Il 20 dicembre, a Erba, viene ucciso un altro fascista, Frigerio,
sempre per mano ignota. Gli uomini dalla camicia nera illividiscono:
le cose si metton male, non c'è che dire. Occorre, subito, una
rappresaglia che faccia "sensazione" per frenare l'intraprendenza
di questi nemici nell'ombra. Appunto, ci sono sottomano "quij
pesitt", quei pesciolini pescati per il "fattaccio" del Novembre,
che fanno proprio al caso. C'è sopratutto Puecher, quel ragazzo
dagli occhi azzurri che guardano tanto diritto nelle anime...
Airoldi, Saletta e Bruschi si fregano le mani: non ci tengono
a farsi scrutare a fondo, loro!...
Portato nel Municipio di Erba dov'è radunato un fantasma di Tribunale
(per la storia: ten. col. repubblicano Biagio Sallustri, maggiori
Giuseppe De Vita e Domenico Pisani, capitano Antonio Revel e tale
Vittorio Damasso in funzione di Pubblico Ministero -- tutti ora
condannati a morte salvo il De Vita condannato a trent'anni),
Giancarlo sa ciò che lo attende. Già qualche tempo prima ha avuto
occasione di confidare: -- Non capisco perchè mi si voglia ammazzare.
Non ho ucciso nessuno. Ho soltanto abbracciato una causa diversa
dalla loro, per il bene della Patria. Se però la mia morte serve
ad evitare ulteriore spargimento di sangue fraterno, io muoio
tranquillo --.
Ascolta la sentenza con perfetta serenità; il suo spirito è già
oltre la morte, accanto alla mamma che ha adorata. Al padre scrive
una lettera sovranamente limpida:
"Muoio per la mia Patria. Ho sempre fatto il mio dovere di cittadino
e di soldato. Spero che il mio esempio serva ai miei fratelli
e compagni. Iddio mi ha voluto... Accetto con rassegnazione il
suo volere.
Non piangetemi, ma ricordatemi a coloro che mi vollero bene e
mi stimarono.
Viva l'Italia.
Raggiungo con cristiana rassegnazione la mia mamma che santamente
mi educò e mi protesse pei vent'anni della mia vita.
L'amavo troppo la mia Patria; non la tradite, e voi tutti giovani
d'Italia seguite la mia via e avrete il compenso della vostra
lotta ardua nel ricostruire una nuova unità nazionale.
Perdono a coloro che mi giustiziano perchè non sanno quello che
fanno e non pensano che l'uccidersi tra fratelli non produrrà
mai la concordia".
. . . . . . (Seguono alcuni legati).
"A te papà vada l'imperituro grazie per ciò che sempre mi permettesti
di fare e mi concedesti.
Ginio e Gianni siano degni continuatori delle gesta eroiche della
nostra famiglia e non si sgomentino di fronte alla mia perdita.
I martiri convalidano la fede in una vera idea. Ho sempre creduto
in Dio e perciò accetto la Sua volontà. Baci a tutti".
Preciso, di una minuzia che prova la completa calma mentale, anche
nel disporre dei lasciti, persino alla guida alpina e all'allenatore
di sci. Si direbbe, leggendo appunto questa parte più intima della
sua estrema comunione coi familiari, che l'adolescente morituro
passi in tranquilla rassegna la breve esistenza per rintracciarvi
gli affetti più riposti, che non uno subisca la mortificazione
della dimenticanza.
Meraviglioso congedo da una vita tanto ricca di promesse!
Tratto dalla cella verso le due di notte e caricato su di un autocarro
col sacerdote ed il plotone d'esecuzione, fissa con occhio terso,
senz'ombra di tremore nè di rancore, tutti i presenti. A un tratto
chiede a un soldato il suo nome. Quegli ha un sussulto, batte
le palpebre, tace... Ma tanta fraternità è sul volto del condannato
che il nome richiesto esce quasi per magnetismo.
Ne chiede un altro, e un altro. A tutti. Ma perchè? Voglion sapere;
e si sente nell'esitanza scontrosa il disagio di quelle anime
per cui il "dovere" da compiere va sempre più chiaramente assumendo
il carattere di delitto.
-- Perchè -- risponde con adorabile semplicità -- fra poco andrò
in Paradiso a raggiungere la mamma e pregherò per tutti voi. Vi
voglio ricordare ad uno ad uno. State sicuri, non vi dimenticherò.
Dice ancora che li perdona. -- Voi non avete colpa, eseguite un
ordine. -- Anche per il futuro, aggiunge, non devono preoccuparsi:
nessuno li terrà responsabili di quanto si fa loro commettere.
Arrivano al Cimitero, scendono. I fari della macchina proiettano
sul muro una vivida luce, là dove Giancarlo dovrà mettersi ritto...
