Avevamo
già affrontato in passato il tema della videosorveglianza, conseguenza
del crescente “allarme sicurezza” che alimenta la spirale del controllo
capillare e invasivo nella città panottica. denunciando la
trasformazione di un territorio in cui strade, piazze, vicoli, palazzi
e giardini si stanno riempiendo di occhi elettronici che scrutano e
immagazzinano immagini 24 ore su 24.
Eppure, in diversi luoghi dove si è già da tempo sperimentato un uso
massiccio della videosorveglianza, i risultati non sono stati finora
all’altezza delle aspettative, vuoi per l’esiguo numero di casi risolti
con l’ausilio delle immagini raccolte, vuoi per l’alto costo di
installazione dei dispositivi.
A Seregno intere zone sono state “coperte” di telecamere, soprattutto
nella zona del centro storico. Se a queste videocamere aggiungiamo
quelle dei privati (siano essi comuni cittadini o banche, esercizi
commerciali ecc…) è praticamente impossibile camminare per strada senza
essere seguiti dallo sguardo di uno di questi sorveglianti elettronici.
E’ superfluo dire quanto sia delicata la materia in questione,
così quanto sia sbagliato considerare questa forma di controllo una
minaccia riservata solo a chi abbia qualcosa da nascondere, tipico
errore di chi non considera il problema del controllo nella sua
completezza (segreto del voto e dei dati medico-clinici, ad esempio).
Ad ogni modo l’installazione di questi dispositivi è regolata
da norme ben precise, elencate dal Garante per la tutela della privacy
(http://www.garanteprivacy.it/garante/navig/jsp/index.jsp).
L’orientamento della normativa è chiaro ed è quello di limitare l’uso
delle videocamere alle sole situazioni di comprovata necessità. Ovvero,
niente videocamere se non ci sono fondati motivi di ritenere necessaria
una qualche forma di controllo. Così devono essere regolamentati anche
i posizionamenti dei dispositivi davanti e sui posti di lavoro,
cimiteri, luoghi di culto ecc…
Fondamentale è che nel momento in cui si raccolgono informazioni ci sia
l’obbligo di avvertire, chiaramente e in modo continuativo (il garante
esclude persino la pubblicazione su manifesti cittadini perché
considerato estemporaneo) il soggetto interessato che è sottoposto ad
una azione di videosorveglianza, Il garante distribuisce il FAC SIMILE
che dovrebbe apparire in bella mostra in prossimità delle videocamere,
e questo perché ognuno, informato, potrebbe chiedere conto dei dati che
lo riguardano, verificando le procedure di stoccaggio e di accesso ai
dati sensibili.
Il Comune di Seregno è in uno stato di evidente illegalità per il
fatto che nella quasi totalità dei casi la loro presenza non è neppure
segnalata ai cittadini.
Ne abbiamo censite alcune, e non abbiamo mai notato la segnaletica
obbligatoria per un loro corretto utilizzo. Potete vederne l'esatta
ubicazione direttamente sul nostro sito, tramite le infonodo maps (http://www.infonodo.org/index.php?option=com_wrapper&Itemid=62 ).
Inoltre ci sono non poche perplessità sulle modalità di archiviazione e
accesso alle immagini raccolte. Lo sa chi di dovere che dovrebbero
essere “distrutte” entro 24 ore? Eppure a noi risulta che a distanza di
mesi sia stato possibile ottenere il permesso di visionare alcune
immagini raccolte dalla videocamere di sorveglianza e conservate per un
periodo di tempo assai più lungo rispetto a quello consentito come
dimostra il protocollo del comune nel quale abbiamo rinvenuto una
regolare richiesta da parte dell’amministrazione per un esame delle
immagini raccolte all’interno del quartiere pomirolo fino a tre mesi
prima!
Un quartiere letteralmente e costantemente sotto il controllo delle
videocamere di sorveglianza ma nel quale è stata imposta ad un pub
della zona una limitazione dell’orario di servizio costringendolo a
vigilare nelle zone limitrofe per prevenire eventuali atti vandalici.
Ma allora le videocamere a cosa (o a chi) servono? Non rappresentano
solo uno spreco di denaro pubblico se persino un esercente, durante il
proprio lavoro, deve trasformarsi in poliziotto per svolgere quella
funzione di controllo che spetterebbe proprio alle viedocamere di
sorveglianza installate con i soldi dei contribuenti?
Sarebbe opportuno che anche il consiglio comunale si facesse promotore
di un’azione di verifica su questa questione, verificando la
legittimità delle installazioni e verificando la correttezza dei
protocolli utlizzati per la gestione e il trattamento dei dati
sensibili.
Viene spontaneo chiedersi il perché di questa forsennata rincorsa al
controllo e quale prezzo tocchi pagare alla comunità, sia in termini di
riduzione dei propri diritti civili sia per quelli legati ai costi
della gestione di questi dispositivi la cui utilità è ancora tutta da
dimostrare.