La Gazzetta Ufficiale del 24 agosto ha pubblicato un Decreto del Ministero dell'Economia e delle
Finanze che si potrebbe definire: "Salva Bingo". Infatti sono state notificate modifiche normative
del Decreto 16/11/2000 che ha autorizzato questo gioco in base a una legge del 13/5/1999 (Art. 16
n. 133).
La normativa desta particolari preoccupazioni perché non solo offre un salvagente al Bingo ma soprattutto
perché incentiva ulteriormente la patologia del gioco di massa con la conseguente alienazione delle
persone e delle famiglie da uno stile di vita sobrio, che fa riferimento innanzitutto all'esperienza
del lavoro.
Irresponsabilmente e volutamente si fa finta di non vedere la spinta alla "febbre del
gioco" che la dilagante cultura consumistica quotidianamente diffonde nella vita della società che
presenta uno scenario di persone costrette all'ozio forzato, derivante dalla disoccupazione.
Viene fatta balenare una fortuna a portata di mano che alla fine è soltanto un miraggio.
Tutto questo
perché il piano di finanziamento dei gestori e delle casse dello Stato attraverso la chiamata delle
famiglie a giocare nelle sale Bingo, va male.
Da dati forniti dagli interessati soltanto il 30% delle sale regge, mentre il 70% languisce, travolgendo,
con perdite insostenibili, investimenti e spese di esercizio, i sogni di sicuri profitti.
Il 70% delle
sale disertate ha creato problemi, non previsti, a coloro che credevano di rendere lo Stato finanziariamente
più ristorato, mentre in realtà hanno gettato nella miseria numerose persone, già povere per esiguità
di reddito o perché senza reddito, che diventano ancora più misere perché espropriate del reddito
impegnato nel gioco... fino all'assurdo che giovani disoccupati hanno dovuto pagare circa otto milioni
delle vecchie lire per corsi di formazione per posti di lavoro nelle sale Bingo.
I nodi vengono sempre
al pettine.
Lo Stato non ha introitato i fondi previsti, anche quelli necessari per curare i malati di gioco,
e ha subito la perdita di fattori produttivi, perché sempre meno può fare riferimento alla capacità
lavorativa dei suoi cittadini e delle sue famiglie "in massa".
E tutto questo mentre è impegnato a
presentarsi in Europa come una Repubblica democratica "fondata sul lavoro".
Le Fondazioni Antiusura d'Italia dopo essersi confrontate anche con l'AGITA (Associazione Ex Giocatori
d'Azzardo e delle loro Famiglie) di Campofonnido, prendono atto di queste decisioni e manifestano
giustificate preoccupazioni per le conseguenze di questi provvedimenti.
Appare sempre più necessaria un'azione capillare, continua e a largo raggio, per aprire gli occhi
a quanti più possibile sulle delusioni procurate da questi giochi e sulle conseguenze economiche e
psicologiche che travolgono numerosi giocatori d'azzardo.
Non giustificano l'incremento del gioco
le preoccupazioni degli organizzatori e dei gestori delle sale perché questo "cosi detto gioco", gioco
non è, e perché non si gioca, quando, come nel caso in questione, si gioca "a far male".
Disorienta la corresponsabilità dei responsabili della politica finanziaria che mentre si sentono
in dovere, provvidamente, di elevare ad un milione le pensioni minime, subito si sono preoccupate
di riprendersi quello che hanno dato, attraverso la promozione del gioco di massa, reso più attraente
ed irresistibile con premi sempre più seducenti e numerosi (Supercinquina, Superbingo, Bingo Oro,
Bingo Argento e Bingo Bronzo).
E' chiaro che al Bingo servono più giocatori e soprattutto più incassi.
Non sono bastati quelli registrati
nei primi sette mesi di quest'anno con 203 milioni di cartelle vendute, per un totale di circa 349
milioni di euro, di cui 83 milioni finiti nelle casse dello Stato e 63 milioni nelle casse dei gestori.
Da montepremi limitati si intende ora passare a volumi simili a quelli delle grandi lotterie, senza
peraltro l'adozione di una specifica norma di legge e dunque in mancanza di un controllo parlamentare.
Al Superbingo dovrebbero ulteriormente seguire l'installazione di decine di migliaia di video poker
e di slot machines, trasformando le sale in autentici casinò di quartiere.
Dopo averlo proposto come
un gioco "leggero", quindi "adatto a famiglie e pensionati" e da mostrare alla vista di bambini e
ragazzi, si passa dunque alla versione "dura" e "pesante" del Bingo: con una maxi posta da decine
di migliaia di euro (il limite richiesto di 40 mila euro).
Con l'espediente del Superbingo si supera
il tetto limitato dei montepremi della singola sala e si va dritti verso l'azzardo puro e semplice.
A poche settimane dal ritiro dello stupefacente emendamento al decreto fiscale "Omnibus" richiesto
anche da questa Consulta e accolto dal Governo - che avrebbe autorizzato il libero esercizio di quattrocentomila
videopoker e slot machines, la potente, multinazionale e trasversale lobby dei biscazzieri "rilancia":
senza neanche un provvedimento di legge si intende trasformare gli "sfortunati Bingo" in veri e propri
casinò.
Si è approfittato così in agosto della disattenzione della pubblica opinione dovuta alla pausa estiva,
per emanare un semplice decreto ministeriale e far trovare tutti, ai primi di settembre, davanti al
fatto compiuto.
La ricerca di nuovi e più aggressivi metodi per rilanciare l'azzardo di massa, conferma
- purtroppo - quanto la Consulta Nazionale Antiusura aveva compreso con largo anticipo: che non esiste
un gioco d'azzardo "per famiglie" che possa risultare compatibile con i più elementari ed essenziali
principi etici e di equità sociale.
All'ingiusto prelievo sui redditi degli strati sociali più poveri,
operato mediante l'intrusione di sale da gioco simili a casinò nei quartieri, si aggiunge un evidente
sconvolgimento dei rapporti familiari, un indebitamento patologico ed un volano assurdamente messo
in moto per favorire il prestito a usura e la delinquenza di strada.
Il tutto avviene prescindendo
da ogni pacata analisi e segnalazione, nonché senza attendere gli esiti di attività intraprese da
organismi parlamentari (come l'indagine conoscitiva sui giochi della Commissione Finanze del Senato).
E' opportuna a questo punto una più puntuale e responsabile riflessione perché questi incentivi sono
solo trappole ai danni del cittadino e del popolo.
La Consulta Nazionale Antiusura ribadisce il suo
NO al Bingo, all'Azzardo di massa, all'incremento dei premi, alla diffusione della febbre del gioco
e invita i responsabili della vita pubblica a non incentivare la cultura dello sperpero e dell'indebitamento.
Ai parlamentari ricordiamo: non è loro compito educare alla virtù, ma certamente non è neanche loro
compito incentivare il vizio, diseducare dal lavoro e deresponsabilizzare le persone con prospettive
che in fondo riservano solo delusioni.
Poche rondini (poche vincite) non fanno la primavera!