La strategia della tensione in Brianza. Periodo 1970 - 1973

Rapporto sulla violenza fascista a Monza e circondario (1973)

Introduzione

... e voi imparate che occorre vedere
e non guardare in aria,
occorre agire e non parlare.
Questo mostro stava, una volta,
per governare il mondo!
I popoli lo spensero,
ma ora non cantiamo vittoria troppo presto:
il grembo da cui nacque è ancora fecondo.
BERTOLT BRECHT
E' vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista.
Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare.
(dalla Costituzione della Repubblica Italiana

La strategia della tensione scatenata dai neo fascisti e dalla destra eversiva nel nostro Paese, si è sviluppata soprattutto nella città di Milano e nella sua provincia con atti infami di terrorismo.

La strage di Piazza Fontana, gli attentati alla Fiera Campionaria, alla Questura ed a numerose sedi di partiti, sindacati e associazioni democratiche; il “giovedì nero” del 12 aprile con il lancio di bombe contro la polizia; piazza S. Babila trasformata in un “bivacco”, occasione di continue aggressioni a cittadini democratici da parte di squadracce di picchiatori e teppisti fascisti.

Anche Monza e la Brianza sono investite dal disegno neo - fascista che tenta di trasferire in Piazza dell’Arengario quello che dalla mobilitazione antifascista milanese, è stato stroncato in Piazza S. Babila.

Le forze antifasciste monzesi, con una crescente e vigilante mobilitazione unitaria hanno saputo rispondere alla provocazione fascista impedendo alle squadracce nere di trovare accoglienza nelle nostre contrade.

Ora viene consegnata alle Autorità, alla popolazione, ai lavoratori e ai giovani, una precisa documentazione sulla “violenza nera”.

Alle Autorità perché provvedano, con il necessario rigore e senza ulteriori indugi, ad applicare le leggi costituzionali per impedire il ripetersi ditali vergognose gesta a Monza, città della Medaglia d’Oro Gianni Citterio - che ha dato 83 Caduti alla Lotta di Liberazione.

Alla popolazione perché sia vigile e unita, pronta in ogni momento ad intervenire - qualora fosse necessario - a difesa della Costituzione Repubblicana e antifascista nata dalla Resistenza.

Ecco perché abbiamo voluto presentare questo rapporto sulla violenza fascista a Monza e in comuni vicini. Esso è costituito dall’elenco di una serie di gravi atti, dagli attentati dinamitardi alle aggressioni compiute nell’arco di tempo che va dal febbraio del 1970 all’ottobre di quest’anno. Si tratta di un elenco incompleto, sia per lacune nell’informazione sia perché da esso sono stati eliminati tutti quegli episodi che potessero presentare il benché minimo dubbio sulla loro caratteristica di espressione del teppismo fascista.

Il numero elevato di avvenimenti criminosi verificatisi e il fatto che in numerosi di essi siano implicati gli stessi neosquadristi dimostra che la lunga catena di violenze fasciste a Monza e in centri vicini è frutto di una scelta precisa: quella di creare anche nella nostra città un clima di tensione, di alterare la dialettica democratica, di screditare le lotte popolari dei lavoratori, le battaglie civili, di suscitare un clima di paura per favorire le posizioni più retrive.

E’ chiaro il tentativo, attuato utilizzando famigerati teppisti in perpetua altalena tra il carcere e la libertà provvisoria, di accreditare una falsa immagine delle lotte politiche e sociali come lotte destinate inevitabilmente a sfociare nella violenza.

Può darsi che in certe occasioni l’ingenuità della risposta abbia favorito la provocazione. Ma ciò non toglie nulla al carattere criminoso del disegno eversivo che è andato dispiegandosi nella nostra zona.

Questo elenco (che è stato compilato utilizzando varie fonti, dai giornali, ad un documentato “dossier” del Movimento Studentesco, alle inchieste sul neo fascismo della Regione Lombarda, dell’A.N.P.I. dei partiti democratici, della Federazione Sindacale (C.G.I.L. - C.I.S.L. - U.I.L.) accenna soltanto, per il suo carattere di denuncia, alla mobilitazione popolare, antifascista che si è opposta all’ondata del neosquadrismo. E’ stata una risposto politica di massa - nei rioni, nelle scuole e nelle fabbriche - che ha fatto fallire il tentativo di creare a Monza una centrale della provocazione. Questa risposta dovrà contare, secondo il dettato costituzionale, sugli interventi degli organi dello Stato, intervento che in parecchie occasioni non c’è stato o che si è manifestato, in qualche sentenza, come un obiettivo incoraggiamento al neosquadrismo.

Siamo certi che la conoscenza da parte dell’opinione pubblica delle reali dimensioni del fenomeno neo squadristico a Monza e in centri vicini contribuirà a rafforzare la battaglia democratica per sconfiggere il fascismo in tutte le sue manifestazioni, per rafforzare le istituzioni nate dalla Resistenza, per sviluppare la democrazia.

Il Comitato Unitario Antifascista di Monza

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Annotazione della Redazione: Nal presente rapporto i nomi dei protagonisti, quando non di primo piano, sono stati riportati in forma abbreviata. Questo perché non siamo interessati a mettere alla berlina le persone ma descrivere i fatti. Chi, per ragioni di studio, ha la necessità di consultare il documento in forma integrale lo può richiedere, qualificandosi, alla redazione di Brianza Popolare.
Comitato Unitario Antifascista di Monza
Monza, 31 dicembre 1973 (data presunta)
email: info@brianzapopolare.it