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Le cose procedono bene, persino troppo.
Il bottino fatto in diversi luoghi e sulle macchine, isolate ed
a gruppi, che percorrono la provinciale e le altre strade -- una
seconda colonna si è fatta fermare a Bulciago -- serve magnificamente
a compiere l'armamento dei patrioti troppo scarsamente forniti
ed a mettere un mezzo di lotta nelle mani di quelli -- moltissimi
-- che accorrono a chiedere l'onore del combattimento.
Oltre ai disarmi citati, nella mattina è stato effettuato quello
delle SS di Missaglia, con la partecipazione di "Tom", Frigerio
ed altri. Poi lo stesso Tom si reca a Rovagnate per una visitina
di cortesia al famigerato Ciceri, comandante di quella sezione
P.S. allogata nell'imponente Villa del S. Cuore, e ne ottiene
la completa resa.
Intanto i patrioti d'ogni settore girano a portare l'opera loro
dove occorra. A Oggiono aiutano quelli del luogo a disarmare le
SS e si portano via, con altre armi, un pugno corazzato. A Cremella
si sono presi i cavalli delle SS. Due alti ufficiali tedeschi,
catturati con una Aprilia, forniscono una mitragliatrice e due
magnifiche P. 28. Nella zona di Bevera, in assenza del s. ten.
Degli Occhi, Mapelli Mario che ha ricevuto l'incarico di sostituirlo
ferma un camion. I tedeschi alzano le mani, ma ve ne sono 7 appiattati
nella cabina che sparano a tradimento; uno di essi sceso sulla
strada se la prende personalmente col Mapelli che, rimasto solo,
sostiene il duello. Ferito in tre punti deve ritirarsi e ripararsi,
ma l'SS lo avvicina con intenzioni certo poco fraterne; il patriota
spara e colpisce l'altro al viso; accorre gente. Il tedesco si
eclissa col camion e il Mapelli finisce all'ospedale, assai più
rammaricato dell'automezzo perduto che delle proprie ferite.
A Cassago, gli otto clandestini della vigilia, ch'erano stati
da tempo organizzati dal Rivolta con l'aiuto di Don Pietro Pini,
sono oggi diventati miracolosamente una settantina di uomini bene
catechizzati, ben decisi ed anche discretamente armati grazie
alle due compiacenti colonne lasciatesi fermare a Bulciago. Il
gruppo è comandato da Mario Colnago, un capace ed entusiasta giovanotto
che, vista la completa calma regnante nel suo paese, e non avendo
alcun desiderio di restare inattivo, ha spostato le sue forze
verso la provinciale Como-Bergamo dove spera di poter provare
il valore e la volontà di sacrificio del reparto a lui affidato;
ed il suo voto non tarderà ad essere appagato in buona misura.
Tutti son dunque presenti, ognuno in tensione; per quanto ormai
la zona sembra pacificata e pulita. Qualcuno già si domanda: --
Tutto qui? -- E senza dubbio nel sollievo vi è anche della delusione,
naturalissima in chi ha vissuto due anni per questo momento, per
questa gioia di togliersi la maschera e di affrontare il nemico
da uomo a uomo. |
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Schema grafico approssimativo della strada
Provinciale Como-Brivio-Bergamo.
Tronco: Olgiate Calco-Luragod'Erba.
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Sul crocevia sotto Bulciago si tiene consiglio di guerra.
Se nulla resta da fare localmente, nessuno vuol però starsene
colle mani in mano. Si decide perciò di portare aiuto a Merate,
dove le 500 SS mongolo-tedesche non hanno ancora deposto le armi.
Oltre ad ogni altra considerazione, si pensa che Merate è in posizione
strategica importante, coprendo il fianco orientale della zona
briantea e precludendo la grande Statale Milano-Stelvio in un
punto di particolare interesse.
Già il maggiore Contini, che comanda la difesa dello stabilimento
Vismara a Casatenovo, ha ricevuto dal conte Lurani richiesta di
prestare man forte all'assedio di quel robusto presidio comandato
da un pezzo grosso tedesco -- il generale ex-consigliere del Negus
-- ed ha risposto con la propria adesione.
Anche il comandante della Puecher, Sasinini ritiene di dover portare
la sua opera in quel settore che ancora desta preoccupazioni per
la sicurezza dell'intera zona.
Partono: il camion del s. ten. Degli Occhi coi suoi uomini e volontari
raccolti nei paesi vicini, ed il camion di Sas pure carico di
patrioti e volontari.
Giunti al quadrivio di Lecco (Bevera), il Degli Occhi è avvertito
che il conte Della Porta desidera parlargli, per cui fa una breve
deviazione a Barzanò, lasciando che l'altro autocarro prosegua
da solo. Il Della Porta ordina al Degli Occhi di rimanere a disposizione
al quadrivio di Lecco ed è obbedito. Ma poco dopo alcuni spari
in direzione di Rovagnate inducono il Degli Occhi ad effettuare
una ricognizione verso quel posto di blocco, dove è informato
che l'automezzo di Sas sta incontrando delle difficoltà oltre
Olgiate. Decide allora di avanzare per un eventuale aiuto e riesce
a sapere che Sas coi suoi è in postazione nei pressi di Merate.
Quasi subito ecco di ritorno il camion di Sas, vuoto, che torna
a Bulciago per rinforzi. Non ci vuole altro per spronarlo ad avanzare
su Merate, e là apprende che Sas è in trattative -- insieme al
conte Lurani, al maggiore Contini ed al parroco di Merate -- col
generale tedesco comandante il presidio.
