Ma nonostante gli ostacoli, l'opera prosegue indefessa, assumendo
anche aspetti del tutto particolari.
Il Della Porta è in relazione col capo della Polizia Segreta Italiana,
Tamburini: e i partigiani entrano nella polizia con tessere retrodatate.
E' in relazione coi comunisti locali per mezzo del s. ten. Enrico
Oltolina che li ha organizzati e armati, e ne accetta di cuore
la collaborazione: e munizioni ed armi passano dai comunisti al
conte, magari nascoste sotto il pane in un cesto portato da una
fiorente ragazza.
La rete è solida, estesa, poggiata su pilastri incrollabili tra
cui, oltre ai nominati, il cap. ing. Sala di Viganò, il magg.
Contini delle Fiamme Verdi, sull'opera dei quali occorrerà intrattenersi
in seguito.
Nella villa stessa che domina il paese e i campi dall'alto di
un dosso, accanto all'opera tenace degli uomini si svolge l'attività
silenziosa della Contessina Edoarda Della porta, instancabile
nell'assistenza ai rifugiati, preziosa perchè arriva dove il padre
non potrebbe, al cuore delle famiglie, presso madri, mogli e sorelle
ch'ella già conosce in virtù del suo consueto interessamento benefico.
E' tutto un fervore mirabile in cui si manifesta la volontà di
classi sociali diverse, ma fuse per l'identico fine.
Ben 12 sono i carabinieri nascosti nella villa patrizia che dovrà
spalancare i suoi battenti (fedele all'assunto dello stemma che
reca due porte aperte) anche all'intera famiglia Visconti -- dopo
l'arresto del duca -- ed al ferito Carletto Besana, il quale proprio
lì subirà un intervento operatorio.
Ma altri carabinieri -- oltre che nella Villa Visconti di Cassago
-- stanno celati in una ben più modesta dimora: quella del custode
del sepolcreto Visconti in frazione Tremoncino di Cassago, il
bravo Vittorio Giussani, cassaghese.
Vittorio è un uomo del popolo, e del popolo ha tutta la cara semplicità
unita a non comune coraggio. Col fascio ha una vecchia ruggine
e quando il duca Visconti gli chiede se ci stia ad ospitare in
casa propria dei partigiani, la risposta è senza fronzoli: --
Son qui. A stanga e balanzin! -- che significa pressapoco: con
tutta l'anima, son buono a tutto.
Dal maggio al settembre '44 ben 12 rifugiati vivono contemporaneamente
nell'umile casetta accucciata fra il verde all'ombra del marmoreo
mausoleo. 12 uomini da assistere e nutrire. Occorrono pane, carne,
in quantità che farebbero spalancar gli occhi ai fornitori della
famiglia Giussani. 6 chili di pane! Che fa Vittorio? Fa il turno
presso i fornai in località diverse, inventando che la sua famiglia
ne acquista in una sola volta il fabbisogno settimanale.
Quando il Visconti è arrestato, la radio clandestina ch'egli tiene
in una sua villa a Macherio deve cambiare alloggio. -- A stanga
e balanzin -- se la prende il Giussani.
Il filo dell'antenna passa attraverso un foro che si pratica nel
tetto togliendo qualche tegola, e si allaccia al palo della luce
elettrica. Semplice, ma poichè l'operazione va ripetuta ogni volta
che si deve usare la radio (la quale abitualmente sta occultata
in una fossa sotto il fieno) ecco Vittorio disseppellire magari
due volte in un giorno la cassetta, toglier le tegole, passare
il filo, arrampicarsi sul palo... Accid...! Quando sta sul palo
lo possono benissimo scorgere dalla stazione di Renate; e allora?
Niente paura! Si fabbrica uno schermo con le canne del granoturco;
e ogni volta che pratica l'ascensione, manda avanti lo schermo.
Su lo schermo! Poi su lui. Su lo schermo! E poi lui. Così si arriva
alla meta.
