Per mesi (da settembre a febbraio) restiamo come imprigionati, impegnati
nell’impresa un po’ folle di ideare, allestire e rappresentare
ogni anno la Befana sul fiume Lambro. Perché sentiamo l’esigenza di
continuare a riprodurre, rinnovare questa piccola grande operazione mitica
e rituale? Credo che una possibile spiegazione risieda, come abbiamo detto
in precedenza, nel bisogno di lasciare un segno, un’impronta
per difendersi dalla paura dell’annientamento, del nulla, del non-io.
E’ un po’ come riempire un vuoto che ci circonda e ci minaccia,
per non perderci, per non disintegrarci, per non morire. Si va avanti per
non morire c’è però un altro movente: il sacro. E’ il sacro la
percezione della sacralità in quello che immaginiamo, sentiamo e facciamo,
a suscitare il bisogno di pensare e ripensare, fare, disfare e rifare la Befana
negli innumerevoli e mai finiti modi del possibile (e dell’impossibile).
E’ il sacro che alimenta il sacro. Tutto nasce dal sacro e crea il sacro.
Una ostinata perversione ci lega al progetto ideale della Befana, la
perversione nel suo aspetto evolutivo di abbandono di vecchi schemi e di emersione
di nuovi atteggiamenti. Per mesi non ci muoviamo più, come le crisalidi che
restano al buio nell’involucro protettivo del bozzolo, per uscirne poi
trasformate in farfalle. Qui però la trasformazione è graduale, armonica.
Invece il nostro è un affaccendarci febbrile e convulso alla ricerca di un
risultato. Tutto è messo in discussione. Stravolti, ribaltati e rovesciati,
veniamo presi dall’esigenza di dare un significato a quello che stiamo
facendo, ma questo ci fa smarrire ancora di più. E allora ci limitiamo a essere
così, a stare, restare in questo spazio caotico e confuso. Aspettando…….chi?
Rappresentare la Befana non è uno spettacolo. Non ci sono trucchi né effetti speciali. Quello che avviene è semplice e profondo. E’ un tendere, è un andare verso qualcuno, verso quella piccola porzione di umanità presente in quella notte (il 5 gennaio) e in quel luogo (il fiume Lambro), una porzione che rappresenta non solo simbolicamente, ma concretamente, l’umanità intera. E ciò perché quando due e più persone si uniscono e provano sentimenti di bellezza, di amore, di rispetto, di compassione, di comprensione, l'umanità intera segretamente vibra e prova gli stessi sentimenti.
Una sola lanterna può illuminare con la sua luce tutto il mondo.