Poco
meno di 130 miliardi di dollari a livello mondiale nel 2000 per le
sole lotterie. E un'altra trentina di miliardi per i «gratta e
vinci». Tradotto in lire si tratta di oltre 300 mila miliardi (155
miliardi di euro) senza contare i proventi per le corse dei cavalli
e gli incassi dei casinò. È un business colossale quello del gioco
così come l'illustra LaFluer's World Almanac, la Bibbia del settore.
Alla faccia della crisi, o forse proprio a causa dell'incertezza che
si respira in questo scorcio del 2001, in tutto il mondo si continua
a giocare.
Negli ultimi cinque anni il business globale è
cresciuto in modo progressivo fino al 1999 passando da 113 a 128
miliardi di dollari, «gratta e vinci» escluso. A far la parte del
leone sono stati il mercato europeo e quello degli Stati Uniti che
assieme coprono più dell'80 per cento del gioco mondiale. L'anno
scorso, invece, la crescita ha subito una brusca frenata un po' in
tutto il mondo. A cominciare dagli Usa dove i profitti di 20
lotterie di altrettanti stati su 37 sono bruscamente calati.
Emblematico il caso dell'Ohio che ha sofferto una riduzione di
fatturato di oltre 300 milioni di dollari mettendo così in crisi i
propri programmi educativi che attingono ai fondi delle lotterie. Ma
la contrazione ha coinvolto altri stati importanti dal Wisconsin (19
per cento) al Texas (8 per cento).
A provocare la flessione delle
lotterie negli Usa sono stati diversi fattori. Come il proliferare
dei casinò in seguito alla legge che ha consentito alle tribù
indiane di aprire case da gioco nei territori delle riserve
disseminati in 24 stati. O come la sostanziale indifferenza delle
giovani generazioni per un gioco considerato vecchio e noioso. Ecco
perché alcuni Stati come l'Illinois, il Maine e il Kansas hanno
introdotto nuove proposte ispirate al mondo del wrestling e ai
campioni di questa pittoresca forma di lotta. Ma non basta. In
alcuni casi, come è accaduto nel 2000 a New York, sono stati
aumentati i premi destinando alle vincite una quota maggiore del
prezzo del biglietto.
Insomma, come accade in tutti i settori da una parte e dall'altra dell'Oceano, la competizione sta
aumentando anche nel magico mondo del gioco. Ce n'è abbastanza per mobilitare studiosi e specialisti
europei e americani impegnati ad analizzare un fenomeno in continuo mutamento: «L'atto del gioco si
è banalizzato», osserva JeanPierre MartignoniHutin, sociologo di Lione. E quindi il ricercatore contesta
l'opinione comune secondo cui i disoccupati e gli emarginati ricorrerebbero al gioco per esorcizzare
l'esclusione e ritagliarsi un ruolo nella società. Al contrario il miglioramento del livello di vita
favorisce il gioco ma non ne spiega la ragione. E allora?
«L'importanza crescente dei media per i giochi d'azzardo», sostiene ancora MartignoniHutin, «contribuisce
a farne un fenomeno di massa. Il gioco non è un semplice prodotto ma fa parte ormai della nostra cultura».
Ecco spiegata, dunque l'attenzione ossessiva al marketing, alle ricerche motivazionali, alle più sofisticate
analisi sociopsicologiche da parte dei due colossi mondiali del settore: Gtech e Scientific Games.
Entrambe americane (ma una partecipazione rilevante di Scientific Games è controllata da Lottomatica),
ambedue quotate in Borsa queste società sono impegnate in una sorta di Risiko mondiale per assicurarsi
posizioni di forza nei maggiori mercati mondiali.
Certo i due giganti sono molto diversi fra loro. Se Gtech, infatti, è di gran lunga il leader nel
settore delle lotterie tradizionali a Scientific Games va l'egemonia nel comparto delle «lotterie
istantanee», cioè del gratta e vinci e dei suoi successori. Tuttavia il mercato globale impone delle
scelte obbligate a tutti e due i gruppi.
A cominciare dalla necessità di fortissimi investimenti tecnologici per battere i concorrenti. Emblematico
l'impegno di Scientific Games per la progettazione e la produzione di terminali specializzati venduti
in decina di migliaia di pezzi anche in Italia.
Insomma, oggi non c'è solo bisogno di giochi giovani e accattivanti. Ma anche di tecnologie aggiornate
e di estrema flessibilità. Questo vuol dire che i due giganti del settore possono sbarcare in ogni
paese del mondo proponendo un ventaglio impressionante di servizi e prodotti. A cominciare dalla stampa
dei biglietti, un business ghiotto e superspecializzato, (sempre Scientific Games sottolinea di tirare
40 milioni di biglietti al giorno) ma senza sottovalutare i proventi legati alla consulenza e all'ideazione
di nuovi giochi. In questo quadro la gestione «chiavi in mano» di una lotteria e solo uno dei business
su cui puntano Gtech e il suo rivale.
Quanto all'ultima frontiera del settore è senza dubbio Internet. Ne è stata fatta di strada da quel
lontano giorno del 1530 quando a Firenze venne giocata la prima lotteria del mondo con l'estrazione
di numeri e premi in denaro. Oggi infatti, si può accedere tramite Internet a centinaia di casinò
virtuali (non tutti raccomandabili) a migliaia di siti e a moltissime lotterie.
Il settore ippico è un esempio di come la globalizzazione, grazie all'accoppiata Internetcarta di
credito, stia travolgendo leggi e regolamenti nazionali. Già oggi, infatti, c'è un operatore inglese
che ammette di raccogliere nel Bel Paese 40 miliardi di scommesse grazie alla rete garantendo condizioni
migliori di quelle offerte dai nostri bookmaker. Un'operazione illecita secondo la legge italiana.
Ma anche una legge che Bruxelles ha messo sotto accusa aprendo una procedura d'infrazione contro l'Italia
contestando le nostre regole per l'affidamento delle scommesse.