Un aspetto della tragedia della Shoah a Milano ed in Brianza

La spia che fece deportare un bambino di dieci anni

Storia - tra Milano e Seregno - di un gruppo di studenti ebrei milanesi.

Pietro ArientiLe prime notizie sull'arresto a Seregno della famiglia Gani le ho dal libro della Picciotto Fargion Il libro della memoria. Nel libro sono citati singolarmente, con la data e il luogo d'arresto. Da lì in poi parte il tentativo di saperne di più. All'archivio di stato ottengo altre notizie, pubblico un articolo sul giornale locale Il cittadino, e questo mi permette di venire in contatto con tanta gente - anzi sono loro a mettersi in contatto con me. Così arrivo alla persona che aveva in casa questa famiglia al momento dell'arresto. La Fernanda Casati.

Seregno aveva una certa connotazione fascista soprattutto nelle famiglie più importanti. C'era una adesione, una radice fascista convinta. Questo si contrapponeva ad una popolazione contadina, artigianale e in parte operaia, che in vece mostrava una certa stanchezza della guerra, una certa avversione verso i fascisti locali e una certa solidarietà verso persone come i Gani, in quel momento in balia de gli eventi.

È il 20 agosto del 1944. La Ca' Bianca è una grande corte-cascina molto conosciuta a Seregno - era chiamato anche il Vaticano. Un grande edificio dove abitano tante famiglie. Arrivano i fascisti e un tedesco che li accompagna per arrestare le due ragazze Gani, la mamma e il bambino. Il padre verrà arrestato più tardi. Sono ospita ti dai Casati, una famiglia contadina. I Gani, un tempo benestanti, sono al dissanguamento economico. È più di un anno che il padre non può più andare a Milano per lavoro. Il padre della Fernanda gli passa quello che può. Le patate sono il cibo di ogni giorno.

Indagando sulla famiglia Gani ti trovi a contatto anche con le altre famiglie ebree, in gran parte famiglie benestanti, ben acquisite al tessuto nazionale. Si parla, nel tempo e nella cattività, di rinuncia alla cameriera, di rinuncia al telefono. Quello che appare subito è lo sbrecciamento devastante nelle famiglie che le fa precipitare nell'estremo opposto, in dipendenza assoluta degli altri. Qui a Seregno i Gani dovevano pagarsi un affitto, non avevano quasi più un lavoro, sino ad arrivare ad esser ospitati da una famiglia di contadini che poteva passare loro solo un piatto di patate.

Poi la pietà e l'incredulità di immaginare persone adulte, armate, che arrestano tre donne e un bambino, Alberto, di dieci anni. Solo questo episodio fa capire l'enormità della deportazione stessa, un bambino di dieci anni che viene arrestato, portato nelle carceri di Seregno, in quelle di Milano e viene avviato ad Auschwitz.

I tedeschi sprecano un sacco di energie fisiche, economiche, pratiche, per deportare delle persone e ucciderle, questo è l'apice del fanatismo Poi mi sono interessato alla spia locale. L'arresto nasce da una delazione. Ho cercato in tutti i modi il documento della denuncia: "oggi è stato qui il tale e ha dichiarato questo". Non l'ho trovato. Ci sono alcune illazioni, alcuni conoscenti che indicano una persona in particolare come il delatore. C'era la taglia, c'è il retaggio di gente con vinta, ma anche - chi lo sa - una interferenza di invidie, vicissitudini locali. C'è in genere in questi episodi di delazione una sovrapposizione di affari locali loschi, relazioni con il mercato nero, arricchimenti strani."

Pietro Arienti (informatore medico, storico. Ha scritto “La Resistenza in Brianza”)
Seregno, 1 maggio 2003
Da "Galatea" (5/2003, Lugano) | Indice generale