Vita da cospiratore del quarantotto (con particolari novecento):
un lenzuolo alla finestra: via libera! La radio nel sepolcreto:
nemico in vista! Il cane che abbaia tre volte (si vede che s'è
fatto un codice convenzionale anche lui): estranei alla porta!
Gli chiedono se ce la fa a continuare. -- A stanga e balanzin,
signor duca! --
La moglie collabora; collabora il cane; collabora anche la gallina
che fa le uova sopra armi sepolte.
Ma non basta. La radio ha parlato e si tratta di combinare dei
lanci.
Si sceglie il terreno, su indicazioni del fattore Verga dei Visconti,
presso Briosco. Giussani ha bisogno di coadiutori fidati; prende
dei parenti (Giussani Ambrogio, Cattaneo Pasquale, Cattaneo Silvio,
Cattaneo Luigi), vanno quattro volte. I lanci non riescono per
la nebbia. Ma intanto gli uomini affondano nel fango, nella neve,
nell'acqua (tuttavia Giussani Ambrogio stima di non aver fatto
niente "perchè i lanci non sono riusciti"!).
Intanto i clandestini si susseguono nella casetta presso il mausoleo.
A conti fatti il Giussani si troverà ad averne ospitati 38; dopo
di che andrà a confidare perplesso al Conte Della Porta: -- Però,
mi hanno fatto fuori tutte le mie patate. Com'hoo de fà st'inverno?
-- Unica seria preoccupazione dell'uomo che arrischia la vita
ogni giorno.
Insieme a lui collabora al mantenimento dei carabinieri che sono
nella Villa Visconti -- e che lavorano come muratori, elettricisti,
giardinieri facendo tutto quello che capita sotto la direzione
dell'inflessibile Giussani, per non dare nell'occhio -- Roberto
Corbetta di Casatenovo, infaticabile rifornitore di viveri oltre
che attivissimo cooperatore del Della Porta. |
Ma le condizioni improvvisamente si aggravano tremendamente.
A pochi metri in linea d'aria dal mausoleo Visconti prende stanza
un distaccamento della Brigata Nera "Resega", cosicchè la radio
clandestina si trova a funzionare quasi sotto il naso dei militi
fascisti (ma "a stanga e balanzin" Vittorio prosegue imperterrito
per la sua strada).
Nello stesso tempo su per giù -- 8 Gennaio '45 -- la villa Della
Porta viene invasa dalle SS. Circa 400 militi con 25 ufficiali
hanno deciso di allietare con la loro presenza Barzanò, ed il
conte Della Porta, possessore di una vasta abitazione, viene invitato
ad andarsene con la famiglia in tre stanze a Sirtori, frazione
del comune. Ottenuto, per generosità tedesca, di rimanersene in
ridottissimo spazio a casa sua, con tre ufficiali insediati nel
suo stesso appartamento, continua senza darsene per inteso le
operazioni clandestine. Della situazione anzi approfitta Peppino
Besana -- reduce dalle peripezie carcerarie -- per "lavorarsi"
alcuni SS persuadendoli a ragionare a dovere. Una cinquantina
di elementi vengono così preparati per il momento opportuno.
In tali circostanze nasce "ufficialmente" la Brigata Puecher.
Ai primi di Febbraio '45 si riuniscono a Bulciaghetto -- anche
qui sotto il naso dei tedeschi e fascisti che circolano per lo
stabilimento -- due rappresentanti del Raggruppamento Alfredo
Di Dio invitati per mezzo di Pietro Sisinini; lo stesso Sas, il
conte Della Porta, Umberto Rivolta, Nino De Marco, Raffaele Pessina.
Per il battesimo della Brigata viene proposto il nome luminoso
di Giancarlo Puecher. Sono assegnate le cariche:
Pietro Sisinini, ch'è uno "della montagna", Comandante.
Umberto Rivolta, preparatore politico della zona e collegatore
delle forze sinora autonome, Commissario Politico di Guerra.
Gianfranco Della Porta, organizzatore di un nutrito e attivissimo
gruppo dalla complessa attività, Vicecomandante. |