Il ragazzo ventenne, nel pieno fulgore della prestanza fisica,
non è già più che una pura forza spirituale; l'ultimo suo atto
è atto d'amore, le sue ultime parole riecheggiano gli accenti
della misericordia divina.
Leva le giovani braccia, che tanto amore saprebbero donare sulla
terra, nella stretta dell'addio: non al padre, ai fratelli, alle
persone care, ma a coloro che tra un attimo punteranno le armi
contro lui inerme; coloro che adesso tremano nell'imminenza del
crimine da consumare, mentre non trema lui che li incuora e li
bacia. A tutti l'abbraccio fraterno. A tutti un oggetto personale
per ricordo.
Poi, nella luce bianca dei fari s'incide e ingrandisce l'ombra
del condannato che s'avvicina al muro.
Al Dott. Giorgio Puecher vien diretta la seguente lettera:
"Egregio Signore,
A me fu affidata la dolorosa missione di assistere Vostro figlio
nei suoi ultimi momenti. La sua immagine è viva nella mia mente
e nel mio cuore, perchè la sua morte fu così serenamente cristiana
da far stupire e commuovere fino alle lagrime tutti i presenti.
Alle due di notte lo avvicinai nella sala del Tribunale; mi accolse
con affabilità e, prima ancora che io ne accennassi, domandò di
essere comunicato. Non avevo con me il Santissimo e subito mi
recai a prenderlo nella vicina Parrocchia. Volle fare la Sacramentale
Confessione di tutta la sua vita, poi si comunicò col fervore
di un Angelo. Mi parlò del papà, dei fratelli, di don Carlo Gnocchi,
del Padre Marabotti (se ben sovvengo questo cognome); ciò che
avvenne fra me e lui è inesprimibile... durante il percorso pregammo
insieme. Giunti... Giancarlo, dissi, vieni ancora pochi istanti
e poi ti getterai nell'amplesso della mamma tua che ti attende.
L'accompagnai al... gli diedi la Sacramentale Assoluzione, lo
abbracciai e baciai ancora una volta, l'ultimo bacio fu al Santo
Crocefisso ed all'immagine della Vergine Maria, poi gli posi in
mano la Corona del Santo Rosario... appena cadde corsi da lui
e lo unsi coll'Olio Santo. Il medico ne costatò la morte immediata.
Appena fatto giorno celebrai la Santa Messa in suffragio dell'anima
sua, e non passa giorno senza che io abbia un fervido momento
per lui.
Caro Signore, non Vi dico di non piangere, di soffrire stoicamente
(parola stolta per un cristiano), ma di essere cristianamente
forte nel Vostro dolore come lo fu nella sua morte Vostro figlio.
Invoco su di Voi e sulla Vostra famiglia la pace e la benedizione
di S. Francesco".
Dev.mo Padre Bastaroli Fiorentino.
Contemporaneamente, alla stampa fascista vengono inviate cronache
di questo genere:
LA FUCILAZIONE DI UN PERICOLOSO BANDITO
"Questa notte a Erba veniva giustiziato un temibile fuorilegge,
autore di numerose rapine a danno di pacifici cittadini, e mandante
di svariati omicidi. Il bandito, ch'era divenuto il terrore delle
popolazioni vallassinesi e brianzole, era un certo Giancarlo Puecher...".
La popolazione di Erba accorre a portare bracciate di fiori sul
tumulo del bandito Puecher. Allarmatissimi, i fascisti mettono
piantoni alla tomba incaricandoli di togliere qualsiasi segno
di omaggio; e ancora devono strapparne i fasci. Proibiscono allora,
a chiunque voglia, di avvicinarsi.
Nel muro di cinta del camposanto, intorno alla figura del giustiziato
i proiettili hanno scavato dei fori profondi. Una mattina, in
ogniuno di essi, appare un fiore.
Così agiscono le popolazioni terrorizzate.
A Lambrugo, altro paese brianzolo, la salma di Giancarlo Puecher
giunge due mesi dopo, per graziosa concessione delle autorità
fasciste. Proibizione di ogni concorso popolare; il sacerdote
ha appena il tempo di benedire il feretro, poi deve allontanarsi.
Tanto temono ancora i mussoliniani dal ragazzo che hanno ucciso?
Temono infatti; non sanno ma presentono.
Perchè "i martiri convalidano la fede in una vera idea".
Perchè il ragazzo dagli occhi azzurri ha detto: "giovani d'Italia,
seguite la mia via", ed i giovani la seguono.
Perchè "la via" di Giancarlo è quella della luce ed essi sono
nell'ombra, quella dell'amore ed essi sono nell'odio, quella della
Patria che li maledice da tutte le sue ferite mentre stende le
braccia ai figli santi che ancora sanno incoronarla di gloria.
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