non disturbare il manovratore.