Occorre attendere l'esito degli approcci; questo è anche l'ordine
telefonico del conte Della Porta.
E' adesso col sottotenente Degli Occhi Padre Marco Cattaneo, il
Cappellano della Puecher, pure lui in attesa. E' questi un giovane
missionario che si direbbe nato per fare il sacerdote partigiano.
Quando il Commissario di Guerra, cui il conte Della Porta aveva
indicato Padre Marco come l'uomo più adatto per l'ufficio che
gli si destinava, si era recato da lui per fargliene proposta,
si era visto ricevere da un prete scarruffato e senza cintura
ma in compenso con un gran bastone in mano. Intenzioni bellicose,
Padre Marco? Ma no, stava semplicemente dando lezione. Sentito
ciò che si desiderava da lui, aveva calato una bastonata sul tavolo:
-- Son qui! -- Sprizzava felicità, non stava più fermo: un uomo
al settimo cielo.
Uscito dal segreto della cospirazione, si è messo a tracolla un
vistoso tricolore e via con quello tra i combattenti, tra i feriti,
instancabile e indimenticabile figura di guerriera pietà.
E' naturale trovarlo a Merate, l'unico settore che ancora offra
delle incognite e quindi dei pericoli.
Aspettano. Le trattative vanno per le lunghe. Si fa buio.
Intanto a Bulciago, sede del Comando, pure si aspetta. Al crocicchio
della provinciale con la comunale Cassago-Bulciago, è piazzata
la mitragliera da 20 montata su autocarro che è stata requisita
alla colonna tedesca del mattino. Scaglionati lungo la grande
strada, i patrioti fermano vetture isolate dirette a Como (non
c'è più nessuno che vada in direzione di Bergamo: evidentemente
la speranza del Brennero è svanita; non resta che obbedire all'ordine
mussoliniano di concentrarsi su Como e di lì... fare cose sbalorditive,
fasciste... o semplicemente trattare la resa).
Tutto è tranquillo; però il presidio è in tensione: Sas e gli
altri tardano troppo a ritornare; la notte è fredda e promette
acqua; i piantoni di guardia agli improvvisati casermaggi parlottano
piano, intirizziti fino alle ossa; gli altri si riposano come
possono sulla paglia, nelle aule scolastiche, nei municipi, nelle
ex caserme nazifasciste. Notte umida e ventosa, di quelle che
fanno pensare con intensità al letto tiepido e soffice. I patrioti
dei posti di blocco in aperta campagna s'illudono di trovar riparo
sotto le piante già grevi d'umidore che ad ogni scossa del vento
sprizzano gocce fini e penetranti sino al midollo. Le nove, le
dieci, le dieci e mezzo: non è un'attesa allegra.
A Merate le cose sono andate con maggior vivacità, ma fin qui
abbastanza pacificamente.
Prolungatesi le trattative sin alle 21,30, nel frattempo è arrivata
una "topolino" requisita e mandata in cerca di notizie dal fratello
del sottotenente Degli Occhi; è arrivato anche il camion di Sas,
di ritorno con rinforzi. Finalmente compare Sas in persona a comunicare
l'accordo raggiunto coi tedeschi: tregua fino al mattino e possibilità
per i partigiani di entrare in Merate a prendere il rancio.
Tutto va liscio, compresa la partenza, salvo disturbi alle candele
di uno dei camions che costringono a variare l'ordine di marcia
prefissato. Si avviano dunque nella seguente successione:
1°: autocarro con una trentina di uomini guidato dall'autista
Malgrati del servizio corriera Monza-Barzanò e comandato dal sottotenente
Adamo Degli Occhi;
2°: la "topolino" con Sas, Padre Marco ed Angelo Ratti di Bevera,
un mutilato della campagna di Russia che il congelamento di entrambi
i piedi costringe alle scarpe ortopediche;
3°: il camion degli uomini di Sas, con altri volontari, partito
in ritardo per il guasto al motore.
Sono circa le dieci e mezzo; l'intenzione è di raggiungere, Sas
Bulciago, Degli Occhi Barzanò per scaricare gli uomini, e riprenderli
poi alla mattina quando sarà fatto il nuovo tentativo di investire
Merate.
La Statale di Lecco viene percorsa senza incidenti fino all'incrocio
di Olgiate con la Bergamo-Como, e così pure quest'ultima nel tratto
che sale da Olgiate a Rovagnate.
Al quadrivio presso questo paese non si vedono più i partigiani
del posto di blocco. Segno dell'assoluta tranquillità dei dintorni?
Il fatto è perlomeno curioso.
La via continua dritta e ben visibile sin oltre Rovagnate, che
lascia in disparte; subito dopo però s'incurva blandamente verso
destra, e poi ancora in modo appena sensibile nelle immediate
vicinanze di una cava di pietra che sorge a lato del nastro stradale,
anch'essa a destra.
Proprio in vista della curva l'autista Malgrati rallenta:
-- Cos'è signor Tenente?
Degli Occhi, che gli è vicino, guarda: rapida visione di una serie
di macchie nere incolonnate a una ventina di metri. Poi una tremenda
raffica.
Fascisti che danno il saluto ai fratelli italiani. |
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ROVAGNATE
"La bella strada fatta per le corse mostrò alla nascente
livida alba del 27 l'immobilità di giovani corpi fermati
per sempre".
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PROVINCIALE COMO-BERGAMO
"Tra Rovagnate e Bevera: le ombre degli alberi rievocano
il ricordo del sangue".
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