La
sanità dei privati, quella per capirci di modello lombardo, imposta da
Formigoni, tanto osannata da questo governo - ma non solo - ha il suo
primato: aver rimesso in circolazione mazzette e mazzettari.
Così a dieci anni da Tangentopoli le mani dei privati sulla sanità
pubblica - quel che resta del Servizio sanitario nazionale - "oliano" con
gli stessi metodi di allora funzionari e professori, il problema è che
qualche ignaro paziente ci rimette la vita. In quest'ultimo scandalo c'è
infatti anche un morto, un cinquantenne di Padova e altri tre pazienti in
pericolo di vita fra il Veneto e il Piemonte, colpa di una valvola
cardiaca difettosa ma "oliata" all'ospedale Molinette di Torino, il più
grande ospedale del Piemonte già travolto il 19 dicembre del 2001 dalla
tangentopoli che ha portato in carcere l'ex manager Luigi Odasso. Ma c'è
da "far luce" anche sulla morte di altre nove persone.
I cardiochirurghi delle Molinette,
Michele Di Summa pioniere dei trapianti di cuore e Giuseppe Poletti,
docenti universitari, arrestati l'altro ieri pomeriggio sulla porta della
sala operatoria, avrebbero intascato mazzette - si parla di 750 milioni di
vecchie lire - per concedere l'appalto di fornitura di valvole cardiache e
di ossigenatori.
La decisione da parte della procura di Torino di procedere all'arresto
è stata motivata con il pericolo di inquinamento delle prove e di
reiterazione del reato. La ditta che distribuisce gli ossigenatori è la
stessa che fornisce alle Molinette le valvole cardiache prodotte dalla
Sorin, la Ingegneria biomedica di Torino. Il manager che ha denunciato la
concussione ha rivelato che nel 2000, poco tempo prima della nuova gara
d'appalto, l'Ingegneria biomedica venne informata, attraverso una lettera
scritta a mano da un impiegato delle Molinette, di una presunta anomalia
nel funzionamento degli ossigenatori. Secondo la procura l'anomalia in
realtà è servita come pretesto per richiedere il pagamento di tangenti.
Tre "chicche": la prima è che Di Summa, 55 anni, responsabile dal 1999 del
programma trapianti della Regione Piemonte, è arrivato alle Molinette come
aiuto, subito dopo lo scandalo Blalock (era il 1987 e alcuni
cardioghirurghi falsavano le percentuali di mortalità) e qui trovò
Poletti, noto come "il tessitore", unico superstite al repulisti dell'87.
La seconda "chicca" è che ieri, durante una affollatissima conferenza
stampa, il direttore generale delle Molinette Giovanni Monchiero, ha
dichiarato che i due arresti eccellenti «non inducono l'amministrazione
ospedaliera ad effettuare eventuali controlli per conoscere la situazione
degli altri reparti: è impossibile». L'ultima "chicca" è che a puntare il
dito contro i due professori è stato il venditore di valvole Sorin che
avrebbe "pagato" per entrare in ospedale con la sua merce, ostacolata
dalla presenza delle protesi della brasiliana Tri Thecnologies, dichiarate
fuori legge lo scorso febbraio.
Altra inchiesta, due indagati: il primario del centro cardiochirurgico Gallucci, Dino Casarotto e il titolare dell'azienda For Med srl, Giovanni Albertin. I due sono finiti ne mirino della procura di Padova per il malfunzionamento delle valvole cardiache della Tri Technologies. La rottura infatti di una di queste valvole, importate in Italia dalla For Med, aveva causato la morte di Antonio Benvegnu, 50 anni, nel febbraio scorso. L'indagine, condotta dal sostituto Paola Cameran, è parallela ma del tutto distinta da quella avviata per l'ipotesi di concussione e turbativa d'asta all'ospedale Molinette, dove pure vi sono stati casi di malfunzionamento delle valvole della Tri Technologies. Casarotto è indagato infatti per l'ipotesi di omicidio colposo, Albertin invece - indagato da ieri anche dalla procura di Torino - per concorso in omicidio colposo. Il magistrato ha annunciato di voler sentire tutti i pazienti sui quali sono state impiantate queste valvole, 32 solo a Padova e 124 a Torino (nove di quei pazienti sono deceduti).
Ma anche al San Camillo di Roma sarebbero state impiantate valvole cardiache difettose. La denuncia è arrivata ieri dal Codici, il centro per i diritti del cittadino. «Circa un centinaio le protesi difettose ma l'unico provvedimento adottato è stato il ritiro dal mercato, a gennaio 2001». Non si tratta della stessa valvola dell'inchiesta torinese ma certo la vicenda ha delle analogie. «All'epoca abbiamo investito del problema il ministero della Sanità, l'amministrazione regionale e la direzione del San Camillo» continua la nota di denuncia del Codici. Per tutta risposta, il ministero pur confermando di aver disposto il ritiro dal commercio delle valvole non ha disposto ulteriori accertamenti e la direzione dell'ospedale ha fatto sapere che la ditta produttice, la St. Jude Medical, non ha ritenuto opportuno che i portatori di queste protesi fossero richiamati per un controllo. La regione Lazio si è adeguata: no comment.
A Milano le manette sono scatatte ai polsi di un intermediario tra pubblici ufficiali e aziende private: un «conduttore» di mazzette. Michele Salvaggio, 50 anni. Un ruolo quello di Salvaggio che riporta d'attualità i primi verbali di Mani Pulite (che risalgono esattamente a dieci anni fa): consulente esterno dell'ospedale di Melegnano, è accusato infatti di aver intascato tangenti per 160 mila di euro non per sé, ma per conto dei direttori generali di due grandi aziende ospedaliere della regione Lombardia, governata da Roberto Formigoni: Melegnano e Como. L'inchiesta era emersa il 18 ottobre scorso con nove arresti per tangenti in tre grandi ospedali milanesi: Salvaggio è il decimo, gli indagati sono saliti a una trentina e le mazzette già confessate superano il mezzo milione di euro.